Monumento funebre del doge Andrea Vendramin

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Monumento funebre del doge
Andrea Vendramin
Monument to doge Andrea Vendramin.jpg
AutoreTullio Lombardo e Antonio Lombardo
Data1493 - 1499
Materialemarmo bianco
UbicazioneBasilica dei Santi Giovanni e Paolo (Venezia)

Il monumento funebre del doge Andrea Vendramin è un'opera scultorea situata nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento funebre si trovava originariamente nella chiesa di Santa Maria dei Servi, demolita nel 1815. Venne trasportato nella nuova collocazione nel 1817 e per poterlo collocare si dovette spostare il monumento vicino del doge Marco Corner e togliere l'urna del doge Giovanni Dolfin. Originariamente ai piedi del monumento esisteva un'iscrizione dettata dal patriarca di Venezia e cardinale Francesco Vendramin: "Franciscvs S.R.E. card. Vendramenvs patr. Venet. Dalmatiae Q. Primas Andr. Dvcis Pronepos Hoc Monvmentvm P.C. Anno MDCXVIII".

Si trattò di un'opera altamente innovativa, dove Tullio lavorò senza il padre Pietro e che fece da modello per tutta la produzione funebre ufficiale dei decenni successivi.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

L'opera è collocata nel presbiterio della basilica. Nel realizzarla Tullio Lombardo si ispirò ancora con maggiore fedeltà, rispetto ad esempio al precedente monumento funebre del doge Pietro Mocenigo (1477-1481) alla struttura degli archi di trionfo romani, ispirandosi direttamente, pare, all'arco di Costantino, da cui riprese l'uso delle colonne sporgenti e dei medaglioni. Le decorazioni si fecero meno esuberanti, dando all'architettura un carattere più classico. Tali aggiornamenti stilistici furono anche dovuti alla visita di Francesco di Giorgio Martini a Venezia del 1490, alla circolazione tra gli artisti del Codice Zichy e forse dall'influsso dell'Hypnerotomachia Poliphili, romanzo allegorico di Francesco Colonna.

Gisantdel doge Andrea Vendramin
La parte centrale del monumento

Al centro, sotto una sorta di protiro coperto da arco con volta cassettonata, il sarcofago del doge, posto su uno zoccolo rialzato, è decorato dai rilievi delle tre Virtù teologali e dalle quattro Virtù cardinali in fogge di matrice ellenistica. Sopra si trova il catafalco con la statua del doge con le mani incrociate sul petto, vegliato da tre geni che reggono torce spente. Ai lati si trovano due statue di Armati entro le nicchie laterali, vestiti come antichi guerrieri, opera di Lorenzo Bregno proveniente dalla chiesa di Santa Marina. Queste due statue andarono a sostituire Adamo (firmato da Tullio) ed Eva (probabile opera di Francesco Segala), i progenitori che alludevano all'inizio della storia terrena dell'umanità, molto rare nell'arte funebre e ritenute poi inadatte per la loro nudità. Le statue rimosse finirono a palazzo Vendramin Calergi, dove divennero proprietà, col palazzo, della duchessa di Berry; Adamo venne venduto poi alle Collezioni Dreyfus e Pereire finendo prima a Parigi e poi al Metropolitan Museum of Art di New York, mentre Eva è ancora a Ca' Vendramin.

Sopra i Guerrieri si trovano due medaglioni con Apollo-Giorno e Diana-Notte, mentre ai lati estremi sono poggiate le statue di Santa Caterina d'Alessandria e Santa Maria Maddalena di Lorenzo Bregno, già sull'altare maggiore della chiesa dei Servi.

Due colonne corinzie, decorate con festoni, reggono l'arco centrale, sotto il quale corre un fregio con angeli, elmi e cavalli marini a rilievo, che si ritrovano anche sui pilastri addossati al muro. Sulle vele ai lati dell'arco si trovano due medaglioni con profili di imperatori romani. La lunetta è decorata dal bassorilievo raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Andrea e Teodoro, dove sono raffigurati anche il doge, presentato da Andrea alla Vergine, e uno dei suoi figli, a destra. In quest'opera Maria ha una posizione frontale con un ricco panneggio che la fa assomigliare a una dea classica.

Ai lati, fuori dall'arco, si trovano i rilievi dell'Angelo annunciante e della Vergine annunciata. Sul coronamento stavano due Paggi reggiscudo, venduti nel 1841 ai Musei statali di Berlino e, danneggiati, sono ora nei depositi. In alto, oltre il cornicione sporgente, due tritoni reggono una ghirlanda al centro del quale sta un Gesù Bambino benedicente, sormontata da un vaso.

Sullo zoccolo si trovano vari rilievi, attribuiti ad Antonio Lombardo: Putto con ippocampo, Minerva con l'egida e Giuditta con la testa di Oloferne e i medaglioni con il Ratto di Deianira e Perseo che uccide la Medusa. Tutti sono raffigurati all'"antica", anche nel caso dell'eroina biblica. Ai lati estremi del basamento sono scolpiti gli stemmi Vendramin (d'azzurro alla fascia d'oro) e al centro si trova l'elegante epigrafe commemorativa, in carattere lapidario romano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]