Mohammad Bakri

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Mohammad Bakri nel 2012

Mohammad Bakri, anche accreditato come Mohammed Bakri (in arabo: محمد بكري‎‎, in ebraico: מוחמד בכרי; Bi'ina, 27 novembre 1953), è un attore, regista e sceneggiatore palestinese con cittadinanza israeliana. Avviò la sua carriera teatrale nel 1976, in Israele e in Cisgiordania. A partire dagli anni 80, cominciò a scrivere commedie teatrali impegnate e debuttò al cinema come protagonista di numerosi film diretti da registi israeliani, palestinesi, italiani ed europei. Bakri fu per anni considerato uno dei pochi attori ad aver goduto di un ampio successo sia in Israele sia in Palestina.[1] Nel 2002, il suo documentario Jenin, Jenin, girato illegalmente in un campo-profughi palestinese al termine di un'azione militare israeliana, incrinò i rapporti con lo Stato di Israele e comportò conseguenze legali tuttora in corso.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mohammad Bakri è nato a Bi'ina, nel Distretto Nord di Israele, da una famiglia palestinese di religione islamica. Ultimo di dodici figli, ha sette sorelle e quattro fratelli. Il padre era un operaio tagliatore di pietre. Bakri frequentò le scuole elementari a Bi'ina e le scuole secondarie ad Acri. Successivamente si iscrisse all'Università di Tel Aviv, dove si laureò in arte drammatica e letteratura araba.[2]

Bakri vive a Bi'ina con la moglie Layla, che sposò all'età di 22 anni. Ha cinque figli maschi, fra i quali gli attori Saleh, Ziad e Adam Bakri, e una figlia di nome Yafa. I nomi scelti per la maggior parte dei suoi figli si ispirano ai personaggi dei libri di Emile Habibi, di cui Bakri fu amico e ammiratore.[3] Nel 2010, all'età di 57 anni, Bakri fu ricoverato all'ospedale Rambam di Haifa in seguito a un infarto, dal quale si ristabilì completamente.[4]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la laurea, Bakri iniziò la carriera di attore in Israele e in Palestina, lavorando al Teatro Nazionale di Israele Habimah di Tel Aviv, al Teatro Haifa e al Teatro al-Kasaba di Ramallah. In seguito si dedicò al cinema lavorando con numerosi registi come Costa-Gavras, Amos Gitai, Rashid Masharawi, Saverio Costanzo, Michel Khleifi e Annemarie Jacir. Nel 1984, rappresentò Israele alla 56ª edizione degli Oscar con il film Oltre le sbarre.[5] Per la sua interpretazione nel film palestinese Wajib - Invito al matrimonio, vinse, insieme al figlio Saleh, il premio come miglior attore al Festival internazionale del cinema di Dubai.[6]

In Italia, Bakri prese parte a numerosi progetti cinematografici. Nel 2004 fu protagonista di Private, opera prima di Saverio Costanzo, girata a Riace, sul tema della resistenza palestinese.[7] Successivamente collaborò con Paolo e Vittorio Taviani nel loro film più controverso, La masseria delle allodole, ambientato all'epoca del genocidio armeno.[8]

Alla fine degli anni 90, Bakri passò alla regia di documentari. Il suo secondo docufilm, Jenin, Jenin, la cui post-produzione fu effettuata a Roma, si aggiudicò nel 2002 il premio come miglior film alle Giornate Cinematografiche di Cartagine. Il film subì censura in Israele e segnò uno spartiacque nella vita del regista, poiché compromise severamente i suoi rapporti con Israele. Nel 2010, il docufilm Zahra partecipò alla 20ª edizione del Festival del cinema africano, d'Asia e America Latina di Milano, dove vinse il premio per il miglior documentario nella sezione Finestre sul mondo.[9]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Jenin, Jenin[modifica | modifica wikitesto]

Il docufilm Jenin, Jenin, sulla distruzione dell’omonimo villaggio palestinese, suscitò molte polemiche fra l'opinione pubblica israeliana. Mohammad Bakri fu accusato di aver intervistato i sopravvissuti e nessun ufficiale dell’esercito israeliano. Il film fu sequestrato dalle sale israeliane con l’accusa che non si può definire documentario un film che racconta un evento da un unico punto di vista. Nel 2004 l’Alta Corte di Giustizia, cui Bakri si è appellato, ha dissequestrato il film, dichiarandolo però di propaganda. Poco prima dell'uscita del film, due nipoti di Mohammad Bakri, Yassin e Ibrahim Bakri, furono coinvolti in un atto terroristico compiuto da un attentatore suicida e in seguito condannati a nove ergastoli ciascuno.[2][10] Bakri fu interrogato insieme ad altri sei componenti della sua famiglia con l'accusa di sostenere i terroristi; questo fatto mise in cattiva luce il suo nome e pose le basi del dibattito che seguì la divulgazione di Jenin, Jenin.[11]

Tre anni dopo l'uscita di Jenin, Jenin, cinque soldati israeliani reduci dall'operazione Scudo difensivo citarono in giudizio Bakri chiedendo circa 2,5 milioni di NIS di danni. Molti cineasti italiani, fra i quali Mario Monicelli, Mario Martone e Saverio Costanzo, si mobilitarono e firmarono un appello web in suo favore. Decine di proiezioni di Jenin, Jenin furono organizzate senza autorizzazione. I soldati persero infine la causa nel 2008. Il giudice Nadav del tribunale di Petah Tiqwa concluse che Bakri aveva diffamato l'intero esercito ma non i cinque soldati in particolare.[12] La sentenza scatenò l'ira di alcuni gruppi di destra, i quali aggredirono Bakri a Tel Aviv, durante una serata in suo onore.[13]

Nel 2005, il regista raccontò la sua vicenda personale nel film Da quando te ne sei andato.[14][15] Nello stesso anno, Bakri tornò in tribunale per il processo che coinvolse suo figlio Hassan, di anni 27. Hassan fu condannato a tre anni e mezzo di prigione per avere ferito con un coltello l'uomo che importunava e minacciava la sorella minorenne.[16]

Nel mese di dicembre 2017, il procuratore generale Avichai Mandelblit, alto funzionario di Israele per la prima volta in una causa civile, ha deciso di sostenere Nissim Magnagi, un colonnello riservista che compare nel documentario di Bakri. Nel 2016, Magnagi aveva fatto causa al regista chiedendo 2,6 milioni di NIS (627 000 euro) o 100 000 NIS (24 000 euro) per ogni proiezione. Magnagi ha dichiarato che devolverebbe il denaro ai veterani dell'esercito coinvolti e alle famiglie dei soldati uccisi nell'attacco a Jenin.[17]

Yarmouk[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2014, Bakri pubblicò su youtube un video di otto minuti intitolato Yarmouk (titolo internazionale Blackness) dal nome dell'omonimo campo-profughi palestinese situato vicino a Damasco. Nel video, un padre cerca di vendere la propria figlia a uno sceicco in cambio di denaro per sfamare il resto della famiglia. Le repliche furono immediate. L'opinione pubblica palestinese si sentì umiliata, mentre la Lega Araba accusò Bakri di esasperare il problema sociale del traffico di donne, enfatizzando i problemi dei palestinesi e sminuendo quelli dei siriani. Bakri infine si scusò, ritirò il video e dichiarò la sua primaria intenzione di raccontare le tragedie di Yarmouk.[18] A Venezia, il video vinse l'undicesima edizione del Premio Pasinetti.[19] L'autore israeliano Avi Melamed ipotizzò che lo scopo di Bakri non era quello di testimoniare una realtà già nota ma di denunciare il carattere oscurantista dei paesi arabi in previsione della loro prevedibile reazione.[18]

Altre accuse[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2012, l'organizzazione sionista Im Tirtzu lanciò una campagna di sensibilizzazione per denunciare l'interpretazione di Bakri nell'opera teatrale La casa di Bernarda Alba, rappresentata al Teatro Tzavta di Tel Aviv. Attraverso il personaggio di Bernarda, Bakri fu accusato di essere "bugiardo e incitatore". L'Academy of Performing Arts di Israele, che faceva parte della produzione, rifiutò le richieste di intervento contro Bakri, tuttavia il Ministro dello Sport e della Cultura israeliano Limor Livnat criticò l'Accademia per avere assunto Bakri, definendolo "un calunniatore".[20] Il figlio primogenito Saleh Bakri dichiarò che, durante i dieci anni che seguirono l'uscita di Jenin, Jenin, la famiglia aveva ricevuto minacce di morte,[21] e che in alcuni periodi, Mohammad aveva assunto per i suoi figli guardie del corpo.[22]

Nel 2017, Bakri si recò in Libano per un festival culturale dedicato alla Palestina, durante il quale disse che "normalizzare le relazioni con il nemico sionista equivale a tradire gli interessi del popolo palestinese."[23] A causa di questo intervento, l'organizzazione israeliana Shurat Hadin richiese l'arresto di Bakri per avere violato la legge che vieta ai cittadini israeliani di recarsi nei paesi nemici, fra i quali il Libano.[23] Bakri non fu arrestato ma il Ministro della Cultura Miri Regev chiese al procuratore generale Avichai Mendelblit di indagare su Bakri per presunto incitamento contro Israele. Miri Regev dichiarò su facebook che Bakri "non è obbligato ad essere un cittadino israeliano, ma poiché lo è, non può visitare paesi nemici e non può fare propaganda contro Israele."[24] Nel 2018, Mendelblit ha aperto nuovamente una causa contro Bakri per il documentario Jenin, Jenin.[17]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010 durante una proiezione del film Zahara a Be'er Sheva

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Nelle versioni in italiano dei suoi film Ziad Bakri è stato doppiato da:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Terri Ginsberg e Chris Lippard, Historical Dictionary of Middle Eastern Cinema, Scarecrow Press, 2010, pp. 45-46, ISBN 0-810-86090-2.
  2. ^ a b Enzo Ferrara e Carlo Tagliacozzo, Mohammad Bakri, la verità a tutti i costi, Babel Med, 31 marzo 2009. URL consultato il 7 febbraio 2018.
  3. ^ (EN) Imad Khachan, Interview with the Palestinian Actor and Filmmaker Mohammad Bakri, su banipal.co.uk. URL consultato il 5 febbraio 2018.
  4. ^ (HE) Jackie Khoury, מוחמד בכרי אושפז בעקבות התקף לב, Mouse City, 31 marzo 2010. URL consultato il 16 febbraio 2018.
  5. ^ Sara Ferrari, Il conflitto arabo-israeliano dietro le sbarre: ripensando a Meahorey Ha-Soragim di Uri Barbash, Università degli Studi di Bergamo. URL consultato il 7 febbraio 2018.
  6. ^ Fabrizio Basso, Wajib - Invito al Matrimonio: la recensione del film, Sky TG 24, 4 aprile 2018. URL consultato il 5 maggio 2018.
  7. ^ Stefano Stefanutto Rosa, Interviste: Saverio Costanzo, Cinecittà News, 11 gennaio 2005. URL consultato il 5 maggio 2018.
  8. ^ Claudia Morgoglione, Le immagini-shock del genocidio armeno nell'ultimo film dei fratelli Taviani, la Repubblica, 19 marzo 2007. URL consultato il 7 febbraio 2018.
  9. ^ 20ª edizione del Festival del Cinema africano, d'Asia e America Latina, Cinema AAAL, 21 marzo 2010.
  10. ^ Since you left part1, su YouTube. URL consultato il 15 febbraio 2018.
  11. ^ Alessandra Garusi, Jenin: quello che il mondo deve sapere, PeaceLink C.P., 10 giugno 2003. URL consultato il 7 febbraio 2018.
  12. ^ Mohammad Bakri assolto ... ma colpevole, su Il Pessottimista, 9 luglio 2008. URL consultato l'8 maggio 2018.
  13. ^ (HE) Nir Landau, פעילי ימין תקפו את מוחמד בכרי בערב הוקרה, News Walla, 27 luglio 2008. URL consultato il 5 maggio 2018.
  14. ^ Mohammed Bakri, l’effetto censura, il manifesto, 31 gennaio 2008. URL consultato il 5 febbraio 2018.
  15. ^ David Terracini, Intervista a Mohammed Bakri, su hakeillah.com, 2 novembre 2014. URL consultato il 5 febbraio 2018.
  16. ^ (HE) Eli Levy, מאסר בפועל לבנו של בכרי, News NRG, 27 febbraio 2005. URL consultato il 16 febbraio 2018.
  17. ^ a b (EN) Judah Ari Gross, AG to assist in defamation suit against ‘Jenin, Jenin’ director, Times of Israel, 20 dicembre. URL consultato l'8 maggio 2018.
  18. ^ a b (EN) Avi Melamed, Yarmuk Movie: Kill the Messenger, su avimelamed.com, 1° marzo 2015. URL consultato il 7 maggio 2018.
  19. ^ Maria Teresa Secondi, Vince il film “Blackness” del regista Mohammed Bakri, Il Gazzettino, 1° giugno 2014. URL consultato il 7 maggio 2018.
  20. ^ (EN) Michael Handelzalts, Behind the Curtain of a Right-wing Campaign Against an Israeli-Arab Actor, Haaretz, 31 gennaio 2012. URL consultato il 5 febbraio 2018.
  21. ^ (EN) Frank Barat, Interview with Saleh Bakri, New Internationalist. URL consultato il 5 febbraio 2018.
  22. ^ (FR) Mélanie Simon-Franza e Jean Ganesh, Saleh Bakri : « Toute résistance meurt si elle n’est pas aussi culturelle », Ballast, 23 maggio 2018. URL consultato il 25 maggio 2018.
  23. ^ a b (EN) 'Mohammad Bakri is a criminal and should be arrested', Arutz Sheva, 24 settembre 2017. URL consultato il 5 febbraio 2018.
  24. ^ (EN) Nirit Anderman, Israel's Culture Minister Calls to Investigate Actor Mohammad Bakri for Incitement, Haaretz, 24 settembre 2017. URL consultato il 5 febbraio 2018.
  25. ^ Maria Teresa Secondi, Vince il film “Blackness” del regista Mohammed Bakri, Il Gazzettino, 1 giugno 2014. URL consultato il 7 febbraio 2018.
  26. ^ Ran Xia, Benghazi Bergen-Belsen, su theasy.com, 28 marzo 2017. URL consultato il 16 febbraio 2018.
  27. ^ (EN) Alissa Simon, Palestinian Annemarie Jacir's "Wajib" Wins Big at Dubai Festival, Vanity Fair, 13 dicembre 2017. URL consultato il 21 febbraio 2018.
  28. ^ (EN) Melanie Goodfellow, Annemarie Jacir's 'Wajib' triumphs at Arab Critics Awards, Screensaily, 13 maggio 2018. URL consultato il 15 maggio 2018.
  29. ^ (EN) Gilad Atzmon, Public Service: Watch Mohammad Bakri's Jenin Jenin, Gilad, 21 febbraio 2010. URL consultato il 7 febbraio 2018.
  30. ^ (EN) Laila's Birthday, Tuniscope, 6 aprile 2011. URL consultato l'11 aprile 2018.
  31. ^ Mariuccia Ciotta e Roberto Silvestri, Storia del cinema palestinese: Haifa, di Masharawi, con Mohamed Bakri, su ilciottasilvestri.blogspot.it, 24 aprile 2014. URL consultato il 13 aprile 2018.
  32. ^ Jenin, Jenin, Festival del Cinema Europeo. URL consultato il 7 febbraio 2018.
  33. ^ a b Enrico Galoppini, A colloquio con Fayçal Hassairi, montatore del film «Jenin Jenin», Notizie dalla Terra Santa, 15 gennaio 2004. URL consultato il 7 febbraio 2018.
  34. ^ Proiezione "Since You Left" di Mohammad Bakri / 27 febbraio, Treviso, Sole Luna Doc-film Festival, 17 febbraio 2015. URL consultato l'8 febbraio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Linda Ben-Zvi, Theater in Israel, University of Michigan Press, 1996, pp. 393-398, ISBN 0-472-10607-4.
  • (EN) Amit Pinchevski e Paul Frosh, Media Witnessing: Testimony in the Age of Mass Communication, Palgrave Macmillan, 2009, pp. 147-150, ISBN 978-0-230-55149-7.
  • (EN) Terri Ginsberg e Chris Lippard, Historical Dictionary of Middle Eastern Cinema, Scarecrow Press, 2010, pp. 45-46, ISBN 0-810-86090-2.
  • (EN) Avi Melamed, Inside the Middle East: Making Sense of the Most Dangerous and Complicated Region on Earth, Skyhorse Pub Co Inc, 2016, ISBN 978-1-63450-572-7.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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