Mostro di Udine

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Mostro di Udine
Vittime accertate4
Vittime sospettate13
Periodo omicidi21 settembre 1971-26 febbraio 1989
Luoghi colpitiUdine
Metodi uccisioneStrozzamento (per stordire le vittime), sgozzamento, accoltellamento (post mortem venivano incisi dei tagli dallo sterno al basso ventre, sempre saltando l'ombelico)

Il Mostro di Udine è un serial killer, mai identificato, ritenuto responsabile di svariati omicidi commessi nella provincia di Udine tra il 1971 ed il 1989. La maggior parte delle vittime erano prostitute; solo quattro di loro vennero uccise nella stessa maniera.[1][2][3]

Le indagini non hanno portato a nulla. L'ultima richiesta di riapertura del caso risale al 2019 e fu avanzata da Federica Tosel.

Le piste battute dagli inquirenti non furono molte. La più nota è quella del chirurgo avanzata in seguito all'omicidio del 1989 ai danni di Marina Lepre.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fra il 1971 e il 1989 vi furono in Friuli tredici omicidi di donne che rimasero irrisolti; le vittime erano quasi sempre prostitute (solo in due omicidi non lo erano) e in quattro casi, dato che nessun dettaglio sulle modalità degli omicidi era stato reso noto, si ipotizzò che fossero riconducibili allo stesso individuo. Per gli altri casi l'attribuzione allo stesso omicida fu più difficoltosa, anche perché in quel periodo in Friuli il fenomeno della prostituzione era particolarmente diffuso a causa delle molte caserme militari presenti e inoltre alcune vittime erano presumibilmente rimaste vittime delle stesse organizzazioni criminali che le sfruttavano.[4] Dei tredici casi irrisolti quindi, nel 1994 un rapporto dei Carabinieri alla Magistratura sostenne che quattro di questi delitti avrebbero potuto essere stati commessi dalla stessa persona, il cosiddetto “mostro di Udine”, in quanto quattro cadaveri mostravano lo stesso sfregio sul ventre fatto con una lama simile a un bisturi. Fra gli anni cinquanta e il 1971 a Udine e provincia si era verificato un solo omicidio di prostitute e 13 fra il 1971 e il 1989, quindi altri tre dal 1991 al 2004, e nessuno dal 2004 in poi.[1] Della sequenza di vittime uccise dalla stessa persona, la serie di omicidi attribuibili al Mostro di Udine incomincia il 19 febbraio 1980, quando a Pradamano viene scoperto il cadavere di Maria Carla Bellone, 19 anni; seguiranno Luana Giamporcaro il 24 gennaio 1983 e Aurelia Januschewitz, il 3 marzo 1985. La serie si interruppe con Marina Lepre, che non era però una prostituta ma una maestra di scuola elementare, uccisa il 26 febbraio 1989. Le quattro vittime presentano una lunga incisione a forma di “S” sul ventre e molte ferite al collo e alla gola.[5] Del delitto di Marina Lepre venne indagato un ginecologo, schizofrenico, che non ha mai svolto l'attività di medico, che era stato sorpreso vicino al luogo del delitto ma che uscì dall'indagine per mancanza di prove.[3][5] Successivamente si ipotizzò l'esistenza di due diversi serial killer, uno che agiva con il bisturi e l'altro che strangolava prostitute ma non ci sono stati seguiti e i casi risultano irrisolti.[5]

Il 15 marzo 2019 viene avanzata dall‘avvocato Federica Tosel, legale dei familiari di Maria Luisa Bernardo e Maria Carla Bellone (due delle donne uccise tra il 1971 e il 1989), una richiesta di riapertura delle indagini.[6]

Il 22 maggio 2019 debutta in prima visione assoluta su Sky anche una docuserie sulla tragedia irrisolta.

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

Accertate

Gli inquirenti sono sicuri su almeno 4 casi a causa della stessa maniera nella quale vennero commessi gli omicidi. Secondo i risultati delle perizie medico-legali in questi casi i ventri delle vittime vennero dopo la morte tagliati dall'addome al pube con un oggetto affilato, forse un bisturi. La maniera dell'incisione era simile a quella praticata nell'ostetricia. Questo portò a supporre che l'uccisore potrebbe essere stato un medico.[7] Le vittime sono:[1]

  • Maria Carla Bellone, una prostituta di 19 anni, uccisa il 19 febbraio 1980;
  • Luana Giamporcaro, una prostituta di 22 anni, uccisa il 24 gennaio 1983;
  • Aurelia Januschewitz, una prostituta di 42 anni, uccisa il 3 marzo 1985;
  • Marina Lepre, una maestra di scuola elementare di 40 anni, uccisa il 26 febbraio 1989.

Presunte

  • Irene Belletti, uccisa con una serie di fendenti a vari punti del corpo il 21 settembre 1971;
  • Elsa Moruzzi, strangolata nel novembre 1972;
  • Eugenia Tilling, uccisa nel dicembre 1975 a coltellate alla gola;
  • Maria Luisa Bernardo, uccisa a pugnalate a varie parti del corpo il 21 settembre 1976; la polizia non esclude il collegamento tra questo delitto e quello Belletti;
  • Jaqueline Brechbullher accoltellata;
  • Il cadavere carbonizzato di Wilma Ghin venne ritrovato in una discarica di Gradisca nel marzo 1980; un giovane pugliese venne poco dopo indagato per questo omicidio, ma poi scagionato;
  • Maria Bucovaz, strangolata nel maggio 1984;
  • Matilde Zanette, uccisa nel settembre 1984; per quest'omicidio venne arrestato Gianluigi Sebastianis;
  • Stojanka Joksimovic, strangolata nel dicembre 1984;
  • Nicla Perabò, strangolata nel settembre 1991; per quest'omicidio fu arrestato Bruno Leita.[8]

Marina Lepre[modifica | modifica wikitesto]

Marina Lepre è il caso più famoso seguito dai carabinieri riguardo alle molteplici uccisioni del killer di Udine. Si differenzia da tutti gli altri per via del lavoro che eseguiva la vittima, Marina non era una prostituta ma una maestra di scuole elementari. Aveva 40 anni, era separata e con una figlia di nome "Fedra". Viveva con il compagno a Cividale del Friuli. La sera della sua morte viene vista all'ospedale di Udine per farsi medicare una lieve ferita al mento poco dopo è notata salire a bordo di una Fiat nei pressi della stazione. Da quel momento, per tutta la notte, se ne perdono le tracce fino al rinvenimento, il giorno successivo, sul greto del fiume "Torre" nella periferia nord della città. L'addome della donna presentava un netto taglio a forma di "s" che squarciava l'addome fino ad arrivare al pube ma saltando l'ombelico. Un carabiniere, "Edi Sanson", assieme ad un collega decide di ritornare sul luogo del delitto. Sono le 19 quando i due carabinieri sentono una voce in lontananza, seguendola arrivano alla chiesa di San Bernardo e trovano un sessantenne in evidente stato confusionale, con le braccia rivolte al cielo che chiede perdono. L'uomo dice di essere un ginecologo di Udine (questo spiegherebbe la manualità nell'uso del bisturi). Decidono di riportarlo a casa e quando bussano è un uomo ad aprirgli. Questo sostiene di essere il fratello e spiega ai due gendarmi che il fratello è affetto da allucinazioni. I due chiedono di entrare ma il fratello si fa più duro e li caccia via in quanto sprovvisti di mandato. Gli inquirenti non seguiranno questa pista e il medico non verrà mai interrogato. Per mancanza di prove il caso Marina Lepre verrà archiviato e la faccenda chiusa.

La pista del chirurgo[modifica | modifica wikitesto]

La pista del chirurgo è stata battuta solo dai Carabinieri poiché il giudice delle indagini preliminari, il Gip, ha considerato la tesi come "basata su semplici sospetti".

Maggiore risalto a questa pista è stato dato grazie al contributo della serie "Il Mostro di Udine-S1" andata in onda su Crime Investigation. La serie fu prodotta nel 2019 e più volte replicata sui canali Sky. In questa serie, diretta da Matteo Lena, appaiano molti protagonisti della storia e la vicenda è analizzata nelle sue due parti (anni '70- anni 80).

La pista del chirurgo, come detto, fu battuta solo dai Carabinieri che iniziarono ad avere i primi sospetti quando, la sera stessa del ritrovamento del corpo di Marina Lepre, si recarono sulla scena del crimine e videro che poco distante dal luogo del ritrovamento vi era un'auto ferma. Si avvicinarono, "forse un po'troppo", testimonierà l'agente Edi Sanson nella serie, e chiedendo i documenti all'uomo si accorsero che questi era un chirurgo. I dubbi vennero subito perché i tagli sui corpi delle vittime, inflitti post-mortem, dunque con un significato da interpretare, erano proprio quelli praticati durante il parto cesareo in quegli anni. Inoltre l'arma con la quale venivano incisi i tagli sembrava essere proprio un bisturi ed il metodo sembrava proprio quello di un chirurgo.

L'agente Edi Sanson allora, una volta preso il nominativo e l'indirizzo decise di attendere alcuni istanti su quel luogo, a breve distanza dall'auto ferma del chirurgo, che non era affatto agitato. Dopo un po', quando probabilmente credeva di essere da solo, il chirurgo iniziò a pregare in una lingua incomprensibile. "tipo latino". La preghiera era quasi come un lamento e la scena era a dir poco inquietante.

I Carabinieri allora iniziarono a cercare la sua abitazione e all'interno scoprirono che il chirurgo, un uomo anziano e magro soprattutto in volto, viveva con un fratello che si proclamava avvocato. Nella casa, oltre alle ragnatele, alla polvere e alla sporcizia si respirava un'aria strana, ma gli abitanti della casa, i due fratelli, erano comunque tranquilli. Ma non avendo un mandato di perquisizione i Carabinieri dovettero andarsene.

Nei giorni successivi il fratello del chirurgo venne chiamato in caserma per un interrogatorio. Affermò che il fratello era rimasto in caso il giorno del delitto e che non usciva mai. Raramente. Raccolta la deposizione i Carabinieri iniziarono a scavare nel passato dell'uomo e della famiglia dell'uomo. Sia perché avevano bisogno di una "Scena primaria" nella vita di quello che comunque era uno spietato serial killer.

Infatti la scena del crimine non era molto chiara, sia nell'omicidio della Lepre che negli altri. Alcune vittime vennero trovate con le mani legate, gesto quest'ultimo molto strano perché il Mostro di Udine per immobilizzare le vittime le strozzava (almeno negli ultimi casi degli anni '80). Alcuni criminologhi lo interpretano come un atto di purificazione: eliminare quella che per lui era la feccia della società ovvero le prostitute, e purificare l'aldilà impedendo alle sue vittime di fare le cose che avevano fatto in vita, appunto legandole le mani.

In seguito si scoprì che il fratello dell'avvocato aveva mentito perché il fratello chirurgo usciva molto spesso. Anzi era stato fermato molte volte dalla Polizia Stradale che. ormai conoscendolo, gli obbligava l'utilizzo degli occhiali, perché non vedeva bene senza.

La posizione dei due dunque si aggravò.

Da qui in poi però ci sono fatti che non sono molto chiari dal punto di vista dell'attendibilità:

1) I Carabinieri affermano che una giovane fidanzata del chirurgo, una certa signorina L., lo aveva tradito con il fratello avvocato. E da lì il chirurgo aveva iniziato ad odiare le donne molto profondamente (tratto che evinceva nella personalità dell'ignoto Serial Killer che appunto uccideva una specifica categoria di donne).

2) I Carabinieri affermano che un terzo fratello della stessa famiglia, di cui non si può rivelare il nome perché nonostante tutto non è stato aperto alcuna inchiesta, sarebbe morto annegato quando i tre fratelli, chirurgo, avvocato e il terzo, erano a giocare su un lago ghiacciato. In questo episodio il fratello maggiore, l'avvocato, non avrebbe fatto nulla. Da quel momento il chirurgo avrebbe sofferto internamente. Quindi una sorta di "Scena Primaria" c'era stata.

3) I Carabinieri affermano che durante una perquisizione in casa del chirurgo, effettuata molto più tardi del delitto della Lepre, perquisizione fatta con il relativo mandato, trovarono una cassetta degli attrezzi chirurgici in cui mancava proprio un bisturi. Inoltre gli stessi affermano che durante le intercettazioni telefoniche il fratello avvocato avrebbe detto "Come vuoi che stia...ieri sera ho dovuto chiudere mio fratello nella stanza perché con i temporali impazzisce..." frase molto inquietante perché il Mostro di Udine, almeno negli anni '80, aveva agito nelle notti di acquazzone.

Inoltre ci sarebbe una testimone una tale Livia Fratte che avrebbe riferito all'epoca ai Carabinieri di aver seguito il chirurgo con un'altra donna, che poi risultò essere la cognata del chirurgo (moglie del fratello), e che lo aveva visto praticare delle incisioni su dei teli bianchi. Incisioni del tutto simili a quelle effettuate sui corpi delle vittime.

Ma i dubbi su questi dati sono molti: non c'è traccia delle intercettazioni in cui si parla dell'evento dell'acquazzone e del "calmare mio fratello". Inoltre l'agente Edi Sanson grazie anche al regista Matteo Lena, ha trovato la compagna dell'avvocato. La donna ha riferito che il terzo fratello morì in un incidente stradale in età quasi adulta (l'uomo guidava l'auto). Il fatto è confermato da un articolo di giornale dell'epoca. E la stessa ha affermato che l'avvocato nn aveva mai esercitato la professione non perché aveva partecipato ad una rapina ed era stato radiato dall'albo (fatto che sostenevano i Carabinieri) ma perché appunto era morto il fratello.) La donna poi sostiene di non aver mai seguito il chirurgo con una certa Livia Fratte che non conosce nemmeno.

Il chirurgo però un passato difficile lo aveva. Era stato in un manicomio perché affetto da una forte schizofrenia che gli aveva impedito di esercitare la professione di chirurgo. L'uomo spesso, quando usciva dal manicomio, si recava da solo verso ruscelli, torrenti e fiumi per purificarsi da ciò che aveva vissuto. Inoltre l'uomo aveva avuto un rapporto complicato con la madre e nella sua stanza vennero trovati moltissimi abiti della madre che non venivano spostati da parecchio tempo.

La pista del chirurgo morì però con la morte del chirurgo. Ancora oggi i Carabinieri continuano a sostenere questa tesi però il Gip ha definito tutto ciò come "basato su semplici indizi".

Lo stesso avvocato Tosel nella serie ha affermato che "in uno stato di Diritto ci servono prove per condannare un uomo e quelle erano solo indizi".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Ecco chi era il mostro di Udine - Il Friuli, su www.ilfriuli.it. URL consultato il 3 dicembre 2018.
  2. ^ Ecco il profilo del “mostro di Udine” - Cronaca - Messaggero Veneto, in Messaggero Veneto, 25 giugno 2016. URL consultato il 3 dicembre 2018.
  3. ^ a b Andrea Pasqualetto inviato a Udine, Fedra e l’assassino di sua madre «Da 20 anni cerco di incastrarlo», in Corriere della Sera. URL consultato il 3 dicembre 2018.
  4. ^ Il mostro di Udine, tredici vittime senza giustizia - Il Friuli, su www.ilfriuli.it. URL consultato il 3 dicembre 2018.
  5. ^ a b c Il "mostro delle squillo" è ancora vivo. URL consultato il 3 dicembre 2018.
  6. ^ Mostro di Udine, depositata istanza di riapertura del caso a 30 anni dall’ultima vittima: “Trovati reperti mai analizzati”, Il Fatto Quotidiano, 15 marzo 2019.
  7. ^ Mostro di Udine, 13 donne uccise. A "Chi l'ha visto?" nuovi indizi, Messaggero Veneto, 11 dicembre 2011. URL consultato il 19 agosto 2013.
  8. ^ In un ventennio 14 omicidi e 3 arresti, Messaggero Veneto, 27 gennaio 2012. URL consultato il 19 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2013).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]