Mohammad-Hossein Shahriar

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Seyyed Mohammad Hossein Behjat Tabrizi

Seyyed Mohammad Hossein Behjat Tabrizi, noto anche con lo pseudonimo di Shahriar (in persiano سید محمدحسین بهجت تبریزی‎; in azero سید محمدحسین بهجت تبریزی?; Tabriz, 1906Teheran, 18 settembre 1988), è stato un poeta iraniano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato dall'avvocato Hajmiragha Khoshknabi, Shahriar crebbe in un momento di instabilità del suo paese, dovuto alla guerra e alla rivoluzione costituzionale. In tale contesto, la famiglia si trasferì da Tabriz presso il villaggio di Qare Qushaq, nel nord dell'Azerbaigian iraniano.[1] Con il ritorno della stabilità nel paese, Shahriar finì gli studi vicino a Tabriz, poi nel 1921 si trasferì nella capitale persiana, dove studiò per 5 anni medicina senza completare gli studi. Si trasferì cosi a Nishapur per lavorare nell'ufficio anagrafe della città. Durante la permanzenza nel Khorasan partecipò agli eventi letterari della regione, e tornato a Teheran trovò impiego presso la Banca dell'Agricoltura. Dopo la morte dei suoi genitori tornò a Tabriz, dove si sposò e iniziò a pubblicare le proprie opere. Fu proprio in questo periodo che decise di adottare lo pseudonimo Shahriar.[2]

Le sue opere sono caratterizzate dall'uso di slang e linguaggio colloquiale accanto a espressioni letterarie e figure retoriche, il ché lo rese molto popolare. Viene ricordato per i suoi ghazal, scritti sia in persiano che in turco, in particolare per la poesia Heydar Babaya Salam con la quale si guadagnò la stima di tutto il panorama letterario mondiale.[3] L'uso della musica nelle sue poesie lo contraddistinse dagli altri autori a lui contemporanei. Nelle sue opere sono evidenti il suo interesse per il Corano[4] e la devozione per la famiglia di Maometto, ovvero gli Ahl al-Bayt, come dimostra la poesia Homay-e- Rahmat'.[5]

Il poeta persiano Hafez influenzò molto la poetica di Shahriar, tanto che il suo pseudonimo fu preso proprio dal Divān.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mina 2016, p. 544.
  2. ^ Mina 2016, p. 545.
  3. ^ Mina 2016, p. 546.
  4. ^ Mina 2016, p. 547.
  5. ^ Mina 2016, p. 548.
  6. ^ Mina 2016, p. 549.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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