Monumento a Napoleone III (Milano)

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Monumento a Napoleone III e all'esercito francese
Monumento a Napoleone III - Wikimapia 6254091.jpg
AutoreFrancesco Barzaghi
Data
  • 1873 (inizio)
  • 1927 (posizionamento)
Materialebronzo per la statua e per gli altorilievi, marmo di Carrara e granito per il basamento
UbicazioneParco Sempione, Milano
Coordinate45°28′28.31″N 9°10′33.67″E / 45.47453°N 9.17602°E45.47453; 9.17602Coordinate: 45°28′28.31″N 9°10′33.67″E / 45.47453°N 9.17602°E45.47453; 9.17602

Il monumento a Napoleone III e all'esercito francese è un monumento commemorativo posto nel Parco Sempione di Milano, realizzato come ringraziamento a Napoleone III e ai caduti francesi nella battaglia di Magenta (4 giugno 1859) e nella battaglia di Solferino (24 giugno 1859).

L'opera, iniziata nel 1873, poté essere posta nel parco solo nel 1927 a causa di opposizioni politiche.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Napoleone III sulla sommità

La statua in bronzo posta sulla sommità rappresenta l'imperatore Napoleone III a cavallo, in uniforme militare, nell'atto di salutare la folla protendendo il cappello nella mano destra.

La posa è ripresa da un dipinto di Giacomo Mantegazza che raffigura l'ingresso a Milano di Vittorio Emanuele II e Napoleone III a Milano dall'Arco della Pace dopo la battaglia di Magenta. La stessa posa è raffigurata in un affresco all'interno della torre monumentale di San Martino della Battaglia.

Il piedistallo è decorato da con due bassorilievi laterali, opera di Antonio Bezzola. Sul lato destro del cavallo è rappresentata la battaglia di Magenta con al centro la morte del generale Espinasse; il bronzo sul lato sinistro raffigura invece l'ingresso di Napoleone III e Vittorio Emanuele II a Milano in mezzo alla folla festante. Una targa in bronzo sul fronte riporta l'intitolazione «A / NAPOLEONE III / E / ALL'ESERCITO FRANCESE», mentre la targa posteriore contiene un estratto del proclama dell'imperatore ai milanesi dopo la battaglia di Magenta: «... organizzatevi militarmente, volate sotto le bandiere di re Vittorio Emanuele che vi ha nobilmente mostrato la via dell'onore. Ricordatevi che senza disciplina non vi ha esercito, e ardenti del sacro fuoco della patria, non siate oggi che soldati per essere domani liberi cittadini, di un grande paese. Napoleone. Fatto dal quartier generale di Milano 8 giugno 1859».

Sui quattro lati della base del piedistallo sono presenti 110 lastre di bronzo (31 su ognuna delle pareti laterali, 24 sul fronte e altre 24 sul retro del sottobasameto) con i nomi di 2584 soldati caduti e degli ufficiali. I cognomi mostrano la varietà di origine dei combattenti nelle truppe francesi, compresi alcuni italiani e alcuni magrebini.[1]

Nei quattro angoli sono inserite otto corone d'alloro, sempre in bronzo, che celebrano i cinque generali francesi e tre dei 27 colonnelli caduti durante la campagna militare del 1859.

  • Esprit Charles Marie Espinasse, generale, morto nella battaglia di Magenta
  • Charles Auger, generale, ferito nella battaglia di Solferino e morto dopo pochi giorni
  • Georges Beuret, generale, morto nella battaglia di Montebello
  • Gustave Cler, generale, morto nella battaglia di Magenta
  • Charles-Prosper Dieu, generale, morto per le ferite riportate nella battaglia di Solferino
  • Alphonse Robert Denis de Senneville, colonnello, morto nella battaglia di Magenta
  • Eugene Jacques Charles Paulze d'Ivoy, colonnello, morto nella battaglia di Melegnano
  • Hippolyte Adolphe Laure, colonnello, morto nella battaglia di Solferino

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un monumento contestato[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone III sul letto di morte

Il 9 gennaio 1873 morì Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, in precedenza imperatore francese con il nome di Napoleone III, esiliato in Inghilterra dopo la sconfitta di Sedan (1870).

Due giorni dopo il Consiglio comunale di Milano ricordò «con profonda gratitudine che dopo la vittoria di Magenta, la Città nostra Lo accolse liberatore del dominio straniero».[2] A Firenze si recuperò un decreto del 23 settembre 1859 del governo provvisorio di Bettino Ricasoli per la realizzazione di «due statue equestri in bronzo che rappresentino una il Re Vittorio Emanuele, l'altra l'imperatore Napoleone III da collocarsi in Firenze».[3]

Già l'11 gennaio La Perseveranza rivendicò a Milano la realizzazione di un monumento nazionale. Venne così subito aperta una sottoscrizione presso il giornale e in pochissimi giorni furono raccolte più di 60.000 lire.[4]

« Se l'annunzio della sua morte deve destare un senso di profonda commozione nel cuore di un popolo, questo popolo siamo noi. Se c'è città d'Italia che deve erigere un monumento alla memoria di Napoleone III, questa città è Milano. »

( Napoleone III, in La Perseveranza, 11 gennaio 1873.)

Votazioni di cordoglio si ebbero alla Camera e al Senato, così come da parte di numerosi altri enti.

Antonio Beretta, senatore ed ex sindaco di Milano

« PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. Signori, il Governo del Re si associa ai nobili sentimenti che vennero espressi dagli onorevoli Senatori i quali presero la parola, siccome già fece nell'altro ramo del Parlamento. Io prendo inoltre, o Signori, questa occasione per volgere una parola d'ammirazione alla nobile città di Milano, la quale, per la prima, prese l'iniziativa di questa grande manifestazione verso l'Uomo che ha tanto contribuito all'indipendenza e all'unità della patria nostra.

[...]

Senatore BERETTA. Come Milanese, io credo farmi interprete dei miei concittadini nel rendere grazie all'onorevole Presidente del Consiglio per le generose parole che ha rivolte alla Città di Milano. Milano era in debito di manifestare il sentimento di gratitudine da cui fu compresa tutta la popolazione italiana, per la magnanima intrapresa di Napoleone III. Milano fu la prima a sentirne l'immediato benefizio, e quindi era giusto che da lei partisse la patriottica iniziativa per un monumento alla sua memoria. Devo poi ringraziare nello stesso tempo tutte le altre città, le quali già manifestarono il pensiero di associarsi a Milano, per compiere più degnamente quest'opera che debbe eternare in Italia il nome di Napoleone III. »

(Discussione in Senato del 15 gennaio 1873[5])
Prima versione senza sottobasamento, 1874

A favore del monumento si aggiunsero le sottoscrizioni aperte da Il Pungolo, dal Corriere di Milano e dalla Lombardia. Sorse però subito un'opposizione, principalmente di stampo garibaldino, alla glorificazione di Napoleone III, accusato di essersi opposto all'unificazione nazionale (sia con l'armistizio di Villafranca sia con l'eccidio di patrioti italiani nella battaglia di Mentana). La Gazzetta di Milano, Il Secolo, La Voce del Popolo e Il gazzettino rosa iniziarono perciò una sottoscrizione per un altro monumento dedicato alla battaglia di Mentana;[6] inaugurato il 3 novembre 1880 alla presenza di Garibaldi, il monumento ai Caduti di Mentana «che doveva essere, per così dire un correttivo, ebbe a tramutarsi in segnacolo di opposizione e di ostilità».[7]

L'ipotesi che pubbliche amministrazioni sostenessero un monumento a Napoleone III provocò il 28 gennaio 1873 un'interrogazione parlamentare di Giuseppe Lazzaro, che riteneva si trattasse di un atto politico non ammissibile dalla legge; Giovanni Lanza, come ministro dell'Interno, dichiarò di non ritenerli atti politici e di non avere intenzione di annullare tali decisioni. Ci furono interventi di protesta di Francesco Crispi, Giovanni Nicotera, Agostino Bertani, Giorgio Asproni, Luigi Miceli e Riccardo Sineo.[8]

Le sottoscrizioni per il monumento all'imperatore giunsero da più parti d'Italia; il Consiglio comunale di Firenze richiese che «insieme al fu Imperatore Napoleone III sia onorato in quel monumento l'Esercito Francese da Lui condotto in Italia a propugnare la nostra indipendenza».[4] Ci furono contributi da numerose personalità dell'epoca come Giuseppe Verdi, Alessandro Manzoni, Gino Capponi, Marco Minghetti, Giuseppe Sirtori, Silvio Spaventa, Guglielmo Berchet, Antonio Fogazzaro, Francesco Hayez e Pasquale Villari.[9] Verdi fu duramente criticato da Francesco Domenico Guerrazzi per l'appoggio dato al monumento.

« Ma questo Guerrazzi è proprio un pazzo furente? ... Cosa poteva importargli delle 200 lire date pel monumento a Napoleone. Qui la politica non aveva nulla a fare. Io ho sempre creduto e credo che Napoleone è stato il solo francese che abbia amato il nostro paese; più egli ha arrischiato la pelle per noi! »

(Lettera di Giuseppe Verdi a Opprandino Arrivabene, 22 marzo 1873[10])

Il 14 febbraio il Comune di Milano istituì una commissione municipale per il monumento presieduta dal sindaco Giulio Bellinzaghi e composta da Giuseppe Balzaretto, Giberto Borromeo, senatore Luigi Barbiano di Belgioioso, senatore Antonio Beretta, Pietro Brambilla, Gian Pietro Cicogna Mozzoni, senatore Carlo d'Adda, Emilio Dragoni, Lorenzo Litta Modignani, generale Luigi Pedroli, Nicolò Pirovano, Carlo Prinetti, Alessandro Porro, Lodovico Trotti Bentivoglio; la commissione si sarebbe occupata della parte tecnica, mentre il comune avrebbe gestito la parte economica e avrebbe stabilito il luogo dove collocare il monumento. La sottoscrizione continuò fino al 1880 e vennero raccolte più di 170.000 lire.[11]

La realizzazione dell'opera venne affidata il 19 giugno 1873 a Francesco Barzaghi.[12]

La fusione venne affidata alla ditta fiorentina dei fratelli Pietro e Leopoldo Galli. Il complesso della statua venne terminato nel 1880.

L'Esposizione del 1881 e la mancata realizzazione[modifica | modifica wikitesto]

La statua all'Esposizione nazionale del 1881
Statua di Napoleone III posta nel cortle del palazzo del Senato di Milano

In occasione dell'Esposizione Nazionale del 1881 tenuta a Milano, la statua venne posizionata nel padiglione delle belle arti nel cortile del Palazzo del Senato. Al termine dell'esposizione rimase nel cortile in attesa del completamento del basamento.

Il 29 dicembre 1886 ci fu un'animata riunione del Consiglio comunale per l'accettazione ufficiale del monumento. Venne stabilito di aggiungere un sottobasamento su cui porre lastre in bronzo con i nomi di ufficiali e soldati francesi caduti nel 1859; come posizione definitiva venne stabilito lo spazio tra la Piazza d'Armi (il Parco) e l'Arco della Pace.[13] I consiglieri radicali Carlo Antongini, Napoleone Perelli e Giuseppe Cristoforo Ferrario si dimisero per protesta.

Nel 1898, al completamento di tutte le parti del basamento, venne presentato al consiglio il rendiconto.

La statua rimase al Palazzo del Senato e le altre parti del monumento vennero «accatastate nel gran cortile del Castello Sforzesco in un capannone addossato ad una delle cortine».[14]

Nel 1906 venne organizzata nella sala della Rocchetta al Castello Sforzesco un convegno dei veterani delle guerre d'indipendenza e vennero esposti i bronzi laterali del monumento, la lastra con il proclama e le otto corone bronzee con i nomi dei generali e dei colonnelli francesi.[15]

In previsione delle celebrazioni nel 1909 del cinquantesimo anniversario delle battaglie del 1859, ci furono nuove discussioni sul posizionamento del monumento.[16][17] L'opposizione alla sua realizzazione si ripresentò tramite un telegramma di sedici senatori della Terza Repubblica francese e tramite minacce al sindaco Ettore Ponti di «fatti gravissimi e violenti»,[9] tanto che egli si dimise dal comitato per le celebrazioni il 22 dicembre 1908.[18] Il 9 giugno 1909 durante la commemorazione della battaglia di Mentana ci fu un ricordo anche per Napoleone III e durante una sfilata di fronte al monumento a Vittorio Emanuele II «rivoluzionari e anarchici» passarono con le bandiere capovolte per protesta.[19]

Lo spostamento al Monte Tordo nel 1927[modifica | modifica wikitesto]

Solo nella riunione del 14 dicembre 1925 il Consiglio comunale su invito della giunta guidata da Luigi Mangiagalli stabilì di porre definitivamente il monumento sul Monte Tordo al Parco.[20][14] Le varie parti vennero trasportate e montate tra il 26 e il 27 febbraio 1927 senza alcuna inaugurazione ufficiale.[21][22][23]

Alterazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il 1 maggio 1927 ci fu un attentato senza vittime con un'esplosione presso il monumento; ne fu ritenuto responsabile Giobbe Giopp.[24]

Nel gennaio 1932 fu sottratta la corona in bronzo dedicata al colonnello Denis de Senneville; fu ripristinata nel 1938 per volontà del console francese, dopo alcune difficoltà nell'identificare il nome del colonnello.[25][26][27]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Capitale di Philippe Daverio: Alla ricerca della memoria, Rai 3. URL consultato il 6 dicembre 2017.
  2. ^ Monumento di gratitudine, p. 5.
  3. ^ Un monumento a Napoleone III, in La Nazione, 12 gennaio 1873.
  4. ^ a b Monumento di gratitudine, p. 6.
  5. ^ Rendiconti del Parlamento Italiano. Discussioni del Senato del Regno. Legislatura XI, II, 1873, p. 1317.
  6. ^ Cronaca. Cose Italiane, in La Civiltà Cattolica, s. VIII, vol. IX, 1873, p. 500.
  7. ^ Monti, p. 9.
  8. ^ Tornata del 28 gennaio 1873 (PDF), su Camera dei deputati.
  9. ^ a b Beltrami 1927, p. 1.
  10. ^ F. Della Peruta, Verdi e il Risorgimento, in Rassegna storica del Risorgimento, 2001, p. 22.
  11. ^ Monumento di gratitudine, p. 7.
  12. ^ Monumento di gratitudine, p. 31.
  13. ^ Relazione al Consiglio Comunale, p. 16.
  14. ^ a b Traslazione al Parco del Monumento a Napoleone III, in Cronaca dell'attività municipale, Città di Milano, gennaio 1926, p. 29.
  15. ^ I veterani a congresso, in Ars et labor, 1906, p. 919.
  16. ^ N. Bertoglio Pisani, Il monumento a Napoleone III a Milano, in Arte e Storia, 1909, pp. 9-12.
  17. ^ Q. Cenni, Napoleone e la Francia, in La Rassegna Nazionale, 1909, pp. 131-136.
  18. ^ Almanacco storico. Cronaca illustrata degli anni 1908 e 1909, 1910, p. 126.
  19. ^ Almanacco storico. Cronaca illustrata degli anni 1908 e 1909, 1910, p. 168.
  20. ^ Monti, p. 11.
  21. ^ Il trasloco della statua di Napoleone III, in Corriere della Sera, 26 febbraio 1927.
  22. ^ Il viaggio notturno di Napoleone III, in Corriere della Sera, 27 febbraio 1927.
  23. ^ O. Cima, Due traslochi, in Corriere della Sera, 3 marzo 1927.
  24. ^ Attentato alla Fiera, la pista Giopp, su Cinquantamila.
  25. ^ Napoleone III derubato, in Corriere della Sera, 20 gennaio 1932.
  26. ^ La corona scomparsa, in Corriere della Sera, 8 febbraio 1938.
  27. ^ S'è ritrovato il nome scomparso con la corona, in Corriere della Sera, 15 febbraio 1938.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Monumento di gratitudine a Napoleone III ed all'Esercito Francese in Milano. Rapporto della Commissione Municipale, Milano, 1898.
  • Relazione al Consiglio Comunale sull'accettazione e sul collocamento del monumento a Napoleone III e all'Esercito Francese offerto al Comune di Milano, Milano, 1886.
  • Luca Beltrami, Per un monumento, in Il Marzocco, 18 ottobre 1903, p. 1.
  • Luca Beltrami, Milano e Napoleone III, in Il Marzocco, 18 settembre 1927, pp. 1-2.
  • A. Canavero, Milano divisa per un Bonaparte. La statua equestre di Napoleone III, in Alceo Riosa (a cura di), Napoleone e il bonapartismo nella cultura politica italiana 1802-2005, Milano, 2007, pp. 121-141, ISBN 978-88-8335-849-4.
  • A. Lumbroso, Il compianto in Italia per la morte di Napoleone III, in La Lettura, 1921, pp. 775-780.
  • A. Monti, Il monumento a Napoleone III e la battaglia di Mentana, in La Lombardia nel Risorgimento italiano, 1928, pp. 3-24.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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