Monte Sacro (quartiere di Roma)

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Q. XVI Monte Sacro
Bandiera ufficiale
Ponte nomentano 2.jpg
Ponte Nomentano
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Roma Roma
Città Roma-Stemma.png Roma Capitale
Circoscrizione Municipio Roma III
Data istituzione 19 luglio 1951[1]
Codice 216
Superficie 4,1991 km²
Abitanti 59 937 ab.[2] (2015)
Densità 14 273,77 ab./km²
Mappa dei quartieri di

Coordinate: 41°56′N 12°32′E / 41.933333°N 12.533333°E41.933333; 12.533333

Monte Sacro
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Roma Roma
Città Roma-Stemma.png Roma Capitale
Circoscrizione Municipio Roma III
Data istituzione 29-30 luglio 1977[3]
Codice 4A
Superficie 1,67 km²
Abitanti 16 537 ab.[4] (2015)
Densità 9 902,4 ab./km²

Monte Sacro è il sedicesimo quartiere di Roma, indicato con Q. XVI.

Il toponimo indica anche la zona urbanistica 4A del Municipio Roma III (ex Municipio Roma IV) di Roma Capitale.

Il nome deriva dall'omonimo monte, in realtà una collina di circa 50 metri, che sorge sulla riva destra del fiume Aniene poco prima che confluisca nel Tevere.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere si trova nell'area nord della città, al di là del fiume Aniene, lungo l'asse di via Nomentana, e confina:

La zona urbanistica confina:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio del quartiere è stato abitato fin da epoca antichissima: ne sono conferma i ritrovamenti di due crani del cosiddetto Uomo di Saccopastore assieme a strumenti litici di fattura musteriana risalenti circa 120.000 anni fa.

Con l'avvento di Roma, la leggenda vuole che sul Monte Sacro si recassero gli àuguri per effettuarvi i loro vaticini osservando il volo degli uccelli, da cui deriverebbe la sacralità del monte. Sempre sul Monte Sacro (o sull'Aventino) si ritirò la plebe nel 494 a.C. e nel 448 a.C. in una vera e propria rivolta contro il patriziato che portò all'istituzione dei tribuni della plebe, degli edili plebei e di una assemblea rappresentativa, il concilium plebis, che appunto eleggeva i tribuni e gli edili plebei; per ricordare l'evento fu edificata una grande Ara a Iuppiter Territor che accrebbe l'aura di sacralità del luogo. In quegli anni il territorio del quartiere, che si trovava ben lontano dalle mura cittadine, era al centro di vasti latifondi con villae patrizie e di liberti.

La caduta dell'Impero vide la sostituzione delle ville romane con i casali medievali e un generale spopolamento del territorio che restò comunque presidiato per motivi di difesa a causa della presenza del ponte Nomentano, avamposto e punto di passaggio verso il nord del territorio laziale. Tradizione vuole che proprio sul ponte Nomentano si siano incontrati nell'anno 800 papa Leone III e Carlo Magno.

La lontananza dalle mura cittadine trasformò inoltre il territorio del quartiere e il Monte Sacro in un luogo di "scampagnate" fuori porta fin alla fine del 1800. E proprio durante una di questa scampagnate nel 1805 che Simón Bolívar, dopo aver appreso dal suo amico-mentore Simon Rodriguez che su quella collina i plebei romani si ribellarono per la prima volta alle vessazioni della classe aristocratica, decise di giurare per la liberazione dei popoli sudamericani.

Urbanizzazione e nascita del quartiere[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni venti l'architetto Gustavo Giovannoni progettò e realizzò, al di fuori del Piano Regolatore di Roma, una "Città giardino", orientata alla tipizzazione della "garden city" d'oltremanica, composta da costruzioni con struttura a villini inseriti nel verde, e con servizi indipendenti: scuola, chiesa, ufficio postale, parco pubblico. Particolarmente interessante è la piazza Sempione, che rappresenta l'entrata scenografica al quartiere, con edifici realizzati da Gustavo Giovannoni e Innocenzo Sabbatini.[5]

Piazza Sempione

Nel 1924 viene introdotto il nome di Città Giardino Aniene[6][7], per poi assumere la veste ufficiale di quartiere con il nome attuale nel 1951[1].

Da ricordare l'attiva partecipazione degli abitanti e degli studenti del quartiere alla Resistenza durante l'occupazione tedesca; due di essi, Ferdinando Agnini e Orlando Orlandi Posti, studenti, furono tra le vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine.[8] Il quartiere, e in particolar modo le zone di piazza Sempione e viale Jonio, fanno da sfondo a gran parte delle vicende del romanzo "Primavera di bellezza" di Beppe Fenoglio, ambientato proprio nel periodo della Resistenza.

La città giardino, nella sua impostazione originale, resistette meno di trent'anni: già negli anni cinquanta ebbero infatti inizio le sostituzioni, con l'abbattimento di numerosi villini per far posto a unità residenziali intensive. Agli inizi del 1953 fu inaugurato il cinema Teatro "Espero" (oggi Sala Bingo), in via Nomentana Nuova, davanti alla Pinetina, storico polmone verde del quartiere, che aveva, al di là del Ponte Vecchio, il suo naturale prosieguo con l'originale giardinetto di Monte Sacro. Contemporaneamente si sviluppavano anche le zone residenziali lungo via Conca d'Oro e a Saccopastore.

Nella seconda metà degli anni sessanta prese corpo il quartiere contiguo di Monte Sacro Alto, detto anche Talenti.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Fondo azzurro, sormontato da una collina d'oro, coronata da otto stelle d'argento a cinque punte con il motto “Nunquam sine luce”[6][9].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

La ex casa GIL di Gaetano Minnucci (1939)
Complesso urbanistico per la Gioventù italiana del littorio (GIL), progettati dall'architetto Gaetano Minnucci, costituito di fabbricati e sistemazioni collaterali, campi sportivi, giardini, strade, servizi e dotati di pregi singolari[10].

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Varie[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio del quartiere Monte Sacro si estendono le intere zone urbanistiche 4A (omonima), 4G Conca d'Oro, 4H Sacco Pastore e 4I Tufello.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma B1.svg È raggiungibile dalle stazioni Conca d'Oro e Jonio.
Ferrovia regionale laziale FL1.svg
 È raggiungibile dalle stazioni di: Roma Nomentana e Val D'Ala.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Delibera del Governatore di Roma n. 1081 del 19 luglio 1951.
  2. ^ Roma Capitale - Roma Statistica. Popolazione iscritta in anagrafe al 31 dicembre 2015 per suddivisione toponomastica.
  3. ^ Delibera consiliare n. 2983 del 29-30 luglio 1977.
  4. ^ Roma Capitale - Roma Statistica. Popolazione iscritta in anagrafe al 31 dicembre 2015 per zone urbanistiche.
  5. ^ ArchiDiAP, Maio, Città-Piazza Sempione.
  6. ^ a b Delibera del Governatore di Roma n. 1087 del 16 luglio 1924.
  7. ^ ArchiDiAP, Francesca08, Città-Giardino Aniene.
  8. ^ Cesare De Simone, Roma città prigioniera. I 271 giorni dell'occupazione nazista (8 settembre '43-4 giugno '44), Mursia, 1994.
  9. ^ Carlo Pietrangeli, p. 192.
  10. ^ Studio Polazzo, La Casa della G.I.L. a Montesacro in Roma.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Bonomo, Il quartiere delle Valli. Costruire Roma nel secondo dopoguerra, Milano, FrancoAngeli, 2007, ISBN 978-88-464-8811-4.
  • Giorgio Carpaneto e altri, I quartieri di Roma, Roma, Newton Compton Editori, 1997, ISBN 978-88-8183-639-0.
  • Giorgio Carpaneto, QUARTIERE XVI. MONTE SACRO, in I Rioni e i Quartieri di Roma, vol. 7, Roma, Newton Compton Editori, 1991.
  • Carlo Pietrangeli, Insegne e stemmi dei rioni di Roma, in Capitolium. Rassegna di attività municipali, anno XXVIII, nº 6, Roma, Tumminelli - Istituto Romano di Arti Grafiche, 1953.
  • Claudio Rendina e Donatella Paradisi, Le strade di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 2004, ISBN 88-541-0208-3.
  • Claudio Rendina, I quartieri di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 2006, ISBN 978-88-541-0594-2.

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