Mus'ab ibn al-Zubayr

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Muṣʿab ibn al-Zubayr, Abū ʿAbd Allāh o Abū ʿĪsā (in arabo: ﻣﺼﻌﺐ ﺑﻦ ﺍﻟﺰﺑﻴﺮ‎; La Mecca, tra il 600 e il 658 – Dayr al-Jāthalīq, novembre 691), fu figlio del famoso Compagno di Maometto, al-Zubayr ibn al-Awwam, nonché fratello minore dell’anticaliffo ʿAbd Allāh b. al-Zubayr e del noto tradizionista ʿUrwa b. al-Zubayr.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Bello, cavalleresco, estremamente generoso, assomigliò a suo fratello maggiore per il coraggio e per la durezza in guerra. È ricordato principalmente per la sua campagna bellica, condotta nella sua veste di governatore dell'Iraq, contro al-Mukhtār b. Abī ʿUbayd al-Thaqafī, che occupava Kufa in nome dell'alide Muhammad ibn al-Hanafiyya, che aveva ridotto Muṣʿab ad agire nella sola regione di Bassora in rappresentanza di ʿAbd Allāh.

L'inevitabile scontro con al-Mukhtār fu affidato a Muṣʿab dal fratello ʿAbd Allāh nel 687 e quando questi arrivò a Bassora pronunciò una khuṭba minacciosa che faceva presagire l'imminenza dell'urto contro l'alide che, infatti, ebbe luogo di lì a poco.

I sostenitori di al-Mukhtār vennero sconfitti ad al-Madhar e poi a Ḥarūra. Dopo un assedio di 4 mesi, al-Mukhtār fu ucciso mentre combatteva con i suoi 7 soldati contro 40.000 soldati di Mosab e Mukhtar fu tradito da sui 7.000 soldati che erano stati comprati da Mosab il 3 aprile 687, e Muṣʿab condannò a morte molti degli sconfitti. Questi successi sconvolsero il fratello che in un primo momento lo depose, per poi tornare sulle sue decisioni a causa della pressione della popolazione irachena che richiedeva il ritorno di Muṣʿab.

Soppressa la rivolta di al-Mukhtār, Muṣʿab dovette fronteggiare la minaccia nella parte settentrionale dell'Iraq rappresentata dal califfo omayyade ʿAbd al-Malik b. Marwān. Con difficoltà fermò ʿUbayd Allāh b. al-Ḥurr, che cercava di alimentare una contro-rivoluzione, ma un tentativo analogo su Bassora dell'omayyade Khālid b. ʿAbd Allāh b. Khālid fallì. Trattando con durezza i cittadini di Bassora favorevoli all'omayyade, Muṣʿab finì con l'alienarsi le personalità più influenti della città i quali, di nascosto, cominciarono a negoziare con i marwanidi, prima ancora di dichiararsi apertamente in loro favore.

Nel 689-90 il governatore zubayride dovette porre fine ai saccheggi eseguiti dagli Zanj nella regione di Bassora. L'anno seguente un esercito siriano capeggiato dallo stesso Khālid giunse ad accamparsi a Jufrat Nāfiʿ/Jufrat Khālid (da qui il nome Jufriyya dato all'esercito). Muṣʿab non poté a lungo resistere, né alla popolazione che si faceva a lui sempre più ostile, né alla pressione omayyade che andava crescendo. Inoltre le truppe zubayridi manifestavano solo un moderato entusiasmo nei confronti del loro comandante. I suoi più fidati soldati, stanchi del suo pugno di ferro, erano pronti a tradirlo negoziando con ʿAbd al-Malik che prometteva ampi favori. Quest'ultimo aveva provato a negoziare anche con Muṣʿab che, venuto a conoscenza dell'ambiguità dei suoi militari, declinò le offerte e decise di affrontare la morte in battaglia.

Tra i suoi alleati solo Ibrāhīm b. al-Mālik al-Ashtar (figlio di Malik al-Ashtar) combatté con ardore, morendo a ottobre a Maskin, presso balad (Iraq), prima della battaglia di Dayr al-Jāthalīq (novembre 691). Gli altri si astennero o cambiarono fronte andando a rafforzare le schiere siriane. Muṣʿab, disarcionato dal proprio cavallo, ricevette a Dayr al-Jāthalīq il colpo mortale ifertogli da ʿUbayd Allāh b. Zabayān. Era la metà di ottobre 691.

ʿAbd al Malik ordinò ai suoi poeti di esaltare la sua fine eroica. La generosità di Musʿab fu molto lodata e decantata. Si racconta che il fratello ʿAbd Allāh, ricevute le notizie della sua morte, rimase del tutto indifferente, non approvando la sua esagerata passionalità per le donne e per la durezza delle sue repressioni, oltre che per una sua rozzezza di modi e per gli insulti che era solito lanciare agli avversari, secondo l'antica usanza dei guerrieri preislamici.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ṭabarī, Taʾrīkh al-rusul wa l-mulūk, Muḥammad Abū l-Faḍl Ibrāhīm (ed.), 10 voll., Il Cairo, Dār al-maʿārif, 1960-69.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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