Mommy

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Mommy
Mommy (film).png
I protagonisti in una scena del film
Titolo originaleMommy
Lingua originalefrancese
Paese di produzioneCanada
Anno2014
Durata134 min
Rapporto1:1
Generedrammatico
RegiaXavier Dolan
SoggettoXavier Dolan
SceneggiaturaXavier Dolan
ProduttoreXavier Dolan, Nancy Grant, Sylvain Corbeil (produttore associato), Lyse Lafontaine (produttrice associata)
Casa di produzioneMetafilms
Distribuzione (Italia)Good Films
FotografiaAndré Turpin
MontaggioXavier Dolan
MusicheNoia
ScenografiaJean-Charles Claveau, Pascale Deschênes
CostumiXavier Dolan
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Mommy è un film di produzione franco-canadese del 2014 scritto e diretto da Xavier Dolan. È stato presentato in concorso alla 67ª edizione del Festival di Cannes,[1] dove ha vinto il Premio della giuria.[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

In un possibile futuro prossimo, il Canada ha approvato una controversa legge, denominata S-14, che consente ai parenti di minori difficili, in caso di emergenza, di effettuare un ricovero coatto presso un istituto psichiatrico, saltando la procedura legale. Diane "Die" Despres, una vedova di 46 anni, spirito anticonformista e forza imprevedibile della natura, bellezza di periferia in jeans attillati, unghie cosparse di lustrini e zeppe 16, entra nel centro di recupero al quale Steve, il figlio quindicenne affetto da deficit oppositivo provocatorio, è stato affidato dopo la morte del padre. La madre lo aveva messo in una comunità di recupero, ma la severa istitutrice che l'accoglie la informa sull'ennesima violenza di Steve: ha dato fuoco all'attrezzatura della sala mensa, causando gravi danni e bruciature al viso di un compagno. Diane deve riprenderselo. A nulla valgono le recriminazioni della madre che sa di non poter accudire Steve continuando a lavorare.

Madre e figlio si riuniscono e si capisce immediatamente che formano un duo esplosivo, fatto di amore, violenza, tenerezze e insulti. Diane è una donna dura, provata dalla vita, con la pelle spessa e un accento marcato. Con i suoi capelli biondi e i grandi occhi azzurri, Steve può sembrare per un attimo un angelo, per poi comportarsi subito dopo in modo diabolico, esibendo un'aggressività senza freno. Il suo rapporto con la madre è possessivo e marcatamente sessuale: il bacio sulla bocca, la danza sensuale, le provocazioni verbali sono stimoli cui Diane si sottrae ma non senza un certo compiacimento. In questo gioco, al limite del dramma, si inserisce la dirimpettaia, Kyla, un'insegnante di scuola secondaria che ha preso un anno sabbatico per curare una balbuzie invalidante, provocata da un grave ma ignoto episodio, accaduto due anni prima (probabilmente la morte di un figlio).

I tre tentano di stabilizzare la situazione: Kyla cerca di interessare Steve alle materie d'esame e lo intrattiene, facendolo studiare, mentre Diane va al lavoro, Diane si adatta a fare la donna delle pulizie, la vita scorre e anche Steve sembra più calmo. Ma a complicare la situazione giunge una richiesta di risarcimento per i danni subiti dal ragazzino sfigurato da Steve: 250.000 dollari, una cifra troppo alta per le disponibilità di Diane. Serve un avvocato e Diane lo trova: un vicino di casa che da tempo la corteggia, e che è ben felice di cogliere questo pretesto per invitarla a cena. La serata però ha un risvolto imprevisto, poiché le attenzioni dell'avvocato suscitano la violenta gelosia di Steve.

Pochi giorni dopo il ragazzo compie un nuovo atto estremo: si taglia le vene con un cutter, tra gli scaffali del supermercato, in un gesto che vuole chiaramente essere dimostrativo dopo le parole di rimprovero rivoltegli dalla madre. Nella mente di Diane scorrono le immagini di uno Steve che si diploma, trova la compagna ideale, la sposa, diventa padre e rende Diane felice. Ma è un sogno. In realtà la madre ha deciso di avvalersi dell'articolo S-14 procedendo al ricovero coatto di Steve, momento molto doloroso per Diane e Kyla, che sono costrette ad assistere alla scena in cui Steve cerca di ribellarsi e viene stordito con un taser.

Diane e Kyla si incontrano dopo alcuni mesi, in un desolato pomeriggio autunnale: la balbuzie è tornata e la bellezza appannata di Diane sembra aver subito un colpo definitivo. Le due non riescono a parlarsi, e, appena saputo che Kyla sta per partire, Diane cerca di suggellare l'intera storia con una frase: "Siamo in un mondo senza speranza, ma pieno di persone che sperano". Nella scena con cui si chiude il film Steve approfitta del momento in cui gli viene rimossa la camicia di forza per correre verso una finestra, annunciando, ma non mostrando, quello che sarà il vero finale.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Dolan ha mantenuto quasi sempre un'inquadratura claustrofobica, quadrata (1:1), che costringe a inquadrare una sola persona per volta. In due sequenze, nei momenti più euforici del personaggio di Steve, il rapporto dell'immagine si allarga fino a 1,85:1.

In merito al tema del film, Dolan ha affermato in un'intervista: «La figura materna in relazione ai figli è un pozzo senza fondo di ispirazione». A chi lo ha accusato di accanirsi ancora una volta contro la figura materna ha replicato: «Malgrado la sua personalità, Diane sacrifica tutto per suo figlio, il suo lavoro, la sua salute mentale, la sua stabilità. È un ruolo di madre coraggiosa. La vita è crudele, ma io no».

Il film è stato girato tra ottobre 2013 e febbraio 2014 nei sobborghi di Montréal, soprattutto a Longueuil.[3][4]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

La rassegna è stata quasi unanimemente positiva. Essendo il primo film di Xavier Dolan ad avere una distribuzione italiana nelle sale, molta della stampa di conseguenza ha illustrato unitamente alle caratteristiche del film anche le novità nello stile dell'autore, presentandolo al pubblico italiano e sottolineandone la capacità di creare immagini.

« La grande dote del cineasta ragazzino è di immaginare archi narrativi diversi da quelli cui siamo abituati, storie che cercano il coinvolgimento senza ricorrere al consueto ma anzi stimolando curiosità nuove, e di saper condire tutto ciò con una capacità di generare immagini come pochi altri sanno inventare. Steve che zittisce la madre mettendole una mano sulla bocca e poi bacia il dorso della mano stessa frapposta tra le loro labbra è un momento di inusitata forza, perfetto per chiarire d'un colpo il loro rapporto fatto di soprusi e violenza che alimentano e rendono difficile comunicare amore.[5] »

Il particolare formato del film è stato inoltre al centro di diverse interpretazioni.

« C'è spazio per una persona sola nei fotogrammi di Mommy. Letteralmente. Il formato scelto da Xavier Dolan per il suo nuovo film infatti è più stretto di un 4:3. Inusuale e con un'altezza leggermente maggiore della larghezza, costringe a prevedere una persona sola in ogni inquadratura o a strizzarne due per poterle guardare da vicino. Come un letto a una piazza. Attraverso questa visione simile a una gabbia, Dolan racconta di nuovo di un figlio e una madre, cercando di cogliere una complessità inedita nella storia della rappresentazione di questo rapporto al cinema e finendo per creare tre personaggi lontani da qualsiasi paragone o altri esempi già visti. Intrappolati in un formato claustrofobico, non gli rimane che sognare la libertà e serenità di un irraggiungibile 16:9.[5] »

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

2014 - Festival di Cannes

2015 - Satellite Award

2015 - David di Donatello

  • Candidatura come miglior film straniero (Canada)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Mommy - Festival de Cannes 2014, festival-cannes.fr. URL consultato il 25 maggio 2014.
  2. ^ Chi ha vinto a Cannes, ilpost.it, 24 maggio 2014. URL consultato il 25 maggio 2014.
  3. ^ Filming Locations - Mommy, imdb.com. URL consultato il 19 settembre 2015.
  4. ^ Box office/business - Mommy, imdb.com. URL consultato il 19 settembre 2015.
  5. ^ a b Gabriele Niola, Recensione Mommy, MyMovies.it. URL consultato il 19 settembre 2015.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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