Moncada Paternò Castello (famiglia)

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Moncada Paternò Castello
Stemma Moncada Paternò Castello.png
Nel 1° e nel 4°, d'oro, a quattro pali di rosso, alla banda d'azzurro attraversante (Paternò); nel 2° e nel 3°, d'azzurro, al castello di tre torri d'oro (Castello); sopra il tutto: partito di rosso con otto bisanti d'oro, due su due (Moncada)
Casata di derivazionePaternò Castello
FondatoreGaspare Moncada Paternò Castello Arezzo
Data di fondazioneXVIII secolo
Etniaitaliana

I Moncada Paternò Castello sono una famiglia nobile italiana, che costituisce un sottoramo dei Paternò Castello, e non un ramo dei Moncada di Sicilia, come erroneamente indicato da varie fonti bibliografiche[3], seppur abbia una lontana ascendenza dal lato femminile dai Moncada del ramo dei Baroni della Ferla, e i suoi membri portino come primo il cognome dell'illustre casato di origine catalana, e l'arma del medesimo nel proprio stemma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia Paternò Castello, ramo dei Paternò di Sicilia originatosi nel XVII secolo, dopo due generazioni si suddivise in due sottorami, quello dei Principi di Biscari derivato da Agatino Paternò Castello La Valle, figlio di Orazio, X barone di Biscari, e investito del relativo titolo nel 1633, e quello dei Baroni di Gallizzi, derivato dal fratello minore Antonino.[4] Antonino Paternò Castello La Valle (1599-1659), sposato con la nobildonna Maria Grimaldi dei Baroni di Caropepe, ebbe due figli, Orazio e Tommaso.[4] Nel 1644, acquistò all'asta il feudo di Gallizzi, sito nel territorio di Castrogiovanni, su cui il primogenito Orazio Paternò Castello Grimaldi (1625-1693), ottenne investitura come I barone di Gallizzi, per privilegio dato il 1º luglio 1660 dal re Filippo IV di Spagna.[5][6] Dai discendenti di Orazio ebbe origine la linea dei Marchesi di San Giuliano.

L'altro figlio di Antonino, Tommaso Paternò Castello Grimaldi, sposò Margherita Moncada dei Baroni della Ferla, da cui ebbe i figli Antonio e Francesco.[4][5] Il cognato Pietro Moncada, regio cavaliere, ultimo discendente maschio di questo ramo della famiglia Moncada, poiché privo di eredi legittimi, per testamento pubblicato dopo la sua morte il 19 dicembre 1703, nominò erede il pronipote Gaspare Paternò Castello Arezzo dei Baroni di Gallizzi († 1720 ca.), figlio di Antonio, a patto che il medesimo assumesse nome ed arma di Casa Moncada.[5][7] Detto Gaspare, regio cavaliere e acatapano nobile di Catania nel 1701, ottenne decreto viceregio per l'adozione del nome Moncada Paternò Castello, dato il 5 luglio 1707; questo decreto fu presentato al Senato di Catania che l'approvò il 16 aprile 1707 e fu registrato nella Mastra Nobile della città etnea, il 25 aprile 1708.[4][7][8] Sposato con Maria Tedeschi Scammacca, figlia di Francesco, fu padre di due figli, di cui Pietro, senatore di Catania nel 1750.[4] Detto Pietro, sposato con Remigia Scammacca dei baroni della Bruca, fu padre di Francesco (1732-?), governatore dell'Arciconfraternita dei Bianchi di Catania, che sposò Innocenza Perremuto Tedeschi, figlia di Paolo, regio castellano e barone di Biscottello.[4] Da questa unione nacquero i figli, Pietro, Paolo e Camillo. Il più giovane dei tre, Camillo Moncada Paternò Castello Perremuto (1770-1850), fu dottore in legge, docente universitario, Regio fisco dell'Università di Catania e senatore di Catania.[9]

Pietro Moncada Paternò Castello Perremuto, primogenito di Francesco, fu governatore dell'Arciconfraternita dei Bianchi, e nel 1785 sposò la nobildonna Isabella Gravina Cruyllas Paternò, figlia di Carlo, principe di Valsavoia, da cui ebbe Francesco (1786-1817).[4] Quest'ultimo, sposato con Giuseppina Tedeschi, figlia di Paolo, barone di Villallegra, ebbe tre figli, Pietro, Innocenza e Paolo.[4] Di questi, il più giovane, Paolo Moncada Paternò Castello Tedeschi (1807-1894), ereditò dal cugino Giuseppe Gravina Cruyllas, V principe di Valsavoia, morto nel 1889 senza discendenti, i titoli di Principe di Valsavoia, di Barone di Armiggi e del Cugno Mazzano, relativi a feudi appartenuti ai Gravina situati nel territorio di Lentini, come successore nel grado, cui a sua volta spettava per essere nipote di sua nonna Isabella Gravina y Cruyllas.[1][5][10][11] Sposato con Remigia Crescimanno Perremuto, figlia di Paolo, duca di Albafiorita, fu padre di quattro figli, di cui l'unico maschio fu Francesco. Francesco Moncada Paternò Castello Crescimanno, VII principe di Valsavoia (1855-1928), con Regie Lettere Patenti del 15 febbraio 1906, ottenne il riconoscimento legale dei titoli nobiliari ereditati dal padre Paolo, dalla legislazione del Regno d'Italia.[1]

Pietro Moncada Paternò Castello Tedeschi (1802-1886), figlio di Francesco dei baroni di Gallizzi, e fratello maggiore del Principe Paolo, nel 1819 sposò Anna Paternò Castello, figlia di Vincenzo, VI principe di Biscari, ed attraverso questo matrimonio acquisì in dote la baronia di Sigona, il castello di Biscari e parte della dimora di famiglia.[12] Dall'unione nacquero sei figli, di cui il maggiore fu Francesco (1821-1892), fu patrizio di Catania nel 1858, membro del Collegio Decurionale e ricoprì la carica di governatore della Nobile Arciconfraternita dei Bianchi nel 1862.[5] Altro figlio di Pietro fu Vincenzo (1825-1903), che dal suo matrimonio con Giuseppina Tudisco ebbe cinque figli; il maggiore di questi, Pietro Moncada Paternò Castello Tudisco (1893-1974), succedette nel titolo di Principe di Valsavoia e negli altri titoli collegati, a Francesco Moncada Paternò Castello Crescimanno, VII principe di Valsavoia, morto celibe e senza discendenti. Detto Principe Pietro, è stato imprenditore nelle miniere di zolfo e in agricoltura, e fu insignito nel 1942 della medaglia al Merito Rurale dal Ministro per l'Agricoltura e le Foreste per conto del re Vittorio Emanuele III.[5] Da Pietro, VIII principe di Valsavoia, e dal di lui fratello minore Carmelo (1898-1964), discendono i membri contemporanei della famiglia.

Arma[modifica | modifica wikitesto]

L'arma della famiglia Moncada Paternò Castello dei Principi di Valsavoia, è formata da quelle delle famiglie Castello, Moncada e Paternò.

  • Blasonatura: nel 1° e 4°, a quattro pali di rosso, alla banda d'azzurro attraversante (Paternò); nel 2° e 3°, d'azzurro, al castello di tre torri d'oro (Castello); sopra il tutto: partito di rosso con otto bisanti d'oro, due su due (Moncada).
  • Cimiero: Un leone di nero, passante, coronato e lampassato d'oro.
  • Motto: Et simili semper.[5][13]

Titoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Principe di Valsavoia
  • Barone di Armicci (o Armiggi)
  • Barone del Cugno Mazzano
  • Barone di Sigona

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 4, Forni, 1981, pp. 645-646.
  2. ^ G. Savasta, Memorie storiche della città di Paternò, Galati, 1905, p. 347.
  3. ^ Lo Spreti, nella sua celebre opera Enciclopedia storico-nobiliare italiana, volume 4, la indica come il "Ramo di Catania" della famiglia Moncada, pur avendo altresì specificato la sua derivazione da Gaspare Paternò Castello Arezzo dei Baroni di Gallizzi.[1] È esistito un ramo dei Moncada in provincia di Catania, più precisamente a Paternò, annotato nella Mastra nobile cittadina menzionata da Gaetano Savasta nel suo Memorie storiche della città di Paternò del 1905[2], estintosi nel XX secolo, che pertanto non va confuso con i Principi di Valsavoia
  4. ^ a b c d e f g h PATERNÒ, su angelfire.com. URL consultato il 30-06-2020.
  5. ^ a b c d e f g I Moncada Paternò Castello di Valsavoia – Un compendio su origini, discendenza ed altri fatti (PDF), su valsavoia.com. URL consultato il 01-07-2020.
  6. ^ A. Marrone, Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390), in Mediterranea : ricerche storiche. Quaderni vol. 2, Associazione Mediterranea, 2006, p. 494.
  7. ^ a b Carcaci, p. 347.
  8. ^ V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 5, Forni, 1981, p. 198.
  9. ^ A. Signorelli, Catania borghese nell'età del Risorgimento. A teatro, al circolo, alle urne, FrancoAngeli, 2015, nota 73, p. 199.
  10. ^ Carcaci, p. 349.
  11. ^ (FR) Almanach de Gotha, vol. 170, Perthes, 1933, p. 637.
  12. ^ Carcaci, p. 348.
  13. ^ C. Nicotra, Il Carmelo catanese nella storia e nell'arte, Tipografia Samperi, 1977, p. 152.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • F. San Martino De Spucches, La Storia dei feudi e dei titoli di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, Palermo, Scuola Tipografica Boccone del Povero, 1924-39.
  • F. Paternò Castello di Carcaci, I Paternò di Sicilia, Catania, Officina Tipografica Zuccarello e Izzi, 1935.
  • AA.VV., I Paternò XI-XXI Secolo, a cura di R. Paternò di Montecupo, Roma, Rubbettino Editore, 2016.
  • Collegio Araldico, Libro d’Oro della Nobiltà Italiana (2015-2019), Edizione XXV, Volume XXXI e XXXII, Roma, Istituto Araldico Romano, 2016
  • Almanach de Gotha, Annuaire Généalogique, diplomatique et statistique, Londra, Gotha Justus Perthes Ltd., 2018.
  • R. Costanzo, Il Palazzo dei Principi di Biscari – Una dimora settecentesca a Catania, Leonforte, Siké, Euno Edizioni, 2018, ISBN 8833340007.
  • P. Moncada Paternò Castello, I Moncada Paternò Castello di Valsavoia, Catania, Maimone, 2020, ISBN 9788877514561.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]