Morte di Stefano Cucchi

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La morte di Stefano Cucchi è un caso di cronaca nera italiana. Il trentunenne Stefano Cucchi (Roma, 1º ottobre 1978 - Roma, 22 ottobre 2009), morì il 22 ottobre 2009 durante la custodia cautelare. Tale fatto ha dato origine a un celebre caso di cronaca giudiziaria che ha coinvolto alcuni agenti di polizia penitenziaria, alcuni medici del carcere di Regina Coeli, e alcuni carabinieri.[1][2]

I fatti[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 ottobre 2009 Stefano Cucchi, geometra romano, viene fermato dai Carabinieri dopo essere stato visto cedere a Emanuele Mancini delle confezioni trasparenti in cambio di una banconota. Portato immediatamente in caserma, viene perquisito e trovato in possesso di 12 confezioni di varia grandezza di hashish (per un totale di 21 grammi), tre confezioni impacchettate di cocaina (di una dose ciascuna), una pasticca di sostanza inerte, una pasticca di un medicinale[3] (l'uomo era epilettico). Viene decisa la custodia cautelare; in tale data Cucchi non ha alcun trauma fisico, ma pesa solo 43 chilogrammi per 162 cm di altezza[4], con un indice di massa corporea di 16,4 (indicativo di uno stato di malnutrizione). Il giorno dopo si tiene l'udienza per la conferma del fermo in carcere, criticata da Luigi Manconi, direttore dell'Ufficio antidiscriminazioni razziali presso la Presidenza del Consiglio, poiché in tale sede «a Cucchi viene attribuita una nazionalità straniera e la condizione di "senza fissa dimora", nonostante fosse regolarmente residente in città».[5] Già durante il processo ha difficoltà a camminare e a parlare e mostra inoltre evidenti ematomi agli occhi; il ragazzo parla con suo padre pochi attimi prima dell'udienza, ma non riferisce di essere stato picchiato.[6]

Nonostante le precarie condizioni, il giudice fissa l'udienza per il processo che si dovrà tenere un mese dopo e stabilisce inoltre che deve rimanere in custodia cautelare al carcere di Regina Coeli[7]. Dopo l'udienza le condizioni di Cucchi peggiorano ulteriormente, e viene visitato all'ospedale Fatebenefratelli, presso il quale vengono messe a referto lesioni ed ecchimosi alle gambe, al viso (inclusa una frattura della mascella), all'addome (inclusa un'emorragia alla vescica) e al torace (incluse due fratture alla colonna vertebrale). Viene quindi richiesto il ricovero, che però non avviene per il mancato consenso del paziente.

In carcere le sue condizioni peggiorano ulteriormente. Cucchi muore all'ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre 2009: al momento del decesso pesa solamente 37 chilogrammi[7][8]. Dopo la prima udienza i familiari cercano a più riprese di vedere, o perlomeno conoscere, le condizioni fisiche di Cucchi, senza successo: essi hanno notizie di Cucchi solo quando un ufficiale giudiziario si reca presso la loro abitazione per notificare l'autorizzazione all'autopsia[9].

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di Stefano Cucchi il personale carcerario nega di avere esercitato violenza sul giovane e vengono formulate diverse ipotesi sulla causa della morte: poteva essere morto o per le conseguenze di un supposto abuso di droga, o a causa di pregresse condizioni fisiche, o per il suo rifiuto del ricovero al Fatebenefratelli. Il sottosegretario di Stato Carlo Giovanardi dichiara che Stefano Cucchi era morto soltanto di anoressia e tossicodipendenza, asserendo altresì che il ragazzo fosse sieropositivo. Successivamente, pentito per queste false dichiarazioni, si è scusato con i familiari[10][11]. Nel frattempo, per contrastare le false affermazioni sulla morte del Cucchi, la famiglia pubblica alcune foto del giovane scattate in obitorio, nelle quali sono ben visibili vari traumi contusivi ("volto tumefatto, un occhio rientrato, la mascella fratturata e la dentatura rovinata") e un evidente stato di denutrizione[12].

Durante le indagini circa le cause della morte, un testimone dichiara che Stefano Cucchi gli aveva detto d'essere stato picchiato; il detenuto Marco Fabrizi chiese di essere messo in cella con Stefano (che era solo) ma questa richiesta venne negata da un agente che fece con la mano il segno delle percosse; la detenuta Annamaria Costanzo afferma che il giovane le aveva detto di essere stato picchiato, mentre Silvana Cappuccio vide personalmente gli agenti di polizia penitenziaria picchiare Cucchi con violenza[13].

Le indagini preliminari hanno sostenuto che a causare la morte sarebbero stati la mancata assistenza medica su una marcata ipoglicemia, in presenza di traumi diffusi pur non lesivi da averne causato il decesso; sono stati riscontrate alterazioni della funzione epatica e una ostruzione del catetere vescicale che impediva la minzione del giovane (alla morte aveva una vescica che conteneva ben 1 400 cc di urina, con risalita del fondo vescicale e compressione delle strutture addominali e toraciche[14]). L'ipoglicemia marcata si sarebbe potuta scongiurare mediante la somministrazione di glucosio.[14]

Sempre stando alle indagini, gli agenti di polizia penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Dominici avrebbero gettato il ragazzo per terra procurandogli le lesioni toraciche, infierendo poi con calci e pugni nelle celle di sicurezza del tribunale di Roma, poco prima dell'udienza di convalida dell'arresto[15]. Oltre agli agenti di polizia penitenziaria vennero indagati i tre medici del reparto di Medicina Protetta dell'ospedale Sandro Pertini: Aldo Fierro (primario), Stefania Corbi e Rosita Caponnetti, che non avrebbero curato il giovane lasciandolo morire di inedia. Questi si difesero sostenendo che era stato il giovane a rifiutare le cure[15].

Il 6 novembre 2009 vengono ritrovati 925 grammi di hashish e 133 grammi di cocaina in un appartamento saltuariamente occupato da Stefano Cucchi e di proprietà della sua famiglia: a comunicare l'esistenza della droga al magistrato sono gli stessi congiunti di Cucchi. Su questo fatto viene ascoltato come testimone il padre. Secondo i legali, questo comportamento è indice della volontà dei genitori di prestare la massima collaborazione agli investigatori per arrivare ad accertare le cause della morte di Stefano. Il 14 novembre 2009 la procura di Roma contesta il reato di omicidio colposo a carico dei tre medici dell'ospedale Pertini e quello di omicidio preterintenzionale ai tre agenti di polizia penitenziaria.

Il 27 novembre 2009 una commissione parlamentare d'inchiesta, indetta per far luce sugli errori sanitari nell'area detenuti dell'Ospedale Pertini di Roma, conclude che Stefano Cucchi è morto per abbandono terapeutico. Il 30 aprile 2010 la procura di Roma contesta ai medici del Pertini, a seconda delle posizioni, il favoreggiamento, l'abbandono di incapace, l'abuso d'ufficio e il falso ideologico. Agli agenti della polizia penitenziaria vengono contestati invece lesioni e abuso di autorità. Tredici in tutto sono le persone rinviate a giudizio. Decadono dunque il reato di omicidio colposo a carico dei medici e quello di omicidio preterintenzionale a carico degli agenti della penitenziaria.[14]

Il 13 dicembre 2012, durante il processo di primo grado, i periti incaricati dalla Corte hanno stabilito che il giovane è morto a causa delle mancate cure mediche, e per grave carenza di cibo e liquidi. Hanno affermato inoltre che le lesioni riscontrate post-mortem potrebbero essere causate da un pestaggio oppure da una caduta accidentale e che "né vi sono elementi che facciano propendere per l'una piuttosto che per l'altra dinamica lesiva".[16]

Le sentenze[modifica | modifica wikitesto]

Primo grado[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 giugno 2013 la III Corte d'Assise di Roma condanna in primo grado quattro medici dell'ospedale Sandro Pertini di Roma a 1 anno e 4 mesi e il primario a 2 anni di reclusione per omicidio colposo (con pena sospesa), un medico a 8 mesi per falso ideologico, mentre assolve 6 tra infermieri e guardie penitenziarie, i quali, secondo i giudici, non avrebbero in alcun modo contribuito alla morte di Cucchi.[17][18]

Per i medici, dunque, il reato di abbandono di incapace viene derubricato in omicidio colposo. Il PM aveva chiesto per questi ultimi (Aldo Fierro, Silvia Di Carlo, Stefania Corbi, Luigi De Marchis Preite, Rosita Caponetti e Flaminia Bruno) pene tra i 5 anni e mezzo e i 6 anni e 8 mesi. Aveva inoltre sollecitato una condanna a 4 anni di reclusione per gli infermieri e a 2 anni per gli agenti penitenziari. Le accuse nei confronti di questi ultimi erano di lesioni personali e abuso di autorità.[19]

La lettura della sentenza è stata accompagnata da grida di sdegno da parte del pubblico in aula[20].

Processo d'appello[modifica | modifica wikitesto]

Il 31 ottobre 2014, con sentenza della Corte d’appello di Roma, vengono assolti tutti gli imputati, fra cui i medici[21]: a seguito di ciò il legale della famiglia Cucchi preannuncia un ricorso alla Corte di Cassazione, mentre la sorella Ilaria dichiara che avrebbe chiesto ulteriori indagini al Procuratore della Repubblica Pignatone e che avrebbe continuato le sue campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul caso[22]. L'incontro tra la Cucchi e Pignatone avviene il 3 novembre e, stando alle parole della donna, il procuratore si impegna a rivedere tutti gli atti dell'indagine sin dall'inizio[23]. Lo stesso giorno, il sindacato di Polizia penitenziaria Sappe deposita una querela contro Ilaria Cucchi perché ella «istiga all'odio e al sospetto nei confronti dell'intera categoria di soggetti operanti nell'ambito del comparto sicurezza»[24].

Cassazione[modifica | modifica wikitesto]

La Cassazione nell'udienza pubblica del 15 dicembre 2015, dispone il parziale annullamento della sentenza di appello[25], ordinando un nuovo processo per 5 dei 6 medici (in particolare il primario Aldo Fierro e gli aiuti Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi Preite De Marchis e Silvia Di Carlo), dell'Ospedale Pertini, precedentemente assolti[26]. Secondo la sentenza, gli stati patologici di Cucchi, preesistenti e concomitanti con il politraumatismo per il quale fu ricoverato, avrebbero dovuto imporre maggiore attenzione e approfondimento da parte dei sanitari.

Appello-bis[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 luglio 2016 la Corte d'Appello di Roma assolve i 5 medici dall'accusa di omicidio colposo perché "il fatto non sussiste".

Cassazione-bis[modifica | modifica wikitesto]

La I Sezione Penale della Cassazione, nell'udienza pubblica del 19 aprile 2017, dispone l'annullamento dell'ulteriore sentenza di appello, ordinando un nuovo processo per i 5 medici dell'Ospedale Pertini. Secondo la Corte, i sanitari avevano dimostrato gravi negligenze per ritardi sia nella diagnosi, sia nelle cure, e per tale motivo la sentenza di assoluzione è contraddittoria ed illogica [27]. L'indomani 20 aprile 2017, scatta peraltro la prescrizione per il reato contestato.

L'inchiesta-bis[modifica | modifica wikitesto]

Su espressa richiesta dei familiari, nel settembre 2015 la Procura della Repubblica di Roma riapre un fascicolo d'indagine sul caso, affidandolo al sostituto procuratore Giovanni Musarò[28]. Il legale della famiglia aveva in precedenza esposto al magistrato che un militare dei Carabinieri, Riccardo Casamassima, aveva ricevuto minacce al fine di rendere testimonianza negativa nell'ambito del processo d'appello, e che l'interessato aveva motivo di credere che tali minacce provenissero da uno o più ex-colleghi coinvolti nel caso. [29]

Il 30 giugno 2015 Riccardo Casamassima rende spontanee dichiarazioni al sostituto Musarò, convincendolo della necessità di riaprire l'indagine, rivolta in particolare ai carabinieri presenti nelle due caserme ov'era avvenuta dapprima l'identificazione, quindi la custodia in camera di sicurezza di Stefano Cucchi, tra la sera del 15 e la mattina del 16 ottobre 2009, data dell'udienza del processo per direttissima.

Il 17 gennaio 2017, alla conclusione delle indagini preliminari, viene chiesto il rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale e abuso di autorità nei confronti dei militari dell'Arma dei Carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, accusati di aver colpito Cucchi con schiaffi, pugni e calci, facendolo cadere e procurandogli lesioni divenute mortali per una successiva condotta omissiva da parte dei medici curanti, e per averlo comunque sottoposto a misure restrittive non consentite dalla legge. Tedesco, insieme con Vincenzo Nicolardi e il maresciallo Roberto Mandolini, deve altresì rispondere dell'accusa di falso e calunnia, per l'omissione nel verbale d'arresto dei nomi di Di Bernardo e D'Alessandro, e per l'accusa di aver testimoniato il falso al processo di primo grado, avendo fatto dichiarazioni che portarono all'accusa di tre agenti della polizia penitenziaria per i reati di lesioni personali e abuso di autorità nei confronti di Cucchi.[30][31]

Il 24 febbraio 2017 vengono sospesi dal servizio i tre militari accusati di omicidio preterintenzionale.[32]

Il 10 luglio 2017 il GUP del Tribunale di Roma accoglie la richiesta di rinvio a giudizio degli indagati, salvo il non doversi procedere per il reato di abuso di autorità per intervenuta prescrizione.

Il 20 giugno 2018 Francesco Tedesco, uno dei militari rinviati a giudizio, presenta alla Procura della Repubblica di Roma una denuncia contro ignoti, nella quale lamenta la scomparsa di un'annotazione di servizio da lui redatta il 22 ottobre 2009 e indirizzata ai suoi superiori, nella quale esponeva i fatti accaduti nella notte fra il 15 e il 16 ottobre precedente. In particolare egli descriveva di avere assistito al pestaggio del geometra romano presso la caserma carabinieri di Roma Casilina da parte dei suoi colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, violenza a cui inutilmente aveva cercato di porre fine. [33]

A seguito di tale denuncia, la Procura avvia un'indagine affidata allo stesso sostituto procuratore Musarò, il quale iscrive via via nel registro degli indagati ulteriori cinque militari dell'Arma dei carabinieri, Francesco Cavallo, Luciano Soligo, Massimiliano Colombo Labriola, Nico Blanco e Francesco Di Sano, tutti con l'accusa di falso [34], per un inquinamento probatorio che aveva ottenuto di sviare i processi verso persone che non avevano alcuna responsabilità. [35]

Il Processo-bis[modifica | modifica wikitesto]

La prima udienza del Processo-bis contro i 5 militari si tiene il giorno 16 novembre 2017 davanti alla I Corte di assise di Roma; Pubblico Ministero, il sostituto procuratore Musarò.

Nell'udienza dell'11 ottobre 2018, il PM rende nota la denuncia presentata da Francesco Tedesco, informando la corte di quanto frattanto emerso dalle indagini, e in particolare dei tentativi di depistaggio. [36]

L'Impatto sull'opinione pubblica[modifica | modifica wikitesto]

Grazie all'attivismo della sorella Ilaria Cucchi [37], il caso ha avuto una grande visibilità mediatica, con notevole impatto sull'opinione pubblica italiana, facendo tra l'altro emergere altri casi analoghi di persone morte in carcere, senza che la causa del decesso sia stata ancora accertata (26 casi nel solo 2009)[38].

Ilaria Cucchi si è candidata alle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 per il rinnovo della Camera dei Deputati, con la lista Rivoluzione Civile nelle Circoscrizioni elettorali Lombardia 1, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio 1 e Lazio 2, senza peró risultare eletta. [39]

Il caso giornalistico[modifica | modifica wikitesto]

La testata giornalistica che ha fatto scoppiare il “caso Cucchi” è stata CNRmedia, diretta allora da William Beccaro, che ha deciso[40] la pubblicazione[41] delle foto dell’autopsia di Stefano Cucchi sul proprio sito web. Scatti che erano stati consegnati dalla famiglia Cucchi alle principali testate giornalistiche, con vana preghiera di pubblicazione. Le foto hanno avuto da subito un forte impatto sulla pubblica opinione e la notizia della pubblicazione fu ripresa dalle principali agenzie di stampa giornalistiche e quindi dai principali giornali e telegiornali. In poche ore gli scatti fecero il giro del web con oltre cinque milioni di click in meno di una settimana. “Fu la svolta, se William Beccaro non avesse preso la decisione di pubblicare le foto di mio fratello, molto probabilmente non sarebbe mai esistito alcun caso Cucchi” ha svelato Ilaria Cucchi[42].

Film e documentari[modifica | modifica wikitesto]

Sulla vicenda è stato realizzato da Maurizio Cartolano il documentario 148 Stefano mostri dell'inerzia, sponsorizzato da Amnesty International e Articolo 21, e presentato al Festival del Cinema di Roma [43][44][45]. Anche il saggio-inchiesta Malapolizia di Adriano Chiarelli dedica un'ampia analisi sulla vicenda.

Nel 2018 Alessio Cremonini realizza la pellicola Sulla mia pelle, prodotto da Cinemaundici e distribuito da Lucky Red e Netflix, selezionata come film d'apertura della sezione "Orizzonti" alla 75ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, ispirata ai fatti della morte di Stefano Cucchi, interpretato da Alessandro Borghi.[46][47]

Dediche[modifica | modifica wikitesto]

Il memorial[modifica | modifica wikitesto]

Cucchi, amico del pugile professionista Emanuele Della Rosa, apprezzava e praticava la boxe. Per questo nel 2010 gli viene dedicato il Memorial Stefano Cucchi [48].

Dediche musicali[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente al clamore mediatico riservato al caso Cucchi, diversi artisti, più o meno famosi, hanno composto brani dedicati a Stefano. Di seguito quelli enciclopedicamente rilevanti:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Gallori, Stefano Cucchi, l'ultima registrazione "Scusate, non riesco a parlare bene", la Repubblica, 16 novembre 2010. URL consultato il 15 maggio 2018 (archiviato il 23 ottobre 2017).
  2. ^ Morte di Cuchi, chiusa inchiesta, i medici rischiano 8 anni di carcere, in Corriere della Sera (Roma), 30 aprile 2010-1º maggio 2010. URL consultato il 31 ottobre 2014.
  3. ^ Sentenza (PDF), su lucabenci.it, 5 giugno 2013, p. 19. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato il 31 agosto 2018).
  4. ^ Memoria (PDF), in L'Unità. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale il 10 gennaio 2016).
  5. ^ Giulia Merlo, Luigi Manconi: «Quella strana telefonata che mi arrivò pochi giorni dopo la morte di Cucchi», su Il Dubbio, 20 ottobre 2018 (archiviato il 24 ottobre 2018).
  6. ^ Interrogatorio Cucchi all'udienza di convalida del fermo, in La Repubblica, 16 novembre 2010. URL consultato il 14 settembre 2018 (archiviato il 15 settembre 2018).
  7. ^ a b Denuncia del garante sul caso Cucchi Manconi: "Lesioni e traumi sul corpo" (Roma), la Repubblica, 28 ottobre 2009. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato il 20 dicembre 2012).
  8. ^ Il caso di Stefano Cucchi: morto per una "caduta" in carcere Ecco le foto mostrate dalla famiglia, su solleviamoci.wordpress.com, 29 ottobre 2009. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale il 2 novembre 2009).
  9. ^ Stefano Cucchi è morto in carcere per motivi...da accertare, su bachecatermolese.org, 1º novembre 2009. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale il 31 ottobre 2014).
  10. ^ Giovanardi: «Cucchi drogato, è morto perché anoressico», in Corriere della Sera (Roma), 9 novembre 2009. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato il 12 novembre 2009).
  11. ^ Caso Cucchi, Giovanardi chiede scusa «Ci sono stati fraintendimenti», in Corriere della Sera (Roma), 11 novembre 2009. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato il 16 settembre 2018).
  12. ^ Il caso di Stefano Cucchi: Ecco le foto mostrate dalla famiglia, su cnrmedia.com (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2009).
  13. ^ Cucchi, due testimoni: lo hanno menato, si vedeva che stava veramente male, in Il Messaggero (Roma), 30 novembre 2011 [4 luglio 2011] (archiviato dall'url originale il 31 ottobre 2014).
  14. ^ a b c Morte di Cucchi, chiusa inchiesta, i medici rischiano 8 anni di carcere, in Corriere della Sera (Roma), 30 aprile 2010-1º maggio 2010. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato il 3 maggio 2010).
  15. ^ a b Marino Bisso e Elsa Vinci, Cucchi, indagati medici e agenti il pm: calci e pugni in tribunale, in la Repubblica (Roma), 14 novembre 2009. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato il 16 settembre 2018).
  16. ^ Cucchi: medici causarono morte, in ANSA (Roma), 13 dicembre 2012. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato il 7 settembre 2018).
  17. ^ Federica Angeli, Processo Cucchi, condannati i 6 medici. Assolti agenti e infermieri. Rabbia in aula, in la Repubblica (Roma), 5 giugno 2013. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato il 30 marzo 2018).
  18. ^ Grazia Longo, Cucchi, condanne solo per i medici La famiglia: "Una sentenza ingiusta", in La Stampa (Roma), 5 giugno 2013. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato il 18 aprile 2018).
  19. ^ Cristiana Mangani, Processo Cucchi, condannati 6 medici. Assolti infermieri e agenti. Grida, rabbia e proteste in aula, in Il Messaggero (Roma), 5 giugno 2013. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale il 15 luglio 2013).
  20. ^ Processo Cucchi: agenti assolti, pene sospese per i medici. Rivolta in aula, in Il Fatto Quotidiano, 5 giugno 2013. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato il 15 luglio 2013).
  21. ^ Stefano Cucchi, tutti assolti gli imputati. La madre: "Sentenza assurda", in Il Fatto Quotidiano, 31 ottobre 2014. URL consultato il 4 novembre 2014 (archiviato il 14 settembre 2018).
  22. ^ Caso Cucchi, tutti assolti. La sorella: "Non mi fermano", in L'Unione sarda, 1º novembre 2014. URL consultato il 4 novembre 2014 (archiviato il 13 settembre 2018).
  23. ^ Cucchi, la sorella Ilaria: "Abbiamo vinto noi". "Il procuratore di Roma riesaminerà il caso", in TGcom24, 3 novembre 2014. URL consultato il 4 novembre 2014 (archiviato il 13 settembre 2018).
  24. ^ Cucchi, sindacato Sappe querela la sorella Ilaria: "Istiga all'odio e al sospetto", in Il Fatto Quotidiano, 3 novembre 2014. URL consultato il 4 novembre 2014 (archiviato il 6 novembre 2014).
  25. ^ Stefano Cucchi, accolto il ricorso contro le assoluzioni. A dicembre processo in Cassazione, il Fatto Quotidiano, 22 luglio 2015. URL consultato il 4 novembre 2018 (archiviato il 23 settembre 2017).
  26. ^ Stefano Cucchi, Cassazione: "Ingiustificabile l'inerzia dei medici e illogico non aver fatto nuova perizia", su il Fatto Quotidiano. URL consultato il 14 marzo 2016 (archiviato il 18 giugno 2017).
  27. ^ Roma, la Cassazione: "Su Cucchi accertamenti e terapie furono inidonei", in Repubblica.it, 9 ottobre 2017. URL consultato il 22 novembre 2018.
  28. ^ Cucchi, l'inchiesta bis coinvolge tre carabinieri. "Uno di loro ha mentito al processo sulla morte", Leggo, 11 settembre 2015. URL consultato il 27 settembre 2018 (archiviato il 4 marzo 2016).
  29. ^ (IT) Cucchi, il carabiniere che ha denunciato i colleghi: "Costretto a lavorare con loro. Ora devo testimoniare ma ho paura" - Il Fatto Quotidiano, in Il Fatto Quotidiano, 9 maggio 2018. URL consultato il 22 novembre 2018.
  30. ^ Giovanni Bianconi, Cucchi, svolta nell'inchiesta «Omicidio preterintenzionale»: sotto accusa tre carabinieri, in Corriere della Sera. URL consultato il 17 gennaio 2017 (archiviato il 18 gennaio 2017).
  31. ^ Stefano Cucchi, "Lo pestarono: omicidio preterintenzionale per tre carabinieri" Procura di Roma chiude inchiesta bis, su Il Fatto Quotidiano, 17 gennaio 2017. URL consultato il 17 gennaio 2017 (archiviato il 29 marzo 2018).
  32. ^ Stefano Cucchi, "sospesi dal servizio i tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale", il Fatto Quotidiano, 24 febbraio 2017. URL consultato il 27 settembre 2018 (archiviato il 23 ottobre 2017).
  33. ^ Stefano Cucchi, il carabiniere Francesco Tedesco confessa il pestaggio, in Fanpage. URL consultato il 22 novembre 2018.
  34. ^ Caso Cucchi, terzo carabiniere indagato per falso, in BrindisiReport. URL consultato il 22 novembre 2018.
  35. ^ (IT) Il pm: "La nota sullo stato di salute di Cucchi fu modificata per ordine arrivato dall'alto. Storia costellata di falsi", in L’Huffington Post, 24 ottobre 2018. URL consultato il 22 novembre 2018.
  36. ^ (IT) Svolta nel caso Cucchi, uno dei carabinieri confessa e accusa 2 colleghi del pestaggio, in LaStampa.it. URL consultato il 22 novembre 2018.
  37. ^ Cucchi, la famiglia: "Procura rivedrà atti". Pignatone precisa: "Dai pm un ottimo lavoro", La Repubblica, 3 novembre 2014 (archiviato il 3 novembre 2014).
  38. ^ Il documentario sulla morte di Stefano Cucchi al Festival del Cinema, su iltaccoditalia.info, Lecce, 20 aprile 2012. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale il 31 ottobre 2014).
  39. ^ ::: Ministero dell'Interno ::: Archivio Storico delle Elezioni - Camera del 24 Febbraio 2013, su elezionistorico.interno.it. URL consultato il 27 gennaio 2016.
  40. ^ (IT) STEFANO CUCCHI, UN UOMO, in Estreme Conseguenze, 12 ottobre 2018. URL consultato il 23 novembre 2018.
  41. ^ William Beccaro, il caso di Stefano Cucchi morto “per una caduta in carcere”: ecco le foto mostrate dalla famiglia, 25 ottobre 2009, su cnrmedia.com.
  42. ^ (IT) In rete e nelle sale ‘Sulla mia pelle’, il film su Stefano Cucchi. EC ha intervistato la sorella Ilaria, in Estreme Conseguenze, 13 settembre 2018. URL consultato il 23 novembre 2018.
  43. ^ Cinema: al festival di Roma un doc sul caso Cucchi come evento speciale (2), in Libero, 13 ottobre 2011. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato il 27 settembre 2018).
  44. ^ Monica Straniero, "148 Stefano. Mostri dell'Inerzia" di Carcere si muore, su cinemaitaliano.info, 7 febbraio 2012. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato il 27 settembre 2018).
  45. ^ "148 Stefano, mostri dell'inerzia". Il docu sul caso Cucchi arriva in edicola, su il Fatto Quotidiano, 28 novembre 2011. URL consultato il 1º novembre 2014 (archiviato il 28 settembre 2018).
  46. ^ Venezia 75: applausi per "Sulla mia pelle", gli ultimi giorni di Stefano Cucchi - Tgcom24, in Tgcom24. URL consultato il 30 agosto 2018.
  47. ^ Carlo Testimona, "Sulla mia pelle", il film su Cucchi oggi nelle sale e su Netflix, Romatoday, 12 settembre 2018. URL consultato il 24 ottobre 2018 (archiviato il 12 settembre 2018).
  48. ^ Pasquale Notargiacomo, La boxe ricorda Cucchi "Stefano amava questo sport", in la Repubblica (Roma), 28 marzo 2010. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato il 13 nvembre 2017).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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