Monumento a Giuseppe Parini

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Giuseppe Parini
Gaetano Matteo Monti (1776-1847) Monumento a Giuseppe Parini, 1838, Milano.jpg
AutoreGaetano Matteo Monti
Data1838
Materialemarmo
UbicazioneScalone richiniano del palazzo di Brera, Milano

Il monumento a Giuseppe Parini è una scultura in marmo realizzata da Gaetano Monti (1776-1847) situata nello scalone richiniano del palazzo di Brera a Milano.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'opera fu realizzata dallo scultore neoclassico Gaetano Matteo Monti in onore del grande poeta milanese Giuseppe Parini.

L'idea di realizzare la statua partì da una sottoscrizione del 1827 che riguardava anche il monumento a Cesare Beccaria di Pompeo Marchesi.[1] Solo nel 1830 fu istituita una commissione.[2]

Il modello in gesso venne presentato all'esposizione di Belle Arti di Brera nel 1835.

« Un'opera molto generalmente desiderata espose quest'anno l'egregio artista sig. prof. Gaetano Monti di Ravenna, nel modello in gesso della statua colossale di Giuseppe Parini, a cui farà riscontro il Beccaria del prof. Marchesi. Un lavoro di Gaetano Monti, non può essere mai senza molti pregi; e quando il modello, di cui ci facciamo a parlare, sarà tradotto in marmo, le bellezze che ora vi si ravvisano riceveranno un nuovo splendore non pure dalla materia, ma dalla nota maestria con cui quell'artista è solito farla ubbidire al suo valente scalpello. Il poeta è seduto; colla manca regge una tavoletta appoggiata sulla coscia sinistra; nella mano destra ha lo stilo quasi in atto di scrivere; lo sguardo, anzi tutta la faccia sollevasi al cielo, da cui pare che potentemente s'inspiri. In generale si dubita se questo atteggiamento fosse quello che meglio d'ogni altro convenisse al Cantore del Giorno, parendo che uno scrittore di satire dovrebbe guardare tra gli uomini, perpetuo segno a suoi strali, anziché alzarsi a cercare nel cielo una quasi profetica rivelazione. Rispetto poi al vestire ed a ciò che suol chiamarsi costume, domandano molti perché le maniche della tunica siano alquanto riboccate sopra il gomito, ciò che scema la dignità senza servire a nessun utile scopo. Nè generalmente s'intende come potessero trovarsi insieme, da una parte la tunica, la tavoletta e lo stilo, oggetti di antichità sì disusata, dall'altra il tabarro con bavero che si vede sull'appoggiatoio del seggiolone e le scarpe di forma moderna.[3] »

La statua definitiva presenta diversità nella posa e nell'abbigliamento rispetto alla descrizione del modello in gesso.

Nel 1838 era elencata tra le opere esposte a Brera,[4] ma non si ha notizia di un'inaugurazione ufficiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Avviso del 1 dicembre 1827, in Biblioteca Italiana, vol. 48, 1827, p. 316.
  2. ^ Varietà, in Biblioteca Italiana, vol. 59, 1830, pp. 415-416.
  3. ^ (A.), Esposizione delle opere di Belle Arti in Brera, in L'Eco. Giornale di scienze, lettere, arti, mode e teatri, Milano, 25 settembre 1835.
  4. ^ Esposizione delle opere degli artisti e dei dilettanti, Milano, 1838, p. 3.

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