Monte Corno Battisti

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Monte Corno Battisti
Stato Italia Italia
Regione Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
Provincia Trento Trento
Altezza 1 778 m s.l.m.
Catena Alpi
Coordinate 45°48′37.08″N 11°07′27.48″E / 45.8103°N 11.1243°E45.8103; 11.1243Coordinate: 45°48′37.08″N 11°07′27.48″E / 45.8103°N 11.1243°E45.8103; 11.1243
Altri nomi e significati Monte Corno di Vallarsa
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Monte Corno Battisti
Monte Corno Battisti
Mappa di localizzazione: Alpi
Monte Corno Battisti
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Orientali
Grande Settore Alpi Sud-orientali
Sezione Prealpi venete
Sottosezione Prealpi vicentine
Supergruppo Piccole Dolomiti
Gruppo Massiccio del Pasubio
Sottogruppo Dorsale del Pasubio
Codice II/C-32.I-B.4

Il monte Corno Battisti, già monte Corno di Vallarsa, (1778 m) è una cima del massiccio del Pasubio, nel gruppo delle Prealpi vicentine, che amministrativamente si trova in territorio trentino.

Si tratta di una cima scabra e piuttosto imponente nel paesaggio circostante, che spicca vista dalla sottostante Vallarsa. Tuttavia non è di particolare importanza alpinistica, ma di grande rilevanza storica.

Gli episodi di guerra[modifica | modifica wikitesto]

« Arsiero, Asiago,
e quanti altri ancora,
piccoli paesi di confine,
nei giorni dell'anteguerra,
Monte Grappa, Monte Corno,
e molti altri ancora,
non è che contavate molto
nei giorni della dolce pace »
(Ernest Hemingway)

Il monte Corno Battisti fu teatro di due delle azioni più famose della prima guerra mondiale che fu qui combattuta. Era conosciuto all'epoca come monte Corno di Vallarsa, e solo dopo le vicende belliche venne ribattezzato.

La cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi[modifica | modifica wikitesto]

In origine sotto il controllo italiano, durante la Strafexpedition del maggio 1916 ritornò in mano austriaca, e vi rimase anche dopo il parziale ritiro dovuto al fallimento dell'offensiva nel giugno successivo.

La presenza di Battisti sul Monte Corno sembra fosse nota al comando austriaco solo dal luglio 1916 e la circostanza venne legata alla cattura nella notte tra il 3 ed il 4 luglio di due alpini che si consegnarono al nemico e che descrissero il loro comandante (Battisti) come un fanatico che li avrebbe mandati tutti a morire. Il comando austriaco, in conseguenza di questo, diede ordine affinché fossero tentate tutte le azioni possibili per catturale i militari italiani ed i loro ufficiali nell'attacco che si sapeva imminente.[1]

La notte del 10 luglio l'Esercito italiano tentò un'offensiva per riappropriarsi del torrione che offriva un'ottima posizione sulla zona sommitale del Pasubio. L'azione prevedeva innanzitutto la salita per un impervio canalone del battaglione alpino Vicenza, quindi sarebbero giunti a sostegno il 69° e 71° battaglioni di fanteria circondando la cima. Il battaglione Vicenza, guidato dal magg. Carlo Frattola, adempì il suo compito impadronendosi della cima, ma i due battaglioni di fanteria non riuscirono a raggiungere la quota prestabilita a causa del terreno impervio e intricato. Dopo una lotta all'ultimo sangue furono catturati il maggiore stesso, Cesare Battisti, comandante la compagnia di marcia del Vicenza e Fabio Filzi, l'uno originario di Trento e l'altro di Pisino (ma residente a Rovereto), quindi nati in territori controllati dall'Impero austro-ungarico.

Alcune ricostruzioni posero alla guida dell'azione Bruno Franceschini ma negli atti del processo che si tenne a Trento già dal giorno successivo a essere indicati come autori materiali della cattura furono il tenente Vinzenz Braun[2] con i bersaglieri Alois Wohlmuth[3] e Franz Strazligg[4]. Rimane accertato che fu il corpo dei Landesschützen ad operare l'arresto ma le circostanze del riconoscimento dei due irredentosti sono ancora controverse. La presenza di Franceschini in quelle ore è dimostrata da varie fonti[5][6] e la figura del militare nato in Trentino e arruolato nelle fila dell'esercito austro-ungarico fu oggetto sin da subito della propaganda di parte italiana e, in seguito, di attenzione anche di autori più vicini alle ragioni dell'Austria.[7][8][9]

Entrambi gli irredentisti furono processati e giustiziati come traditori due giorni dopo nel castello del Buonconsiglio a Trento.

La conquista del monte: una controversia storica[modifica | modifica wikitesto]

Il ricorrere del centenario della Grande Guerra offre l'occasione per una rivisitazione di alcuni episodi, anche marginali o relativamente determinanti per l'andamento generale degli eventi bellici, ma comunque localmente significativi. La scoperta di nuovi documenti, il riesame di archivi e memorie anche famigliari, il confronto con quanto pubblicato o di dominio comune, può mettere talvolta in diversa luce quanto sembrava storicamente acquisito.

È questo il caso dei fatti che portarono nel Maggio del 1918 alla conquista del Monte Corno Battisti in Vallarsa. Sotto il profilo militare, una posizione importante per il suo affaccio verso la viabilità di fondo valle, che permetteva agli Austriaci di controllarvi i movimenti e di meglio indirizzare il tiro delle proprie artiglierie; per le stesse ragioni, posizione da conquistare da parte degli Italiani, ma anche simbolicamente rilevante in quanto due anni prima vi erano stati fatti prigionieri Cesare Battisti e Fabio Filzi, nel corso di un'azione mirante appunto alla conquista del Monte Corno ─ per essere poi processati e impiccati a Trento.

Limitandoci qui ad un accenno a due o tre studi, ricordiamo che alcune delle versioni più accreditate sulla conquista del Maggio 1918 propongono la data del 13 (Giorgio Rochat, “Gli Arditi della Grande Guerra”, LEG, 1990; pag.94); oppure si parla del 12 o del 13 (“1915-1918. La guerra sugli Altipiani”, a cura di M. Rigoni Stern, Neri Pozza, 2001; pag. 468); o ancora, nelle pagine di Wikipedia, sino all'Agosto del 2014 si riportava una versione dei fatti che proponeva la data del 13 maggio, sulla base del contenuto della motivazione originaria della medaglia d'oro assegnata ad un ufficiale degli Arditi (il Tenente Carlo Sabatini), cui si accreditava il merito dell'azione di conquista del monte.

Nell'autunno del 2014 è stata tuttavia depositata presso l'archivio del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto un'ampia documentazione in possesso della famiglia di il Sottotenente Fulvio Bottari, un altro ufficiale degli Arditi, a suo tempo prodotta a sostegno di un ricorso presentato agli organi competenti, ricorso accolto favorevolmente e sancito dal Regio Decreto del 2 giugno 1921, pubblicato sul Bollettino Ufficiale del Ministero della Guerra del 3 giugno 1921, dispensa 34, pagina 1635, con modifica della motivazione della succitata medaglia del Ten. Sabatini, ove viene soppresso il passaggio, “… pose piede per primo sulla insidiosa e inaccessibile vetta di Monte Corno.”. Sia la revisione della motivazione sia la documentazione di cui si è detto stabiliscono in via definitiva il ruolo importante rivestito dal Sottotenente Bottari nella conquista del Monte Corno, avvenuta di fatto alcuni giorni prima.

L'azione e la data devono conseguentemente essere ufficialmente anticipate e sono da ascrivere al giorno 10 maggio 1918. A conferma ulteriore valgono - oltre i resoconti degli inviati al fronte di vari giornali o quanto illustrato da riviste popolari dell'epoca - sia la motivazione della medaglia d'argento assegnata al Sottotenente Bottari ( “In pieno giorno, dopo avere superato difficoltà di terreno, con un nucleo di arditi assaliva le posizioni di Monte Corno e, dopo intensa lotta a corpo a corpo, riusciva a catturare l'intero presidio. Rimaneva con pochi soldati sotto intenso bombardamento a guardia della posizione conquistata. Monte Corno, 10 maggio 1918” ), sia il Comunicato dello Stato Maggiore dell'11 maggio,firmato da A. Diaz.

"11 maggio 1918 = In Vallarsa, nella notte del 10, reparti di fanteria e d'assalto, dopo vivace lotta, condotta con grande ardimento, tolsero al nemico l'aspra e ben munita cima di MONTE CORNO; catturando oltre 100 prigionieri, due cannoni, quattro mitragliatrici ed abbondante materiale",

Importante infine il rapporto contenuto nelle “Notizie Militari (Complemento al Notiziario Giornaliero)”, a cura del Comando Supremo-Ufficio Operazioni, in data 31 maggio 1918, con un resoconto dettagliato di quanto accadde fra il giorno 9 e il giorno 13.

Come andarono quindi in realtà i fatti?

La conquista del monte il 10 maggio 1918

Dal momento che la posizione e la natura del terreno non permettevano un attacco diretto, entrambi gli eserciti avevano provveduto a scavare un sistema di gallerie sotterranee che avrebbero permesso di far saltare le posizioni nemiche, sulla base dell'esperienza acquisita sullo stesso Pasubio sui Denti, nell'inverno 1917─1918. Queste gallerie presentavano diversi sbocchi e, al loro interno, camere e depositi, per poter essere usate anche come ricoveri, postazioni, ecc..

In ragione delle informazioni ottenute da disertori e prigionieri austriaci e da attività di pattugliamento, e volendo anticipare eventuali iniziative avversarie, i Comandi italiani predisposero un programma d'azione che, risalendo la Val Foxi da Raossi, prevedeva la conquista del Monte Corno nella notte fra il 9 e il 10 maggio, operando di sorpresa e attaccando contemporaneamente le posizioni nemiche da due quote diverse ─ rispettivamente alla cosiddetta Selletta (mt. 1721) e dal lato del Corno Sinistro, con una sorta di manovra “a tenaglia”.

L'azione prevedeva l'intervento sia dei reparti d'assalto (in particolare, la 2ª Compagnia del 3º Reparto d'Assalto, inquadrato nella 1ª Armata), suddivisi in quattro plotoni (218 uomini in tutto, provenienti da Campo Silvano), sia della fanteria della Brigata Murge ─ per una consistenza totale del distaccamento predisposto di circa 500 uomini. La sorpresa di fatto mancò, a causa del ritardo accumulato nella salita, della quale non erano state ben previste le difficoltà, complicate anche dalla presenza di un armamento troppo pesante (lanciafiamme e mitragliatrici), che dovette venir rimandato verso le linee italiane; e per una probabile insufficiente preparazione della fanteria, rispetto agli arditi del reparto d'assalto, per una marcia che rese necessario anche il superamento di salti di roccia e lo scavalcamento di alcuni burroni. Oltre al ritardo nel giungere sotto la Selletta, cui si pervenne solo al sorger del sole, si produsse quindi anche uno scollamento fra le varie componenti il distaccamento. Il ritardo del grosso della fanteria impedì a quest'ultima di compiere l'azione di aggiramento del Corno: addirittura, dopo breve esitazione, il comandante del distaccamento ne ordinò la ritirata, non volendo esporla al fuoco nemico ormai attivo lungo il tratto restante della salita. Nel frattempo, un attimo prima di essere scoperti dalle vedette austriache, i quattro plotoni di arditi erano giunti, ormai in piena luce, poco sotto la Selletta. Venendo a mancare l'effetto sorpresa che era stato programmato, e avvertendo i primi segnali d‘allarme sulle postazioni nemiche, si esitò se proseguire, valutando che il rischio fosse ormai troppo alto. Fu in quel frangente che il Sottotenente Fulvio Bottari, portandosi dalla posizione di coda, in cui si trovava, sino alla testa dei quattro plotoni di arditi, decise di rompere gli indugi per proseguire comunque l'assalto, incitando tutti a seguirlo. Una trentina di arditi, fra i quali altri tre graduati, proseguì con lui e ormai sotto il fuoco nemico completò rapidamente la salita: grazie anche a un probabile momentaneo disorientamento nemico nel disporsi completamente a difesa, riuscì con un combattimento corpo a corpo a conquistare tutte le postazioni, incluso l'intero sistema delle gallerie, comprendente fra l'altro quelle dell'osservatorio sullo sperone del Monte.

Le perdite austriache ammontarono a 20 morti, più numerosi feriti. Complessivamente vennero fatti prigionieri 100 superstiti, su una guarnigione di 120; oltre a ciò furono catturate molte armi, fra le quali una mitragliatrice funzionante con dotazione di munizioni, che venne immediatamente messa in postazione a difesa, un cannoncino e attrezzature varie. Da parte italiana vi furono due morti e una quindicina di feriti. La lotta sulla vetta durò poco più di un'ora.

Come reazione si ebbe quasi subito un forte cannoneggiamento da parte austriaca e, purtroppo ─ a causa di errate informazioni portate o trasmesse alle linee italiane da parte del comandante del distaccamento, che riteneva l'assalto fallito e stava rientrando ─ anche da parte italiana. Fu nuovamente il Sottotenente Bottari ─ dopo qualche ora e alcuni vani tentativi di sortita dei portaordini - a lanciarsi nonostante il fuoco nemico lungo il Canalone Battisti, riuscendo a far avere ai Comandi un'informazione corretta della situazione e del successo dell'operazione.

Nelle ore seguenti vari rinforzi (il primo dei quali, nella tarda mattinata dello stesso giorno 10, costituito da sette fanti superstiti di una pattuglia di una trentina di uomini provenienti dal Corno Sinistro), poterono così essere man mano inviati sulla cima del Monte Corno, nonostante i numerosi tentativi di contrattacco successivamente operati da parte degli Austriaci. Dei contrattacchi operati fra il 12 e il 15 maggio si ha in particolare testimonianza in tre comunicati successivi del Comando Supremo, che confermano come le posizioni del Corno fossero comunque ormai stabilmente in mano italiana.

Durante uno di questi contrattacchi nemici una pattuglia di una ventina di austriaci riuscì a infiltrarsi nelle nostre postazioni. Sopraffatta l'unica vedetta presente alla imboccatura della galleria che portava sullo sperone del Monte ─ ritenuta postazione poco utile alle difese e perciò parzialmente sguarnita ─ il nemico vi si rifugiò rifiutando poi di arrendersi.

La definitiva conquista del Monte Corno il 13 maggio.

Fu questa particolare postazione che venne poi ripresa il 13 maggio dal Tenente Carlo Sabatini, con un'azione quindi ben distinta da quella precedente della conquista dell'insieme delle postazioni del Corno Battisti. L'azione del Sabatini - motivata forse anche dall'annuncio di un imminente arrivo del Generale Badoglio alla base - preannunciata dal medesimo ai Comandi che poterono perciò seguirla con i binocoli, fu di grande ardimento e spettacolarità ─ in quanto implicò la scalata in pieno giorno di un tratto di parete del Corno, su un versante caratterizzato da rocce friabili, che tuttavia permetteva di non essere visti dalle vedette nemiche. L'elevata rischiosità e la visibilità di questo gesto concorsero meritatamente a una quasi immediata decisione di attribuirvi un'alta onorificenza sul campo.

Avendo prima citato la motivazione della medaglia d'argento concessa al Sottotenente Bottari, è importante riportare quella attribuita al Tenente Sabatini in via definitiva, per la medaglia d'oro che gli venne conferita sul campo ( motivazione che è rintracciabile sul sito www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=12629 , o sul sito web del Nastro Azzurro) - cui facciamo seguire un passo della descrizione dell'azione, tratto dal diario qui riportato per gentile concessione della Famiglia Sabatini - ove meglio si chiariscono le modalità di questa seconda impresa.

Corno Battisti, versante SE, da Obra

La motivazione recita: “Primo sempre ai cimenti, personificazione vera delle più elette virtù militari, con alto spirito di abnegazione e magnifico ardire, con una scalata che ebbe del prodigioso poté primo, esempio ai quattro arditi che lo seguirono, sotto i vigili occhi delle vedette nemiche, audacemente piombare su numeroso presidio avversario, col quale ingaggiò violento corpo a corpo. Nessuno dei nemici fu salvo, i più furono uccisi e nella mischia rotolarono pei dirupi. Sei ne catturò, compreso l'ufficiale comandante del presidio. Fattosi poscia raggiungere da forte nucleo dei suoi, si affermò saldamente sulla posizione. Monte Corno, 13 maggio 1918”.

Dal Diario :

"La mattina del 13 avevo fatto esplorare dal Serg. Magg. Degli Esposti un canalone che accedeva alla cima, ma era ritornato dichiarandolo impraticabile, perché sbarrato ad un certo punto da una parete a picco. La sera del 13 doveva giungere al Comando della Brigata Murge, S.E. il Generale Badoglio per assicurarsi se la cima fosse realmente nostra. Mi decisi dì provare ancora il canalone del mattino. Chiamai Degli Esposti ed alcuni arditi volontari. Si presenteranno in tre, Torri, Cataldo e Brancato della I Sezione Mitragliatrici.Erano le tre del pomeriggio, con un sole splendido. Mi affacciai alle feritoie dalle quali sarei uscito, si vedeva la Cima del Monte ad un centinaio di metri in alto, ed in basso più di mille metri di burrone. Lasciammo i moschetti, le cartucce, ci mettemmo cinque o sei petardi ciascuno nella casacca, il pugnale nel taschino della giubba e sù. Degli Esposti avanti, io dopo, appresso gli altri più un incognito che ci seguì per qualche metro poi tornò indietro preso dalla paura delle vertigini.Gli osservatori tutti della Vallarsa erano stati avvisati con questa frase lanciata dal telefono: «guardate cosa succede a momenti sulla cima».Il canale per il quale salivamo essendo formato dalle acque, offriva appigli friabilissimi, ai quali ci attaccavamo con la massima precauzione..........".

Il Monte Corno : una posizione contesa sino alla fine delle ostilità.

Al di là delle fasi salienti di cui sin qui ci si è occupati, le posizioni del Monte Corno sono state oggetto di una continua contesa ─ durata sino all ‘ ultimo giorno di guerra ─ nonostante periodi anche lunghi di apparente assenza di attività militari cruente, ma che comunque sono stati costantemente caratterizzati da opere necessarie alla loro conquista o riconquista. Le vicende belliche che nel corso della Guerra del ‘15 / ’18 hanno interessato il Monte Corno Battisti ─ e il maggiore o minore rilievo assegnabile all’ una piuttosto che all’ altra di queste vicende ─ non possono essere ben valutate se non inquadrandole in una pur breve cronistoria. Qui per semplificare faremo riferimento a quanto emerge dai Comunicati che i comandi supremi dei diversi contendenti hanno avuto cura di emanare, in particolare a quelli di parte italiana ─ ben sapendo del loro livello di approssimazione, della relativa tempestività e grado di dettaglio, della deformazione dell ‘ informazione in essi contenuta, che doveva tener conto innanzitutto degli effetti sul morale dell’ esercito e della popolazione, oltre che delle informazioni che si volevano o meno far avere al nemico. Alcune parziali integrazioni fanno qui riferimento al lavoro di studiosi o all ‘apporto di documenti e testimonianze che più recentemente sin son resi disponibili. Dai testi dei Comunicati del Comando Supremo emergono comunque le azioni di maggior e più evidente rilievo militare, condotte dagli Italiani e dagli Austriaci nel corso della Grande Guerra, nel tentativo di conquistare una posizione ─ in questo caso quella del Monte Corno ─ caratterizzata da un'importanza tattico-strategica di grande rilievo, per la possibilità che dava di tenere sotto controllo le linee del fronte che dalla Vallarsa risalivano al Pasubio, e oltre. Al di là della loro genericità e parzialità, quindi, questi comunicati evidenziano innanzitutto come questa importanza sia stata sempre ben presente ad entrambi i contendenti ─ ciò che è ben documentato dalla continuità della contesa che si svolge attorno a quella posizione, in modo particolarmente evidente per tutto l ‘ ultimo periodo del conflitto, oltre che dal numero degli attacchi di significativa rilevanza che vi si concentrano, condotti dagli Austriaci (ben quindici fra il mese di Maggio e la fine di Ottobre del ‘ 18 ! ). E come quindi ─ al di là dei proclami ─ il suo possesso, italiano o austriaco che fosse, non venisse di fatto mai dato come qualcosa di definitivamente perduto, o per sempre acquisito, da parte di nessuno dei due contendenti. Partendo dall’inizio delle ostilità ─ e limitandoci a citare i testi originali dei Comunicati di parte italiana (in corsivo) ─ si registra quanto segue. L ‘Italia entra in guerra.

24 MAGGIO 1915 = Le nostre truppe, prendendo ovunque l’offensiva, occuparono i seguenti punti: Forcella di Montazzo, Tonale, Ponte Caffaro, il terreno a Nord di Ferrara di Monte Baldo, MONTE CORNO, Monte Foppiano, sul versante Nord dei Lessini, Pasubio, Monte Battalen alle testate delle valli d’Agno Leogra, altri passi di Val Brenta. Vennero fatti parecchi prigionieri.

L ‘Austria è costretta ad arretrare, abbandonando in Vallarsa i forti di Valmorbia e Montassone. Ma nel 1916 le truppe austro-ungariche passano all ‘ offensiva (la Strafexpedition), cercando di sfondare sul Pasubio e sull ‘ Altipiano dei Sette Comuni. La nuova linea del fronte ritorna a passare in Vallarsa, da Valmorbia al Monte Spil e di qui al Monte Corno (che viene preso), la Bocchetta della Val Foxi, verso il Monte Cosmagnon e il Pasubio. Il Monte Corno diventa posizione strategicamente rilevante come osservatorio austriaco, da cui si dominano le valli e le catene montuose circostanti. Di qui gli sforzi successivi, da parte italiana, per riconquistarlo, con azioni preliminari che portano alla conquista del Monte Trappola e di Cima Alta, antistante la vetta del Monte Corno.

5 LUGLIO 1916 = Nella giornata di ieri, dopo insistenti attacchi, i nostri alpini riuscirono a raggiungere la sommità di MONTE CORNO, a Nord Ovest del Pasubio.

In un studio redatto in occasione di una mostra sulla Grande Guerra nella Valle dell ‘ Adige, preparata per il 2016/17 dalla Biblioteca del Comune di Marano di Valpolicella (“Cenni Storici” ; www.comunemaranovalpolicella.vr.it/html/biblioteca/ ), Roberta Andreatta chiarisce tuttavia che si tratta di due attacchi alla vetta del monte, portati fra le notti del 3 e del 4 luglio, entrambi tuttavia sventati dagli Austriaci.

10 luglio 1916 = gli alpini del Battaglione Vicenza tentano un attacco alle posizioni del MONTE CORNO evidentemente riprese dal nemico, giungono in cima, ma un violento contrattacco degli austriaci li costringe a ripiegare: Cesare Battisti rifiuta di lasciare la cima e viene preso prigioniero.

Val qui la pena notare come in occasione di questa azione, non diversamente da quanto avverrà poi il 10 maggio del 1918, era previsto che la cima del Monte Corno venisse assalita sia da truppe capaci di sviluppare un attacco veloce (in questo caso gli alpini di Cesare Battisti), sia dalla fanteria con compiti di accerchiamento delle posizioni nemiche e di consolidamento. Il 10 luglio del 1916 il fallimento del programma e la cattura del Battisti e di Fabio Filzi), sono in gran parte addebitabili al mancato intervento ─ a causa di difficoltà di terreno riscontrate nella salita dalla Val Foxi ─ da parte appunto della fanteria (si veda in, Andreatta, R. ; op.cit.). E come si è visto precedentemente, anche nell ‘ azione del 10 maggio del ‘ 18 il mancato intervento della fanteria, pur esso programmato a seguire quello delle truppe d ‘ assalto, ebbe un suo peso.

11 LUGLIO 1916 = Sul Pasubio conquistammo posizioni a Nord di MONTE CORNO, ma un violento contrattacco nemico riuscì in parte a ritogliercele. Prendemmo 34 prigionieri. 12 LUGLIO 1916 = Sulle pendici settentrionali del Pasubio si occuparono parte delle posizioni di MONTE CORNO sgombrate il giorno 10.

In questo periodo vengono rafforzate le posizioni raggiunte, fortificando il Monte Trappola sul versante prospiciente il Monte Corno e il Monte Spil, curando anche la realizzazione di mulattiere di raccordo e la costruzione di baraccamenti e depositi nelle retrovie. Andreatta (op.cit.) fa notare che è a partire da allora che comincia ad affacciarsi nella mente degli alti comandi l ‘ idea di minare e far saltare il Monte Corno, come unica o migliore soluzione da adottare.

9 SETTEMBRE 1916 = In Vallarsa la sera del 7, dopo intenso bombardamento, un forte reparto nemico assalì le nostre posizioni tra il Monte Spil e MONTE CORNO riuscendo ad irrompere in alcune nostre trincee. Un nostro vigoroso contrattacco le rioccupò in gran parte infliggendo gravi perdite all’avversario e prendendogli una ventina di prigionieri. 11 SETTEMBRE 1916 = Nella zona fra Vallarsa e la testata del torrente Posina, dopo preparazione delle artiglierie, ostacolata da fitta nebbia, le nostre fanterie espugnarono un forte trinceramento in fondo alla Valle di Leno, e tra Monte Spil e MONTE CORNO completarono la conquista delle trincee rimaste al nemico dopo il combattimento del 7. 13 OTTOBRE 1916 = Nella zona di Monte Pasubio respingemmo violenti attacchi tra Monte Spil e MONTE CORNO e lungo le pendici meridionali del Roite.

Fra la fine del 1916 e i primi mesi del 1918, e in particolare con Caporetto, gli Austriaci rioccupano quindi stabilmente la vetta del MONTE CORNO ─ anche se la distinzione esistente fra Cima Italiana e Cima Austriaca, situate a “ distanza di voce “ , testimonia in pratica del succedersi di azioni di disturbo, di attacchi e contrattacchi di piccola entità, che l ’ archivio centrale non può registrare. Il lungo intervallo di tempo che si registra fra il comunicato del 13 ottobre 1916 e quello dell'11 maggio 1918, è caratterizzato da una, “ … stabilizzazione del fronte nella bassa e media Vallarsa [che] richiese il mantenimento e il vettovagliamento di migliaia di soldati “ (cit.). Ma va ricordato che l ‘ inverno a cavallo del ‘ 16 e del ‘ 17 fu registrato come il più duro del secolo, con un innevamento abbondantissimo che causò numerose valanghe e migliaia di morti da ambo le parti. Tuttavia fra la fine del 1917 e l ‘ inizio del ‘ 18, prima da parte Austriaca e poi da parte Italiana (questi ultimi risalendo le viscere della montagna dalla base, mediante una galleria elicoidale), si lavorò intensamente per realizzare un sistema di gallerie di mina e contromina sul Monte Corno. Tutte queste opere rimasero però inutilizzate, anche se quelle di parte italiana erano ormai avanzatissime, poiché si temette che da parte Austriaca si fosse in grado di anticipare i tempi del brillamento della contromina.

11 MAGGIO 1918 = In Vallarsa, nella notte del 10, reparti di fanteria e d’assalto, dopo vivace lotta, condotta con grande ardimento, tolsero al nemico l’aspra e ben munita cima di MONTE CORNO; catturando oltre 100 prigionieri, due cannoni, quattro mitragliatrici ed abbondante materiale . 13 MAGGIO 1918 = La notte del 12, dopo intensa preparazione di artiglieria, il nemico attaccò le nostre nuove posizioni sul MONTE CORNO; arrestato col fuoco e contrattaccato dovette retrocedere con gravi perdite. 14 MAGGIO 1918 = Tentativi di attaccare nuovamente MONTE CORNO in Vallarsa vennero sventati col fuoco. 15 MAGGIO 1918 = Nostre batterie ricacciavano reparti che si avvicinavano a MONTE CORNO in Vallarsa. 18 MAGGIO 1918 = In Vallarsa, nelle prime ore di ieri, il nemico tentò invano, per la terza volta, di riprendere il MONTE CORNO conquistato dai nostri la notte sul 10 corrente. Due colonne nemiche di mitragliatrici e di lanciafiamme, fortemente appoggiate dall’artiglieria attaccarono le nostre posizioni. Presi sotto un efficace tiro di sbarramento e battute da raffiche di mitragliatrici e fucileria, dovettero ripiegare in disordine. Restarono nelle nostre mani due lanciafiamme, Il MONTE CORNO è in nostro saldo possesso. 24 LUGLIO 1918 = La lotta delle artiglierie, normali su tutta la fronte, si ravvivò a tratti in Val Lagarina, dove il nemico tentò anche un attacco locale sul MONTE CORNO, prontamente respinto. 27 LUGLIO 1918 = La notte sul 26 in Vallarsa un pattuglione d’assalto, dopo violenta preparazione d’artiglieria, riusciva a penetrare in una nostra trincea di MONTE CORNO, ma ne fu immediatamente respinto. 1 AGOSTO 1918 = A MONTE CORNO reparti nemici, che tentarono avvicinarsi, dopo intensa preparazione di fuoco, alle nostre linee, vennero sanguinosamente respinti per la vigilanza de’ difensori e per il pronto intervento dell’artiglieria. 5 AGOSTO 1918 = Tentativi di reparti nemici, di attaccare le nostre posizioni di MONTE CORNO fallirono sotto il fuoco. Qualche prigioniero restò nelle nostre mani. 9 SETTEMBRE 1918 = A MONTE CORNO, un tentativo di sorpresa nemica fu sanguinosamente sventato dalla nostra artiglieria e da reparti di Arditi, che inseguirono l’’avversario infliggendogli perdite. 14 SETTEMBRE 1918 = Sul MONTE CORNO nuclei avversari che, appoggiati da artiglieria, tentarono di avvicinarsi alla nostra linea, vennero nettamente respinti col fuoco. 21 SETTEMBRE 1918 = Tentativi di reparti di assalto avversario fallirono dinnanzi alle nostre linee di MONTE CORNO. 28 SETTEMBRE 1918 = In Vallarsa, la sera del 26, un grosso reparto d’assalto avversario attaccò, dopo intensa preparazione di artiglieria e di bombardamento, un nostro posto avanzato antistante alle posizioni di MONTE CORNO. Venne ricacciato in disordine dal nostro fuoco repressore. 16 OTTOBRE 1918 = Le notte sul 15 un distaccamento avversario attaccò due volte la nostra posizione di MONTE CORNO in Vallarsa. Fu sempre respinto con gravi perdite. 20 OTTOBRE 1918 = A MONTE CORNO l’avversario tentò due attacchi, che furono nettamente arrestati dai nostri tiri di sbarramento. 24 OTTOBRE 1918 = Al MONTE CORNO un tentativo di attacco nemico, preparato da brillamento di mina, venne nettamente respinto.

In conclusione si può affermare che, dopo il 10 maggio 1918 ― giorno ufficialmente riconosciuto come quello della conquista del MONTE CORNO, secondo quanto affermato sia dai comunicati del Comando Supremo sia dalla motivazione della medaglia d’argento concessa al Sottotenente Fulvio Bottari ― il controllo completo italiano della posizione viene parzialmente meno nella notte compresa fra il giorno 11 e il 12 maggio; e ciò sino alla sua ri-conquista totale, iniziata il pomeriggio del 13, ma conclusa solo nella prima mattina del 14. La causa dell ‘ infiltrazione nemica è chiaramente individuata in quel violento contrattacco austriaco, che il Comunicato italiano segnala sì, ma mancando di accennare ─ cosa che invece da parte austriaca ci si premura di fare ufficialmente ─ ad un sia pur solo temporaneo successo del nemico, e forse come conseguenza di ciò mancando di citare l ‘ azione del Sabatini. Qualcosa di egualmente serio avvenne poi anche attorno al 27 luglio ─ quantomeno sotto il profilo puramente tattico se non della durata, che fu probabilmente più limitata, comportando una solo parziale occupazione delle trincee. Risulta evidente che i Comunicati dei Comandi Supremi non potevano restituire in tempo reale e in modo compiuto l ’ evolversi, spesso molto rapido, delle situazioni militari locali al fronte. Essi perciò non ne restituiscono neppure tutta la complessità e, in definitiva, tutta la verità , verità che può essere invece riscoperta solo con un lavoro paziente di ricostruzione analitica dei fatti, su basi documentali. In realtà, dall ‘ insieme delle informazioni raccolte attraverso i Comunicati e da altri documenti e studi, ciò che emerge è l ’ immagine di una condizione di costante provvisorietà e precarietà, dovute in particolare alla presenza sino alla fine della guerra sia delle postazioni di mitragliatrici pesanti e di bombarde sulla quota 1801 ─ mai conquistata, una vera "spina nel fianco", poiché da lì si dominavano le trincee della Selletta e del Corno ─ sia delle artiglierie austriache sul Monte Testo e degli acquartieramenti di truppe attorno alla vicina malga Zocchi. “ Nel novembre del 1918 [con la fine delle ostilità] le truppe italiane che varcarono la Selletta raggiunsero quota 1801 e la trovarono abbandonata dagli austriaci.

E allora, un po' ‘ paradossalmente, si può forse affermare di conquista definitiva si debba parlare come di cosa sancita solo a pace fatta. Restituendo in questo modo dignità e valore - al di là del significato degli episodi salienti di cui si è detto - a tutte le persone che, in modo più oscuro ed anonimo, ma egualmente indispensabile, hanno da entrambe le parti conteso continuamente quei luoghi, lasciandovi la vita, rimanendo feriti e spesso invalidi, e riportandone traccie indelebili nella memoria, oppure cercando di dimenticare un periodo della propria spesso giovanissima vita, che avrebbe potuto essere ben spesa anche in altro modo.

Il Monte Corno Battisti oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 agosto 1987 è stato inaugurato il sentiero Franco Galli che risale dalla frazione Valmorbia, in Vallarsa, alla sommità del Corno Battisti con alcuni passaggi in galleria.

In precedenza, il 18 agosto 1985, alcuni alpinisti vicentini appassionati del Pasubio hanno riscoperto l'accesso all'impervio sistema di gallerie del Corno Battisti, che per loro stessa ammissione è molto più pericoloso e con il rischio di crolli più elevato rispetto al sistema dei Denti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cesare Veronesi, pp.91-93
  2. ^ Atti del processo, K1796/16 / atto 8
  3. ^ Atti del processo, K1796/16 / atto 9
  4. ^ Atti del processo, K1796/16 / atto 10
  5. ^ Gattera.Greselin
  6. ^ Eroi della Grande Guerra: Bruno Franceschini, l'eroe del Monte Corno., associazione-legittimista-italica.blogspot.it. URL consultato il 12 dicembre 2016.
  7. ^ Attilio MORI - Oreste FERRARI, BATTISTI, Cesare, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930. URL consultato il 12 dicembre 2016.
  8. ^ Silvana Casmirri, FILZI, Fabio, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1997. URL consultato il 12 dicembre 2016.
  9. ^ Luigi Sardi, Cesare Battisti e Franceschini, il non-rinnegato, su gelocal.it, Gruppo Editoriale L’Espresso, 9 marzo 2012. URL consultato il 12 dicembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]