Michele Campisi

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Michele Campisi
Ruvolo e Campisi (2014).jpeg
Passaggio di consegna tra il sindaco uscente Michele Campisi (a destra) e Giovanni Ruvolo (a sinistra) il 12 giugno 2014.

Sindaco di Caltanissetta
Durata mandato 25 giugno 2009 –
12 giugno 2014
Predecessore Salvatore Messana
Successore Giovanni Ruvolo

Dati generali
Partito politico PdL (2009-2013)
NCD (2013-2017)
Titolo di studio Laurea in Economia e Commercio

Michele Campisi (Caltanissetta, 22 aprile 1963) è un politico italiano, sindaco di Caltanissetta dal 2009 al 2014.

Laureato in economia, svolge la professione di commercialista.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È sposato con Germana e ha due figli; già ufficiale presso la Legione dei Carabinieri di Catanzaro. È stato docente di materie economiche e aziendali, Presidente dell'Unione Giovani Dottori Commercialisti della provincia di Caltanissetta e Tesoriere dell'Ordine.

Inoltre, per 6 anni fino al 2008, è stato nel Collegio dei Revisori dei Conti del Comune di Caltanissetta.[2]

Sindaco di Caltanissetta[modifica | modifica wikitesto]

Fu eletto sindaco di Caltanissetta al ballottaggio del 22 giugno 2009, ottenendo il 55,21% delle preferenze, contro il 44,79% del candidato di centro-sinistra Fiorella Falci. Dal suo insediamento guidò una giunta di centro-destra sostenuta da Il Popolo della Libertà, Unione di Centro e liste civiche dello stesso orientamento politico.

Sotto la sua sindacatura si svolsero i lavori di rifacimento di corso Umberto I, lavori rientranti nel più vasto progetto di riqualificazione del centro cittadino con il progetto conosciuto come "La grande piazza".

L'8 gennaio 2011, ad un anno e mezzo dalla sua elezione, Campisi azzerò la giunta a seguito dell'autosospensione di due assessori (il 3 dicembre precedente), i cui familiari erano stati coinvolti nell'operazione antimafia Redde Rationem;[3][4] si trattava di Benedetto Campanella, padre del vicesindaco Simona Campanella, e di Calogero Failla, fratello dell'assessore Angelo Failla, che in seguito verranno assolti.[5][6] Due giorni dopo, il 10 gennaio, Campisi nominò una nuova giunta, da lui definita "di tecnici".[7]

Il 2 novembre 2013, la giunta comunale presieduta dal sindaco Campisi deliberò l'acquisto dell'antenna RAI posta nella collina di Sant'Anna, comprensivo delle costruzioni annesse e dell'area circostante, per una somma di 537.000€.[8]

Il 24 novembre 2013 Campisi si schierò pubblicamente per il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, forza politica nata per volontà dei parlamentari del PdL contrari a confluire nel rinato partito di Forza Italia.[9]

Dal sondaggio Governance Poll 2013, pubblicato il 13 gennaio 2014 su Il Sole 24 Ore,[10] risultò che Michele Campisi era apprezzato dal 50% dei cittadini nisseni, in forte salita rispetto al pessimo risultato ottenuto nel 2012, dove compariva al 97º posto della classifica dei 102 sindaci di capoluogo, "gradito" soltanto dal 46% dei suoi concittadini.[11][12] Ciononostante, il 14 aprile successivo dichiarò l'intenzione di non ricandidarsi per un secondo mandato alle allora imminenti elezioni amministrative.[13]

Il 24 aprile 2014 venne organizzata una conferenza stampa di fine mandato presso la Sala degli Oratori di Palazzo Moncada per riassumere la propria attività e le iniziative intraprese per la città durante il proprio mandato.[14] In questa occasione, il sindaco venne pesantemente contestato e aggredito verbalmente da lavoratori "ex-Rmi",[15] lì radunati da Salvatore Porsio, candidato al consiglio comunale nelle fila del Partito Democratico,[16] tanto da costringere Campisi ad abbandonare la sala scortato. Nei giorni seguenti il sindaco ricevette la solidarietà da parte di molte forze politiche, tra cui lo stesso PD, che prese le distanze dall'operato del proprio candidato.[17]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Michele Campisi, Sindaco Caltanissetta - Corriere.it Caltanissetta, su caltanissetta.corriere.it. URL consultato il 25 aprile 2014.
  2. ^ Curriculum Michele Campisi, su qds.it, 20 novembre 2009. URL consultato il 17 gennaio 2017.
  3. ^ Caltanissetta, si autosospendono due assessori comunali, su Live Sicilia, 3 dicembre 2010. URL consultato il 31 luglio 2014.
  4. ^ Redde Rationem, azzerata la giunta di Caltanissetta, su Giornale di Sicilia, 8 gennaio 2011. URL consultato il 31 luglio 2014.
  5. ^ "Redde rationem", cinque assoluzioni, su Tcsnews.tv, 27 luglio 2013. URL consultato il 31 luglio 2014 (archiviato dall'url originale il 10 agosto 2014).
  6. ^ Il verdetto: la Corte di Cassazione assolve il prof Benedetto Campanella, su Il Fatto Nisseno, 28 giugno 2012. URL consultato il 31 luglio 2014.
  7. ^ Caltanissetta, Campisi nomina la nuova giunta, su Giornale di Sicilia, 10 gennaio 2011. URL consultato il 31 luglio 2014.
  8. ^ Giuseppe Scibetta, Il comune acquista l'antenna RAI, in La Sicilia, 5 novembre 2013, p. 27.
  9. ^ Michele Spena, Il sindaco Michele Campisi:"Le ragioni di una scelta", in il Fatto Nisseno, 24 novembre 2013. URL consultato il 17 gennaio 2017.
  10. ^ Con il Sole 24 Ore del Lunedì Governance Poll 2013: la classifica dei governatori e dei sindaci, su Il Sole 24 Ore, 12 gennaio 2014. URL consultato il 31 luglio 2014.
  11. ^ Sondaggio Governance Poll 13. Il Sindaco risale di 34 posizioni, su comune.caltanissetta.it, 13 gennaio 2014. URL consultato il 31 luglio 2014 (archiviato dall'url originale il 9 agosto 2014).
  12. ^ Governance Poll 2013 (PDF), su ilsole24ore.com. URL consultato il 17 gennaio 2017.
  13. ^ La ricandidatura di Michele Campisi thriller dal finale già scritto e conosciuto: The end!, su Il Fatto Nisseno, 14 aprile 2014. URL consultato il 31 luglio 2014.
  14. ^ Conferenza stampa di fine mandato di Michele Campisi Parte 1, su YouTube, 24 aprile 2014. URL consultato il 25 aprile 2014.
  15. ^ "Reddito Minimo d'Inserimento"
  16. ^ Conferenza di Campisi, scatta la contestazione politica “programmata”. Il video integrale, su Il Fatto Nisseno, 24 aprile 2014. URL consultato il 31 luglio 2014.
  17. ^ Il Pd scarica Totò Porsio. “Inopportuna ed errata la sua presenza alla conferenza di Campisi”, su Seguonews.it, 26 aprile 2014. URL consultato il 31 luglio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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