Monte Cucco (Umbria)

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Monte Cucco
Monte Cucco.JPG
Panorama del monte da Fossato di Vico
Stato Italia Italia
Regione Umbria Umbria
Provincia Perugia Perugia
Altezza 1 566 m s.l.m.
Catena Appennino umbro-marchigiano
Coordinate 43°22′05.88″N 12°44′44.52″E / 43.3683°N 12.7457°E43.3683; 12.7457Coordinate: 43°22′05.88″N 12°44′44.52″E / 43.3683°N 12.7457°E43.3683; 12.7457
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Monte Cucco
Monte Cucco

Il monte Cucco (1.566 m s.l.m.) è una montagna situata in Umbria, lungo l'Appennino Umbro-Marchigiano, nell'area dell'eugubino, compreso nel territorio dei comuni di Fossato di Vico, Costacciaro, Scheggia e Pascelupo, e Sigillo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Sorgenti della Scirca[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio del conservone a Villa Scirca.

Il monte Cucco è una sorta di grande serbatoio per le acque meteoriche che cadono sull'Appennino Umbro Orientale; alla base dello stesso, in prossimità della località di Villa Scirca, si trovano le sorgenti della Scirca, l'acquedotto che, a partire dai primi del Novecento, è stato utilizzato per fornire acqua alla città di Perugia. L'antica conduttura, lunga più di 40 km, si snoda attraverso le colline e le valli, fino a giungere alla sommità dell'acropoli di Perugia, senza bisogno di stazioni di pompaggio, proprio a causa dell'altitudine delle sorgenti.

Le grotte[modifica | modifica wikitesto]

Il calcare massiccio ed il calcare maiolica che costituiscono la roccia del Cucco, grazie alla loro permeabilità all'acqua, hanno permesso la formazione di una tra le grotte più grandi e profonde dell'Italia centrale: oltre 30 km di lunghezza per - 929 m di profondità. Conosciute sin dal 1551 (quando furono visitate, probabilmente, dal grande teologo Ludovico Carbone da Costacciaro o dal colonnello Lodovico Santacroce di Fabriano), dall'aprile del 2009 sono visitabili e accessibili a tutti previa prenotazione da effettuarsi tramite il sito Internet del Comune di Costacciaro.

Le maggiori e più spettacolari sale che si possono visitare, in tale percorso sotterraneo, sono La Cattedrale e La Margherita, quest'ultima intitolata, da Giambattista Miliani, nell'aprile dell'anno 1892, alla "Coltissima e gentile signora Margherita Mengarini", vale a dire alla scienziata tedesco-italiana Margherita Traube Mengarini, che, vissuta tra il 1856 ed il 1912, è stata, per la varietà e la profondità degli interessi coltivati, uno dei personaggi femminili più importanti d'Europa. Altri tedeschi hanno visitato la Grotta del Cucco e, fra essi, il più importante è stato senz'altro lo storico e poligrafo tedesco Ferdinand Gregorovius.

Eremi e Abbazie[modifica | modifica wikitesto]

L'abbazia di Santa Maria di Sitria, fondata da San Romualdo nel 1014 alle falde del Monte Cucco
  • Abbazia di Santa Maria di Sitria, fondata da san Romualdo nell'XI secolo nella Valle di Sitria ai piedi del Monte Nocria. L'abbazia si articola in piccole celle di pietra e legno ed è interamente costruita con pietra squadrata in una bilanciata composizione di motivi romanici e gotici, ad una sola navata e con una cripta sottostante l'altare maggiore, in puro stile romanico, retta da una colonna con capitello tardo-antico.
  • Eremo di San Girolamo (Pascelupo): costruito intorno all'anno mille alla base di una parete rocciosa alta più di cento metri.

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Parco del Monte Cucco.

Flora[modifica | modifica wikitesto]

I boschi di faggio del Monte Cucco - detti “faggete” - insieme a quelli del vicino monte Catria sono fra i più estesi, sviluppati ed integri dell'intero Appennino umbro-marchigiano. Per rinvenire faggete di analoga valenza paesistica ed ecologica occorre infatti andare ben oltre l'Appennino centrale, giungendo fino a quello meridionale abruzzese.

Il faggio (Fagus sylvatica) rappresenta dunque l'essenza arborea dominante nel massiccio del Cucco al di sopra degli 800/1000 m. di quota, specie nelle stazioni vallive più fresche e riparate dai venti caldi e secchi. Al di sotto di una certa quota, o di taluni versanti più secchi ed assolati, il faggio si consocia ad altre specie arboree, quali il cerro (Quercus cerris), il carpino nero (Ostrya carpinifolia), ed il frassino maggiore (Fraxinus excelsior) e allora la sua presenza si fa puntiforme, “a macchia di leopardo”. Le sue formazioni divengono in tal modo rilevabili soprattutto in autunno, quando le chiome cominciano a rosseggiare.

Intorno alla formazione rocciosa del Colle gli Scogli (o “Lo Scòjjo”), rivolta a settentrione, ad esempio la presenza del frassino diventa assai cospicua, molto concentrata e riconoscibile da molto lontano per il suo fogliame color glauco.

Una delle essenze vegetali che maggiormente caratterizzano i margini delle faggete del Cucco è senza dubbio alcuno quella della belladonna (Atropa belladonna), o “Erba de la Belladonna” nelle parlate locali, presente un po' ovunque nel gruppo montuoso, ma con una particolare concentrazione soprattutto intorno al rilievo del Cucco propriamente detto, in senso strettamente geografico. Rara deve invece considerasi la presenza della peonia (Paeonia officinalis ssp. italica), pianta vistosa che trova, ai margini di alcune delle faggete del monte Cucco (Monte Pratiozzo, Monte Le Gronde, Monte Motette), il limite settentrionale di distribuzione; rarissima, quella della Cardamine monteluccii, specie esclusiva dell'Appennino, che non è dato finora rinvenire più a nord del Monte Cucco.

Fra le faggete e cerrete del preappennino soprastanti a nord-ovest l'abitato di Scheggia, sui suoli acidi del Monte Picognola (m 972) s'insedia un'altra pianta che trova qui il limite meridionale del suo areale: il brugo (Calluna vulgaris).

Non da sole piante rare sono tuttavia contraddistinte le faggete del Cucco. In esse infatti vegetano anche piante tipiche di questo ambiente, come il geranio nodoso (Geranium nodosum) ed il muschio stellato (Polytricum commune). Di notevole interesse, per l'impronta ambientale di stampo mediterraneo che essa denota, è l'associazione faggio-leccio, che si riscontra dai 1.000 ai 1.150 m circa s.l.m., in località Il Lecceto o Il Licceto del Monte Cucco. Questo bosco a lecci e faggi si estende su una porzione, calda e riparata dai venti freddi, del basso versante meridionale del Monte Le Gronde. Oltre ai due alberi citati crescono qui il cerro (Quercus cerris), l'acero campestre (Acer campestre), quello di Montpellier (Acer monspessulanum) e, nel sottobosco, il Ligustro (Ligustrum vulgare) e la Dafne laureola.

Le faggete del Monte Cucco, che si presentano sia in forma di boschi puri sia in quella di formazioni boschive miste, sono molto estese e talora costituite da esemplari plurisecolari, le cosiddette matraccìne, porrìne o guide, destinate a riprodurre, tramite il loro seme, detto “faggiola”, il bosco.

La faggeta più estesa, compatta e “matriale”, cioè annosa e secolare, del Cucco è quella che ricopre, e fittamente, i versanti orientali dei monti Cielo (Val di Ranco, Madre dei Faggi), Colle Gli Scogli (Acqua Fredda), Cucco (La Valcélla, La Fida, Il Boschetto, Il Capetèllo, Val de Scura, Gli Scaloni, La Capanna dei Rancanesi, Il Col del Nasséto, I Trocchi de San Girolamo, L'Ara dei Frati), nordorientali e nordoccidentali del Cucco (Valràchena, Pantanella, e Pìgnola).

Estese faggete ammantano pure i fianchi sudoccidentali, orientali e nordorientali del Monte Le Gronde, rispettivamente nelle località Fonda de Col d'Orlando e Fosso de la Cerasa, Fontanile de la Trinità, Le Fontanelle, e La Fravolosa. Tra le Gronde ed il Motette sono da segnalare, inoltre, le faggete della Val da l'Olmo, del Nìccolo, di San Giglio, della Val de Scura e della Costa Fossa Lupo.

La principale attrattiva della Val di Ranco è costituita invece ad esempio, oltre che dall'ariosità e pulizia del sottobosco, tutto perfettamente percorribile, anche dal faggio probabilmente più grande del Parco di Monte Cucco, la cui base del tronco tocca addirittura i 5,75 metri di circonferenza. Qui un faggio secolare è stato perfino inglobato all'interno di un albergo. Molti faggi di quest'area presentano la corteccia graffita da firme, e brevi frasi, sin dal XIX secolo.

Alla Fida, i faggi si associano a piante secolari, e colonnari, di frassino maggiore (Fraxinus excelsior), carpino nero (Ostrya carpinifolia), acero di monte (Acer pseudoplatanus), acero riccio (Acer platanoides), acero campestre (Acer campestre), sorbo montano (Sorbus aria) ed olmo montano (Ulmus glabra). Qua e là vegetano pure il tasso (Taxus baccata), paleoendemismo conservativo dell'era Terziaria, ed il raro arbusto dell'agrifoglio (Ilex aquifolium).

Alla Valràchena sono da segnalare esemplari arborei di faggio, caratterizzati da enormi e bernoccolute gemme dormienti e grossi tumori vegetali, simili a palle da bowling, localmente dette "batòrgnole". Su per la Valràchena (cantata e decantata dal poeta costacciarolo Efrem Bartoletti come "vergine foresta"), il faggio, risalendo il solco vallivo (che giunge quasi alla vetta in località L'Inforchetta), guadagna la quota più elevata del Cucco, andando a sfiorare i 1.500 m di altitudine. In una porzione di questo bosco, i faggi mostrano cortecce singolarmente screpolate a pelle di serpente e di un colore molto scuro piuttosto che argenteo chiaro com'è consuetudine per questa specie.

Il sottobosco della valle si caratterizza per la presenza di piante rare, quali l'aconito di Lamarck (Aconitum lamarckii), una orofita, piuttosto rara, e tipica dei margini boschivi, l'uva di volpe (Paris quadrifolia), la balsamina gialla (Impatiens noli-tangere), numerosissime orchidee anche molto rare, come Epipactis persica gracilis e Epipactis microphylla.

Il Faggeto de la Pìgnola si contraddistingue, invece, per l'inusitata concentrazione di una rara pianta, ad areale perlopiù alpino, il mughetto (Convallaria majalis), presente qui in una concentrazione che forse non ha pari né in Umbria né all'interno del territorio delle contigue Marche. Sulle cenge erbose delle rupi che sovrastano questa faggeta (Balze de la Pìgnola) si abbarbicano numerosi individui di crespino (Berberis vulgaris), arbusto molto raro, allo stato selvatico, in gran parte dell'Appennino.

Se lungo la Fonda de Col d'Orlando si distende forse la faggeta paesaggisticamente più suggestiva del Cucco, perché illuminata fin quasi al tramonto, con il sole che giuoca a tracciarvi i più svariati disegni di luce, nell'opposto versante delle Fontanelle si concentra senz'altro il bosco con gli esemplari più stupefacenti per altezza e portamento colonnare, alcuni dei quali arrivano addirittura a sfiorare i trenta metri di altezza.

Alle Cèse, sui 1.000 m di quota, si dispiega l'omonima faggeta e carpineta a carpino bianco (Carpinus betulus) più suggestiva e spettacolare dell'intero Parco, con esemplari vetusti, contorti e parzialmente cavi che assumono a tratti un aspetto davvero suggestivamente grottesco. Qui vive anche il Carpino bianco più grande del Parco. L'albero, veramente imponente, misura 2,55 metri di circonferenza per 10 metri circa d'altezza. Uno dei più grandi faggi di tale area boschiva misura invece 4,20 metri di circonferenza.

Il Faggeto Tondo, isolatissimo lembo di faggeta in forma ovoidale, visibile e riconoscibile da distanze davvero ragguardevoli, come quella della città di Perugia, è, in realtà un bosco misto con vari aceri, olmi montani, frassini, ecc. Nella porzione superiore interna si aprono piccole doline che lasciano presagire significativi vacui carsici sottostanti, la cui trapelante umidità potrebbe anche aver favorito la perpetuazione, nei secoli, dell'area boschiva in questo sito piuttosto caldo e secco.

Il Boschetto è, invece, uno dei lembi di vegetazione arborea che si spinge verso le quote sommitali del Monte Cucco. Le sue piante più elevate in altitudine sorgono infatti verso i 1.500 metri di quota. Si tratta di belle matricine secolari di faggio, ma non mancano tuttavia aceri di monte, frassini e, qua e là, anche tigli. All'interno della faggeta, fresca ed umida, e specialmente nella sua porzione più depressa, corrispondente alla dolina del locale Inghiottitoio fossile (già "Tana del Lupo"), prosperano il sigillo di Salomone (Polygonatum multiflorum), il più raro sigillo di Salomone verticillato (Polygonatum verticillatum), l'erba gialla (Monotropa hypopitys), e, ai margini dell'area boscata, il cotognastro minore (Cotoneaster integerrimus), il ribes alpino (Ribes alpinum) e il ranno alpino (Rhamnus alpina).

A nord-est di questa formazione boschiva, e circa 200 m più in basso, l'erba gialla cresce, del tutto eccezionalmente, all'interno di una cavità carsica: la Grotta dei Tre Faggi. All'esterno della grotta, in un boschetto di faggi, vegeta anche il mughetto.

Sulla porzione del massiccio del Catria ricompresa nel Parco di Monte Cucco è assolutamente da segnalare la faggeta secolare localizzata tra il vertice della Costa Grande del Monte Catria ed il Pian d'Ortica, faggeta già menzionata, in un documento medioevale del Monastero di Fonte Avellana, come "Fagitum de Ortica". Qui, durante il rito del Maggio di Isola Fossara, che si celebra in onore di Sant'Antonio da Padova, si taglia ogni anno un grosso faggio che, una volta riportato nel paese in tre tronconi, viene lavorato, aggiuntato, piantato ed issato fino a che non riassuma la sua originaria, sacrale verticalità.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Numeroso e diversificato il contingente faunistico che popola le faggete del Monte Cucco.

Fra i mammiferi, vanno annoverati, a puro titolo di esempio, il lupo, la volpe, il tasso, il cinghiale, il daino, il capriolo, la lince, il gatto selvatico, la martora, la puzzola, la faina, la donnola, il ghiro, il moscardino, e lo scoiattolo meridionale.

Fra gli uccelli soprattutto gli strigidi, quali il gufo reale, il gufo comune, l'allocco, il barbagianni, l'astore, lo sparviero, la poiana, il picchio nero, il picchio rosso, minore e maggiore; fra gli anfibi la salamandrina dagli occhiali, il geotritone, forse la salamandra pezzata.

Ricca, infine, la fauna entomologica, specie quella relativa ai coleotteri, presenti, qui, anche con specie rare od esclusive di quest'area, come Pterostichus battonii e Lathrobium montiscuccoi, che mutua il suo nome specifico proprio da quello del Monte Cucco. Accertata e documentata, nell'estate 2013, in località "Balze de La Pìgnola", la significativa presenza di due esemplari del rarissimo coleottero Rosalia alpina, che vive alle spese del legno dei faggi plurisecolari, maturi e marcescenti[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. Euro Puletti, Raro coleottero trovato dagli speleologi del Cai lungo le medie balze della Pignola. Si tratta della Rosalia alpina avvistata anche nel 2009. In "Corriere dell'Umbria" (Martedì 6 agosto 2013 - Anno XXXI n. 215, p. 31).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]