Monte Pizzocolo

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Monte Pizzocolo
Pizzoccolo.JPG
Il Monte Pizzocolo visto dal Lago di Garda a Toscolano Maderno
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
ProvinciaBrescia Brescia
Altezza1 581 m s.l.m.
CatenaAlpi
Coordinate45°40′22.8″N 10°35′31.14″E / 45.673001°N 10.591983°E45.673001; 10.591983Coordinate: 45°40′22.8″N 10°35′31.14″E / 45.673001°N 10.591983°E45.673001; 10.591983
Altri nomi e significatiGu, Guda, Serà, Naso o Testa di Napoleone
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Monte Pizzocolo
Monte Pizzocolo
Mappa di localizzazione: Alpi
Monte Pizzocolo
Dati SOIUSA
Grande ParteAlpi Orientali
Grande SettoreAlpi Sud-orientali
SezionePrealpi Bresciane e Gardesane
SottosezionePrealpi Gardesane
SupergruppoPrealpi Gardesane Sud-occidentali
GruppoGruppo Tombea-Manos
SottogruppoGruppo della Cima Tombea
CodiceII/C-30.II-B.5.a

Il Monte Pizzocolo, (1.581 m s.l.m. - Pisocol in dialetto bresciano - detto anche Guda o Gu[1] o Serà) è una montagna delle Prealpi Bresciane e Gardesane che s'innalza nell'immediato entroterra della sponda bresciana del lago di Garda presso il comune di Toscolano Maderno.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il monte Pizzocolo si presenta come una montagna possente, di aspetto carsico, la cima è appuntita e detiene impressionanti pareti rocciose rivolte verso nord. In vetta si trova, oltre alla rosa dei venti, una piccola cappella, edificata nel 1985 sui ruderi di manufatti risalenti alla Grande Guerra, dedicata ai caduti della montagna e a quelli in guerra, poco sotto un piccolo bivacco detto "Due Aceri". A sud e a occidente i versanti, ripidi sono coperti da boschi e da residui pascoli d'alpeggio mentre quello orientale, di roccia calcarea, ha una vegetazione diradata, particolarmente esposto all'erosione dei fenomeni atmosferici. Dalla cima prendono origine tre creste: l'occidentale e due, una in direzione sud, l'altra a est.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Natale Bottazzi il toponimo sarebbe un composto della voce germanica "spitz" che significa punta, cima appuntita e della voce di derivazione celtica "hügel" che significa elevazione o collina[2] quindi indicherebbe un monte dalla cima appuntita. Nella cultura locale invece il nome "Pizzocolo" deriverebbe da "pizzo" e "zoccolo" forse per la sua forma a zoccolo, oppure da "pinzocol" che in Val di Ledro e Alto Garda indica la "roccia sporgente".

Il termine Pizzocolo è pure presente nel comune di Ziano Piacentino e nella vicina Valvestino con la Cima Camiolo detta pure Pesocòl.

Il monte è conosciuto dopo le invasioni napoleoniche d'Italia del 1796-97 e del 1800 con il termine di "aigu", quando le truppe francesi stanziate sul territorio gardesano, videro nella forma del Monte Pizzocolo il profilo del naso o della testa dell'imperatore Napoleone Bonaparte denominandolo così con l'aggettivo "aigu", proveniente dalla parola latina "acer", che significa aguzzo o appuntito. Con il tempo e l'uso abituale il termine da "aigu" si trasformò in "Gu" ma fu anche indicato con il soprannome di "Naso di Napoleone" oppure "Testa di Napoleone".

In passato era pure chiamato dagli abitanti della frazione di Gaino di Toscolano Maderno, Guda che sembra derivare dal latino "acutus" per indicare la cima aguzza del Monte, mentre da quelli della sponda bresciana "Serà", perché rispetto alla loro posizione era indicato al nord ovest geografico, mentre nelle carte geografiche militari austriache di fine Ottocento veniva riportato come Monte Gü o Ardo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Grande Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della prima guerra mondiale, la cima della dorsale del monte fu fortificata dal Genio militare Regio esercito italiano, come parte della Terza linea di difesa arretrata, a sostegno del munito settore del Tombea-Caplone in Val Vestino più a nord. Furono costruite in tre anni dagli operai militarizzati casematte, piazzuole in barbatella per l'artiglieria da 147A mm., strada di arroccamento e trincee nell'eventualità di uno sfondamento dell'esercito austriaco della prima, seconda e terza linea di difesa site a nord e un'invasione della pianura Padana proveniente dalla Val Vestino e dalla Val Sabbia. Sono ancora visibili oltre ai resti delle casematte in località Bivacco, Chiesetta e Case Matte, piazzuole per l'artiglieria e trincee in località Merle Alte, Dos de le Prade o linee con casematte a Ververs, al Passo Fobiola e più a nord verso Malga Corpaglione. I manufatti, trincee a cielo aperto e cunicoli in grotta, ancora visibili sono ricoperti da folta vegetazione.

La parete nord vista dalla Diga del Lago di Valvestino.

Importanza nella logistica militare fu attribuita alla caserma della Guardia di Finanza del Passo dello Spino che funzionava come controllo tra il confine tra Italia ed Impero Austro-Ungarico, difatti era adibita anche a ricovero dei militari durante la fortificazione della linea Pizzocolo, Passo Spino, Passo della Fobiola avvenuta nel 1917.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Il poeta e il Monte[modifica | modifica wikitesto]

La bellezza del Monte colpì anche Giosuè Carducci, commissario statale a Desenzano del Garda presso il Liceo Bagatta verso la fine dell'Ottocento, e lo descrisse nella sua ode “Sirmione”:

«... Il Gu sembra un titano per lei caduto in battaglia, supino e minaccevole..»

(Giosuè Carducci, Sirmione, Terze Odi Barbare, libro 1, capitolo 15, 1889)

Proverbi[modifica | modifica wikitesto]

Nei detti locali gardesani legati al tempo meteorologico, si dice che: "Quando tuona verso Verona, prendi la zappa e va a lavorare, quando tuona verso Sera (il monte Pizzocolo), prendi la zappa e va a casa", oppure "Se el Pisocol el gò el capèl o l'è bröt o l'è bel!" (trad. Se il Pizzocolo ha il cappello, ossia è avvolto dalle nubi, o fa brutto o fa bello!).

Panorama[modifica | modifica wikitesto]

Dalla cima vi sono ampie viste panoramiche, è possibile vedere a sud gran parte del Lago di Garda e della pianura padana fino a vedere la catena degli Appennini, mentre a nord vi è un panorama della catena delle Alpi, dove si può notare il Monte Baldo, il gruppo dell'Adamello, Monte Tombea e Monte Caplone, l'Ortles e in casi rari, quando la visibilità lo permette, il Monte Cervino.

Prima di arrivare sulla vetta si trova il passo Spino e il rifugio Pirlo[3].

Accessi e percorsi principali di salita[modifica | modifica wikitesto]

Per escursionisti il monte è accessibile da Sanico, frazione di Toscolano Maderno: superato il paese, si prosegue per strada sterrata fino a circa 800 metri di quota, in località Ortello, o fino a dove si può parcheggiare: dalla località Ortello per il versante Sud (sentiero nr.11): è la via più breve, 5 chilometri circa, anche se ripida, che risale la valle della Prera, passando per la malga Valle o Baitù (1337m) e raggiungendo a 1440 m. il bivio lo Sguaàs de le Pile, una pozza d'acqua piovana, che conduce a destra per la vetta;

sempre da Ortello, per il sentiero 27, alpinistico: si prende il sentiero poco prima del precedente;

da Sanico in circa 4 chilometri di strada prima asfaltata poi sterrata si raggiunge il piccolo parcheggio di Sant'Urbano (872 m) e poi in 6 chilometri il Monte; la chiesetta è sulla prosecuzione della strada passante per Ortello: da qui si raggiunge la cresta Ovest passando per il Dos de le Prade e le Merle Alte, dove si congiungono anche gli altri, successivi, percorsi. È un percorso breve, in alcuni tratti ripido ma sempre sulla carrareccia e alla portata di tutti gli escursionisti;

dal passo dello Spino (1154 m) in circa 4 chilometri: si prende una comoda strada, che parte proprio dal passo e risale il versante Nord, fino alla cresta Ovest in località Merle Alte, da dove si prosegue fino in vetta. Al passo dello Spino si arriva da: da Cecino di Vobarno (399 m), per la valle del Prato della Noce attraverso il passo della Fobbiola ed il sentiero dei Ladroni; da Archesane di Toscolano Maderno e dal Colomber di Gardone Riviera in circa 7 chilometri;

da Colomber di San Michele (375 m) nel comune di Gardone Riviera, per la valle di Sur, seguendo il fondo valle;

da Gaino, frazione di Toscolano Maderno, dal ponte delle Camerate (300 m), si parcheggia al palazzo di Archesane dopo essere transitati su strada bianca la valle di Campiglio e Archesane in 6,800 chilometri. Da qui, a piedi, si raggiunge il passo dello Spino e salendo per 1,300 chilometri a sinistra il Dosso de le Prade, la località Merle Alte e in altri 2,800 chilometri la vetta del Monte per un totale di 10,900 chilometri (dal ponte Camerate);

da Colomber di San Michele (375 m), in 8,700 chilometri seguendo il sentiero CAI n. 280 salendo per la costa orientale della valle di Sur, fino al Pirello, Passo dello Spino, raggiungendo da lì direttamente la cresta Ovest salendo al Dosso de le Prade e poi alla vetta;

da Supiane, frazione di Gardone Riviera, seguendo il sentiero n. 213 del CAI che conduce al monte Lavino e successivamente a Sant'Urbano per poi raggiungere le Prade e la vetta del Monte.

Per escursionisti esperti, la cresta sud e est salendo da Ortello di Sanico;

per soli alpinisti, il "sentiero tre amici" che dalla località Persegno conduce alla vetta tramite lo spigolo del versante nordest ed è così chiamata perché fu tracciato per la prima volta da tre amici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Guerrini, Note varie sui paesi della provincia di Brescia, 1986, pagina 806
  2. ^ Natale Bottazzi, Valle Sabbia e Riviera: toponomastica e qualche balla, Brescia 1956.
  3. ^ Monte Pizzoccolo, il naso di Napoleone fiuta il panorama del lago di Garda - BsNews.it - Brescia News, in BsNews.it - Brescia News, 2 maggio 2018. URL consultato il 2 maggio 2018 (archiviato dall'url originale il 3 maggio 2018).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Demetrio Ferrari, Saggio d'interpretazione delle Odi barbare di Giosuè Carducci ..., pubblicato da P. Fizzi, 1908

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]