Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Muhammad ibn al-Qasim

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Imād al-Dīn Muḥammad ibn al-Qāsim b. Yūsuf al-Thaqafī

Imād al-Dīn Muḥammad ibn al-Qāsim b. Yūsuf al-Thaqafī (in arabo: محمد بن القاسم الثقفي ‎; Ta'if, 31 dicembre 69518 luglio 715) è stato un generale arabo, noto per aver conquistato con il suo esercito le regioni orientali del Sindh e del Punjab, dando così inizio al periodo di dominazione islamica omayyade dell'Asia meridionale.

Originario della tribù dei Banu Thaqif, insediata nella città higiazena di Ṭāʾif e nei suoi dintorni immediati, perse suo padre quando era ancora giovanissimo. Fu quindi educato dalla madre e da suo zio paterno, il generale e governatore arabo al-Ḥajjāj b. Yūsuf. Sotto la sua guida e imparando da lui la strategia bellica e l'arte della politica, il giovane Muḥammad b. al-Qāsim venne infine nominato governatore della Persia e, a soli diciassette anni, fu inviato nel 711 dal califfo al-Walid I alla guida di una spedizione militare per liberare le navi commercianti arabe che erano state sequestrate illegalmente da Raja Dahir nella città portuale di Daybul (l'antica Karachi).[1]

Politica conciliativa[modifica | modifica wikitesto]

Realizzati appieno i suoi obiettivi, il giovane generale si rivelò un prudente e avveduto amministratore. Non impose infatti alle popolazioni conquistate (non appartenenti all'Ahl al-Kitāb) la conversione, inaugurando un'intelligente assimilazione alle comunità protette degli induisti, difficilmente definibili monoteisti, ma pur sempre dotate dei Veda - assimilati provvidenzialmente ai Libri Celesti, costituiti per l'Islam da Torah e ai Vangeli - che impedì in quei paesi conquistati l'alternativa "conversione all'Islam o morte" riservata ai politeisti e di evitare in quei paesi particolarmente abitati probabili massacri di dimensioni incalcolabili.
Ai nuovo sudditi fu imposta esclusivamente la fiscalità islamica prevista per i dhimmi, l'amministrazione di quanto atteneva al loro statuto personale, la gestione delle loro norme ereditarie e il libero culto della propria fede. Furono inoltre mantenuti al loro posto gli amministratori indigeni, imponendo a loro e a tutti i nuovi sudditi la pura e semplice lealtà politica nei confronti del califfo di Damasco.

Muḥammad b. al-Qāsim sta avviando i preparativi per ulteriori spedizioni quando lo zio paterno al-Ḥajjāj morì. Il nuovo Califfo succeduto ad al-Walīd I, suo fratello Sulaymān b. ʿAbd al-Malik, che era giunto al potere anche grazie al sostegno di vari feroci nemici di al-Ḥajjāj (che aveva sempre governato con un'efficienza pari solo alla sua crudeltà di metodi), per vendicarsi di tutti coloro che avevano sostenuto il defunto potente governatore dell'Iraq, richiamò in patria tutti i generali da lui nominati per le conquiste da operare a oriente: Qutayba ibn Muslim e Muḥammad b. al-Qāsim, nominando al loro posto, come governatore del Fārs, Kirmān, Makran e Sindh, Yazīd b. al-Muhallab, che era stato fatto torturare da al-Ḥajjāj, che era uno dei figli del generale di ʿAbd al-Malik b. Marwān, al-Muhallab ibn Abi Sufra. Yazīd b. al-Muhallab non perse tempo a far mettere in catene a Mosul Muḥammad b. al-Qāsim,[2] e a farlo giustiziare poco dopo, facendolo inumare in un posto che volle rimanesse sconosciuto per misura precauzionale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Balādhurī, Futūh al-buldān, edito da Michael Jan de Goeje sotto il titolo Liber expugnationis regionum, Leiden, Brill, 1863-66, pp. 436–441 e Index (trad inglese di Philip K. Hitti e F.C. Murgotten, The origins of the Islamic state, New York 1924, 1926, pp. 215–225)
  • Lemma «Muḥammad ibn al-Ķāsim» (Y. Friedmann), su: The Encyclopaedia of Islam, Seconf Edition
  • Alexander Berzin, Part I: The Umayyad Caliphate (661 - 750 CE), The First Muslim Incursion into the Indian Subcontinent, The Historical Interaction between the Buddhist and Islamic Cultures before the Mongol Empire Last, 2007 articolo online, accesso 15 novembre 2014
  • Nicholas F. Gier, From Mongols to Mughals: Religious Violence in India 9th-18th Centuries, Presented at the Pacific Northwest Regional Meeting American Academy of Religion, Gonzaga University, May, 2006 [1]
  • Stanley Lane-Poole, Medieval India under Mohammedan Rule, 712-1764, New York, G.P. Putnam's Sons, 1970
  • Annemarie Schimmel, Religionen - Islam in the Indian Subcontinent, Brill Academic Publishers, Jan 1, 1980, ISBN 90-04-06117-7
  • Appleby, R Scott & Martin E Marty, Fundamentalisms Comprehended, University of Chicago Press, May 1, 2004, ISBN 0-226-50888-9
  • Andre Wink, Al-Hind, the Making of the Indo-Islamic World, Brill Academic Publishers, August 1, 2002, ISBN 0-391-04173-8
  • --, Al-Hind, the Making of the Indo-Islamic World, Brill Academic Publishers, 2004, ISBN 90-04-09249-8
  • John Keay, India: A History, Grove Press, May 1, 2001, ISBN 0-8021-3797-0
  • Derryl N. Maclean, Religion and Society in Arab Sind, Brill Academic Publishers, 1989 ISBN 90-04-08551-3 lavoro online
Biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie