Monastero di San Teonisto

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Monastero dei Santi Pietro, Paolo e Teonisto
StatoItalia Italia
RegioneVeneto
LocalitàCasier
ReligioneCattolica
Diocesi Treviso

Il monastero dei Santi Pietro, Paolo e Teonisto poi semplicemente monastero di San Teonisto si trovava a Casier, nell'attuale provincia di Treviso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il monastero è citato per la prima volta nel 710 ed è per questo considerato il più antico del Trevigiano. Il documento in questione riguarda una donazione (servi e mulini) fatta da Alfredo, Annuario e Garone al Sco. Petro, et Sco. Paulo, et Sco. Theonist. Monasterio qui est constitutus in loco qui dicitur Civitatecla[1].

Civitatecla è un antico toponimo, oggi scomparso, con il quale si indicava probabilmente un insediamento militare bizantino a cui doveva essere annesso un luogo di culto intitolato a San Teonisto. La fortezza andò distrutta durante l'invasione longobarda, ma la cappella fu recuperata per l'insediamento monastico da parte dei monaci benedettini bianchi di San Colombano, che fu fondato in una zona paludosa, affinché potesse essere risanata tramite l'assidua opera dei monaci.

Un documento dell'811, infatti, ricorda che il convento sorgeva super Civitatecla, quindi sulle rovine della stessa. È probabile che durante la conquista franca del Regno Longobardo il convento fosse stato distrutto e poi ricostruito. A partire dall'811, infatti, i documenti antichi lo indicano come "monastero nuovo"[2].

Pochi anni dopo la ricostruzione l'allora re Lotario I, poi futuro imperatore, passò il monastero alle dipendenze dei monaci dell'abbazia veronese di San Zeno, donazione i cui passi del diploma sono ripresi in un diploma successivo di re Berengario I del 897[3]. Nel 1021 in una sentenza dell'imperatore Enrico II, il monastero venne riconfermato ancora all'abbazia di San Zeno[4].

Pur appartenendo da San Zeno, San Teonisto era un'istituzione notevole, da cui dipendevano varie altre chiese e monasteri (il monastero di San Martino Urbano a Treviso e le chiese di San Vito di Postioma, San Bartolomeo di Merlengo, San Giacomo di Visnadello, San Lorenzo di Prandecino di Rovarè, Sant'Andrea di Bonisiolo, San Paolo di Breda e Santi Vittore e Corona di Cendon)[5].

Dalla seconda metà del XIII secolo, tuttavia, non viene più citato, essendo probabilmente passato, come altri beni trevigiani dell'abbazia veronese, ai Cavalieri Templari.

Il complesso sorgeva verosimilmente nei pressi dell'attuale chiesa parrocchiale di Casier, tutt'oggi intitolata a San Teonisto e compagni martiri, costruita a partire dal 1753 ed ultimata nel 1864.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ C. Cipolla (1901), pp. 35-75
  2. ^ C. Cipolla (1901), pp. 64-66
  3. ^ Schiaparelli 1903, n. 17
  4. ^ Passolunghi 1980, p. 8; Passolunghi 1992-1993, pp. 194-195
  5. ^ Ivano Sartor, Treviso lungo il Sile. Vicende civili ed ecclesiastiche in San Martino, Treviso, Vianello Libri, 1989, p. 311.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L. Capuis, G. Leonardi, S. Pesavento Mattioli, G. Rosada (a cura di), Carta Archeologica del Veneto, I, Carta d’Italia IGM, 1:100.000, fogli 51-53, 65, 77, Modena 1994, p. 45.
  • A. Castagnetti, Dalla distrettuazione pubblica di età longobarda e carolingia al particolarismo politico di età postcarolingia, in A. Castagnetti, G.M. Varanini (a cura di), Il Veneto nel Medioevo. Dalla “Venetia” alla Marca Veronese, II, Verona 1989, pp. 5-85.
  • C. Cipolla, Antichi documenti del monastero trevigiano dei Santi Pietro e Teonisto, “Bullettino dell’Istituto storico italiano”, 22 (1901), pp. 35-75.
  • S. Gasparri, Dall’età longobarda al secolo X, in E. Brunetta (a cura di), Storia di Treviso. II. Il medioevo, Venezia 1991, pp. 3-39.
  • P.A. Passolunghi, Il monachesimo benedettino della Marca trevigiana, Treviso 1980.
  • P.A. Passolunghi, Cenetae Tarvisiique Monasticon, “Atti e Memorie dell’Ateneo di Treviso”, n.s. 10 (a.a. 1992/93), pp. 161-214.
  • J-Ch. Picard, Le souvenir des évêques. Sépultures, listes épiscopales et cultes des évequês en Italie du Nord des origines au Xe siècle, Rome 1988 (Bibliothèque des écoles françaises d’Athènes et de Rome, 268).
  • A. Sartoretto, Cronotassi dei vescovi di Treviso (569-1564), “Bollettino della diocesi di Treviso”, LVIII (1969), fasc. 7-8, numero monografico.
  • L. Schiaparelli (a cura di), I diplomi di Berengario I, Roma 1903 (Fonti per la storia d’Italia, 35).
  • Giuseppe De Pieri, Casier e Dosson, ieri e oggi, 2ª edizione, Mogliano Veneto, Tipografia EDAV, 1977, p. 6.
  • Daniele Scomparin, La pieve di Casale sul Sile. Il territorio, le cappelle e i comuni minori, Silea, Piazza Editore, 1994, p. 59.
  • Camillo Pavan, Sile. La piarda di Casier, Casale sul Sile, Navigazione Stefanato, 2005, p. 14.