Monte Calisio

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Monte Calisio
Trento-Martignano and mount Calisio-panorama.jpg
Il monte con ai piedi l'abitato di Martignano.
StatoItalia Italia
RegioneTrentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
ProvinciaTrento Trento
Altezza1 097 m s.l.m. e 609 m s.l.m.
CatenaAlpi
Coordinate46°05′51.93″N 11°08′37.42″E / 46.097757°N 11.143727°E46.097757; 11.143727Coordinate: 46°05′51.93″N 11°08′37.42″E / 46.097757°N 11.143727°E46.097757; 11.143727
Altri nomi e significatiArgentario
Data prima ascensioneI secolo a.C.
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Monte Calisio
Monte Calisio
Mappa di localizzazione: Alpi
Monte Calisio
Dati SOIUSA
Grande ParteAlpi orientali
Grande SettoreAlpi sud-orientali
SezioneDolomiti
SottosezioneDolomiti di Fiemme
SupergruppoCatena Lagorai-Monte Croce-Cima d'Asta
GruppoCatena Monte Croce-Sette Selle
SottogruppoDorsale Sette Selle-Gronlait
CodiceII/C-31.V-B.4.b

Il monte Calisio (1 097 m s.l.m.), detto anche Argentario, sorge sopra gli abitati di Martignano, Cognola, Villamontagna, Montevaccino, Gardolo, Melta di Gardolo (tutti sobborghi di Trento) e Civezzano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Le prime tracce dell'uomo in tutta la regione del Tirolo si sono ritrovate proprio qui, presso le pendici occidentali del monte Calisio, dove venne ritrovata nel 1971 una statuetta di forma femminile ottenuta da un corno di cervo, la cosiddetta "Venere del Gàban".[1][2][3]

Epoca Romana[modifica | modifica wikitesto]

Nel 15 a.C. venne realizzata dal generale Druso la via Claudia Augusta, che permetteva il collegamento con Augsburg. Essa passava ove ora ci sono i centri abitati di Meano, Martignano e Cognola e a tratti coincide con i sentieri.

Le miniere dell'Argentario[modifica | modifica wikitesto]

L'altopiano dell'Argentario una volta ospitava importantissime miniere di argento (da qui il secondo nome "Argentario" che viene utilizzato anche per indicare la circoscrizione di Martignano e Cognola) che fornivano l'argento al Tirolo e in particolare alla zecca di Merano. Per questa ragione il codice minerario più antico d'Europa fu scritto proprio a Trento nel 1207 dal principe vescovo Federico Vanga (allora scritto Wanga).

Le miniere, come quella della busa del Pomar, persero importanza nel Quattrocento in seguito alla scoperta della miniera di Schwaz presso Innsbruck.

Storia attuale[modifica | modifica wikitesto]

Semiabbandonato per secoli, il monte viene riscoperto dal Novecento in poi con la crescita sempre più intensa dei centri abitati sopra nominati.

Sotto la sua cima, a circa 829 m s.l.m., si trovano i resti del forte Casara.

Fortificazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso dei tunnel
Costruzione batteria corazzata

La fortificazione sotterranea del monte Calisio era uno dei più grandi e moderni impianti della fortezza di Trento. Lo scavo iniziò nell'agosto 1915 e venne ultimato in novembre, con uno scavo di circa 10000 tonnellate di roccia. La galleria aveva la classica forma a "H", costituito da due gallerie di 250 e 160 metri ciascuna, con un tunnel che le collegava. In seguito vennero aperti dei pozzi verticali da 10-12 metri in calcestruzzo per installare 2 obici in cupole corazzate, disposte a 68 metri l'una dall'altra, una grande distanza decisa dal maggior generale Steinhart. Sulla cima si possono ancora riconoscere le basi d'appoggio del cannone aereo da 9 cm/M16, dei riflettori e le altre strutture. L'inclinazione dei due tunnel assicurava il continuo ricambio d'aria.[4]

Sentieri[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dei tunnel

Oggi il monte è sfruttato per il trekking urbano, vista la presenza di numerosi percorsi interamente nel bosco, spesso panoramici. È presente anche un sentiero natura. I sentieri sono mantenuti dalla SAT (sottosezione del CAI) in collaborazione con l'Ecomuseo dell'Argentario.

L'ultima parte del sentiero per arrivare alla cima è percorribile in galleria.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Euregio, Tirolo Alto Adige Trentino - Uno sguardo storico. Trento 2013, ISBN 9788890786020
  2. ^ Gli «oggetti d'arte» di Riparo Gaban Archiviato il 30 dicembre 2013 in Internet Archive.
  3. ^ La Venere del Gabàn Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.
  4. ^ a b Notizie estratte dalla tabella esplicativa lungo il percorso

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