Melampyrum arvense

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Spigarola campestre
Melampyrum arvense (7335497394).jpg
Melampyrum arvense
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Scrophulariales
Famiglia Scrophulariaceae
Genere Melampyrum
Specie M. arvense
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Orobanchaceae
Tribù Rhinantheae
Nomenclatura binomiale
Melampyrum arvense
L., 1753
Nomi comuni

Melampiro dei campi
Fiamma

Spigarola campestre (nome scientifico Melampyrum arvense L., 1753) è una piccola pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Orobanchaceae dotata di un notevole effetto cromatico prodotto da brattee variamente colorate.[1]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (melampyrum) deriva da due parole greche: "mélas" (= nero) e "pyrós" (= grano), un nome usato da Teofrasto (371 a.C. – Atene, 287 a.C.), un filosofo e botanico greco antico, discepolo di Aristotele, autore di due ampi trattati botanici, per una pianta infestante delle colture di grano.[2] Il nome specifico (arvense) deriva dal latino arvum, e significa "del campo coltivato" (in riferimento ad uno dei primi habitat osservati per questa pianta).[3]

Il binomio scientifico della pianta di questa voce è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum - 2: 605. 1753"[4] del 1753.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta

Queste piante possono arrivare fino ad una altezza di 2 - 4 dm. La forma biologica è terofita scaposa (T scap), ossia in generale sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme e sono munite di asse fiorale eretto e spesso privo di foglie.[6] Sono piante “emiparassite” : possono vivere sulle radici di altre piante per prelevare acqua e sali minerali, mentre sono capaci di svolgere la funzione clorofilliana (al contrario delle piante “parassite assolute”). Queste piante non anneriscono durante la disseccazione. Il colore è verde nella parte basale, mentre è rosso cupo presso l'infiorescenza dal quale risalta il giallo della parte apicale delle corolle dei fiori.[6][7][8][9][10]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono tipo fittone.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

La parte aerea del fusto è eretta o ascendente, semplice o poco ramosa per lo più pubescente. Nella parte distale la sezione del fusto è quadrangolare.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie lungo il caule sono disposte in modo opposto ed hanno una forma lanceolata con apice acuto; sono subsessili; le maggiori possiedono alla base 1 - 2 lacinie patenti per lato. Dimensione delle foglie: larghezza 6 – 10 mm; lunghezza 30 – 55 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza
Le brattee

L'infiorescenza è una densa spiga conica compatta con i fiori disposti in tutte le direzioni e con brattee simili a foglie, più o meno arrossate (all'antesi) o verdi con anello bianchiccio. La lamina delle brattee ha una forma da lanceolata a ovata e alla base su ciascun lato ha 4 - 6 lacinie lesiniformi, acutissime e più o meno aristate. Dimensioni delle lacinie laterali: larghezza 1 mm; lunghezza 10 mm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono ermafroditi, zigomorfi e tetraciclici (con i quattro verticilli fondamentali delle Angiosperme: calicecorollaandroceogineceo). Lunghezza del fiore: 15 – 25 mm.

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
X, K (4), [C (2+3), A 2+2], G (2), (supero), capsula[7]
  • Calice: il calice (gamosepalo) è un tubo di 4 – 6 mm terminante con 4 denti uguali, diritti e filiformi di 6 – 12 mm.
  • Corolla: la corolla bilabiata (gamopetala) è un tubo lungo 15 – 18 mm (massimo 24 mm). Il colore è roseo alla base e giallo all'apice, mentre le fauci sono chiuse e spesso sono colorate di violetto.
  • Androceo: gli stami dell'androceo sono quattro didinami; sono inseriti nel tubo corollino, in particolare ascendono sotto il labbro superiore della corolla. Le antere sono conniventi ed hanno una loggia portante un cornetto allungato. Le sacche polliniche hanno l'estremità inferiore a forma di freccia[10],
  • Gineceo: i carpelli del gineceo sono due e formano un ovario supero biloculare (derivato dai due carpelli iniziali). Lo stilo è unico lievemente più lungo degli stami ed è inserito all'apice dell'ovario; lo stimma è bifido.
  • Fioritura: da maggio a agosto.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è del tipo a capsula deiscente a quattro semi; la forma è obovato-compressa bivalve.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria). Le formiche sono attratte da un piccolo corpo di olio inglobato nel seme stesso. Inoltre nella parte inferiore delle brattee sono presenti delle ghiandole nettarifere che attirano i bombi e altri insetti pronubi. In questa specie le ghiandole sono delle piccole scaglie colorate di viola che secernono una soluzione zuccherina.[11]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Queste piante sono emiparassite, ossia in parte producono clorofilla e sono capaci di assorbire in modo autonomo i minerali dal terreno, ma hanno anche la capacità di utilizzare le sostanze prodotte dalle piante a loro vicine (funzione parassitaria). I meccanismo con il quale assorbono le sostanze di altre piante è basato su piccoli austori posti al livello radicale. La pianta ospite può accettare di buon grado questo insediamento (come la specie Festuca ovina) oppure può opporsi con secrezioni di sostanze tossiche. A questo proposito sono state fatte delle ricerche su alcune piante come l'loglio, l'erba medica e il lino: si è rilevato che il Melampyrum arvense cresce meglio nelle vicinanze della leguminosa erba medica.[11] Se l'infestazione nelle colture di cereali supera un certo livello, la farina prodotta è più scura, con un particolare odore e dal sapore più acre e disgustoso dovuto al glucoside velenoso "rinantina".[9]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[12] – Distribuzione alpina[13])

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[13]

Formazione : delle comunità terofiche pioniere nitrofile
Classe: Stellarietea mediae
Ordine: Papaveretalia rhoeadis
Alleanza: Caucalidion lappulae

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza della specie (Orobanchaceae) comprende soprattutto piante erbacee perenni e annuali semiparassite (ossia contengono ancora clorofilla a parte qualche genere completamente parassita) con uno o più austori connessi alle radici ospiti. È una famiglia abbastanza numerosa con circa 60 - 90 generi e oltre 1700 - 2000 specie (il numero dei generi e delle specie dipende dai vari metodi di classificazione[15][16]) distribuiti in tutti i continenti. Il genere Melampyrum è distribuito in Europa, India, Giappone e Nord America; le sue specie preferiscono climi per lo più temperati delle regioni extratropicali. Comprende circa 30 - 40 specie di cui una dozzina sono presenti nella flora spontanea italiana.[9]

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

La classificazione tassonomica del Melampyrum arvense è in via di definizione in quanto fino a poco tempo fa il suo genere apparteneva alla famiglia delle Scrophulariaceae (secondo la classificazione ormai classica di Cronquist), mentre ora con i nuovi sistemi di classificazione filogenetica (classificazione APG) è stata assegnata alla famiglia delle Orobanchaceae e tribù Rhinantheae.[17].

Il Melampyrum arvense è a capo del gruppo "M. arvense circoscritto dai seguenti caratteri:[6]

A questo gruppo appartengono quattro specie (nella flora spontanea italiana):

  • Melampyrum arvense L. - Spigarola campestre: il tubo del calice è lungo 12 - 18 mm ed è cigliato sul bordo e sui nervi.
  • Melampyrum barbatum W. et K. - Spigarola pubescente: il tubo del calice è lungo 8 - 12 mm ed è densamente lanoso.
  • Melampyrum fimbriatum Vandas - Spigarola fimbriata: i denti del calice sono lunghi 1,5 - 2 volte il tubo che è glabro.
  • Melampyrum variegatum Huter, P. et R. - Spigarola screziata: i denti del calice sono lunghi quanto il tubo che è glabro.

Il numero cromosomico per questa specie è: 2n = 18.[18]

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

Le specie del genere Melampyrum sono soggette al fenomeno del "polimorfismo stagionale". In particolare a quote basse dapprima si ha la fioritura "estivale" e quindi quella "autunnale". A quote più alte (alta montagna) a causa del più breve periodo di fioritura si ha una sola forma intermedia chiamata "monomorfa". In particolare il Melampyrum arvense collegato alla coltura dei cereali si presenta con un particolare aspetto monomorfo chiamato "segetale".[6]

Le tre forme sono così denominate:

  • estivale: fo. semleri Ronn. et Poverlein (probabilmente non presente in Italia)
  • autunnale: fo. pseudobarbatum Schur
  • sgetale: fo. arvense

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[13][14]

  • Melampyrum argyrocomum Steud.
  • Melampyrum cretaceum Czern.
  • Melampyrum arvense subsp. pseudobarbatum (Schur) Beck
  • Melampyrum arvense subsp. schinzii Ronniger
  • Melampyrum arvense subsp. semleri (Ronniger & Poeverl.) Ronniger
  • Melampyrum arvense subsp. tuzsonii Soó
  • Melampyrum arvense var. pseudobarbatum
  • Melampyrum arvense var. schinzii
  • Melampyrum arvense var. semleri (Ronniger & Poeverlein) D. Hartl
  • Melampyrum pseudobarbatum Schur
  • Melampyrum semleri Ronniger & Poeverl.

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Le specie Melampyrum della flora spontanea italiana si dividono in cinque "gruppi di specie" principali non sempre di facile distinzione:[6]

  • Gruppo A: M. cristatum
  • Gruppo B: M. arvense, M. barbatum, M. fimbriatum e M. variegatum
  • Gruppo C: M. nemorosum, M. catalaunicum, M. italicum e M. velebiticum
  • Gruppo D: M. sylvaticum
  • Gruppo E: M. pratense

Il disegno (sotto) mostra i caratteri del calice e delle brattee di questi cinque gruppi.

Calice e brattee dei cinque gruppi di Melampyrum
(A:M. cristatum - B:M. arvense - C:M. nemorosum - D:M. sylvaticum - E:M. pratense)

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

Il melampiro dei campi in altre lingue è chiamato nei seguenti modi:

  • (DE) Acker-Wachtelweizen
  • (FR) Mélampyre des champs
  • (EN) Field Cow-wheat

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Melampyrum arvense, su The Plant List. URL consultato il 23 dicembre 2014.
  2. ^ David Gledhill 2008, pag. 254
  3. ^ David Gledhill 2008, pag. 58
  4. ^ BHL - Biodiversity Heritage Library, su biodiversitylibrary.org. URL consultato il 23 dicembre 2014.
  5. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 23 dicembre 2014.
  6. ^ a b c d e Pignatti 1982, Vol. 2 - pag. 575
  7. ^ a b Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 18 ottobre 2014.
  8. ^ Judd 2007, pag. 496
  9. ^ a b c Motta 1960, Vol. 2 - pag. 830
  10. ^ a b Strasburger 2007, pag. 852
  11. ^ a b Diethart Matthies, Interactions between the root hemiparasite Melampyrum arvense and mixtures of host plants: heterotrophic benefit and parasite-mediated competition, in Oikos 75: 118–124. 1996.
  12. ^ Conti et al. 2005, pag. 128
  13. ^ a b c d e Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 238
  14. ^ a b EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  15. ^ Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Vol.2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 850, ISBN 88-7287-344-4.
  16. ^ Angiosperm Phylogeny Website, su mobot.org. URL consultato il 20 ottobre 2014.
  17. ^ Angiosperm Phylogeny Website, su mobot.org. URL consultato il 21-08-2009.
  18. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato il 24 dicembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]