Ministero delle comunicazioni

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Ministero delle comunicazioni
Stato Italia Italia
Tipo Ministero
Istituito 1924
da governo Mussolini
Soppresso 2008
da governo Berlusconi IV
Successore Ministero dello sviluppo economico
Sede Viale America, 201. Roma

Il Ministero delle comunicazioni era un dicastero del Governo Italiano, che si occupava dei servizi di comunicazione postale, telefonica, telegrafica, elettronica, dell'informazione giornalistica e della pubblicità commerciale.

A partire dal Governo Berlusconi IV è stato accorpato al Ministero dello Sviluppo Economico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Ministero delle Comunicazioni fu istituito il 30 aprile 1924 in sostituzione del Ministero delle Poste e Telegrafi dal Governo Mussolini. Al vertice del dicastero fu nominato Costanzo Ciano, padre del genero di Mussolini, Galeazzo Ciano, e fu il fondatore della futura RAI, Radio televisione italiana.

Il Ministero delle Comunicazioni venne, quindi, ripartito in due distinti dicasteri il 12 dicembre 1944[1] dal Governo Bonomi III, il Ministero dei trasporti e il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, il quale riassorbiva le competenze che, prima dell'istituzione del Ministero delle comunicazioni, erano attribuite al Ministero delle Poste e Telegrafi.

Nel 1992 intervenne la riforma delle telecomunicazioni[2], con la quale i servizi di telecomunicazioni e quelli telefonici passarono da una gestione statale diretta al settore delle partecipazioni statali per essere in seguito riorganizzate nella nuova società Telecom Italia S.p.A., proprio nell'estate del 1994. La riorganizzazione del Ministero avvenne con la Legge 29 gennaio 1994, n.71[3].

Nel 1997 l'Amministrazione Autonoma delle Poste e Telegrafi, organo del Ministero, venne scorporata e trasformata in un ente pubblico economico e successivamente nella Società per Azioni (a partecipazione interamente statale) delle Poste Italiane. In quell'anno,[4] il nome del dicastero venne modificato in Ministero delle Comunicazioni. La Riforma Bassanini[5] lo accorpò col Ministero delle Attività Produttive. La riforma doveva entrare in vigore nel 2001, ma con il Governo Berlusconi II si decise di ricostruire il Ministero, che quindi non fu accorpato.

Infine, con la legge finanziaria del 2008[6], il Governo Prodi II decise di ritornare alla vecchia configurazione della Riforma Bassanini del 1999. Venne così attuata dal Governo Berlusconi IV la riforma predetta e il Ministero delle Comunicazioni venne accorpato al Ministero dello Sviluppo Economico, nuovo nome assunto dal precedente Ministero delle Attività Produttive, cui è stato aggiunto il dipartimento delle comunicazioni[7].

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Il Ministero delle Comunicazioni era così organizzato:

Segretariato Generale

  • Direzione Generale per la Gestione delle Risorse Umane
  • Direzione Generale per i Servizi di Comunicazione Elettronica e di Radiodiffusione
  • Direzione Generale per la Pianificazione e la Gestione dello Spettro Radioelettrico
  • Direzione Generale per la Gestione delle Risorse Strumentali ed Informative
  • Direzione Generale per la Regolamentazione del Settore Postale
  • Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell'Informazione
  • Ispettorati Territoriali

Organi Interni

  • Comitato Esecutivo per la Larga Banda
  • Consiglio Superiore delle Comunicazioni
  • Commissione per lo studio e l'elaborazione delle carte valori postali

I ministri delle Comunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'elenco comprende i nominativi dei Ministri che ressero il dicastero delle Comunicazioni, delle Poste e delle Telecomunicazioni, a far data dal 1946.

Inoltre, è possibile accedere all'elenco dei Ministri delle Poste e Telegrafi del Regno d'Italia (1889-1929), nonché dei Ministri delle Comunicazioni, sempre del Regno d'Italia (1929-1944). Da notare che il dicastero muta nome nel 1944 per prendere quello di Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Decreto luogotenenziale n. 413 del 1944
  2. ^ Legge 29 gennaio 1992, n. 58
  3. ^ Legge 29 gennaio 1994, n.71
  4. ^ legge 297/1997
  5. ^ D.Lgs. n. 300/1999
  6. ^ Legge n. 244/2007
  7. ^ Richiesta Rifiutata