Monumento di Filopappo
| Monumento di Filopappo Μνημείο Φιλοπάππου | |
|---|---|
| Civiltà | Impero romano |
| Utilizzo | mausoleo |
| Epoca | 114-116 d.C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Atene |
| Amministrazione | |
| Visitabile | si |
| Sito web | odysseus.culture.gr/h/2/eh251.jsp?obj_id=892 |
| Mappa di localizzazione | |
| |
Il monumento di Filopappo (in greco Μνημείο Φιλοπάππου) è un mausoleo di età romana situato ad Atene, sulla sommità della collina del Mouseion (Λόφος Μουσῶν), poi nota come collina di Filopappo, a sud-ovest dell'Acropoli. Fu eretto nel secondo decennio del II secolo d.C. (fra il 114 e il 116)[1] dalla sorella del defunto, la poetessa Giulia Balbilla, insieme ai cittadini di Atene,[2][3] in memoria di Gaio Giulio Antioco Epifane Filopappo (circa 65-116), esponente della casa reale ellenistica del Commagene, divenuto cittadino romano, console suffetto nel 109 e cittadino ateniese del demo di Besa.[4][3]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]La famiglia di Filopappo discendeva dagli ultimi sovrani del Commagene, piccolo regno ellenistico situato fra Cappadocia e Siria, all'incrocio delle rotte commerciali provenienti da Mesopotamia, Cilicia e Siria; la casa regnante rivendicava una doppia discendenza da Alessandro Magno e da Dario.[5] Nel 72 d.C. l'imperatore Vespasiano depose Antioco IV, nonno paterno di Filopappo, annettendo il regno e riducendolo a provincia romana; la famiglia reale, mantenuta in condizioni di agiatezza, si trasferì prima a Roma e quindi ad Atene.[5] Filopappo e la sorella Giulia Balbilla furono gli ultimi esponenti noti della linea regia diretta.[5]
Ad Atene Filopappo percorse l'intero cursus honorum senatorio: fu ammesso da Traiano fra gli ex-pretori (inter praetorios, una forma di inserimento d'ufficio nell'ordine pretorio), ricoprì il consolato suffetto nel 109 e fu membro del collegio dei fratelli Arvali.[6] In parallelo ricoprì ad Atene cariche civili e religiose: arconte eponimo, corego e agonoteta.[4] Secondo Zarmakoupi, la concessione del sepolcro entro il perimetro tradizionale della città dipese dal rango regale di Filopappo più che da specifiche benefazioni verso gli Ateniesi, di cui non resta evidenza documentaria.[5]
Il geografo Pausania (Periegesi della Grecia, I, 25, 8), che visitò la città meno di un secolo dopo l'erezione del monumento, vi accennò laconicamente come a una «tomba di un uomo siriano», senza citarne il nome: la formulazione è stata letta da Matthias Steinhart come possibile indizio di una condanna della memoria (damnatio memoriae).[3][7]
Dopo l'antichità
[modifica | modifica wikitesto]Il monumento si conservò sostanzialmente integro almeno fino al XV secolo: nel 1436 Ciriaco d'Ancona lo visitò e ne redasse una documentazione grafica, copiando direttamente dal monumento anche le cinque iscrizioni allora visibili. I suoi disegni furono poi ricopiati dall'architetto fiorentino Giuliano da Sangallo nel Taccuino Senese e costituiscono la fonte per il testo integrale delle iscrizioni, in particolare per quella della nicchia destra, oggi perduta.[6]
Durante l'occupazione ottomana la parte posteriore dell'edificio fu smantellata e parte dei marmi dell'alzato fu reimpiegata nella costruzione del minareto della moschea allestita nel Partenone.[6]
Le indagini moderne furono condotte nel 1898 da Andreas Skias per la Società Archeologica di Atene, con lavori di consolidamento l'anno seguente;[8] ulteriori ricognizioni di limitata estensione furono eseguite nel 1940 da Homer A. Thompson e Iōannīs Traulos.[2]
Fra il 1951 e il 1957 la collina di Filopappo e i versanti occidentale e meridionale dell'Acropoli furono oggetto di un ampio progetto di sistemazione paesaggistica, promosso direttamente dalla presidenza del governo, approvato dal Servizio Archeologico ed eseguito dal Ministero dei Lavori Pubblici greco.[9] La fase 1954-1957, concentrata sul versante meridionale dell'Acropoli e sulla collina di Filopappo, ebbe come progettista principale l'architetto Dimitris Pikionis, cui si deve il restauro della chiesa bizantina di Agios Demetrios Loumbardiaris e la realizzazione di un sistema di percorsi lastricati nei quali furono incorporati elementi dell'architettura tradizionale greca.[9]
Descrizione
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Sopravvive circa un terzo del monumento, corrispondente al lato nord-est rivolto verso l'Acropoli, dove si apriva la facciata decorata. La camera sepolcrale, alle spalle della facciata e originariamente accessibile dal lato posteriore a sud-ovest, è andata quasi tutta perduta: ne resta soltanto il basamento.[6]
L'edificio, a pianta quasi quadrata, misura circa 9,80 × 9,30 metri in pianta ricostruita e poggia su uno zoccolo alto 3,08 m in marmo poroso rivestito di lastre di marmo imezio; l'alzato è in marmo pentelico.[10][N 1] La posizione non è casuale: il monumento fu allineato in modo da fronteggiare il punto mediano fra Propilei e Partenone, e la facciata principale, leggermente concava, guarda a nord-est verso l'Acropoli. In antichità la sommità del sepolcro superava in quota la stessa Acropoli, e l'edificio era ben visibile dalla città.[1]
Sopra un podio liscio la facciata si sviluppa in due registri. Quello inferiore è occupato da un fregio tripartito racchiuso fra pilastri, quello superiore è diviso in tre campi da quattro pilastri di ordine corinzio, dei quali ne resta uno solo.[6] Il fregio inferiore è un altorilievo e raffigura l'inaugurazione del consolato di Filopappo a Roma nel 109, vertice politico della sua carriera: il personaggio avanza in abito consolare su una quadriga preceduto dai littori.[6]
Nel registro superiore si aprono tre nicchie profonde, un tempo occupate da altrettante statue sedute. Quella centrale, ad arco, ospitava la statua colossale di Filopappo; le due laterali, a coronamento rettilineo, accoglievano statue di dimensioni minori. Alla destra di Filopappo, cioè a sinistra per chi guarda, sedeva il nonno paterno Antioco IV di Commagene; alla sua sinistra Seleuco I Nicatore, fondatore della dinastia seleucide da cui i sovrani commageni rivendicavano la discendenza e con la quale Filopappo aveva un ulteriore legame di parentela per via materna. La statua di Seleuco è perduta ed è nota soltanto dai disegni di Ciriaco d'Ancona.[6] Il nome Philopappos significa «amante del nonno», più estesamente «amante degli antenati»: la disposizione delle statue dà forma visibile al nome stesso del committente.[6]
Iscrizioni
[modifica | modifica wikitesto]Le cinque iscrizioni, incise sotto le statue, mettevano in evidenza le tre identità sovrapposte del defunto: principe ellenistico di stirpe commagena e seleucide, cittadino romano, cittadino ateniese. Furono trascritte integralmente da Ciriaco d'Ancona nel 1436 e si conservano attraverso i disegni di Giuliano da Sangallo.[6]
Sotto la statua centrale, un'iscrizione in greco presentava Filopappo come cittadino ateniese:
«Filopappo, figlio di Epifane, del demo di Besa»
Nella nicchia di sinistra, un'iscrizione in latino elencava la carriera e i titoli romani:
«Caio Giulio Antioco Filopappo, figlio di Caio, della tribù Fabia, console, fratello Arvale, inserito d'ufficio nell'ordine pretorio dall'imperatore Cesare Nerva Traiano Ottimo Augusto Germanico Dacico»
Sotto la statua di Antioco IV, una terza iscrizione in greco recava la formula dinastica «il re Antioco, figlio del re Antioco», che onorava insieme Antioco IV e il padre, Antioco III Epifane, ultimo sovrano indipendente del regno di Commagene. Una quinta iscrizione greca, perduta ma copiata da Ciriaco d'Ancona, identificava la statua destra come «il re Seleuco Nicatore, figlio di Antioco».[4]
Riferimenti tipologici
[modifica | modifica wikitesto]Il monumento non ha paralleli nella tradizione funeraria ateniese, in cui le tombe erano di norma piccole e collocate in aree pianeggianti alla periferia della città; vi si incrociano invece tre diverse tradizioni costruttive.[11]
La prima è quella dei mausolei a podio della famiglia reale dell'Asia Minore ellenistica, di cui sono esempi paradigmatici il monumento delle Nereidi di Xanthos (circa 400-380 a.C.) e il Mausoleo di Alicarnasso (circa 365-350 a.C.), entrambi caratterizzati da fregi scolpiti nella parte inferiore.[11]
La seconda è quella dei grandi monumenti funerari romani di età tardo-repubblicana e primo-imperiale, di cui un esempio è la tomba di Marco Ottavio e Vertia Philumina sulla via di Nocera a Pompei. La facciata a più registri del monumento ateniese (podio, due piani, attico) si avvicina inoltre alle tombe a torre romane come il monumento dei Giulii di Saint-Rémy (circa 30-20 a.C.).[11]
Il terzo confronto è il più specifico e riguarda la casa d'origine di Filopappo. Il santuario-tomba di Nemrud Dağ, fatto costruire da Antioco I (sovrano dal 69 al 38 a.C.) sulla vetta più alta del regno, a 2232 m, era un hierothesion: un impianto in cui sepoltura regale e culto si univano e dove il re e i suoi antenati erano venerati come divinità. Le terrazze orientale e occidentale del santuario erano occupate dalla statua del sovrano, affiancata da statue ritratto degli antenati a figura seduta.[12] Per la tomba ateniese non vi sono prove di un uso cultuale analogo, ma due elementi ne avvicinano l'impianto a quello di Nemrud Dağ: la collocazione in cima a un'altura, anziché in un'area cimiteriale suburbana, e la triade di statue di antenati a figura seduta.[13]
Influenza culturale
[modifica | modifica wikitesto]All'inizio del XX secolo il monumento di Filopappo era già pienamente inserito nel nucleo dei monumenti patrimoniali della capitale greca, accanto al monumento coregico di Lisicrate, alla biblioteca di Adriano, al tempio di Efesto, all'Olympieion e alla porta di Adriano.[14]
Accanto all'interpretazione archeologica è documentata una lettura popolare alternativa, radicata nel folclore ateniese. Nel volume Αι Παλαιαί Αθήναι (1922), Dimitrios Kampouroglou contrappone esplicitamente l'attribuzione archeologica a quella popolare: gli Ateniesi, scrive, riterrebbero il monumento non la tomba del principe commageno, ma quella di un vecchio sensale di matrimoni, ucciso da un amico al termine di una lite nata dal fallimento di un fidanzamento combinato.[15]
Fra il 1954 e il 1957 Dimitris Pikionis sistemò i percorsi lastricati della collina, intervento dichiarato monumento dell'architettura moderna dal Ministero della Cultura greco nel 1996.[9]
Annotazioni
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Una misura alternativa di 9,11 × 9,65 m, riferita ai resti conservati della sola facciata anziché alla pianta integrale dell'edificio originario, è proposta in Zarmakoupi, 2024, p. 12.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Zarmakoupi, 2024, p. 10
- 1 2 Kleiner, 1983
- 1 2 3 Baslez, 1992, p. 89
- 1 2 3 Reinach, 1890, pp. 362-363
- 1 2 3 4 Zarmakoupi, 2024, p. 11
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Zarmakoupi, 2024, p. 12
- ↑ Steinhart, 2003, pp. 171-188
- ↑ Skias, 1898, pp. 68-71
- 1 2 3 Karatzas, 2024, p. 170
- ↑ (EN) Philopappos Monument, su odysseus.culture.gr, Odysseus - Hellenic Ministry of Culture and Sports. URL consultato il 19 aprile 2026.
- 1 2 3 Zarmakoupi, 2024, p. 13
- ↑ Zarmakoupi, 2024, pp. 13-14
- ↑ Zarmakoupi, 2024, p. 14
- ↑ Karatzas, 2024, p. 152
- ↑ Karatzas, 2024, pp. 152-153
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (FR) Théodore Reinach, La dynastie de Commagène, in Revue des Études Grecques, vol. 3, n. 12, 1890, pp. 362-380.
- (EL) Andreas Skias, Ανασκαφή παρά το μνημείον του Φιλοπάππου, in Praktika tes en Athenais Archaiologikes Etaireias, 1898, pp. 68-71.
- Maria Santangelo, Il Monumento di C. Julius Antiochos Philopappos in Atene, in Annuario della Scuola Archeologica di Atene e delle Missioni Italiane in Oriente, NS 3-5, 1941-1943, pp. 153-253.
- (EN) Diana E. E. Kleiner, The Monument of Philopappos in Athens, collana Archaeologica, n. 30, Roma, L'Erma di Bretschneider, 1983, ISBN 88-85007-68-6.
- (FR) Marie-Françoise Baslez, La famille de Philopappos de Commagène. Un prince entre deux mondes, in Dialogues d'histoire ancienne, vol. 18, n. 1, 1992, pp. 89-101, DOI:10.3406/dha.1992.1979.
- (DE) Matthias Steinhart, Pausanias und das Philopappos-Monument — ein Fall von damnatio memoriae?, in Klio, vol. 85, n. 1, 2003, pp. 171-188, DOI:10.1524/klio.2003.85.1.171.
- (EN) Georgios Karatzas, Constructing continuity: heritage listing and monument preservation in Greater Athens from the 1920s to the 1970s, in Byzantine and Modern Greek Studies, vol. 48, n. 1, 2024, pp. 148-174, DOI:10.1017/byz.2023.9. URL consultato il 19 aprile 2026.
- (EN) Mantha Zarmakoupi, The Tomb of Philopappos (114-116 CE), in Architectural Histories, vol. 12, n. 1, 2024, pp. 10-14, DOI:10.16995/ah.16350. URL consultato il 19 aprile 2026.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (DE) Monumento di Filopappo, su Arachne.
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