Menpō

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Menpō
面具
Menpo 2.JPG
Menpō con barbozza (yodare-kake)
Zona protettaviso
Materialecuoio
OrigineGiappone Giappone
Impiego
Utilizzatorisamurai
Produzione
Cessazione dell'usoXIX secolo
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Stampa su legno del Periodo Edo raffigurante i vari tipo di maschera da guerra.
Dall'alto verso il basso: Somen, Menpō, Hanbō e Happuri.

Menpō (面具), Mengu (più raramente Men yoroi)[1] era una maschera utilizzata dai giapponesi quale complemento all'elmo kabuto per la protezione del volto. Si tratta di uno degli elementi più caratteristici dell'armatura giapponese.
La maschera da guerra giapponese ricorda le maschere da guerra in uso presso i cinesi al tempo della Dinastia Han e della Dinastia Song.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La maschera da guerra menpō veniva realizzata in cuoio, metallo o una combinazione di entrambi i materiali. Il manufatto era poi coperto di lacca, come la maggior parte degli elementi che componevano la panoplia giapponese, per migliorarne la resistenza alle intemperie. Nelle sue forme più complesse (menpō e somen), la maschera aveva foggia particolarmente complessa e fantasiosa[2]. I soggetti più frequentemente raffigurati erano: il coreano (korai-bo), lo spettro (moriyo), il demone maligno (akuryu), il barbaro meridionale (namban-bo), il demone silvano (tori-tengu), il vecchio (okina-men), il giovane (wara-wazura) e la donna (onna-men)[3].

La maschera veniva portata dal guerriero giapponese sotto all'elmo kabuto, la cui cinghia da allacciare sotto al mento veniva tirata contro la menpō. Vari uncini lungo il bordo della maschera, chiamati ori-kugi o odome, permettevano di meglio assicurarla all'elmo.

Tipologie[modifica | modifica wikitesto]

  • Somen - maschera da guerra che copriva interamente il volto del guerriero, dotata di semplici buchi per gli occhi;
  • Menpō - maschera giapponese "classica", coprente il volto del guerriero dagli occhi in giù;
  • Hanbō (Hanpō) - maschera a protezione della bocca e della mascella;
  • Happuri - maschera a protezione della fronte e delle guance.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bottomley, I (1996), Arms and Armor of the Samurai: The History of Weaponry in Ancient Japan, Crescent Books, p. 178 e 186.
  2. ^ Gilbertson, E. [e] Kowaki, G. (1892), The genealogy of the Miochin Family : armourers, swordsmiths and artists in iron, Tewlfth to the Eighteenth Century, in Transactions and proceedings of the Japan society, v. I, Londra. p. 116 : facce di uomini, demoni o musi di animali.
  3. ^ Ratti, O [e] Westbrook, A (1977), I segreti dei samurai: le antiche arti marziali, Edizioni Mediterranee, p. 230.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bottomley, I (1996), Arms and Armor of the Samurai: The History of Weaponry in Ancient Japan, Crescent Books.
  • Bryant, AJ [e] McBride A (1989), The samurai: warriors of medieval Japan, 940-1600, Osprey Publishing.
  • Bryant, AJ [e] McBride A (1989), The samurai: warriors of medieval Japan, 940-1600, Osprey Publishing.
  • Cameron Stone, G (1999), A Glossary of the Construction, Decoration and Use of Arms and Armor: In All Countries and in All Times, Courier Dover Publications, ISBN 978-0-486-40726-5.
  • Gilbertson, E. [e] Kowaki, G. (1892), The genealogy of the Miochin Family : armourers, swordsmiths and artists in iron, Tewlfth to the Eighteenth Century, in Transactions and proceedings of the Japan society, v. I, Londra.
  • Russell-Robinson H (2002), Oriental Armour, Courier Dover Publications.
  • Ratti, O [e] Westbrook, A (1977), I segreti dei samurai: le antiche arti marziali, Edizioni Mediterranee.

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