Monetazione del Picenum

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La monetazione del Picenum è costituita delle emissioni monetarie delle comunità che si trovano nella regio V della suddivisione augustea dell'Italia.

Tradizionalmente i numismatici trattano le monete delle comunità del Picenum come parte della monetazione greca.[1]

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Piceni.

Le emissioni monetarie dell'area si concentrano nel III secolo a.C.. In questo periodo, i Piceni ed i Romani strinsero un'alleanza militare per contrastare l'avanzata dei Galli Senoni,[2] giunti sino a nord del Tevere; nel 299 a.C. si verificò la prima azione militare romana in territorio piceno, ai danni degli insediamenti gallici a settentrione del fiume Esino. Ulteriore conferma del patto militare fra Romani e Piceni venne data da questi ultimi qualche anno dopo, quando i Sanniti, cercando di coinvolgere i Piceni nell'imminente conflitto contro Roma, avvertirono gli alleati Romani della guerra che i Sanniti, coalizzati con i Galli, gli Etruschi e gli Umbri, avevano intenzione di intraprendere.[3][4] Il conflitto sfociò in una serie di scontri fra i Romani e le popolazioni alleate dei Sanniti, dei quali quello decisivo fu la battaglia di Sentino (295 a.C.), a seguito della quale si accentuò l'espansione romana verso l'Adriatico; nel 290 a.C. circa, Roma espanse i propri domini fino ad assorbire il territorio dei Pretuzi, a sud del Picenum.[4] Nello stesso periodo, si acuirono anche le tensioni fra i Romani e i Galli Senoni: questi ultimi furono sconfitti grazie anche all'appoggio dei Piceni, che si schierarono contro le popolazioni celtiche acconsentendo al passaggio dell'esercito romano nel Picenum. A seguito della sconfitta dei Senoni, Roma acquisì anche i territori gallici, che confinavano a nord con quelli piceni.[5]

Le conquiste romane mutarono sensibilmente il contesto geopolitico nell'Italia centrale: i domini di Roma si estendevano a nord, ovest e sud del Picenum, circondato dallo Stato romano. La mancanza di autonomia scaturita da ciò indusse i Piceni a rompere l'alleanza con Roma e a rivoltarsi contro l'indiretta dominazione romana. La rivolta, guidata dalla città di Asculum, non ebbe successo e venne sedata dai Romani in due campagne distinte, nel 269 e nel 268 a.C.. Conseguentemente, una parte della popolazione picena fu deportata in Campania, nei pressi di Salerno;[5][6] il resto dei Piceni fu parzialmente romanizzato, mentre Asculum fu considerata civitas foederata, ovvero alleata di Roma; onde tenere sotto controllo Asculum, nel 264 a.C. fu dedotta a Firmum una colonia di diritto latino.[5][7]

Contesto monetario[modifica | modifica wikitesto]

I contesti monetari più rilevanti sono da una parte, per Ancona, quello della polis di origine greca e per gli altri centri quello dalle emissioni delle comunità italiche, caratterizzate inizialmente dalle emissioni di aes grave e solo in un secondo tempo da monetazione al martello.

In particolare le monete fuse presentano una libbra suddivisa in base 10 anziché in base 12. Questa suddivisione è caratteristica di una serie di comunità tutte collocate nella costa adriatica. Oltre a quelle del Picenum hanno questa suddivisione alcune comunità dell'Umbria (Ariminum), dei Vestini e della Apulia (Luceria, Venosa)[8] La suddivisione decimale fu usata anche da Capua.

In questo caso le frazioni prendono nomi differenti rispetto a quelli utilizzati nella costa tirrenica. Si parla quindi di biuncia, teruncia, quadruncia, e quincuncia, cioè dal valore di 2, 3, 4 o 5 once[9]. La libbra di riferimento è comunque diversa tra le comunità: circa 379 g ad Ariminum, Hatria, o di circa 341 g in Apulia[8].

Ancona
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Ancona.

La città di Ancona fu fondata, secondo Strabone[10] intorno al 387 a.C. da greci di stirpe dorica, esuli siracusani; probabilmente, più che di una fondazione ex novo, si trattò di un incremento della presenza greca in un contesto in cui era già presente uno scalo marittimo greco.[11]
Il nome deriva dalla parola greca ἀγκῶν (gomito); riferimenti storici alla collocazione di Ancona e alla conformazione geografica "a gomito", da cui la città prende il nome, sono presenti negli scritti di Strabone,[10] Pomponio Mela,[12] Plinio il Vecchio[13] e Procopio.[14] Questa etimologia si rispecchia nel tipo presente sulla moneta, un gomito.
Ad Ancona si trovavano due famosi tempi: un dedicato a Diomede[15] ed un altro ad Afrodite[16]:

(LA)

« ante domum Veneris, quam Dorica sustinet Ancon, »

(IT)

« avanti al tempio di Venere, che la dorica Ancona sostiene »

(Giovenale, Satire, IV)

Nel III secolo a.C., la progressiva espansione di Roma nel territorio del Picenum indusse la città di Ancona ad accettare l'alleanza con i Romani;[11] nel 178 a.C. la città acconsentì all'uso del proprio porto da parte dei duumviri navali C. Furio e L. Cornelio Dolabella, che con una flotta di venti imbarcazioni avevano il compito di contrastare le incursioni piratesche degli Illiri.[17]

I commerci anconetani, già fiorenti nel periodo greco, assunsero ancor più grande rilevanza fra II e I secolo a.C., a seguito delle conquiste romane in Oriente che consentirono l'apertura di canali commerciali con Alessandria d'Egitto, Taranto, Delo e Rodi. Pur mantenendo l'aspetto culturale greco, Ancona assunse caratteri via via sempre più romani, divenendo prima civitas foederata, poi municipio romano; successivamente, fu inizialmente colonia triumvirale e poi, in occasione delle assegnazioni viritane augustee, colonia augustea.[11][18]

Asculum
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ascoli Piceno § Storia.

Asculum corrisponde all'odierna Ascoli Piceno. L'etnogenesi principale del popolo italico osco-umbro dei Piceni riferisce di una civiltà preromana, allogena del medio Adriatico ma originaria dell'alta Sabina, che in età antica aveva come capitale Asculum.[19] Questa etnogenesi trae forza dalla tradizione letteraria romana che pone all'origine della civiltà picena un ver sacrum compiuto da popolazioni sabine.

(LA)

« (Picentes) orti sunt a Sabinis voto vere sacro. »

(IT)

« I Piceni vengono dai Sabini, in seguito ad un voto di ver sacrum »

(Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 110)

Nel 299 a.C. i Piceni strinsero alleanza con i Romani per contrastare le incursioni dei Galli Senoni,[2] ed in seguito furono al fianco di Roma nel conflitto contro i Sanniti, gli Etruschi, gli Umbri ed i Galli.[4] Attorno al 269 a.C., i Piceni spezzarono l'alleanza con i Romani, a seguito del sensibile mutamento geopolitico intervenuto nel contesto del Picenum, sostanzialmente egemonizzato da Roma. La rivolta, condotta da Asculum, fu soppressa in due campagne militari successive, compiute da Roma nel 269 e nel 268 a.C..[5] Per Asculum il conflitto si risolse in modo meno radicale, rispetto al resto delle città picene; infatti, a differenza di queste,[20] venne considerata civitas foederata, alleata i Roma.[5]

Firmum
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Fermo.

A Firmum, che si trovava nel sito della moderna Fermo, nel 266 a.C. fu dedotta una colonia romana.[21] Lo scopo di questa deduzione, oltre al mantenimento di un forte controllo politico sulla regione, fu anche quello di stabilire degli avamposti fedeli sul versante adriatico dell'Italia centrale, nel caso di invasioni dal mare. I coloni romani che giunsero nel fermano furono numerosi, in considerazione del fatto che i Piceni da lì deportati furono inviati a fondare e rimpinguare numerose città italiche; inoltre, il processo di romanizzazione fu piuttosto veloce.[22] I Romani realizzarono diverse opere urbanistiche per rafforzare la posizione strategica di Firmum; situata sul colle Sabulo, la città venne via via ad allargarsi sul versante orientale, dove sorsero le abitazioni dei coloni. Vennero costruiti un foro, delle terme ed un teatro. La riuscita romanizzazione del territorio è confermata dalla fedeltà che, nel corso del tempo, fu dimostrata in battaglia dagli abitanti di Firmum.

(LA)

« Nec nunc post tot secula sileantur fraudenturque laude sua [...] Venusini et Adriani et Firmani et Ariminenses. Harum colonia subsidio tum imperium populi romani steti. »

(IT)

« E ora, dopo tanti secoli, non devono essere defraudati del giusto merito i Venosini, gli Adriani, i Fermani e i Riminesi. Con il sostegno di queste colonie allora la Repubblica resistette. »

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXVII, 12)

Nel 220 a.C., molti dei cittadini fermani presero parte alla battaglia di Talamone, in cui Roma sconfisse i Galli e ampliò i suoi possedimenti nel nord Italia.[23] Durante la Guerra Sociale, gli eserciti dei popoli italici insorti che avevano conquistato le numerose colonie romane adriatiche, non riuscirono ad occupare Firmum per la strenua resistenza opposta.[24]

Hatria
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Atri § Storia.

Hatria ricopre il sito della moderna Atri; vi fu dedotta una colonia latina poco dopo il 290 a.C. Le monete, fuse, furono emesse dopo questa data, nella prima metà del III secolo.

Ancona[modifica | modifica wikitesto]

Ancona: bronzo
Ancona Æ SNGANS 109.jpg
Testa di Afrodite a destra; M dietro (mi o sigma?) Braccio destro con ramo di palma. ΑΓΚΟΝ in basso, scarsamente leggibile
Æ, 21mm (9.99 g); ca 300-250 a.C.

Della monetazione di Ancona[25] ci è pervenuto un unico tipo[26]. La datazione non è precisa ma esemplari sono stati ritrovati nelle tombe datate nel III e II secolo a.C.[26] La moneta è battuta al martello e riporta la scritta in greco ΑΓΚΟΝ, ossia "Ankon", il nome della città in greco antico.

La moneta presenta al dritto l'effigie di Afrodite volta a destra. Come già visto la città ospitava un tempio dedicato alla dea. Dietro la lettera greca Μ che può essere interpretata sia come la lettera mi che come una forma arcaica della sigma.

Al dritto è raffigurato un braccio destro piegato al gomito, che tiene un ramo di palma o di altra pianta (le fonti ipotizzano mirto o corbezzolo). La legenda, posta in basso, è ΑΓΚΟΝ (leggi: "ANKON"), termine greco che significa gomito e che indica il nome della comunità.

L'identificazione della figura femminile al dritto con Afrodite è già presente in Eckhel, che al proposito cita Catullo[27]:

Quaeque Anconam, Cnidumque arundinosam
Colis, quaeque Amathunta, quaeque Golgos

La moneta è catalogata come Historia Numorum Italy 1.

Ausculum[modifica | modifica wikitesto]

Ausculum: quadruncia
Ausculum aes quadruncia.jpg
A; sotto: segno di valore. Fulmine.
Aes grave.

A questo centro veniva attribuita dubitativamente una serie di monete fuse caratterizzate dalla lettera A.[28]

Autori più recenti attribuiscono questa serie a un altro centro con questo nome, Ascoli Satriano, in base alla provenienza degli esemplari ritrovati[29]; questa monetazione è collocata temporalmente alla fine del III secolo[29]. Allo stesso centro appartengono anche altre monete enee coniate nel III secolo[29].

La serie è costituita da cinque pezzi: quadruncia, teruncia, biuncia, oncia e semioncia. Queste monete sono normalmente catalogate come Thurow 174-178. L'asse ha un peso teorico di circa 98g[29]. La suddivisione dell'asse in 10 once è presente anche in altri centri dell'Apulia, come ad esempio Lucera.

Recano al dritto una grande A che occupa tutto il campo e un numero di tortelli pari al valore in once.

Al rovescio è raffigurato un fulmine.

Firmum[modifica | modifica wikitesto]

Le monete attribuite a Firmum sono due monete di bronzo fuso (aes grave): una teruncia che reca la legenda FIR e una biuncia con la stessa legenda ma sinistrorsa, cioè scritta da destra a sinistra: Retrograde FIR.svg

Gli esemplari noti sono pochi e quindi la determinazione del valore ponderale della libra presenta incertezze[30]. La stessa determinazione se il sistema monetario si articoli in forma decimale (asse suddivisa in dieci once) o duodecimale (suddiviso in dodici once) è dubbio, come anche la stessa datazione[30].

Vecchi propendono per la prima ipotesi e riportano per la teruncia (quadrante) pesi tra 97 e 58 grammi mentre per la bioncia i pesi (sextans) vanno da 49 a 38 grammi[31].

Rutter et al. propendono invece per l'articolazione duodecimale e indicano un asse di circa 289 grammi. Di conseguenza le monete sono indicate come quadrante e sestante[32].

Il quadrante o teruncia ha al dritto una testa giovanile ed il segno di valore costituito da tre punti. Al rovescio è rappresentata una testa di bue di fronte e la legenda FIR.

Il sestante o biuncia presenta al dritto un'ascia bipenne con il segno di valore, costituito da due punti. Al rovescio è raffigurata una punta di lancia e la legenda Retrograde FIR.svg

La monete sono catalogate come Vecchi 245 e 247 o com Historia Numorum Italy 9 e 10.

Hatria[modifica | modifica wikitesto]

Hatria: asse
Hatria aes as.svg
HAT Testa di Sileno di faccia; Archaic L.svg (segno di valore) sopra. HAT, cane dormiente; Archaic L.svg (segno di valore) sopra.
Æ Aes grave: asse. Peso degli esemplari noti: 415-322 g
Hatria: quadruncia
Hatria aes grave 74000506.jpg
Apollo a sinistra e segno di valore: ••••. HAT cantaro e foglia d'edera in alto
Æ: quadruncia (aes grave), circa 280 a.C.; 193,74 g

Ad Hatria è attribuita una serie di aes grave costituita da un asse e da sei frazioni.

L'asse è suddiviso in dieci once e non in dodici come in uso a Roma e in altre popolazioni italiche.

Questo tipo di suddivisione è presente anche, come già visto, ad Ausculum Apulum, e nella monetazione di Capua, Ariminum, Luceria, Venusia ecc.

Le monete sono: quincuncia, quadruncia, teruncia, biuncia, oncia e semioncia. La serie si basa su un asse dal peso di circa 372 grammi[32].

Queste monete sono catalogate come Vecchi) da 236 a 244 o come Historia Numorum Italy da 11 a 17.

Le monete recano l'indicazione del valore, come peraltro la monetazione delle altre comunità italiche ed etrusche. Il valore è espresso tramite un numero di punti pari al numero di once che valeva la moneta. Per l'asse si trova può trovare la lettera Ι oppure una L arcaica (Archaic L.svg). La semioncia è indicata da un sigma arcaico (Greek Sigma 04.svg).

Monete
Asse Testa di Sileno, di faccia HAT Cane che dorme Thurlow-Vecchi 181, HN Italy 11
Quincuncia Pegaso a destra, cinque punti HAT Testa femminile in una conchiglia di murex Thurlow-Vecchi 182, HN Italy 12
Quadruncia Testa maschile (Apollo?). Quattro punti HAT Cantaro (o cratere) Thurlow-Vecchi 183, HN Italy 13
Teruncia Razza. Tre punti HAT Delfino Thurlow-Vecchi 184, HN Italy 14
Biuncia Gallo. Due punti HAT Scarpa Thurlow-Vecchi 185, HN Italy 15
Oncia Ancora. Un punto HAT intorno a un punto Thurlow-Vecchi 186, HN Italy 16
Oncia Ancora. H HAT intorno a un punto Thurlow-Vecchi 186a, HN Italy –
Semioncia A Greek Sigma 04.svg H Thurlow-Vecchi 187, HN Italy 17

Ritrovamenti[modifica | modifica wikitesto]

Le monete presenti in IGCH sono

  • 4 aes grave di Hatria, rinvenute nel tesoro venuto alla luce nel 1925 a Città Sant'Angelo, assieme a 2 denari, 144 quinari e 3156 monete romane di bronzo. Oltre alle monete romane ci sono altre cinque monete di bronzo dei seguenti centri: Vetulonia, Capua, Brundisium e Paestum.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eckhel: Doctrina numorum veterum.
  2. ^ a b Tito Livio, Ab Urbe condita libri, X, 10.
  3. ^ Tito Livio, op. cit., X, 11.
  4. ^ a b c Alessandro Naso, I Piceni. Storia e archeologia delle Marche in epoca preromana, Milano, 2000, Longanesi, p. 271.
  5. ^ a b c d e Naso, op. cit., p. 272.
  6. ^ Strabone, Γεωγραφικά, 5, 4-12.
  7. ^ Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, 2ª ed. Firenze, Vallecchi, 1951, p. 307.
  8. ^ a b F. Catalli,Monete dell'Italia antica, p. 98
  9. ^ I nomi delle frazioni della libbra suddivisa in 12 once sono dati da frazioni: semisse, (semi asse: 1/2) triente (1/3),quadrante (1/4) sestante (1/16)
  10. ^ a b Strabone, V. 4. 2.
  11. ^ a b c Maurizio Landolfi, Dalle origini alla città del tardo impero, in AA. VV., ANKON, Vol. I, p. 18.
  12. ^ Pomponio Mela, Cosmographia, II 64.
  13. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 111.
  14. ^ Procopio, De bello Gotico, II, 13.
  15. ^ A.L. Prosdocimi, G. Baldelli, La religione, in AA. VV., Piceni popolo d'Europa, p. 86.
  16. ^ Giovenale, IV. 40
  17. ^ Tito Livio, op. cit., XLI, I 2.
  18. ^ Liber Coloniarum, I, 225 4-13.
  19. ^ Gianluca Tagliamonte, L'origine sabina dei Piceni, in Piceni popolo d'Europa, p. 12.
  20. ^ Le città picene subirono un processo di progressiva romanizzazione. Inizialmente, furono nominate civitas sine suffragio (268 a.C.), poi civitas optimo iure (241 a.C.).
  21. ^ Velleio, I.
  22. ^ Giuseppe Michetti, Fermo nella storia. Fermo nella letteratura latina, Vol. I, p. 37-38.
  23. ^ Michetti, op. cit., pp. 39-40.
  24. ^ Michetti, op. cit., p. 42.
  25. ^ Per la moneta greca di Ancona si veda la fonte: Marco Dubbinelli, Giancarlo Mancinelli, Storia delle monete di Ancona, edito dal Lavoro editoriale nel 2009, ISBN 9788876634512, che riporta tutte le tesi formulate nel tempo
  26. ^ a b Rutter et al. Historia Numorum Italy, p. 17
  27. ^ Joseph Eckhel, Doctrina nvmorvm vetervm, p. 98
  28. ^ Head, Historia Numorum Picenum
  29. ^ a b c d Rutter et al. Historia Numorum Italy, pp. 77-78
  30. ^ a b Catalli, Monete dell'Italia antica, p. 102
  31. ^ Thurlow - Vecchi, Italian Cast Coinage..., p. 39
  32. ^ a b Rutter et al. Historia Numorum Italy, p. 18

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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