Mercatone Uno

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Mercatone Uno in amministrazione straordinaria
Logo
Stato Italia Italia
Fondazione 1978 a Dozza
Sede principale Imola
Persone chiave Commissari straordinari:Stefano Coen, Ermanno Sgaravato, Vincenzo Tassinari Fondatore: Romano Cenni
Settore Grande distribuzione
Prodotti Mobili, complementi d'arredo e generi di largo consumo non alimentari
Fatturato €837.000.000,00[1] (2010)
Dipendenti 3.700[2] (2011)
Slogan «Uno come nessuno»
Sito web

Mercatone Uno è una catena italiana di ipermercati per la grande distribuzione non alimentare presente con circa 80 punti vendita in Italia.

Nel 1975 viene costituita da Romano Cenni la prima società SIEL (Società Italiana Elettronica) per la vendita di radio, televisori ed elettrodomestici. Successivamente inizia a svilupparsi nella vendita al dettaglio, specializzandosi negli elettrodomestici, nella vendita del mobile e complementi d'arredo, fino a fondare il primo punto vendita del gruppo, il Mercatone Germanvox, con sede a Toscanella di Dozza nel 1978[3].

Storia e caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il Mercatone Uno di Bologna Navile

All'inizio degli anni ‘80 e per tutto il decennio vengono inaugurati molti degli attuali punti vendita ad insegna Mercatone Uno in tutta Italia.

Negli ultimi anni Mercatone Uno incrementa notevolmente lo sviluppo e la crescita aziendale giungendo ad operare sull'intero territorio nazionale con i suoi oltre 90 punti vendita, fatta eccezione per le regioni Valle d'Aosta, Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna.

Nel 2010 il Gruppo Mercatone Uno ha fatturato oltre 800 milioni di euro, con i suoi 500.000 m2 complessivi di superficie di vendita ai quali si aggiungono altre insegne facenti parte del Gruppo, come “È Oro” (oreficeria specializzata) e 38 shop in shop “Borsari Sport” (attrezzature, scarpe e abbigliamento sportivo).[4]

Il centro direzionale dell'azienda ha sede a Imola, nella torre situata accanto all'Autostrada A14, caratterizzata anche dalla biglia di Pantani voluta per ricordare il campione di ciclismo, con il quale l'azienda ha condiviso la passione sportiva e i tantissimi successi sul campo.

La crisi[modifica | modifica wikitesto]

La Biglia di Pantani, posta davanti alla sede Mercatone Uno di Imola.

Nonostante il grande sviluppo dell'impresa (che era giunta ad avere 3.700 dipendenti)[2], i risultati economici, dopo l'inizio della Grande recessione, sono andati via via peggiorando e la società che gestisce i punti vendita, gravata di 450 milioni di € di debiti, ha dovuto fare domanda al Tribunale di Bologna di Concordato preventivo[5][6] nel 2015.

Con decreto del 7 aprile 2015 il Ministero dello Sviluppo Economico ha ammesso parte delle società del gruppo alla procedura di amministrazione straordinaria con la nomina di tre Commissari Straordinari[7]: Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari. Sono attualmente attivi 60 punti vendita del gruppo, compreso il Germanvox di Toscanella, escluso dalla procedura di amministrazione straordinaria.

Il 16 giugno 2016 è stato pubblicato il bando di vendita dell'intero gruppo Mercatone Uno, che non ha ricevuto offerte.[8] Il 15 febbraio 2017 i Commissari Straordinari, dopo l'autorizzazione del ministero dello sviluppo economico, hanno pubblicato un nuovo bando di vendita per il gruppo, con maggiore flessibilità sul prezzo e sul perimetro di vendita.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bergamonews.it
  2. ^ a b Sole 24 ore
  3. ^ Storia sul sito ufficiale, mercatoneuno.com. URL consultato l'8 luglio 2015.
  4. ^ Dati tratti dal sito ufficiale
  5. ^ Mercatone Uno Imola, 400 milioni di debiti: l'azienda chiede il concordato, su Il Fatto Quotidiano, 21 gennaio 2015. URL consultato il 23 febbraio 2017.
  6. ^ La crisi del Mercatone Uno è arrivata in Parlamento - Cronaca - Gazzetta di Reggio, in Gazzetta di Reggio, 1° febbraio 2015. URL consultato il 23 febbraio 2017.
  7. ^ Mercatone Uno in amministrazione straordinaria: nominati i tre commissari, su www.sviluppoeconomico.gov.it. URL consultato il 23 febbraio 2017.
  8. ^ Da Aiazzone a Mercatone Uno si allunga la lista delle vittime di Ikea, in Repubblica.it, 20 febbraio 2017. URL consultato il 23 febbraio 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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