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Mito del carro e dell'auriga

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Il Carro, settimo arcano dei Tarocchi.[1]

Il mito del carro e dell'auriga, o della biga alata, tratto dal Fedro di Platone, serve a spiegare la teoria platonica della reminiscenza dell'anima, un fenomeno che durante la reincarnazione produce ricordi legati alla vita precedente. Racconta di una biga su cui si trova un auriga, personificazione della parte razionale o intellettiva dell'anima (logistikòn). La biga è trainata da una coppia di cavalli, uno bianco e uno nero: quello bianco raffigura la parte dell'anima dotata di sentimenti di carattere spirituale (thymoeidès), e si dirige verso il mondo delle Idee; quello nero raffigura la parte dell'anima concupiscibile (epithymetikòn) e si dirige verso il mondo sensibile. I due cavalli sono tenuti per le briglie dall'auriga che, come detto, rappresenta la ragione: questa non si muove in modo autonomo ma ha solo il compito di guidare.

«Si raffiguri l'anima come la potenza d'insieme di una pariglia alata e di un auriga. Ora tutti i corsieri degli dèi e i loro aurighi sono buoni e di buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po' sì e un po' no. Innanzitutto, per noi uomini, l'auriga conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre l'altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e penoso.»

La biga deve essere diretta verso l'Iperuranio, un luogo metafisico a forma di anfiteatro dove risiedono le "Idee".

Lo scopo dell'anima, infatti, è contemplare il più possibile l'Iperuranio e assorbirne la sapienza delle idee. L'auriga quindi deve riuscire a guidare i cavalli nella stessa direzione, verso l'alto, tenendo a bada quello nero e spronando quello bianco, in modo da evitare o ritardare il più possibile di "precipitare" nella reincarnazione. Chi è precipitato subito rinascerà come una persona ignorante o comunque lontana dalla saggezza filosofica, mentre coloro che sono riusciti a contemplare l'Iperuranio per un tempo più lungo rinasceranno come saggi e come filosofi. Questo mito, che serve a spiegare la reminiscenza, è riconducibile all'immortalità dell'anima.

Il mito del carro alato descrive la virtù platonica della temperanza (sophrosyne) che consiste nel dominio dell'anima razionale su quella concupiscente e irascibile.

Nell'Upanishad

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«Sappi che l'anima [atman] è il padrone del carro, che il corpo è il carro stesso, la ragione è il cocchiere e le redini sono il pensiero. I sensi sono i cavalli, il loro percorso sono gli oggetti dei sensi. Gli esperti chiamano agente di gioia ciò che ha anima, sensi e pensiero.
I sensi di colui che è privo della conoscenza e il cui desiderio mai è aggiogato, non sono sottomessi. Sono come i cattivi cavalli per il cocchiere. I sensi cli colui che ha la conoscenza e il cui pensiero è sempre aggiogato sono sottomessi. Sono come i buoni cavalli per il cocchiere.
Colui che è privo della conoscenza e il cui pensiero è sempre impuro, non giunge alla meta, e rientra nel giro delle rinascite. Colui che ha conoscenza e il cui pensiero è sempre puro, giunge là dove più non si rinasce.
L'uomo che ha per cocchiere la conoscenza, per redini il pensiero, giunge all'altra riva, alla meta, al luogo supremo, poiché di là dai sensi vi sono gli oggetti, di là dagli oggetti vi è il pensiero, di là dal pensiero vi è la ragione, e di là dalla ragione il Grande Sé.
Di là dal Grande Sé vi è il Non-manifesto, di là dal Non-manifesto vi è lo Spirito, di là dallo Spirito non v'è nulla: è il termine, è la via più alta.»

Esistono analogie tra Platone e l'Upanishad anche in relazione al mito degli androgini e all'albero rovesciato.[3]

  1. È possibile un legame ermetico tra questa figura dei Tarocchi ed il mito platonico della biga alata, i cui significati sembrano perfettamente combaciare (cfr. Le radici neoplatoniche dei tarocchi, a cura di Loris Solmi).
  2. Trad. it. in Platone, Opere, vol. I, Laterza, Bari, 1967, pag. 752.
  3. Assonanze fra il pensiero platonico e le Upanishad (archiviato il 29 gennaio 2026).

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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