Monte Venere

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Monte Venere
Monte Venere.jpg
Il monte Venere con il Lago di Vico in primo piano
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
ProvinciaViterbo
Altezza835[1][2] m s.l.m.
CatenaMonti Cimini (nell'Antiappennino laziale)
CalderaLago di Vico
Ultima eruzione92 981 a.C.
Codice VNUM211808
Coordinate42°20′32.26″N 12°11′01.14″E / 42.342293°N 12.183649°E42.342293; 12.183649Coordinate: 42°20′32.26″N 12°11′01.14″E / 42.342293°N 12.183649°E42.342293; 12.183649
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Lazio
Monte Venere
Monte Venere

Il monte Venere fa parte del gruppo dei monti Cimini in provincia di Viterbo nel comune di Caprarola. Dal 1995 è un sito di importanza comunitaria e dal 1999 zona di protezione speciale.[3]

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

È un edificio di origine vulcanica composto da tre cime, ciascuna delle quali è un cono vulcanico posto all'interno del cratere di Vico, appena a nord del lago. La sommità più elevata raggiunge un'altitudine di 835 m s.l.m. e si sviluppa in prominenza per 341 metri sul Lago di Vico.

In cima al monte sorge la più grande cavità naturale del Lazio, nonché l'unica di origine vulcanica, chiamata il Pozzo del Diavolo.

Vegetazione[modifica | modifica wikitesto]

È coperto da faggi nel versante esposto a settentrione (la "faggeta depressa", come viene chiamata per via della modesta altitudine a cui si trova[4]), e da cerri e talora castagni negli altri versanti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L’antro sommitale ha visto un'intensa campagna di scavi archeologici negli anni ‘70 dello scorso secolo che hanno portato alla luce uno dei siti neolitici più importanti. Alle pendici dell'altura sorgeva un abitato dell'età del Bronzo.

Originariamente esso formava un'isola all'interno del lago, da cui emerse completamente solo in età romana con la costruzione, di un tunnel sotterraneo di emissione delle acque dal lago.

Abbassando il livello delle acque, oltre alla completa emersione del Monte Venere, venne all'asciutto una vasta zona fertile e pianeggiante da coltivare, nuovamente riemersa in età rinascimentale con il ripristino del condotto operato dai Farnese.

Leggenda[modifica | modifica wikitesto]

La leggenda, affrescata nel Palazzo Farnese di Caprarola, racconta che Ercole abbia scagliato in un gesto di rabbia la sua clava contro il terreno, conficcandola nel punto dove ora c'è la grotta. Dalla cavità sarebbe fuoriuscita l'acqua plasmando il lago di Vico.[5]

Escursioni[modifica | modifica wikitesto]

Il monte è attraversato da numerosi sentieri della Riserva del Lago di Vico, uno dei quali attrezzato per i non vedenti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sistema Informativo Regionale Regione Lazio, su urbanisticaecasa.regione.lazio.it. URL consultato il 7 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 17 marzo 2013).
  2. ^ Geoportale Nazionale del Ministero dell'Ambiente
  3. ^ Cfr. SIC IT6010023 su (EN) Natura 2000 - Standard data form IT6010023, su Natura2000 Network Viewer, Agenzia europea dell'ambiente. e ZPS IT6010057 su (EN) Natura 2000 - Standard data form IT6010057, su Natura2000 Network Viewer, Agenzia europea dell'ambiente.
  4. ^ Il Pozzo del Diavolo nella faggeta del lago di Vico (VT), su www.anticopresente.it. URL consultato il 16 aprile 2020.
  5. ^ Le più famose leggende della Tuscia, su Italiano, 23 novembre 2017. URL consultato il 16 aprile 2020.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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