Mela Rosa dei Monti Sibillini

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Mela Rosa dei Monti Sibillini
Mela Rosa dei Monti Sibillini
Origini
Altri nomi mela rosa marchigiana, mela del fienile
Luogo d'origine Italia Italia
Regione Marche
Diffusione Regionale
Zona di produzione Comunità montana dei Sibillini
Dettagli
Categoria ortofrutticolo
Consorzio di tutela Associazione dei Produttori delle mele rosa dei Monti Sibillini
 

La Mela Rosa dei Monti Sibillini, nota anche come "mela rosa marchigiana", è un frutto tipico e tradizionale della Comunità montana dei Sibillini.

Frutto antichissimo, ne fece un accenno anche il poeta romano Orazio.

« Quanto a sapore, le mele di Tivoli sono inferiori a quelle del Piceno, che però fanno più figura »

(Quinto Orazio Flacco (65 a.C.), satire oraziane, quarta ed ottava del secondo libro)

.

Viene coltivata nelle zone pedecollinari, generalmente fra i 450 ed i 900 metri d'altitudine.

Il frutto è di dimensioni medio-piccole, appiattito ed irregolare, forma tipica delle cultivar più antiche e tradizionali. Deve il suo nome alle striature rosso-vinose che si sovrappongono al verde intenso e soffuso del frutto ancora acerbo. Una delle caratteristiche sue principali è la forte resistenza alle fitopatie ed agli insetti parassiti, grazie alle peculiarità ed all'altitudine dell'area di coltivazione, ma soprattutto alle caratteristiche genetiche degli ecotipi, frutto della lunga selezione genetica avvenuta nei secoli.

Per tale sua caratteristica, la coltivazione necessita di trattamenti fitoterapici nulli o quasi, e quindi viene considerato un frutto intrinsecamente biologico, riconosciuto dal 2008 come Presidio Slow Food. Poco appariscente da un punto di vista commerciale, la coltivazione era stata quasi del tutto abbandonata. Tuttavia di recente, grazie ad alcuni alberi superstiti ed alla conservazione degli ecotipi conservati dai servizi agroalimentari della Regione Marche è rientrata in produzione.

La raccolta si svolge nei mesi di settembre ed ottobre e, grazie alla loro grande sebevolezza, possono essere conservate fino alla primavera successiva. Per evitare che l'umidità, durante i mesi invernali, potesse corromperla, veniva spesso conservata in mezzo alla paglia, per cui è nota anche con il nome di "mela del fienile".