Monumento funebre a Maria Cristina d'Austria

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Monumento funebre a Maria Cristina d'Austria
Wien Augustinerkirche Kenotaph Maria Christina 1.jpg
Autore Antonio Canova
Data 1798-1805
Materiale marmo
Altezza 574 cm
Ubicazione Augustinerkirche, Vienna

Il monumento funebre a Maria Cristina d'Austria è un'opera scultorea di Antonio Canova, custodita all'interno dell'Augustinerkirche di Vienna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Jean-Etienne Liotard, Ritratto dell'arciduchessa Maria Cristina d'Austria (1762)

Canova ricevette la commissione di questo grande cenotafio nell'agosto 1798 dal duca Alberto di Sassonia-Teschen, in occasione della morte della sua consorte Maria Cristina, scomparsa il 23 giugno precedente. L'obiettivo dell'opera era di rendere omaggio alla memoria di questa donna e al suo carattere assistenziale e caritativo, mediante l'adozione di un complesso programma iconografico ideato dallo stesso duca Alberto.[1]

Il lavoro di realizzazione del monumento si svolse in più fasi nei sette anni successivi: il primo disegno per l'opera fu pronto nel novembre 1798, mentre i modelli in gesso delle varie figure componenti il sepolcro furono completati dal Canova già nel luglio del 1800. Per il progetto lo scultore si servì dei bozzetti già realizzati per un monumento funebre a Tiziano per la basilica dei Frari di Venezia, il quale non fu mai messo in opera: anche le figure che fanno parte del corteo furono riprese da monumenti precedenti, come nel caso del leone accovacciato e del genio alato, esplicitamente desunti dalla composizione della tomba di papa Clemente XIII. La traduzione in marmo dei bozzetti, in ogni caso, avvenne nei cinque anni successivi, e il monumento fu montato nella chiesa degli agostiniani di Vienna tra il 12 giugno e il 27 settembre del 1805, per poi essere inaugurato nell'ottobre dello stesso anno.[1]

Malgrado alcune critiche mossegli da qualche artista locale, il monumento funebre a Maria Cristina d'Austria riscosse uno sfolgorante successo, e segnò un ulteriore consolidamento della notorietà europea di cui già allora il Canova godeva. Tra gli ammiratori più ardenti vi era lo scrittore francese Stendhal che, in visita a Vienna nel 1809, commentò che si trattava della «premier des tombeaux existants».[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il medaglione di Maria Cristina
Il genio alato e il leone disteso
La fanciulla che dirige il corteo

L'opera è strutturata su un'imponente piramide bianca, ben rappresentativa del gusto per le antichità egizie che si era diffuso in seguito alla campagna d'Egitto di Napoleone Bonaparte; il ricorso a quest'antichissimo tipo costruttivo è probabilmente derivato dalla piramide Cestia, un edificio di Roma del I secolo a.C., o dalle tombe dei Chigi in Santa Maria del Popolo. Il punto focale della composizione è l'oscura apertura al centro della piramide, sovrastata da un massiccio architrave, su cui leggiamo uxori optimae Albertus («Alberto alla sua ottima moglie»). Questo è sostenuto da stipiti inclinati, che accentuando sapientemente l’effetto prospettico, conferiscono una maggiore inclinazione virtuale alla parete. Il buio ingresso è il varco per cui si può entrare nella camera sepolcrale e, idealmente, allude alla soglia che separa l'Oltretomba dal mondo dei vivi.

Verso quest'apertura si sta avviando una mesta processione che, ascendendo da sinistra una breve gradinata di tre livelli, reca le ceneri della defunta; per essere precisi, queste sono contenute entro un'urna retta dalla Virtù, la donna che dirige il corteo insieme alle due fanciulle al suo fianco. Tra i partecipanti si nota anche un genio funerario alato dai dolci lineamenti (a simboleggiare la tenerezza del duca Alberto), compassionevolmente poggiato sul dorso di un leone accovacciato e malinconico, in rappresentanza quest'ultimo della forza morale; vi è anche la Beneficenza (o Pietà), resa dalla giovane donna che accompagna verso il sepolcro una bambina seminascosta e un vecchio cieco, tenendo quest'ultimo per braccio. In alto il funebre corteo è assistito dalla Felicità Celeste che, accompagnata da un bambino nudo in volo con una palma in mano (simbolo della gloria), regge un medaglione recante il volto di Maria Cristina: questo elemento è il sostituto neoclassico della statua del defunto visibile nei monumenti barocchi. Il medaglione è inoltre contornato dall'uroboro, il serpente che si morde la coda e che simbolicamente allude al cosmo e all'eternità.[3]

Tutti i componenti di questa dolente processione sono legati tra di loro da una ghirlanda di fiori e sono invitati a camminare su un telo che, precariamente steso sulla gradinata come un velo leggerissimo e impalpabile, sottolinea la continuità tra la vita e la morte.

Analisi critica[modifica | modifica wikitesto]

Una consonante sensibilità conduce contemporaneamente Antonio Canova e Ugo Foscolo a trattare il misterioso tema della morte: il primo eseguendo il sepolcro per Maria Cristina, e il secondo scrivendo il carme Dei sepolcri. Per il Foscolo il sepolcro non deve essere un semplice segno di morte, bensì deve garantire l'immortalità del defunto ivi sepolto esaltandone le virtù e gli ideali, gli unici valori che egli ritiene in grado di sopravvivere all'opera di nullificazione del tempo. Analogamente, se la precedente cultura barocca vedeva la morte in una prospettiva tragica di distruzione, Canova ribalta questa visione considerandola come il momento in cui ci si distacca serenamente dalle contingenze terrene per entrare nel nulla eterno, come cantato dal Foscolo nel sonetto Alla sera. Il sepolcro canoviano e il carme foscoliano, sebbene non coevi (Dei sepolcri fu pubblicato nel 1807), sono pertanto «l'espressione del medesimo sentimento neoclassico nei confronti della morte» (Giuseppe Nifosì).[4]

Il modo in cui Canova propone il tema della morte, invece, dimostra quanto egli fosse intimamente vicino ai canoni neoclassici. A essere scolpito nel marmo, infatti, non è il momento culminante in cui la morte è appena sopraggiunta, bensì il momento in cui la morte è ancora in divenire, e chiama a sé tutti i componenti del corteo funebre che, avviandosi inesorabilmente verso il buio ingresso al centro della piramide, sanno di non potersi sottrarre al suo invito.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Antonio Canova: Monumento funebre a Maria Cristina d'Austria, Scultura Italiana. URL consultato l'11 novembre 2016.
  2. ^ Massimiliano Pavan, CANOVA, Antonio, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 18, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1975, SBN IT\ICCU\RAV\0018896. URL consultato il 1º novembre 2016.
  3. ^ uroboro, in Enciclopedie on line, Treccani. URL consultato l'11 novembre 2016.
  4. ^ Giuseppe Nifosì, L'arte svelata. vol. 3. Ottocento Novecento XXI secolo, in Collezione scolastica, Laterza, 2014, ISBN 8842113263.
  5. ^ Francesco Morante, Monumento a Maria Cristina d'Austria, francescomorante.it, 11 novembre 2016.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Scultura Portale Scultura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di scultura