Merdanzo

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Merdanzo
Merdanzo a Isolabona.png
StatoItalia Italia
RegioniLiguria Liguria
Lunghezza9,73 km[1]
Bacino idrografico24,4 km²[1]
Altitudine sorgentecirca 900 m s.l.m.
Nascepresso Baiardo
SfociaNervia a Isolabona
43°52′42.64″N 7°38′19.57″E / 43.87851°N 7.63877°E43.87851; 7.63877Coordinate: 43°52′42.64″N 7°38′19.57″E / 43.87851°N 7.63877°E43.87851; 7.63877
Mappa del fiume

Il Merdanzo[2], anche detto, meno di frequente, Mandancio[3], è un torrente delle Alpi liguri lungo circa 10 km. Scorre in provincia di Imperia ed è un affluente di sinistra del Nervia.

Idronimo[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del torrente potrebbe derivare dall'odore sgradevole di sorgenti solforose presenti nei pressi del corso d'acqua.[4] Secondo altre fonti deriverebbe invece dal fetore derivato dalla macerazione della canapa, coltura un tempo diffusa nella zona, oppure dal termine latino mendacium ("falsità", "inganno"[5]), o ancora dagli scarichi organici che gli abitanti di Apricale riversavano nel corso d'acqua.[6] In passato un consigliere regionale[7] propose, senza successo, di cambiarne la denominazione in rio delle Rose.[8]

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il Merdanzo nasce dalla confluenza di alcuni rami sorgentizi poco a sud di Baiardo. Dirigendosi verso sud-ovest passa tra il monte Cianela (a nord, 587 m) e il monte Osaggio (a sud, 527 m) e ruota poi verso ovest, raggiungendo il Nervia a Isolabona.[9]

Il monte Bignone rappresenta il punto più elevato del suo bacino idrografico.[1]

Affluenti[modifica | modifica wikitesto]

La confluenza nel Nervia

In destra orografica:

  • rio Roschetti;
  • rio Crosio;
  • rio San Rocco.

In sinistra orografica:

  • rio Brenca;
  • rio Vilarer;
  • rio Coniolongo;
  • rio Lattega.

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

La parte più a monte del bacino del Merdanzo è caratterizzata da affioramenti di arenaria su una base di flysch. In questa zona sono stati segnalati numerosi fenomeni franosi di tipo gravitativo. Il fondovalle è in genere incassato e presenta numerose anse con versanti ripidi e spesso rocciosi. Il reticolo idrografico del bacino si mostra ancora in fase di evoluzione[1], con l'erosione che prevale sui processi di sedimentazione.

Nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

«Il Merdanzo era un torrente oscuro, nascosto tra le canne, rapido di corso, e i paesi viciniori vi gettavano le acque di scolo»

(Il barone rampante, Italo Calvino)

Il Merdanzo viene citato da Italo Calvino ne Il barone rampante perché Cosimo, il protagonista del libro, lo utilizza abitualmente per farvi i propri bisogni appollaiato su un ontano sporgente sul corso d'acqua.[10] Calvino mutò il nome del torrente in Fetenzo in una edizione per le scuole del libro uscita nel 1959.[11]

Lo scrittore Nico Orengo definì il torrente caro ai nativi e poco presentabile agli ospiti.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Piano di bacino - Nervia (PDF), Provincia di Imperia. URL consultato il 28 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 27 giugno 2013).
  2. ^ de Bartolomeis
  3. ^ Nobbio
  4. ^ Zeppegno
  5. ^ mendacium, -ĭi, De Agostini. URL consultato il 30 dicembre 2016.
  6. ^ Marino Cassini risponde a Luciano Gabrielli, su isolacometivorrei.com, 12 febbraio 2011. URL consultato il 28 dicembre 2016.
  7. ^ Laura Guglielmi, Il fascino della val Nervia (PDF), su cont.ubibanca.it. URL consultato il 30 dicembre 2016.
  8. ^ Mario Cassini, La mia biblioteca nel blu dipinto di blu, in Tuttolibri, nº 1758, La Stampa, 26 marzo 2011, p. 11. URL consultato il 30 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 31 dicembre 2016).
  9. ^ Carta 1:25.000 dell'Istituto Geografico Militare, on-line su www.pcn.minambiente.it/viewer
  10. ^ Calvino
  11. ^ Giampaolo Dossena, Dizionario dei giochi con le parole, su instalike.org. URL consultato il 28 dicembre 2016.
  12. ^ Orengo, p. 65.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Italo Calvino, Il Barone Rampante, in Romanzi e racconti, vol. 1, A. Mondadori, 1991, p. 623.
  • G. Luigi de Bartolomeis, Notizie topografiche e statistiche sugli stati sardi, Chirio et Mina, 1847.
  • Claudio Nobbio, La sposa di Dolceacqua. Ius primae noctis, Fratelli Frilli, 2014.
  • Nico Orengo, Gli spiccioli di Montale: requiem per un uliveto, Theoria, 1992.
  • Luciano Zeppegno, Guida ai misteri e segreti dei mari e delle coste d'Italia, Sugar, 1971, p. 8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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