Meti (Oceanine)

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La nascita di Atena, tripode a figure nere (Museo del Louvre)

Meti o Metide era nella mitologia greca una delle Oceanine, figlia del titano Oceano e della titanide Teti.[1] Era la madre della potente dea Atena.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Il suo nome significa "prudenza" ma anche "perfidia". Fu lei a salvare il padrone dei fulmini da Crono, suo padre. Era stato infatti predetto che uno dei figli l'avrebbe detronizzato uccidendolo, per cui egli, per essere sicuro, divorava viva la sua progenie. Meti consegnò una droga al titano che vomitò tutti i suoi figli.

Si oppone all'Ananke, alla fatalità.

La nascita di Atena[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il mito è stata anche la prima amante (e forse la prima moglie) di Zeus, il padre di tutti gli dèi, ma la donna non si consegnò facilmente al dio, trasformandosi in mille modi cercando di sfuggirgli, prima di arrendersi. Un altro oracolo aveva previsto che Zeus sarebbe stato detronizzato da un figlio avuto da Meti e quindi dopo essersi giaciuto con lei, decise di divorarla (tecnicamente la profezia riguardava tutta la genìa degli olimpici, fin dai tempi di Urano e si riferiva al fatto che il primogenito maschio avrebbe detronizzato il padre, come Crono con Urano, e Zeus con Crono. Nonostante gli sforzi del dio, nacque Atena, dea femmina, ma dalle prerogative mascoline).

Zeus la indusse quindi a trasformarsi in una goccia d'acqua, (nella mitologia greca l'intelligenza e l'astuzia erano rappresentate come poliformi ed in continuo cambiamento: Meti, infatti, è in grado di assumere ogni forma desideri) e la inglobò bevendola. Secondo un'altra versione, fu trasformata in una cicala o in una mosca e inghiottita da Zeus, il quale affermava che talvolta sentiva la voce di Meti che gli dava suggerimenti. A questo punto venne al dio un fortissimo mal di testa e grazie all'aiuto di Efesto o Prometeo si riuscì a spaccare con un'ascia il cranio immortale di Zeus e dalla ferita uscì Atena.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Esiodo, Teogonia, 358, 886.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Moderna[modifica | modifica wikitesto]

  • Robert Graves, I miti greci, Milano, Longanesi, ISBN 88-304-0923-5.
  • Pierre Grimal, Enciclopedia della mitologia 2ª edizione, Brescia, Garzanti, 2005, ISBN 88-11-50482-1. Traduzione di Pier Antonio Borgheggiani

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