Movimento dei gilet gialli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Movimento dei gilet gialli
parte delle proteste contro Emmanuel Macron
ManifGiletsJaunesVesoul 17nov2018 (cropped).jpg
Dimostranti dei gilet gialli a Vesoul, Est della Francia
Data17 novembre 2018in corso
LuogoPrincipalmente:
Francia Francia
Belgio Belgio
Causa
EsitoFrancia Francia:
  • Annullamento delle imposte sui carburanti e moratoria di sei mesi sulle variazioni dei prezzi del gasolio e della benzina.
  • Aumento del salario minimo di 100€ per mese per il 2019.
  • Blocco delle tariffe blu per le bollette dell'elettricità fino a marzo 2019.
  • Eliminazione delle tasse sugli straordinari e sui bonus di fine anno.
Schieramenti
Perdite
Francia Francia:
Morti: 10 (al 22 dicembre 2018)[1]
Feriti: ~1843 (al 20 dicembre 2018)
Arrestati: ~4570 (al 12 dicembre 2018)
Belgio Belgio:
Arrestati: 60 (al 30 novembre 2018)
Francia Francia:
Poliziotti feriti: ~1048 (al 20 dicembre 2018)
Voci di sommosse presenti su Wikipedia

Il movimento dei gilet gialli o giubbotti gialli (in francese mouvement des gilets jaunes, pronuncia: [ʒilɛ ʒon]) è un movimento spontaneo di protesta nato sui social network nel maggio del 2018 che ha provocato scontri principalmente in Francia e Belgio e con diverse manifestazioni pacifiche in altre nazioni.

Un giubbotto giallo catarifrangente, simbolo del movimento.

Il simbolo dei gilet gialli è un giubbotto giallo catarifrangente che tutti i motociclisti devono indossare e che deve essere presente in tutte le auto, da indossare come misura di sicurezza in caso di incidente stradale.

Il movimento si è segnalato per le numerose azioni violente perpetrate dall'ala più radicale, come blocchi stradali, scontri con la Polizia, vandalismo su opere architettoniche e devastazione di proprietà private e beni pubblici.

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

1ª settimana: dal 17 al 23 novembre 2018[modifica | modifica wikitesto]

Le proteste hanno avuto inizio in Francia il 17 novembre 2018 verso le 7:30 con il blocco di diverse strade principali, e con una manifestazione vicino alla stazione metropolitana Porte Maillot. Nel corso di una manifestazione non dichiarata organizzata a Le Pont-de-Beauvoisin (Savoia), un automobilista disturbato dai blocchi stradali, ha tentato di forzarne uno investendo una manifestante di 63 anni, Chantal Mazet.

Nel pomeriggio del 17, diverse decine di manifestanti hanno marciato sugli Champs-Élysées dirigendosi verso il Palazzo dell'Eliseo, ma sono stati fermati dalla polizia a Place de la Concorde. A Troyes ed a Quimper un gruppo di circa 200 persone ha fatto irruzione nel cortile delle rispettive prefetture; anche loro sono stati bloccati dalla polizia.[2]

Il giorno seguente, il ministero dell'interno francese ha comunicato che i manifestanti sono stati 287 710, 1 morto, 409 feriti e 117 arresti.[3]

Il 20 novembre si sono verificati scontri anche nell'isola della Riunione (DROM). È stato anche istituto un coprifuoco dalle 20 alle 6 dal 20 al 23 novembre.[4]

Nell'isola sono state arrestate più di 650 persone, il presidente francese ha mobilitato truppe nell'isola per sedare le violenze.

Il 24 novembre in un parcheggio di un centro commerciale ad Angers, un gilet giallo ha minacciato di farsi esplodere se Emmanuel Macron non lo avesse ricevuto alll’Eliseo[5], dopo 6 ore di negoziazione l'uomo si arrese alle forze dell'ordine.

2ª settimana: dal 24 al 30 novembre 2018[modifica | modifica wikitesto]

Gli Champs-Élysées alla fine degli scontri del 24 novembre

Il 24 novembre, la polizia ha installato numerosi posti di blocco a Parigi, ma le forza dell'ordine non sono riuscite a bloccare gli 8000 manifestanti che sono riusciti ad entrare nella città. Hanno poi dato vita ad atti di guerriglia urbana, procurando incendi nelle vie, sradicando segnali stradali e semafori, costruendo barricate e lanciando sassi contro gli agenti antisommossa.

La polizia ha reagito con il lancio di lacrimogeni e l'utilizzo di idranti per disperdere i manifestanti.[6] In tutta la Francia sono stati registrati 166 301 manifestanti, 24 feriti e 101 arresti. I danni materiali sono stati stimati in 1,5 milioni di euro.

Nei giorni seguenti si sono registrati piccoli scontri con la polizia a Calais.

3ª settimana: dal 1ª al 7 dicembre[modifica | modifica wikitesto]

Facciata di una banca vandalizzata nel XVII arrondissement di Parigi, il 1ª dicembre.

Il 1ª dicembre a Parigi si sono verificato diversi scontri con la polizia, più di 100 auto sono state date alle fiamme per bloccarne l'avanzata, l'Arco di Trionfo è stato vandalizzato con scritte ed insulti[7].

I CRS hanno lanciato più di 10 000 granate lacrimogene. Alla fine degli scontri si registrano 134 feriti di cui 23 agenti di polizia e 412 arresti.

Nella 3ª settimana protestarono 136 100 persone.

Il sindaco di Parigi ha stimato danni tra i 3 e i 4 milioni di euro.

Il 3 dicembre, il Ministero dell'Istruzione annuncia che più di 100 istituti superiori sono stati bloccati da studenti con i gilet gialli, 700 ragazzi sono stati arrestati in tutto il paese ma il caso più eclatante è stato l'arresto di 148 studenti di un istituto di Mantes-la-Jolie, inginocchiati per terra, con le mani dietro la testa e con fucili puntati; che ha suscitato l'indignazione di molti francesi sui social network.[8] In realtà, l'operazione di Polizia si era resa necessaria per neutralizzare un consistente manipolo di facinorosi liceali, i quali, trovati in possesso di corpi contundenti atti ad offendere, si stavano predisponendo ad uno scontro con le Forze dell'ordine.

4ª settimana: dall'8 al 14 dicembre 2018[modifica | modifica wikitesto]

Manifestanti dopo un lancio di lacrimogeni.
Blocco stradale a Noirefontaine (Doubs).

L'8 dicembre il governo ha mobilitato oltre 89 000 agenti della Police Nationale e dodici Berliet VXB-170 blindati della Gendarmerie nationale[9]. Dopo un altro sabato di guerriglia in tutto il paese, il ministero dell'interno francese ha dichiarato che alle manifestazioni erano presenti 136 000 persone e sono stati eseguiti 1723 arresti (1080 solo a Parigi); i feriti invece sono 135.

5ª settimana: dal 15 al 21 dicembre 2018[modifica | modifica wikitesto]

La mobilitazione dell'atto V è stata più bassa rispetto alle altre manifestazioni, forse a causa dell'attentato di Strasburgo. Ci sono stati pochissimi scontri a Parigi dove sono scese in piazza circa 8000 persone.

6ª settimana: dal 22 al 28 dicembre 2018[modifica | modifica wikitesto]

Manifestanti il 22 dicembre

Il 22 dicembre, secondo le cifre fornite dal Ministero degli Interni, la partecipazione risulta di 33.600 manifestanti, quasi il doppio rispetto alla settimana precedente.

I manifestanti hanno bloccato il traffico con la Svizzera a Cluse-et-Mijoux che sono stati dispersi dalla polizia dopo un'ora. Operazioni simili si sono svolte ai confini spagnoli, italiani, tedeschi e belgi. A Montélimar sono stati bloccati due magazzini di negozi online: EasyDis (Casino Group) e Amazon.

A Parigi ci sono stati scontri solo in serata; tre poliziotti in moto sono stati attaccati da una ventina di manifestanti radicali, nel momento in cui avevano girato in una via secondaria. Due agenti sono stati fatti cadere, mentre un poliziotto è stato colpito in faccia. I poliziotti si sono sentiti in una situazione di estremo pericolo per la loro incolumità: i dimostranti hanno tentato un linciaggio cercando di colpire i poliziotti più volte lanciando pietre ed oggetti contundenti. Gli agenti si sono difesi strenuamente con manganelli e bombolette lacrimogene, tuttavia, in un momento critico, uno di loro è stato costretto a tirar fuori la pistola dalla fondina e puntarla contro i dimostranti, che immediatamente si sono calmati. Alla fine i poliziotti sono riusciti a liberarsi dall'accerchiamento a bordo di due moto, lasciandone una per strada[10][11].

In tutto il paese vengono arrestate 220 persone, di cui 142 a Parigi, tra cui Éric Drouet portavoce dei gilet gialli[12].

7ª settimana: dal 29 dicembre 2018 al 4 gennaio 2019[modifica | modifica wikitesto]

La settima 7 è stata molto più tranquilla che nelle prime settimane a livello nazionale, ci sono stati pochi scontri a Rouen, in Normandia, dopo che alcuni manifestanti hanno tentato di incendiare un locale della Banque de France.

A Parigi, alcune persone hanno manifestato davanti alle sedi di BFM-TV, Libération, France Télévisions e di altre televisioni e radio.

Gilet gialli che protestano davanti alla sede di Radio France a Parigi.

8ª settimana: dal 5 all'11 gennaio 2019[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 gennaio le proteste hanno coinvolto circa 25.000 manifestanti in tutto il paese. Un gruppo di 15 manifestanti ha sfondato con una ruspa la porta della sede di Benjamin Griveaux[13], portavoce del governo; sia lui che i suoi collaboratori sono stati evacuati dalle forze di sicurezza. Si sono registrati momenti di tensione anche a Beauvais e Montpellier (dove sono stati usati lacrimogeni per disperdere la folla) e Saint-Malo[14]. Eric Drouet, uno dei portavoci degli attivisti francesi, ha ribadito in un messaggio su Facebook il carattere apolitico del movimento (“Noi rifiuteremo tutti gli aiuti politici, poco importa da dove vengono"). In precedenza il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio si era mostrato disponibile ad incontrare gli esponenti dei gilet gialli.[15]

Fuoco a Parigi, 5 gennaio 2019
Manifestanti a Colmar.

9ª settimana: dal 12 al 18 gennaio 2019[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 gennaio circa 32.000 persone sono scese in piazza in tutta la Francia per manifestare. A Parigi, dove si sono radunati 8.000 manifestanti, ci sono stati scontri sugli Champs-Elysées mentre a Bourges circa 5.000 persone hanno raggiunto il centro cittadino sfidando il divieto della prefettura. A Bordeaux circa 6.000 gilet gialli si sono riversati nelle strade; nel pomeriggio almeno 3 persone sono rimaste ferite negli scontri con le forze di sicurezza. Secondo il bilancio della prefettura di polizia, circa un centinaio di persone sono state fermate in tutto il Paese, 59 di queste a Parigi.[16]

Belgio[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 novembre 2018, alla vigilia del primo giorno di mobilizzazione in Francia, alcuni automobilisti belgi hanno deciso di fondare il movimento nel paese bloccando qualsiasi sito di stoccaggio di benzina, principalmente in Vallonia, dove il potere di acquisto è inferiore a quello delle Fiandre.

Bandiere della Normandia durante le proteste del dicembre 2018

La mobilitazione è continuata per tutta la settimana. Il 25 novembre, i blocchi stradali sono continuati in tutte le strade del paese, fino al confine con il Lussemburgo.

Il 30 novembre a Bruxelles alcuni poliziotti sono stati attaccati con lancio di pietre da alcune persone appartenenti ai gilet gialli, 60 persone sono state arrestate per disturbo alla quiete pubblica. Sono stati date alle fiamme anche 2 furgoni della polizia belga[17].

Alcuni manifestanti a Bruxelles

L'8 dicembre, più di mille Gilet Gialli hanno protestato a Bruxelles. Si sono verificati diversi scontri nel quartiere delle istituzioni europee, un gruppo di circa 100 gilet gialli ha tentato di entrare nel parlamento europeo, ma sono stati fermati da lacrimogeni, spray urticanti ed idranti. Negli scontri 50 persone sono state arrestate.[18]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Decima vittima tra i gilet gialli: uomo travolto a Perpignan.
  2. ^ I “gilet gialli” paralizzano la Francia. Morta una donna. Irruzione nella prefettura di Troyes, 17 novembre 2018. URL consultato il 9 dicembre 2018.
  3. ^ Gilet Gialli, Francia nel caos: un morto, 409 feriti., 17 novembre 2018. URL consultato il 9 dicembre 2018.
  4. ^ (FR) Restriction de la circulation des personnes et des véhicules du 20 au 23 novembre 2018, 20 novembre 2018. URL consultato il 9 dicembre 2018.
  5. ^ Francia, un ‘gilet giallo’ minaccia: “Ho esplosivo”. Vuole essere ricevuto all’Eliseo, 23 novembre 2018. URL consultato il 9 dicembre 2018.
  6. ^ Gilet gialli, guerriglia a Parigi. Scontri sugli Champs-Elysées, 24 novembre 2018. URL consultato il 9 dicembre 2018.
  7. ^ Parigi a ferro e fuoco per protesta "gilet gialli": auto in fiamme, vandalizzato l'Arco di Trionfo, 1º divembre 2018. URL consultato il 9 dicembre 2018.
  8. ^ Gilet gialli, la polizia fa inginocchiare oltre 100 liceali dopo le proteste: il video che scuote la Francia, 3 dicembre 2018. URL consultato il 9 dicembre 2018.
  9. ^ Gilet gialli, arrivati a Parigi i blindati speciali della Gendarmerie, 7 dicembre 2018. URL consultato il 9 dicembre 2018.
  10. ^ Procura parigina apre inchiesta su aggressione dei gilet gialli e reazione polizia, 23 dicembre 2018.
  11. ^ (VIDEO) Francia. Gilet gialli, poliziotto estrae la pistola e la punta contro i manifestanti, 23 dicembre 2018.
  12. ^ Gilet gialli, fermato a Parigi il portavoce Eric Drouet, 22 dicembre 2018.
  13. ^ Parigi, gilet gialli: l'assalto al ministero con un carrello elevatore, su video.repubblica.it.
  14. ^ In Francia tornano in piazza i gilet gialli: assalto con la ruspa al ministero, su repubblica.it.
  15. ^ Gilet gialli, il portavoce Drouet non vedrà Di Maio: “Nostro movimento è apolitico, rifiutiamo gli aiuti di tutti i politici”, su ilfattoquotidiano.it.
  16. ^ Francia, gilet gialli di nuovo in piazza. Scontri a Parigi e Bordeaux, caccia ai giornalisti, su repubblica.it.
  17. ^ Bruxelles, protesta dei gilet gialli: 60 fermi, in fiamme due auto della polizia, su affariitaliani.it, 30 novembre 2018.
  18. ^ Belgio: gilet gialli assaltano Parlamento UE a Bruxelles, cariche della Polizia, 8 dicembre 2018. URL consultato il 9 dicembre 2018.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]