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Mono no aware

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Mono no aware (物の哀れ?) è un concetto estetico giapponese che esprime una forte partecipazione emotiva nei confronti della bellezza della natura e della vita umana, con una conseguente sensazione nostalgica legata al suo incessante mutamento. Trovare una traduzione esaustiva a questo concetto risulta complesso in ogni lingua; il suo corrispettivo in italiano può essere "pathos", "sensibilità estetica" o "partecipazione emotiva alle cose". Tuttavia, la traduzione più comunemente usata è "sensibilità delle cose". Sebbene sia un termine già presente nelle opere di periodo Nara, quali Kojiki e Man'yōshū[1], è nella letteratura di corte di epoca Heian, in particolare nelle produzioni letterarie dei monogatari, che esso assume maggiore salienza. Infatti, attraverso l’analisi di studiosi e commentatori dei secoli successivi, si è evinto come tale concetto estetico sia il principale trait d’union nella trama e nella struttura del grande classico Genji monogatari. Viene tuttora considerato il tema cardine e l’essenza estetica che permea tutto il romanzo, dalla descrizione della natura all’intimo animo dei personaggi. Durante il periodo Heian furono eseguiti i primi studi riguardo al mono no aware, ma fu Motoori Norinaga, esponente del Kokugaku ad analizzarlo ed approfondirlo nel corso del periodo Tokugawa. Si ritiene che il concetto estetico dell'aware col passare dei secoli si sia radicato nella cultura giapponese fino ad influenzare i valori e il senso estetico presenti nel Giappone contemporaneo.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo Heian, mono no aware presentava una vasta gamma di significati a seconda delle occasioni in cui veniva usato: emozione, malinconia, ammirazione, turbamento d’animo. Il termine è formato dall’unione di due parole: mono (?), che in giapponese significa "cosa", e aware, che in origine indicava una semplice esclamazione di stupore riferita ad un soggetto naturale, come la luna piena o un fiore sbocciato[2]. Anticamente venivano usate le espressioni aa e hare (es. “Ah, che magnifica luna”) che si sono poi fuse nell’unica parola aware. La forma originale era una diretta espressione di una emozione come “il pino isolato, aware” o “aware, in cinguettio degli uccelli”. Questa prima forma esprimeva apprezzamento e totale coinvolgimento emotivo con la natura circostante. In seguito si cominciò a scrivere aware con il carattere 哀れ che significa "compassione", "tristezza", "pietà". Così facendo mutò il suo significato diventando un sentimento di malinconia che unisce sia l’apprezzamento verso il bello sia la tristezza dovuta alla consapevolezza che esso è destinato a svanire.

Aware nel Genji monogatari[modifica | modifica wikitesto]

Introduzione al testo[modifica | modifica wikitesto]

Il Genji monogatari fu scritto intorno all’XI secolo da Murasaki Shikibu ed è oggi considerato come una delle più straordinarie opere d’intrattenimento e un grande classico della letteratura giapponese. Ritenuto il primo esempio di romanzo psicologico, esso consta di 54 capitoli (maki) che seguono la vita e le vicende amorose di Genji lo splendente (光源氏 Hikaru Genji?). Nasce dall’amore tra l’imperatore e una concubina e, per non creare scandali a corte, viene estromesso dalla successione imperiale. Il padre gli conferisce così un cognome, Genji per l’appunto, che caratterizza i semplici sudditi. Genji è una figura affascinante, un uomo colto e raffinato, conoscitore delle arti che un uomo di corte doveva saper padroneggiare: poesia, musica (si dilettava nel koto e nel flauto) e calligrafia (shodō). Murasaki Shikibu plasma intorno al personaggio di Genji un ambiente a lei familiare: quello della corte a Heian-kyō, l'odierna Kyōto. Lo circonda così di dame, servitori, aristocratici, di palazzi sontuosi e cerimonie solenni. Il ritmo del romanzo è scandito dalle infatuazioni e dalle passioni amorose tra il protagonista e le donne che incontra nell’arco di tutta la sua vita. A spingerlo è soprattutto quello che venne poi nominato "complesso di Genji"[3], ovvero l’incessante ricerca di una donna che possa somigliare alla madre Kiritsubo, defunta quando lui aveva solo 3 anni. Sarà, infatti, la ricerca di un sostituto, di una figura somigliante, a spingerlo a compiere azioni talvolta pericolose e immorali. Esempio eclatante è il rapporto con Fujitsubo (la principessa del Padiglione di Glicine), la moglie del padre, dal quale nascerà l’erede imperiale Reizei, ritenuto a lungo da tutti figlio dell’imperatore. Oppure l’amore paterno verso la piccola Murasaki (da cui prende il nome l’autrice) che Genji incontra durante un viaggio sulle colline occidentali per guarire dalle febbri intermittenti. Sebbene Murasaki sia solo una fanciulla, rapisce il cuore di Genji con il suo fascino e l’incredibile somiglianza che la lega a Fujitsubo. Genji la porterà così a palazzo dove verrà cresciuta e istruita sotto la sua supervisione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Katō, 1987, p. 76.
  2. ^ Boscaro, 2005, pp. 9-10.
  3. ^ Bienati e Boscaro, 2010, p. 68.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Murasaki Shikibu, La Storia di Genji, a cura di Maria Teresa Orsi, Torino, Einaudi, 2012, ISBN 978-88-06-14690-0.
  • Luisa Bienati e Adriana Boscaro, La narrativa giapponese classica, Venezia, Marsilio, 2010, ISBN 978-88-317-0561-5.
  • Shūichi Katō, Storia della letteratura giapponese, dalle origini al XVI secolo, a cura di Adriana Boscaro, Venezia, Marsilio, 1987, ISBN 88-317-4965-X.
  • Shūichi Katō, Storia della letteratura giapponese, dal XVI al VIII secolo, a cura di Adriana Boscaro, Venezia, Marsilio, 1989, ISBN 88-317-5176-X.
  • Adriana Boscaro, Letteratura giapponese, I. Dalle origini alle soglie dell'età moderna, Torino, Einaudi, 2005, ISBN 978-88-06-17821-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]