Morte di Mahsa Amini

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Il 13 settembre 2022 la 22enne Mahsa Amini, conosciuta anche come Zina o Jîna Emînî (in persiano مهسا امینی‎; Saqqez, 22 luglio 2000Tehran, 16 settembre 2022), fu arrestata a Tehran dalla polizia religiosa, dove si trovava con la sua famiglia in vacanza, a causa della mancata osservanza della legge sull'obbligo del velo, in vigore dal 1981 (modificata nel 1983 per tutte le donne nel Paese, sia straniere, che residenti).

Dopo essere stata arrestata e condotta presso una stazione di polizia, la giovane è in seguito deceduta in circostanze sospette il 16 settembre, dopo 3 giorni di coma, suscitando l'indignazione dell'opinione pubblica[1].

La ragazza presentava ferite riconducibili a un pestaggio, nonostante le dichiarazioni della polizia affermassero che era deceduta a seguito di un infarto[2]. Testimoni oculari affermarono che era stata picchiata e che aveva battuto la testa. L'incidente avrebbe causato una emorragia cerebrale[3].

La morte di Mahsa Amini, secondo alcune fonti, sarebbe diventata un simbolo di violenza contro le donne sotto la Repubblica islamica dell'Iran. Il presidente Ebrahim Raisi ha chiesto al ministro dell'Interno Ahmad Vahidi di aprire un'indagine sull'accaduto.

Circostanze della morte[modifica | modifica wikitesto]

rivolta a Tehran, Keshavarz Boulevard, settembre 2022

Mahsa Amini, 22enne residente a Saqqez, nella provincia del Kurdistan (Iran occidentale), si era recata in vacanza a Teheran con la sua famiglia, dove venne arrestata il 13 settembre all'ingresso dell'autostrada Haqqani dalle "Guidance Patrol", mentre era in compagnia con suo fratello Kiaresh.

Durante il trasporto alla stazione della polizia, venne detto loro che la giovane sarebbe stata condotta ad un centro di detenzione per essere poi sottoposta a un "breve corso sull'hijab" e rilasciata entro un'ora. Tuttavia la situazione si rivelò ben peggiore. Dopo due giorni di coma all'ospedale Kasra di Tehran, la ragazza è deceduta in seguito alle ferite riportate. Il giorno del decesso, la clinica dove era stata ricoverata Amini, diffuse un post sulla sua pagina Instagram dove si affermava che la giovane era già cerebralmente morta quando è stata ricoverata. In seguito però il post di Instagram venne cancellato.

Il fratello Kiaresh, durante il ricovero, aveva notato dei lividi sulla testa e le gambe della sorella.

Un certo numero di medici ha ritenuto che Mahsa avesse subito una lesione cerebrale, tra cui sanguinamento dalle orecchie e lividi sotto gli occhi, con fratture ossee, emorragia ed edema cerebrale.

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

Dopo morte di Mahsa si sono scatenate diverse proteste. Amnesty International ha chiesto un'indagine sulla sua morte.

Il 22 settembre il gruppo informatico Anonymous ha interrotto diversi siti web controllati dal governo iraniano e affiliati allo Stato come simbolo di sostegno delle proteste, alle quali si sono uniti anche diversi personaggi influenti: Javaid Rehman relatore speciale delle Nazioni Unite ha espresso il suo rammarico riguardo la vicenda affermando che questa è "segno di diffusa violazione dei diritti umani in Iran". Anche il ministero degli Esteri francese e il segretario di Stato degli Stati Uniti Antony Blinken hanno condannato la vicenda.

Anche l'ayatollah iraniano Bayat-Zanjani ha affermato che la Guidance Patrol "non è solo un organismo illegale e anti-islamico, ma anche illogico. Nessuna parte delle leggi del nostro Paese assegna alcuna missione o responsabilità a questa forza di vigilanza. Quest'organo di polizia commette solamente atti di repressione e immorali".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Blog | Iran in 'pre-rivoluzione': la morte di Mahsa Amini e la salute di Khamenei sono gli elementi decisivi, su Il Fatto Quotidiano, 20 settembre 2022. URL consultato il 21 settembre 2022.
  2. ^ La Società iraniana di neurochirurgia: «Mahsa Amini era in cura dopo un'intervento per un tumore al cervello» - I video, su Open, 21 settembre 2022. URL consultato il 21 settembre 2022.
  3. ^ Pierre Haski, La giovane morta per un capello fuori posto fa esplodere i giovani iraniani, su Internazionale, 20 settembre 2022. URL consultato il 21 settembre 2022.