Mosasaurus

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Mosasaurus
Stato di conservazione: Fossile
Periodo di fossilizzazione: cretaceo
Mosasaurus hoffmannii - skeleton.jpg
Scheletro montato di M. hoffmannii, al Museo di Storia Naturale di Maastricht
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Ordine Squamata
Famiglia † Mosasauridae
Tribù † Mosasaurini
Genere Mosasaurus
Conybeare, 1822
Nomenclatura binomiale
Mosasaurus hoffmannii
Mantell, 1829
Sinonimi
  • Batrachiosaurus
  • Batrachotherium
  • Drepanodon
  • Lesticodus
  • Baseodon
  • Nectoportheus
  • Pterycollosaurus
  • Capelliniosuchus
  •  ?Amphekepubis
Specie
  • M. hoffmannii
    (Harlan, 1834)
  • M. conodon
    Cope, 1881
  • M. lemonnieri
    Dollo, 1889
Ricostruzione di Mosasaurus

Il mosasauro (gen. Mosasaurus) era un rettile marino estinto, appartenente ai mosasauri. Visse nel Cretaceo superiore (Santoniano - Maastrichtiano, 80 – 70 milioni di anni fa). I suoi resti fossili sono stati ritrovati in gran parte del mondo (Nordamerica, Europa, Africa, Giordania, Nuova Zelanda, Antartide e forse Giappone).

I primi fossili vennero scoperti nel 1764 in una cava nei pressi di Maastricht sulla Mosa (da qui il nome mosasauri, "lucertole della Mosa").

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni di M. hoffmannii, in confronto ad un sommozzatore

Il mosasauro dà il nome alla famiglia dei mosasauridi, grandi rettili marini del Cretaceo superiore. Tra questi animali, il mosasauro era uno dei più grandi, e si presume che una specie (Mosasaurus hoffmanni) possa aver raggiunto i 18 metri di lunghezza.[1]

Come tutti i suoi simili, questo rettile era dotato di caratteristiche ben adatte al nuoto: le zampe erano trasformate in pinne e la coda era lunga e appiattita lateralmente (erano presenti circa 80 vertebre caudali). Il cranio triangolare era particolarmente robusto e le ossa che lo costituivano erano unite fra loro in modo più saldo rispetto a quanto accadeva negli altri mosasauri, i cui crani erano molto mobili. I denti del mosasauro erano robusti e ricurvi all'indietro, capaci sia di tagliare che di rompere. Le orbite erano piuttosto piccole, mentre il corpo era più corto e robusto di quello degli altri mosasauri.

Impronte di pelle[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009 sono stati descritti diversi esemplari di Mosasaurus con impronte di pelle ben conservata, tutti provenienti dal Maastrichtiano della formazione Muwaqqar di Harrana, in Giordania. Questi fossili mostrano che il corpo dei mosasauri, così come la membrana che univa le dita, era coperto da piccole scaglie a forma di diamante che si sovrapponevano fra loro. Negli esemplari di Harrana sono presenti due tipi di scaglie in un solo esemplare: scaglie carenate che ricoprivano la parte superiore del corpo e scaglie lisce sul ventre. Dal momento che i mosasauri erano probabilmente predatori d'agguato, si suppone che questi animali avrebbero potuto beneficiare notevolmente della mancanza di riflesso delle scaglie carenate (Kaddumi, 2009).

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Il mosasauro era un tipico membro della famiglia, tranne che per le dimensioni eccezionali. Apparteneva alla sottofamiglia dei mosasaurini, che comprendeva anche Clidastes, Carinodens, Globidens e Liodon. Il suo parente più stretto era Plotosaurus.

Specie[modifica | modifica wikitesto]

Di questo animale sono note moltissime specie, spesso basate su vertebre o denti isolati e differenti fra loro proprio per la conformazione dei denti. Alcuni studiosi ritengono che tutte queste specie possano rappresentare più generi. Tra le più conosciute, da ricordare Mosasaurus hoffmanni, la specie tipo, scoperta per la prima volta nei Paesi Bassi e in seguito rinvenuta in varie località. Questa era anche la specie più grande e descritta in maggior dettaglio. Da ricordare anche M. conodon, proveniente dal New Jersey e descritta da Edward Drinker Cope, M. dekayi e M. lemonnieri, quest'ultima conosciuta grazie a una quantità di scheletri provenienti dal Belgio e descritti da Louis Dollo. M. maximus, invece, è spesso considerata conspecifica con M. hoffmanni. Da ricordare inoltre M. missouriensis, la prima specie di mosasauro descritta in Nordamerica, M. sevciki della Giordania e M. mokoroa, proveniente dalla Nuova Zelanda.

Scoperta[modifica | modifica wikitesto]

Incisione artistica raffigurante la romanzesca scoperta del cranio di Mosasaurus. Hoffmann è in piedi a sinistra.
Lo specimen TM 7424, il primo cranio trovato nel 1764.
Il cranio di Mosasaurus esposto a Parigi

Il Mosasaurus fu il primo genere dei mosasauridae a ricevere la denominazione.[2]

Il primo reperto noto era un frammento di cranio scoperto nel 1764 in una cava di gesso a Mount Saint Peter, una collina nei pressi di Maastricht nei Paesi Bassi, e collezionato dal luogotenente Jean Baptiste Drouin in 1766. Nel 1784 fu acquistato per il Teylers Museum di Haarlem da Martinus van Marum, primo direttore del museo, che pubblicò la usa descrizione solo nel 1790. Lo considerò una specie di Pisces cetacei, cioè una balena.[3] Fa tuttora parte della collezione del Museo dove è registrato come reperto TM 7424.[4]

Tra il 1770 e il 1774 venne scoperto e acquisito un secondo frammento di cranio ("1770" secondo Faujas de Saint-Fond,[5] "attorno al 1770" secondo Camper[6] e "en 1780" secondo Cuvier nel 1808[7]) nel terreno di proprietà del canonico Theodorus Joannes Godding, che lo mise in mostra nella sua casa sulle pendici della collina. Anche il medico militare in pensione Johann Leonard Hoffmann (1710–1782) collezionava reperti fossili e si teneva in contatto con il professore olandese Petrus Camper. Hoffmann riteneva che il cranio appartenesse a un coccodrillo, ma nel 1786 Camper concluse che si trattava dei resti di Physeteris incogniti, cioè una non meglio identificata specie di balena.[8]

Maastricht, importante città fortificata, fu conquistate dalle truppe rivoluzionarie francesi alla fine del 1794. Dopo due mesi dalla presa della città, assieme al représentant du peuple (commissario politico) Augustin-Lucie de Frécine (1751–1804) arrivò a Maastricht il geologo Barthélemy Faujas de Saint-Fond, che cercò di portare in Francia tutte le cose di valore scientifico o artistico su cui riusciva a metter mano. Avendo scoperto che il cranio era stato portato via dalla casa di Godding e nascosto all'interno della fortezza, Frécine avrebbe offerto 600 bottiglie di buon vino a chi gli avesse riportato il reperto. Sembrerebbe che una dozzina di granatieri gli avrebbero subito portato il pezzo reclamando immediatamente la ricompensa.[9] Nel dicembre 1794 fu portato a Parigi come bottino di guerra, con un decreto che lo dichiarava "patrimonio culturale" e aggiunto alla collezione del Museo nazionale di storia naturale di Francia.

Nel 1798 Faujas de Saint-Fond pubblicò la sua Histoire naturelle de la montagne de Saint-Pierre de Maestricht [Tome 1], che conteneva anche un resoconto delle circostanze del ritrovamento. Secondo la sua versione, il Dr. Hoffmann pagò i cavatori perché lo informassero di ogni eventuale fossile. Nel 1770 quando il cranio fu trovato, Hoffmann sarebbe stato immediatamente informato dai cavatori e avrebbe da quel momento diretto i lavori di scavo. Dopodiché Godding avrebbe reclamato i suoi diritti in quanto proprietario del terreno e costretto Hoffmann a rinunciare alla possesso attraverso un'azione legale. Nel 1795 De Saint-Fond aveva salvato il reperto per la scienza promettendo un considerevole indennizzo a Godding per compensarlo della perdita. Tuttavia, come mostrato dalla storica olandese Peggy Rompen, ci sono poche evidenze per tutta questa famosa descrizione. Godding fu effettivamente il proprietario originale del reperto, Hoffmann non entrò mai in possesso del fossile, non c'è traccia di azione giudiziaria, Faujas de Saint-Fond non pagò probabilmente niente e l'intero racconto sembra essere stato inventato da lui per giustificare la requisizione militare.[10]

Dopo essere stato studiato da Georges Cuvier, che riconobbe le affinità con le lucertole, il cranio venne descritto da Gideon Algernon Mantell, che appose l'epiteto specifico hoffmannii in onore di J.L. Hoffmann, il medico che in origine rinvenne l'esemplare. Attualmente il cranio è esposto nel Museo nazionale di storia naturale di Parigi.

Stile di vita[modifica | modifica wikitesto]

Dente di Mosasaurus beaugei del Marocco

Questo rettile doveva essere uno dei massimi predatori del suo ambiente. La morfologia e le dimensioni, infatti, denotano uno spiccato adattamento alla predazione, e probabilmente il mosasauro si cibava di una varietà notevole di pesci, molluschi cefalopodi e altri rettili marini. Le orbite piccole e gli organi di olfatto poco sviluppati suggeriscono che questo animale fosse un nuotatore di superficie, che preferiva rimanere in acque costiere.

Guscio di ammonite con perforazioni che costituiscono una evidente traccia di un morso di Mosasaurus

Numerose ferite alle mascelle riscontrate in esemplari fossili suggeriscono che questi animali conducevano uno stile di vita particolarmente violento, probabilmente combattendo fra loro. In un esemplare di grosse dimensioni il cranio è stato fracassato, evidentemente mentre l'animale era ancora in vita, da qualche altro organismo. Si presume che l'autore dell'attacco sia stato un esemplare gigante di Hainosaurus, un altro mosasauride dalla particolare conformazione del muso (Lingham-Soliar, 1998).

Un esemplare giovane della specie Mosasaurus missouriensis, ritrovato nella formazione Bearpaw in Alberta, conserva al suo interno i resti degli animali di cui si era cibato. All'interno della sua gabbia toracica e attorno all'esemplare sono ben conservate le ossa di pesci aulopiformi, tra cui un cranio. Il cranio del pesce è perforato e i suoi centri vertebrali troncati, e ciò suggerisce che M. missouriensis impiegasse la macrofagia, nonostante l'apparente mancanza di usura dei denti. Un esemplare di Prognathodon overtoni rinvenuto nella stessa formazione è noto per avere consumato una tartaruga marina così come alcuni pesci, e presenta coerentemente un'usura apicale dei denti marginali. Si è ipotizzato quindi che la coesistenza di questi superpredatori nel Mare di Bearpaw fu possibile a causa della differenziazione di nicchie ecologiche. Infine, la carcassa di M. missouriensis è stata probabilmente smembrata da almeno tre squali lamniformi, in base al ritrovamento di denti sostituiti e una serie di processi trasversi troncati nella coda del mosasauro.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rudi W. Dortangs, Anne S. Schulp, Eric W. A. Mulder e John W.M. Jagt, A large new mosasaur from the Upper Cretaceous of The Netherlands (PDF), in Netherlands Journal of Geosciences, vol. 81, nº 1, Netherlands, 2002, pp. 1–8. URL consultato l'11 maggio 2010.
  2. ^ Evans, M. (2010). "The roles played by museums, collections and collectors in the early history of reptile palaeontology." Pp. 5-31 in Moody, R.T.J., Buffetaut, E., Naish, D. and Martill, D.M. (eds.) Dinosaurs and Other Extinct Saurians: A Historical Perspective. Geological Society Special Publication 343.
  3. ^ van Marum, M. (1790). "Beschrijving der beenderen van den kop van eenen visch, gevonden in den St Pietersberg bij Maastricht, en geplaatst in Teylers Museum". Verhandelingen Teylers Tweede Genootschap 9: 383-389.
  4. ^ Mulder, E.W.A. (2004). "Maastricht Cretaceous finds and Dutch pioneers in vertebrate palaeontology". In: Touret, J.L.R. & Visser, R.P.W. (eds). Dutch pioneers of the earth sciences, pp. 165-176. Royal Netherlands Academy of Arts and Sciences (KNAW), Amsterdam.
  5. ^ Faujas de Saint-Fond, B. (1798-9). Histoire naturelle de la montagne de Saint-Pierre de Maëstricht (versione digitalizzata su Service Commune de la Documentation, Université Louis Pasteur), part 1 text, part 2 plates. page 59: origine della storia della testa di "coccodrillo", plate 4 e plate 51, plate 5: il cranio del Teylers Museum, plate 6
  6. ^ Camper, P. (1786). "Conjectures relative to the petrifactions found in St. Peter’s Mountain near Maestricht", Philosophical Transactions 76(2): 443 (versione digitalizzata Gallica).
  7. ^ Cuvier, G. (1808). "Sur le grand animal fossile des carrières de Maestricht", Annales du Muséum national d'histoire naturelle (Parijs) 12: 145-176 (versione digitalizzata su Biodiversity Heritage Library). L'anno 1780 è menzionato a p. 148.
  8. ^ Fragmentum Maxillae superioris, lateris dextri capitis Physeteris incogniti ex Monte St. Petri, Traj. [ectum] ad Mosam in "Conjectures relative to the petrifactions found in St. Peter’s Mountain near Maestricht", Philosophical Transactions 76: 443-456, a p. 456, nella didascalia della Tav XVI. La traduzione dal latino è: "Frammento della mascella superiore, lato destro della testa di un tipo sconosciuto di balena dal Monte S. Pietro vicino alla Mosa". Il termine Physeter indica propriamente il capodoglio, ma Camper lo usava genericamente per indicare un "grande cetaceo, delfino, orca o qualunque altra specie" (pag. 45)
  9. ^ Questo almeno secondo la versione che ne diede nel 1798 Faujas de Saint-Fond. La sua versione è messa in dubbio dalla ricercatrice storica olandese Peggy Rompen, la quale ha fatto ricerche sulla storia del reperto senza trovare alcuna evidenza della ricompensa, come pure degli altri dettagli relativi alla scoperta del cranio e alla sua storia descritti da Faujas de Saint-Fond. Rompen, P. (1995). Mosasaurus hoffmanni: De lotgevallen van een type-exemplaar.
  10. ^ Rompen, P. (1995). Mosasaurus hoffmanni: De lotgevallen van een type-exemplaar.
  11. ^ Konishi et al., 2014

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bardet, N. and Jagt, J.W.M. 1996. Mosasaurus hoffmanni, le “Grand Animal fossile des Carrières de Maestricht”: deux siècles d'histoire. Bulletin du Muséum national d'Histoire naturelle Paris (4) 18 (C4): 569–593.
  • Benes, Josef. Prehistoric Animals and Plants. Pag. 144. Artia, 1979
  • Lingham-Soliar, T. 1998. Unusual death of a Cretaceous giant. Lethaia. 31:308-10.
  • Mulder, E.W.A. 1999. Transatlantic latest Cretaceous mosasaurs (Reptilia, Lacertilia) from the Maastrichtian type area and New Jersey. Geologie en Mijnbouw 78: 281–300.
  • Kaddumi, H.F. (2009). On the latest scale coverings of mosasaurs (Squamata: Mosasauridae) from the Harrana Fauna in addition to the description of s new species of Mosasaurus. Fossils of the Harrana Fauna and the Adjacent Areas. Amman: Eternal River Museum of Natural History. pp. 80–94.
  • D.V. Grigoriev (2014). Giant Mosasaurus hoffmanni (Squamata, Mosasauridae) from the Late Cretaceous (Maastrichtian) of Penza, Russia. Proceedings of the Zoological Institute RAS 318 (2): 148-167
  • Konishi, T., M. G. Newbrey, and M. W. Caldwell. 2014. A small, exquisitely preserved specimen of Mosasaurus missouriensis (Squamata: Mosasauridae) from the upper Campanian of the Bearpaw Formation, western Canada, and the first stomach contents for the genus. Journal of Vertebrate Paleontology 34:802-819.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Oceans of Kansas [1]
  • Natural History Museum of Maastricht in the Netherlands [2]
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