Moschea Manastır

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Moschea Manastır
Manastir Mosque 2010-10-09 01.jpg
Primo piano del lato orientale della moschea con l'abside
StatoTurchia Turchia
LocalitàIstanbul
ReligioneIslam
Stile architettonicobizantino
Inizio costruzioneXI secolo
CompletamentoXI o XIII-XV secolo

Coordinate: 41°01′01.38″N 28°55′43.56″E / 41.01705°N 28.928767°E41.01705; 28.928767

La Moschea Manastır (in turco: Manastır Mescidi, anche Mustafa Çavuş Mescidi, dove mescit è il termine turco per una piccola moschea) è una ex chiesa ortodossa convertita in moschea dagli Ottomani e ora dismessa. Né gli scavi archeologici né le fonti medievali hanno permesso di trovare una risposta soddisfacente alla sua originale dedica come chiesa. È tuttavia possibile che il piccolo edificio facesse parte del monastero bizantino dedicato alle Santi Martiri Menodora, Metrodora e Ninfodora (in greco Μονῆ τῶν Άγίων Μηνοδώρας, Μητροδώρας καὶ Νυμφοδώρας), o fosse un annesso del convento di suore di Kyra Martha (in greco Μονῆ τἠς Κυράς Μάρθας). L'edificio è un esempio minore di architettura bizantina a Costantinopoli, ed è importante per ragioni storiche.

Ubicazione[modifica | modifica wikitesto]

La struttura medievale si trova a Istanbul, nel distretto di Fatih, nella mahalle di Topkapi, sul lato sud di Turgut Özal Millet Caddesi, a circa seicento metri a sud est della porta Topkapi delle mura della città. L'edificio è facilmente raggiungibile dal centro tramite il tram T1.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa di Costantinopoli bizantina. La Moschea Manastir si trova vicino alla sezione centrale delle mura terrestri.

L'origine di questo edificio, che si trova sulla settima collina di Costantinopoli, non è chiara. Come suggerisce il nome turco, è possibile che fosse una piccola cappella appartenente a un monastero, forse quello dedicato alle Sante Martiri Menodora, Metrodora e Ninfodora, che esisteva vicino alla Porta di San Romano (oggi Topkapi, in turco "Porta del cannone"), nel quartiere di Costantinopoli chiamato ta Elebichou.[1] Nella prima metà del 14° secolo, un certo Phokas Maroulas, domestikos della tavola imperiale, restaurò la chiesa e la dedicò alla Theotókos, fondando un piccolo monastero.[1]

Secondo un'altra ipotesi, il piccolo edificio potrebbe essere un annesso del monastero di Kyra Martha.[2] Questo fu fondato nel 1268 da Maria, sorella dell'imperatore Michele VIII Paleologo. Una volta vedova, essa prese i voti prendendo il nome di Martha e fondò il convento che portava il suo nuovo nome.[2] Il monastero divenne proprietà personale dei Paleologi. Poco dopo la caduta di Costantinopoli, Mustafa, un çavuş ("paggio") del Sultano Maometto II, convertì l'edificio in una mescit ("oratorio").[3] Durante gli anni 1956-58 gli edifici che si affollavano intorno alla piccola moschea furono abbattuti durante l'apertura di Turgut Özal Caddesi e da allora il suo uso come luogo di culto cessò. Ora l'edificio è incorporato nel muro di cinta di una delle rimesse degli autobus della città di Istanbul,[3] e, a causa della sua posizione, esso non può essere visitato senza il permesso scritto della compagnia di autobus.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il lato nord con la muratura.

A causa delle sue piccole dimensioni, l'edificio non può essere identificato come una chiesa, ma piuttosto come un oratorio appartenente a un monastero. L'edificio ha una forma rettangolare e oggi ha un'unica navata con tre absidi proiettanti verso est e un nartece ad ovest. La decorazione degli interni è, per la maggior parte, non sopravvissuta. Solo due capitelli scolpiti e martellati, parte della triplice arcata tra il nartece e la naos, sono ancora in situ.[1] Anche il tetto e le finestre sono stati modificati.[3] Gli scavi durante gli anni '60 hanno dimostrato che la pianta originale dell'edificio era più complessa.[3] La chiesetta aveva tre navate (possibilmente sormontate da una cupola) e un bema tripartito.[3] Sul lato ovest si trovava un esonartece sormontato da una volta, mentre nel lato sud fu costruita una piccola cappella con esonarteci su tre lati.[3] Sulla base della sua opera muraria e della pianta, l'edificio può essere datato alla fine dell'XI secolo[3], sebbene secondo altri studiosi[4] l'apparecchiatura muraria potrebbe anche risalire all'età paleologa (XIII-XV secolo).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Janin (1953), p. 384
  2. ^ a b Eyice (1955), p. 86.
  3. ^ a b c d e f g Müller-Wiener (1977), p. 194.
  4. ^ Mamboury (1953), p. 258.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Raymond Janin, La Géographie Ecclésiastique de l'Empire Byzantin. 1. Part: Le Siège de Constantinople et le Patriarcat Oecuménique. 3rd Vol. : Les Églises et les Monastères, Paris, Institut Français d'Etudes Byzantines, 1953.
  • (EN) Ernest Mamboury, The Tourists' Istanbul, Istanbul, Çituri Biraderler Basımevi, 1953.
  • (FR) Semavi Eyice, Istanbul. Petite Guide a travers les Monuments Byzantins et Turcs, Istanbul, Istanbul Matbaası, 1955.
  • (DE) Wolfgang Müller-Wiener, Bildlexikon zur Topographie Istanbuls: Byzantion, Konstantinupolis, Istanbul bis zum Beginn d. 17 Jh, Tübingen, Wasmuth, 1977, ISBN 978-3-8030-1022-3.

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