Mistero della fede

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In molte forme di Cristianità un mistero della fede è un concetto religioso che indica una verità rivelata costitutiva della Fede. Due tra esse, precisamente l'Unità e Trinità di Dio (cioè Padre, Figlio e Spirito Santo sono tre Persone distinte e, al contempo, una sola) e l'incarnazione di Gesù (comprese tutte le conseguenze: passione, morte e risurrezione), sono quelle fondamentali alle quali aderisce la cristianità in tutte le sue diverse denominazioni ma non nel cristianesimo primitivo nel quale non esisteva nessun tipo di mistero al riguardo (“Prima della fine del IV secolo la formula ‘un Dio in tre persone’ non era solidamente attestata, e certo non era stata completamente assimilata dalla vita cristiana e dalla sua professione di fede. Ma è esattamente questa formulazione che vanta per prima il titolo di dogma trinitario. Fra i Padri Apostolici, non c’è stato nulla che si avvicinasse sia pure remotamente a una tale mentalità o veduta”)[1].

Nel Cattolicesimo con la massima ampiezza e, in misura diversa, anche in molte denominazioni cristiane, altre verità dogmatiche si aggiungono a queste per costituire il complesso della dottrina, sia pur nelle sue varie accentuazioni e sfaccettature; è il caso, ad esempio, dei dogmi mariani, oppure dell'azione santificante dei sacramenti.

Sempre secondo l'interpretazione cattolica, il termine mistero non ha il significato comune di argomento incomprensibile e problematico, oppure di fenomeno del quale non si riesce a trovare la causa e la spiegazione, ma di "manifestazione di Dio agli uomini", allo scopo di renderli partecipi della Sua grazia e della Sua vita; come atto divino, esso è al di sopra della ragione umana, perché nessun uomo può avere conoscenza piena ed esaustiva di Dio, ma non è contro la ragione la quale, sostenuta e illuminata dalla Rivelazione, permette la comprensione analogica e mediata della grandezza di Dio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ New Catholic Encyclopedia (1967), The Catholic University of America, p. Vol. XIV, p. 299..