Campionato mondiale di calcio 1970

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Campionato mondiale di calcio 1970
Copa Mundial de Fútbol de 1970
Logo della competizione
Competizione Campionato mondiale di calcio
Sport Football pictogram.svg Calcio
Edizione
Date 31 maggio - 21 giugno 1970
Luogo Messico Messico
(5 città)
Partecipanti 16 (71 alle qualificazioni)
Impianto/i 5 stadi
Risultati
Vincitore Brasile Brasile
(3º titolo)
Secondo Italia Italia
Terzo Germania Ovest Germania Ovest
Quarto Uruguay Uruguay
Statistiche
Miglior marcatore Germania Ovest Gerd Müller (10)
Incontri disputati 32
Gol segnati 95 (2,97 per incontro)
Pubblico 1 673 975
(52 312 per incontro)
Brazil 1970.JPG
La formazione brasiliana che si aggiudicò definitivamente nel 1970 la Coppa Jules Rimet, vincendola per la terza volta.
Cronologia della competizione
Left arrow.svg 1966 1974 Right arrow.svg

Il campionato mondiale di calcio 1970 o Coppa del mondo Jules Rimet del 1970 (noto anche come Mexico '70) è stata la nona edizione del campionato mondiale di calcio per squadre nazionali maggiori maschili, organizzato dalla FIFA ogni quattro anni.

Si tenne in Messico dal 31 maggio al 21 giugno 1970 e fu l'ultima edizione del campionato del mondo a chiamarsi "Coppa del mondo Jules Rimet". Infatti, fu vinta dal Brasile, che se la aggiudicò definitivamente avendola vinta per 3 volte, battendo in finale l'Italia. Dall'edizione successiva (1974) il campionato del mondo prese il nome di "Coppa del mondo FIFA". Fu la prima edizione del campionato mondiale ad essere trasmessa dalla televisione a colori, grazie alla diffusione del satellite: 50 Stati poterono seguire l'evento.

Inoltre, per la prima volta, l'arbitro formalizzò le sanzioni disciplinari a carico dei giocatori tramite i cartellini: il giallo per l'ammonizione e il rosso per l'espulsione. E l'Adidas Telstar divenne il primo pallone ufficiale dei Mondiali: era la classica palla con 12 pentagoni neri e 20 esagoni bianchi. Presente già nell'Europeo 1968, al posto del classico pallone di cuoio scuro, fu scelto poiché il disegno e i colori ne facilitavano la visibilità nelle televisioni in bianco e nero. Fu, infine, il primo torneo mondiale in cui furono concesse due sostituzioni a partita: la prima squadra ad avvalersene fu l'Unione Sovietica nel match inaugurale.

Assegnazione[modifica | modifica wikitesto]

Il Messico venne scelto come Paese ospitante in seguito ad una votazione tenutasi a Tokio il giorno 8 ottobre 1964; in lizza c'era anche l'Argentina[1].

Le squadre qualificate[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Qualificazioni al campionato mondiale di calcio 1970.
Le nazioni qualificate, in blu

Le qualificazioni al campionato mondiale di calcio di Messico 1970 videro l'iscrizione di settantatré squadre nazionali, mentre il torneo finale ne prevedeva la partecipazione di sole sedici. Essendo già qualificate di diritto il Messico, paese organizzatore, e l'Inghilterra, campione in carica, erano disponibili solo quattordici posti. Questi sarebbero stati come al solito assegnati alle selezioni nazionali vincitrici dei vari raggruppamenti di qualificazione.

Furono assegnati nove posti alla zona UEFA, uno di questi però già occupato dai campioni in carica. Tra le squadre presenti alla manifestazione figurò l'Italia, fresca campione d'Europa ma non la Jugoslavia, finalista perdente, qui arrivata seconda nel gruppo 6 alle spalle del Belgio, che tornava invece dopo sedici anni. Non mancarono neanche la Germania Ovest e l'URSS, rispettivamente la seconda e la quarta classificata di quattro anni prima, ma lo stesso non si poté dire per il Portogallo di Eusébio, terzo in Inghilterra ma ora giunto addirittura ultimo nel gruppo 1, che fu vinto invece dalla Romania. Questa nazione ebbe nuovamente accesso alla fase finale dopo un'assenza che durava dall'edizione del 1938; tornarono dopo un'assenza più o meno lunga anche la Svezia, la cui ultima partecipazione risaliva invece al mondiale di casa, e la Cecoslovacchia, la cui ultima presenza era datata 1962 e avvenne dopo aver vinto lo spareggio con l'Ungheria; tornò invece la Bulgaria, alla terza partecipazione consecutiva.

Un'altra sorpresa arrivò dal CONMEBOL, dove il Perù, assente dal 1930, si qualificò a spese dell'Argentina, per il resto giunsero in Messico i campioni continentali dell'Uruguay ed il sempre presente Brasile. Prima partecipazione assoluta per le altre tre squadre: drammatica la qualificazione di El Salvador per il Nord e Centro America, che scatenò indirettamente una guerra dopo il confronto con l'Honduras, mentre in Asia e Oceania la rivelazione dell'edizione precedente, la Corea del Nord, si rifiutò di giocare con Israele, e alla fine fu proprio quest'ultima squadra a rappresentare i due continenti. Le squadre africane pretesero invece un girone solo per loro al posto di quello con anche Asia ed Oceania di quattro anni prima, che causò molti ritiri; dalle qualificazioni giunse quindi il Marocco.

Squadre partecipanti[modifica | modifica wikitesto]

Pr. Squadra Data di qualificazione certa Confederazione Partecipante in quanto Partecipazioni precedenti al torneo Ultima presenza
1 Messico Messico 8 ottobre 1964 CONCACAF Rappresentativa della nazione organizzatrice della fase finale 6 (1930, 1950, 1954, 1958, 1962, 1966) Inghilterra 1966
2 Inghilterra Inghilterra 30 luglio 1966 UEFA Paese detentore del titolo 5 (1950, 1954, 1958, 1962, 1966) Inghilterra 1966
3 Belgio Belgio 25 giugno 1969 UEFA Vincitrice del Gruppo 6 (UEFA) 4 (1930, 1934, 1938, 1954) Svizzera 1954
4 Uruguay Uruguay 10 agosto 1969 CONMEBOL Vincitrice del Gruppo 3 (CONMEBOL) 5 (1930, 1950, 1954, 1962, 1966) Inghilterra 1966
5 Brasile Brasile 31 agosto 1969 CONMEBOL Vincitrice del Gruppo 2 (CONMEBOL) 8 (1930, 1934, 1938, 1950, 1954, 1958, 1962, 1966) Inghilterra 1966
6 Perù Perù 31 agosto 1969 CONMEBOL Vincitrice del Gruppo 1 (CONMEBOL) 1 (1930) Uruguay 1930
7 El Salvador El Salvador 8 ottobre 1969 CONCACAF Vincitrice della finale CONCACAF Esordiente
8 Svezia Svezia 15 ottobre 1969 UEFA Vincitrice del Gruppo 5 (UEFA) 4 (1934, 1938, 1950, 1958) Svezia 1958
9 Germania Ovest Germania Ovest 22 ottobre 1969 UEFA Vincitrice del Gruppo 7 (UEFA) 6 (1934, 1938, 1954, 1958, 1962, 1966) Inghilterra 1966
10 Marocco Marocco 26 ottobre 1969 CAF Vincitrice del Terzo Turno CAF Esordiente
11 URSS URSS 4 novembre 1969 UEFA Vincitrice del Gruppo 4 (UEFA) 3 (1958, 1962, 1966) Inghilterra 1966
12 Romania Romania 16 novembre 1969 UEFA Vincitrice del Gruppo 1 (UEFA) 3 (1930, 1934, 1938) Francia 1938
13 Italia Italia 22 novembre 1969 UEFA Vincitrice del Gruppo 3 (UEFA) 6 (1934, 1938, 1950, 1954, 1962, 1966) Inghilterra 1966
14 Cecoslovacchia Cecoslovacchia 3 dicembre 1969 UEFA Vincitrice del Gruppo 2 (UEFA) 5 (1934, 1938, 1954, 1958, 1962) Cile 1962
15 Bulgaria Bulgaria 7 dicembre 1969 UEFA Vincitrice del Gruppo 8 (UEFA) 2 (1962, 1966) Inghilterra 1966
16 Israele Israele 14 dicembre 1969 AFC Vincitrice della finale AFC e OFC Esordiente

Sorteggio dei gruppi[modifica | modifica wikitesto]

L'Adidas Telstar, il pallone ufficiale della manifestazione.

Il sorteggio dei gironi si svolse il 10 gennaio 1970 a Città del Messico. Erano presenti quattro urne[2]:

  • America
    • Messico
    • Brasile
    • Perù
    • Uruguay
  • Europa 1
    • Germania Ovest
    • Inghilterra
    • Italia
    • Unione Sovietica
  • Europa 2
    • Belgio
    • Bulgaria
    • Cecoslovacchia
    • Svezia
  • Resto del mondo
    • Romania
    • Marocco
    • Israele
    • El Salvador

In realtà Messico e Inghilterra vennero inserite direttamente nei gruppi 1 e 3, per il resto la suddivisione si basava su criteri puramente geografici[3]: l'urna "Europa 1" raccoglieva le nazionali europee che si erano meglio piazzate nell'ultima edizione, mentre tra le altre cinque compagini continentali la Romania pagò l'assenza di trentadue anni venendo messa con il "Resto del mondo". Fu infine accolta la raccomandazione del Marocco di non essere inserito nello stesso gruppo di Israele[4]: la nazionale africana si era infatti ritirata proprio per questo motivo dal recente torneo dei giochi olimpici disputato a Città del Messico.

La composizione dei gironi che uscì dalle urne fu la seguente:

Stadi[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione selezionò cinque stadi in cinque diverse città per ospitare le partite della Coppa del Mondo, considerando anche sedi alternative nello stato di Hidalgo e nella città portuale di Veracruz. Le partite di ogni gruppo furono concentrate in una sola città, ad eccezione delle partite del gruppo 2 (quello dell'Italia), con Puebla e Toluca. A parte lo stadio Luis Dosal, tutti gli altri stadi erano di recente costruzione, in quanto il Messico si preparava ad ospitare sia la Coppa del Mondo che i Giochi olimpici estivi del 1968.

L'altitudine e l'importanza dell'acclimatamento furono fattori giustamente presi in considerazione dalle squadre partecipanti. Di conseguenza, a differenza del precedente torneo giocato in Inghilterra, la maggior parte delle squadre arrivò nella regione con largo anticipo, per prepararsi a dovere. Alcune compagini avevano già sperimentato le condizioni locali durante il torneo calcistico delle Olimpiadi estive del 1968. Ad un'altitudine superiore a 2.660 metri (8.730 piedi) sul livello del mare, Toluca era la sede di gioco più alta; Guadalajara invece la più bassa a 1.500 m (4.920 piedi).

Dei 5 stadi utilizzati per le 32 partite giocate, quello con maggiore capienza ed anche più utilizzato, fu lo stadio Azteca a Città del Messico. Sul suo terreno di gioco vennero ospitate 10 partite totali, compresa la finalissima e la finale per il terzo posto, e tutte le partite del Gruppo 1 (quelle della squadra di casa). Lo stadio Jalisco di Guadalajara ospitò 8 partite, comprese tutte le partite del Gruppo 3 e una semifinale. l'Estadio Nou Camp di León ospitò 7 partite, ossia tutte quelle del Gruppo 4 e una partita dei quarti di finale. L'Estadio Luis Dosal di Toluca ospitò 4 partite e l'Estadio Cuauhtémoc di Puebla 3 partite, unico stadio dei 5 utilizzati per il torneo a non ospitare scontri ad eliminazione diretta.

Città del Messico
Stadio Azteca
19°18′10″N 99°09′02″W / 19.302778°N 99.150556°W19.302778; -99.150556 (Stadio Azteca)
Capienza: 107 247
Panorama Estadio Azteca football game Club America.jpg
Guadalajara
Campionato mondiale di calcio 1970 (Messico)
Puebla
Stadio Jalisco Estadio Cuauhtémoc
20°42′18″N 103°19′41.3″W / 20.705°N 103.328139°W20.705; -103.328139 (Stadio Jalisco) 19°04′41″N 98°09′52″W / 19.078056°N 98.164444°W19.078056; -98.164444 (Estadio Cuauhtémoc)
Capienza: 71 100 Capienza: 35 563
Estadio jalisco.jpg El Estadio Cuauhtémoc.jpg
León Toluca
Estadio Nou Camp Estadio Luis Dosal
21°06′55.96″N 101°39′27.88″W / 21.115544°N 101.657744°W21.115544; -101.657744 (Estadio Nou Camp) 19°17′14.23″N 99°40′00.46″W / 19.287286°N 99.666794°W19.287286; -99.666794 (Estadio Luis Dosal)
Capienza: 23 609 Capienza: 26 900
EstadioLeon.jpg Nemesio diez.JPG

Formula[modifica | modifica wikitesto]

Nel mondiale 1970 la fase a gironi si compone di quattro gruppi: 1, 2, 3 e 4. Le prime due classificate di ciascun girone accedono alla fase seguente; in caso di parità in classifica, i criteri seguiti sono:

  1. Differenza reti
  2. Maggior numero di gol segnati
  3. Sorteggio

L'albero della fase a eliminazione diretta è organizzato come segue:

  • Quarti di finale
    • 1ª classificata girone 1 - 2ª classificata girone 2 (quarto A)
    • 2ª classificata girone 1 - 1ª classificata girone 2 (quarto B)
    • 1ª classificata girone 3 - 2ª classificata girone 4 (quarto C)
    • 2ª classificata girone 3 - 1ª classificata girone 4 (quarto D)
  • Semifinali
    • Vincente quarto A - vincente quarto C
    • Vincente quarto B - vincente quarto D

Le squadre vincitrici delle semifinali si contendono il titolo, mentre le perdenti disputano la finale per il 3º e 4º posto.

Presentazione[modifica | modifica wikitesto]

Introduzione[modifica | modifica wikitesto]

Juanito, la mascotte di México '70.

Il nono campionato mondiale di calcio, giocato in Messico dal 31 maggio al 21 giugno del 1970, presentava alcune novità: innanzitutto erano presenti tutte le squadre che lo avevano vinto almeno una volta (ciò era già accaduto nell'edizione del 1950 giocata in Brasile e in quella del 1954 che si tenne in Svizzera, dove c'erano le uniche vincitrici di allora, Uruguay e Italia; in questo momento il loro numero era però salito a cinque). Anzi, tre di queste, Brasile, Italia e Uruguay, lo avevano già vinto per due volte. Ad esse si aggiungevano i campioni uscenti dell'Inghilterra, che avevano vinto quattro anni prima in casa di fronte alla Regina Elisabetta, battendo la Germania Ovest grazie a un gol dubbio; c'erano infine gli stessi tedeschi occidentali, trionfatori nel 1954 in Svizzera. Comunque sia, in semifinale arrivavano proprio tutte le tre squadre bi-campioni del mondo, con un'alta probabilità quindi che la Coppa Rimet potesse trovare un padrone definitivo proprio qui: sarebbe stata infatti assegnata alla prima Nazionale vittoriosa per tre volte, anche non consecutive.

Altra novità fu l'introduzione dei cartellini colorati per segnalare le ammonizione e le espulsioni; tale strumento, voluto dall'arbitro della "Battaglia di Santiago", Ken Aston, non venne però mai utilizzato in questo torneo[5]. Infine ci fu l'introduzione delle sostituzioni dei "giocatori di movimento"[6]: fino all'edizione precedente era infatti possibile la sola sostituzione del portiere in caso d'infortunio.

Il cammino verso il campionato del mondo[modifica | modifica wikitesto]

Gianni Rivera e Sandro Mazzola: i due diedero vita alla famosa "staffetta" voluta dal commissario tecnico Ferruccio Valcareggi

Come avrebbe ricordato Gigi Riva molti anni dopo, questa edizione del campionato del mondo non si distinse per particolari novità tattiche, ma solo come campo di confronto tra quattro scuole la cui tradizione si era cristallizzata nel tempo: quella sudamericana, di carattere più difensivista, rappresentata dall'Uruguay, quella brasiliana, fatta di ritmo, fantasia e tecnica, che vedeva in Pelé il suo miglior interprete, infine quella europea; c'era la versione più atletica, impersonata dagli inglesi, campioni uscenti, e dai tedeschi, che ancora non avevano digerito la sconfitta del 1966 a Wembley, e c'era infine quella più tattica del gioco all'italiana, basata su una difesa attenta e su veloci contropiede. Outsider di lusso l'URSS, che già si era ben comportata all'ultimo mondiale e che ben figurava da anni nelle manifestazioni continentali (aveva infatti già vinto il Campionato europeo del 1960; arrivò poi seconda dietro la Spagna nell'edizione 1964 e fu superata dall'Italia in semifinale all'Europeo 1968 solo per sorteggio). Pochi dubbi tuttavia sul fatto che a disputarsi il titolo sarebbero state, alla fine, le "solite note".

In particolare l'Italia guardava a questa edizione del Mondiale con rinnovata speranza: sebbene mai nel dopoguerra la Nazionale avesse passato il primo turno di qualificazione, le squadre di club italiane avevano conseguito prestigiose vittorie nelle competizioni europee e in quelle intercontinentali.[7] Da un lato quattro anni prima in Inghilterra la Nazionale azzurra era stata sorprendentemente eliminata al primo turno dei mondiali dalla Corea del Nord, dall'altro due anni dopo aveva raggiunto con merito il primato continentale. Ma nel 1958 gli azzurri erano stati addirittura esclusi dal campionato in Svezia perché nella fase di qualificazione persero a Belfast la partita decisiva contro l'Irlanda del Nord.

A dar fiducia alle speranze azzurre, oltre al recente titolo europeo, vi era una generazione di giovani calciatori già assurti alle glorie in campo continentale e mondiale con i loro club: su tutti Gianni Rivera, campione d'Europa e del mondo con il Milan nell'ultimo anno, oltre che Pallone d'oro 1969, e Sandro Mazzola, due volte campione d'Europa con l'Inter, altrettante volte vincitore della Coppa Intercontinentale. Proprio in Messico il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi inventò la celebre "staffetta" tra i due giocatori[8]: primo tempo per Mazzola, poi sarebbe entrato Rivera. Questo almeno a partire dalla terza partita, quella pareggiata con Israele, mentre non venne utilizzata nella finale della manifestazione, che vide il milanista in campo solo negli istanti finali (i famosi "sei minuti di Rivera"). C'era infine Gigi Riva, cannoniere principe del campionato italiano, che coi suoi gol aveva sospinto il Cagliari a vincere l'ultimo torneo appena concluso. Mancino naturale (tanto che il suo allenatore al Cagliari, Manlio Scopigno, sosteneva che il suo piede destro gli fosse utile solo per salire sul tram), per la sua potenza di tiro Gianni Brera coniò per lui il soprannome di Rombo di Tuono.[7]

Fase finale[modifica | modifica wikitesto]

Fase a gruppi[modifica | modifica wikitesto]

La prima fase rispettò, sostanzialmente, i pronostici.

Gruppo 1[modifica | modifica wikitesto]

Nel gruppo uno, che giocava a Città del Messico, erano state inserite il Messico, l'URSS, il Belgio ed El Salvador.

Qui i padroni di casa inaugurarono la manifestazione il 31 maggio pareggiando per 0-0 contro i sovietici, e furono così entrambe superate dai belgi, vittoriosi sui salvadoregni per 3-0. Nella seconda giornata i Diavoli Rossi vennero però sonoramente battuti dall'URSS (4-1) grazie anche alla doppietta di Anatolij Byšovec, e pure il Messico vinse con ampio margine (4-0) contro i colleghi di confederazione. Si arrivò quindi all'ultimo turno con El Salvador, senza più speranze di passaggio, che perse anche contro i sovietici (2-0, con altri due gol di Byšovec), mentre i messicani, sospinti da 105.000 spettatori, ebbero ragione sui belgi ancora in corsa segnando una rete su calcio di rigore ad inizio partita.

Passarono così alla fase ad eliminazione diretta l'URSS e il Messico; le due nazionali terminarono con gli stessi punti e identica differenza reti, ma i padroni di casa finirono al secondo posto per il minor numero di gol segnati e persero quindi il diritto di giocare nella capitale.

Gruppo 2[modifica | modifica wikitesto]

Nel gruppo due, che giocava a Puebla e Toluca, erano state inserite l'Uruguay, l'Italia, la Svezia e Israele.

Nella prima giornata si registrarono le vittorie di Uruguay (2-0 su Israele) e Italia (1-0 sulla Svezia, con una "ciabattata" di Angelo Domenghini, come scrisse Gianni Brera[9]), invece i due incontri del secondo turno terminarono in pareggio. Si arrivò quindi a due partite dalla fine con tutte le squadre più o meno in lizza per la qualificazione: se però la Celeste fu battuta 1-0 dagli scandinavi, gli Azzurri portarono invece a casa un altro 0-0, stavolta contro Israele. Quest'ultimo incontro causò indirettamente le proteste dell'ambasciata etiope verso l'Italia: durante la telecronaca Nicolò Carosio fu accusato, peraltro ingiustamente, di aver pronunciato un insulto razziale nei confronti del guardalinee dello stato africano in occasione di un gol annullato alla nazionale "di casa"[10]. L'episodio, mai del tutto chiarito, portò comunque all'avvicendamento dello stesso Carosio con Nando Martellini.

In base a questi risultati l'Italia si qualificò come prima, mentre l'Uruguay passò come seconda grazie alla miglior differenza reti sulla Svezia. Questo girone, nonostante l'esiguo numero di gol segnati (appena sei in altrettante gare) si rivelò il più competitivo, avendo espresso due delle quattro semifinaliste.

Gruppo 3[modifica | modifica wikitesto]

Nel gruppo tre, che giocava a Guadalajara, erano state inserite il Brasile, l'Inghilterra, la Cecoslovacchia e la Romania.

Data l'assenza nel sorteggio di criteri di "merito" erano presenti in questo girone due big quali Brasile e Inghilterra, la cui qualificazione alla fase successiva non fu mai messa veramente in discussione. L'arrivo in Messico del capitano dei campioni in carica, Bobby Moore, fu però ritardato dall'arresto di cui fu vittima a Bogotà: il calciatore venne infatti accusato di un furto in una gioielleria, dal quale fu però in seguito completamente scagionato[11].

Le due squadre vinsero comunque all'esordio, 1-0 gli inglesi sulla Romania e 4-1 i sudamericani contro la Cecoslovacchia: la squadra europea passò addirittura in vantaggio, ma in seguito segnarono Rivelino, Pelé e due volte Jairzinho. Nella seconda giornata i brasiliani batterono gli inglesi grazie ad un'altra rete di Jairzinho, tuttavia la partita è ricordata anche oggi per lo spettacolare intervento di Gordon Banks (talvolta indicato come "parata del secolo"[12]) che negò a Pelé un gol praticamente fatto. Intanto i romeni vinsero il loro incontro per 2-1, ma vennero battuti nell'ultimo turno dal Brasile per 3-2, grazie ad una doppietta di Pelé e altro gol di Jairzinho; nuova sconfitta infine per i cecoslovacchi, che persero anche contro i campioni in carica per 1-0.

Risultato: Brasile primo a sei punti, Inghilterra seconda a quattro.

Gruppo 4[modifica | modifica wikitesto]

Nel gruppo quattro, che giocava a León, erano state inserite il Perù, la Germania Ovest, la Bulgaria ed il Marocco.

Anche qui fu chiaro fin dall'inizio quali fossero le squadre candidate al passaggio ai quarti: nella prima giornata vinsero sia il Perù (3-2 contro la Bulgaria, ma gli europei si erano portati sul 2-0 all'inizio del secondo tempo), sia la Germania Ovest (2-1 contro l'esordiente Marocco, ma anche qui avversari subito in gol e vittoria arrivata con le reti di Uwe Seeler e di Gerd Müller). Un po' più agevole il secondo turno, con le due squadre che si scambiano gli avversari: al 3-0 dei sudamericani risposero i tedeschi con un 5-2, ottenuto nuovamente in rimonta.

Si arrivò quindi alle ultime due gare, utili solo per la classifica: la Germania Ovest liquidò con una tripletta di Müller un Perù parimente qualificato, mentre l'altro incontro terminò 1-1.

Quarti di finale[modifica | modifica wikitesto]

L'equilibrio del torneo continuò anche nei quarti di finale, che si giocarono il 14 giugno alle 12:00 locali: a León ci fu la riedizione dell'ultima finale mondiale, ma questa volta vinse la Germania Ovest: sotto per 2-0 fino al 68' i tedeschi ribaltarono la gara nei tempi supplementari ed eliminarono l'Inghilterra grazie alle reti di Franz Beckenbauer, di Uwe Seeler e di Gerd Müller. A Guadalajara il Brasile ebbe invece ragione, sia pure con qualche difficoltà, sul Perù, superato per 4-2: per i Verde-oro segnarono Rivelino, Tostão due volte e Jairzinho; da segnalare il quinto gol nella manifestazione per Teófilo Cubillas. Nel frattempo a Città del Messico l'Uruguay eliminò l'URSS con una rete al 116' di gioco, mentre a Toluca il Messico, passato in vantaggio in avvio di partita, venne sconfitto per 4-1 dall'Italia: gli Azzurri sbloccarono il loro attacco e batterono i padroni di casa grazie a un'autorete, a due gol di Gigi Riva e ad uno del Pallone d'oro Gianni Rivera. Quest'ultimo giocatore entrò spesso all'inizio del secondo tempo a causa della celebre "staffetta" con Sandro Mazzola (Rivera era però solo alla seconda presenza nella manifestazione).

Semifinali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Partita del secolo.

Furono le semifinali, che furono giocate il 17 giugno, a costituire il vero "clou" della manifestazione: l'incontro tra Italia e Germania Ovest, giocato nell'Estadio Azteca della capitale, fu non a caso ribattezzato "partita del secolo". La gara iniziò con il gol di Roberto Boninsegna, e il risultato si mantenne immutato fino al novantesimo, quando i tedeschi raggiunsero il pareggio con il del difensore Karl-Heinz Schnellinger; nel frattempo Franz Beckenbauer rimediò una lussazione alla spalla, e fu costretto a giocare con un braccio al collo. Ai tempi supplementari Gerd Müller portò in vantaggio i tedeschi, che vennero raggiunti grazie ad un'altra rete di un difensore, Tarcisio Burgnich. A questo punto Azzurri in vantaggio per merito di Gigi Riva, poi nuovamente Müller, infine Gianni Rivera fissò il risultato sul definitivo 4-3.

Gianni Brera, su Il Giorno del 18 giugno 1970, scrisse:

«I tedeschi sono battuti. Beckenbauer con braccio al collo fa tenerezza ai sentimentali (a mi nanca on pò). Ben sette gol sono stati segnati. Tre soli su azione degna di questo nome: Schnellinger, Riva, Rivera. Tutti gli altri, rimediati. Due autogol italiani. Un autogol tedesco (Burgnich). Una saetta di Boninsegna ispirata da un rimpallo fortunato.
Come dico, la gente si è tanto commossa e divertita. Noi abbiamo rischiato l'infarto, non per scherzo, non per posa. Il calcio giocato è stato quasi tutto confuso e scadente, se dobbiamo giudicarlo sotto l'aspetto tecnico-tattico. Sotto l'aspetto agonistico, quindi anche sentimentale, una vera squisitezza, tanto è vero che i messicani non la finiscono di laudare (in quanto di calcio poco ne san masticare, pori nan).
I tedeschi meritano l'onore delle armi. Hanno sbagliato meno di noi ma il loro prolungato errore tattico è stato fondamentale. Noi ne abbiamo commesse più di Ravetta, famoso scavezzacollo lombardo. Ci è andata bene. Siamo stati anche bravi a tentare sempre, dopo il grazioso regalo fatto a Burgnich (2-2). L'idea di impiegare i dioscuri Mazzola e Rivera è stata un po' meno allegra che nell'amichevole con il Messico. Effettivamente Rivera va tolto dalla difesa. Io non ce l'ho affatto con il biondo e gentile Rivera, maledetti: io non posso vedere il calcio a rovescio: sono pagato per fare questo mestiere. Vi siete accorti o no del disastro che Rivera ha propiziato nel secondo tempo?»

(Gianni Brera, Il Giorno, giovedì 18 giugno 1970)

Nell'altra semifinale il Brasile, dopo essere andato in svantaggio, sconfisse l'Uruguay per 3-1; questo grazie anche al sesto gol di Jairzinho in altrettante gare.

Finale terzo posto[modifica | modifica wikitesto]

La finale per il terzo posto si disputò il 20 giugno a Città del Messico e vedeva opposte le semifinaliste perdenti, ovvero la Germania Ovest e l'Uruguay: vinsero i tedeschi grazie al gol di Wolfgang Overath al ventiseiesimo minuto di gioco.

Finale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Finale del campionato mondiale di calcio 1970.

Avendo Italia e Brasile vinto due Coppa Rimet a testa, il trofeo sarebbe stato definitivamente assegnato domenica 21 giugno allo Stadio Azteca. Gli azzurri non partivano come favoriti a causa della stanchezza accumulata nella semifinale prolungatasi ai tempi supplementari; la situazione era anche aggravata dal grande caldo tropicale e dall'orario di inizio della partita, fissato per mezzogiorno.[13] L'avversario era inoltre considerato la più forte squadra di tutti i tempi: il Brasile di Pelé che, oltre all'asso del Santos, schierava campioni come Jairzinho, Carlos Alberto Torres e Tostão. La tifoseria locale sosteneva i brasiliani, poiché l'Italia aveva eliminato i padroni di casa nei quarti.

Nel primo tempo, al gol iniziale di Pelé (con un formidabile stacco di testa, in anticipo aereo, su Tarcisio Burgnich) l'Italia rispose trovando il pareggio al 37' con Roberto Boninsegna che, sfruttando una indecisione della difesa carioca, rimise in parità le sorti dell'incontro. Nell'occasione l'attaccante dovette anticipare con decisione anche il suo compagno di reparto Gigi Riva.

Il secondo tempo, però, premiò il calcio compassato dei brasiliani; l'altitudine, il caldo e la stanchezza accumulata bloccarono gli azzurri, incapaci di reagire al palleggio dei sudamericani, che passarono per altre tre volte con Gérson, Jairzinho e Carlos Alberto. L'ingresso in campo di Gianni Rivera a tempo quasi scaduto (i sei minuti di Rivera) servì solo a riaccendere le polemiche più che a riequilibrare una gara ormai dominata dagli avversari.

Il trofeo andò quindi al Brasile. Al ritorno in patria, a Fiumicino, i giocatori azzurri furono accolti con un'ovazione, mentre a Ferruccio Valcareggi e all'accompagnatore Walter Mandelli vennero riservati insulti e un nutrito lancio di pomodori[14].

Convocazioni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Convocazioni per il campionato mondiale di calcio 1970.

Le partite[modifica | modifica wikitesto]

Fase a gruppi[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo 1[modifica | modifica wikitesto]

Classifica[modifica | modifica wikitesto]
Pos. Squadra Pt G V N P GF GS DR
1. URSS URSS 5 3 2 1 0 6 1 +5
2. Messico Messico 5 3 2 1 0 5 0 +5
3. Belgio Belgio 2 3 1 0 2 4 5 -1
4. El Salvador El Salvador 0 3 0 0 3 0 9 -9
Risultati[modifica | modifica wikitesto]
Città del Messico
31 maggio 1970, ore 12:00
Messico Messico0 – 0
referto
URSS URSSEstadio Azteca (107.000 spett.)
Arbitro: Germania Ovest Tschenscher

Città del Messico
3 giugno 1970, ore 16:00
Belgio Belgio3 – 0
referto
El Salvador El SalvadorEstadio Azteca (92.000 spett.)
Arbitro: Romania Rădulescu

Città del Messico
6 giugno 1970, ore 16:00
URSS URSS4 – 1
referto
Belgio BelgioEstadio Azteca (59.000 spett.)
Arbitro: Svizzera Scheurer

Città del Messico
7 giugno 1970, ore 12:00
Messico Messico4 – 0
referto
El Salvador El SalvadorEstadio Azteca (103.000 spett.)
Arbitro: Egitto Kandil

Città del Messico
10 giugno 1970, ore 16:00
URSS URSS2 – 0
referto
El Salvador El SalvadorEstadio Azteca (89.000 spett.)
Arbitro: Cile Díaz

Città del Messico
11 giugno 1970, ore 16:00
Messico Messico1 – 0
referto
Belgio BelgioEstadio Azteca (105.000 spett.)
Arbitro: Argentina Coerezza

Gruppo 2[modifica | modifica wikitesto]

Classifica[modifica | modifica wikitesto]
Pos. Squadra Pt G V N P GF GS DR
1. Italia Italia 4 3 1 2 0 1 0 +1
2. Uruguay Uruguay 3 3 1 1 1 2 1 +1
3. Svezia Svezia 3 3 1 1 1 2 2 0
4. Israele Israele 2 3 0 2 1 1 3 -2
Risultati[modifica | modifica wikitesto]
Puebla
2 giugno 1970, ore 16:00
Uruguay Uruguay2 – 0
referto
Israele IsraeleEstadio Cuauhtémoc (20.000 spett.)
Arbitro: Scozia Davidson

Toluca
3 giugno 1970, ore 16:00
Italia Italia1 – 0
referto
Svezia SveziaEstadio Luis Dosal (14.000 spett.)
Arbitro: Inghilterra Taylor

Puebla
6 giugno 1970, ore 16:00
Uruguay Uruguay0 – 0
referto
Italia ItaliaEstadio Cuauhtémoc (30.000 spett.)
Arbitro: Germania Est Glöckner

Toluca
7 giugno 1970, ore 12:00
Israele Israele1 – 1
referto
Svezia SveziaEstadio Luis Dosal (10.000 spett.)
Arbitro: Etiopia Tarekegn

Puebla
10 giugno 1970, ore 16:00
Svezia Svezia1 – 0
referto
Uruguay UruguayEstadio Cuauhtémoc (18.000 spett.)
Arbitro: Stati Uniti Landauer

Toluca
11 giugno 1970, ore 16:00
Italia Italia0 – 0
referto
Israele IsraeleEstadio Luis Dosal (10.000 spett.)
Arbitro: Brasile De Moraes

Gruppo 3[modifica | modifica wikitesto]

Classifica[modifica | modifica wikitesto]
Pos. Squadra Pt G V N P GF GS DR
1. Brasile Brasile 6 3 3 0 0 8 3 +5
2. Inghilterra Inghilterra 4 3 2 0 1 2 1 +1
3. Romania Romania 2 3 1 0 2 4 5 -1
4. Cecoslovacchia Cecoslovacchia 0 3 0 0 3 2 7 -5
Risultati[modifica | modifica wikitesto]
Guadalajara
2 giugno 1970, ore 16:00
Inghilterra Inghilterra1 – 0
referto
Romania RomaniaEstadio Jalisco (50.560 spett.)
Arbitro: Belgio Loraux

Guadalajara
3 giugno 1970, ore 16:00
Brasile Brasile4 – 1
referto
Cecoslovacchia CecoslovacchiaEstadio Jalisco (52.897 spett.)
Arbitro: Uruguay Barreto

Guadalajara
6 giugno 1970, ore 16:00
Romania Romania2 – 1
referto
Cecoslovacchia CecoslovacchiaEstadio Jalisco (56.818 spett.)
Arbitro: Messico De Leo

Guadalajara
7 giugno 1970, ore 12:00
Brasile Brasile1 – 0
referto
Inghilterra InghilterraEstadio Jalisco (66.834 spett.)
Arbitro: Israele Klein

Guadalajara
10 giugno 1970, ore 16:00
Brasile Brasile3 – 2
referto
Romania RomaniaEstadio Jalisco (50.804 spett.)
Arbitro: Austria Marschall

Guadalajara
11 giugno 1970, ore 16:00
Inghilterra Inghilterra1 – 0
referto
Cecoslovacchia CecoslovacchiaEstadio Jalisco (49.262 spett.)
Arbitro: Francia Machin

Gruppo 4[modifica | modifica wikitesto]

Classifica[modifica | modifica wikitesto]
Pos. Squadra Pt G V N P GF GS DR
1. Germania Ovest Germania Ovest 6 3 3 0 0 10 4 +6
2. Perù Perù 4 3 2 0 1 7 5 +2
3. Bulgaria Bulgaria 1 3 0 1 2 5 9 -4
4. Marocco Marocco 1 3 0 1 2 2 6 -4
Risultati[modifica | modifica wikitesto]
León
2 giugno 1970, ore 16:00
Perù Perù3 – 2
referto
Bulgaria BulgariaEstadio Nou Camp (13.765 spett.)
Arbitro: Italia Sbardella

León
3 giugno 1970, ore 16:00
Germania Ovest Germania Ovest2 – 1
referto
Marocco MaroccoEstadio Nou Camp (12.942 spett.)
Arbitro: Paesi Bassi van Ravens

León
6 giugno 1970, ore 16:00
Perù Perù3 – 0
referto
Marocco MaroccoEstadio Nou Camp (13.537 spett.)
Arbitro: URSS Bakhramov

León
7 giugno 1970, ore 12:00
Germania Ovest Germania Ovest5 – 2
referto
Bulgaria BulgariaEstadio Nou Camp (12.710 spett.)
Arbitro: Spagna Ortiz

León
10 giugno 1970, ore 16:00
Germania Ovest Germania Ovest3 – 1
referto
Perù PerùEstadio Nou Camp (17.875 spett.)
Arbitro: Messico Elizalde

León
11 giugno 1970, ore 16:00
Bulgaria Bulgaria1 – 1
referto
Marocco MaroccoEstadio Nou Camp (12.299 spett.)
Arbitro: Portogallo Saldanha

Fase ad eliminazione diretta[modifica | modifica wikitesto]

Albero della fase ad eliminazione diretta[modifica | modifica wikitesto]

Quarti di finale Semifinali Finale
14 giugno- 12:00
 URSS URSS  0
17 giugno- 16:00
 Uruguay Uruguay (dts)  1  
 Uruguay Uruguay  1
14 giugno- 12:00
   Brasile Brasile  3  
 Brasile Brasile  4
21 giugno- 12:00
 Perù Perù  2  
 Brasile Brasile  4
14 giugno- 12:00
   Italia Italia  1
 Italia Italia  4
17 giugno- 16:00
 Messico Messico  1  
 Italia Italia (dts)  4 Finale 3º posto
14 giugno- 12:00
   Germania Ovest Germania Ovest  3  
 Germania Ovest Germania Ovest (dts)  3  Germania Ovest Germania Ovest  1
 Inghilterra Inghilterra  2    Uruguay Uruguay  0
20 giugno- 16:00

Quarti di finale[modifica | modifica wikitesto]

León
14 giugno 1970, ore 12:00
Germania Ovest Germania Ovest3 – 2
(d.t.s.)
referto
Inghilterra InghilterraEstadio Nou Camp (23.357 spett.)
Arbitro: Argentina Coerezza

Guadalajara
14 giugno 1970, ore 12:00
Brasile Brasile4 – 2
referto
Perù PerùStadio Jalisco (54.270 spett.)
Arbitro: Belgio Loraux

Toluca
14 giugno 1970, ore 12:00
Italia Italia4 – 1
referto
Messico MessicoStadio Luis Dosal (26.851 spett.)
Arbitro: Svizzera Scheurer

Città del Messico
14 giugno 1970, ore 12:00
Uruguay Uruguay1 – 0
(d.t.s.)
referto
URSS URSSEstadio Azteca (24.550 spett.)
Arbitro: Paesi Bassi van Ravens

Semifinali[modifica | modifica wikitesto]

Guadalajara
17 giugno 1970, ore 16:00
Brasile Brasile3 – 1
referto
Uruguay UruguayStadio Jalisco (51.261 spett.)
Arbitro: Spagna Ortiz

Città del Messico
17 giugno 1970, ore 16:00
Italia Italia4 – 3
(d.t.s.)
referto
Germania Ovest Germania OvestEstadio Azteca (102.444 spett.)
Arbitro: Messico Yamasaki

Finale 3º posto[modifica | modifica wikitesto]

Città del Messico
20 giugno 1970, ore 16:00
Germania Ovest Germania Ovest1 – 0
referto
Uruguay UruguayEstadio Azteca (104.403 spett.)
Arbitro: Italia Sbardella

Finale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Finale del campionato mondiale di calcio 1970.
Città del Messico
21 giugno 1970, ore 12:00 (UTC -6)
Brasile Brasile4 – 1
referto
Italia ItaliaEstadio Azteca (107.412 spett.)
Arbitro: Germania Est Rudi Glöckner

Classifica marcatori[modifica | modifica wikitesto]

10 reti

7 reti

5 reti

4 reti

3 reti

2 reti

1 rete

Autoreti

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) FIFA World CupTM host announcement decision (PDF), in fifa.com. URL consultato il 1º ottobre 2018.
  2. ^ Storia dei sorteggi della fase finale dei Mondiali #3 (Inghilterra 1966 - Argentina 1978), in simonesalvador.blogspot.com. URL consultato il 30 luglio 2018.
  3. ^ FIFA World Cup: seeded teams 1930-2010 (PDF), in fifa.com. URL consultato il 2 ottobre 2018.
  4. ^ Quando il sorteggio si fece nel secchiello per lo champagne, in carotenuto.blogautore.repubblica.it. URL consultato il 30 luglio 2018.
  5. ^ I cartellini gialli e rossi: una storia che risale al Mondiale del 1970, in mondiali.it. URL consultato il 29 luglio 2018.
  6. ^ Boninsegna: «Nel 70 con Rivera in campo avremmo vinto noi», in ilgiornale.it. URL consultato il 3 ottobre 2018.
  7. ^ a b Bortolotti, p. 169.
  8. ^ 1970: Pelé padrone della Rimet, l'Italia nella leggenda e nel caos-staffetta, in sportmediaset.mediaset.it. URL consultato il 3 ottobre 2018.
  9. ^ Accadde allora, fu incredibile, in repubblica.it. URL consultato il 3 ottobre 2018.
  10. ^ E Carosio non disse mai «quel negro...» al guardalinee etiope, in corriere.it. URL consultato il 3 ottobre 2018.
  11. ^ La Storia della Coppa del Mondo: 1970, in goal.com. URL consultato il 3 ottobre 2018.
  12. ^ Banks e la parata del secolo, in carotenuto.blogautore.repubblica.it. URL consultato il 5 ottobre 2018.
  13. ^ (EN) Kraba, Milile: The Story Has Been Told, p.82. Xlibris Corporation, 2010. ISBN 1453566104
  14. ^ La storia del Mondiale: il 1970 La partita del secolo, in iltirreno.gelocal.it. URL consultato il 5 ottobre 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adalberto Bortolotti, I campionati mondiali, in AA.VV., Enciclopedia dello Sport - Calcio, Roma, Treccani, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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