Megliadino San Fidenzio

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Megliadino San Fidenzio
comune
Megliadino San Fidenzio – Stemma
Megliadino San Fidenzio – Veduta
Chiesa di san Fidenzio
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneVeneto-Stemma.png Veneto
ProvinciaProvincia di Padova-Stemma.png Padova
Amministrazione
SindacoDaniela Bordin (lista civica) dall'8-6-2009
Territorio
Coordinate45°13′N 11°31′E / 45.216667°N 11.516667°E45.216667; 11.516667 (Megliadino San Fidenzio)Coordinate: 45°13′N 11°31′E / 45.216667°N 11.516667°E45.216667; 11.516667 (Megliadino San Fidenzio)
Altitudine12 m s.l.m.
Superficie15,71 km²
Abitanti1 934[1] (31-12-2016)
Densità123,11 ab./km²
FrazioniPrà di Botte
Comuni confinantiCasale di Scodosia, Megliadino San Vitale, Montagnana, Saletto, Santa Margherita d'Adige
Altre informazioni
Cod. postale35040
Prefisso0429
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT028051
Cod. catastaleF091
TargaPD
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona E, 2 487 GG[2]
Nome abitantifidentini
Patronosan Fidenzio vescovo
Giorno festivo16 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Megliadino San Fidenzio
Megliadino San Fidenzio
Megliadino San Fidenzio – Mappa
Posizione del comune di Megliadino San Fidenzio all'interno della provincia di Padova
Sito istituzionale

Megliadino San Fidenzio è un comune italiano di 1 934 abitanti[1] della provincia di Padova in Veneto, situato a sud-ovest del capoluogo.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Situato nel mandamento di Montagnana, il territorio è a forma di triangolo, situato al centro della bassa padovana, dista da Padova circa 43 chilometri, 40 da Vicenza e 35 da Rovigo. Il suo territorio è delimitato a nord dal corso del fiume Frassine, dal quale nasce la roggia Vampadore che attraversa il paese da nord a sud. Nella parte settentrionale del comune, al confine con il comune di Saletto, si trova la frazione di Prà di Botte.

Storia e origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di Megliadino San Fidenzio sono molto lontane, scavi archeologici hanno riportato alla luce un villaggio paleoveneto del VI secolo a.C., oltre a resti di ville romane, cimiteri celti e insediamenti di origine longobarda. La presenza di un insediamento già in età così antica, è dovuto alla posizione del paese che fino al 589 d.C. era attraversato dal fiume Adige, oltre che alla presenza dalla via romana Emilia-Altinate. Il nome Megliadino deriva forse:

  • da una famiglia romana di nome "Melia";
  • dalla vicinanza della via Emilia-Altinate, che passava lungo l'attuale tracciato della strada Regionale 10;
  • o da "milliarium" una piccola colonna che i romani posizionavano lungo le strade per indicare le distanze, infatti nel XIII il paese era chiamato Milliarini.

Fino quasi all'anno mille Megliadino non era associato a San Fidenzio e si estendeva su un territorio molto più grande di oggi, che comprendeva anche alcuni comuni limitrofi, come Megliadino San Vitale, parte di Santa Margherita d'Adige e Bresega (frazione del comune di Ponso). Megliadino assume il nome attuale solo nel 964 quando il vescovo della Diocesi di Padova Gauslino decide di trasferirvi, in seguito a eventi miracolosi, le spoglie mortali di San Fidenzio, terzo vescovo di Padova, morto nel 168.

La leggenda di San Fidenzio[modifica | modifica wikitesto]

Nell'anno 964 due poveri contadini ricevono più volte l'ordine da una misteriosa voce, di recarsi a Padova dal vescovo Gauslino Transalgardo, e di riferirgli che in un bosco nei pressi di Polverara giace il corpo di un santo. Gauslino, dapprima dubbioso, decide di recarsi in questo luogo, dopo che in preghiera aveva visto affiorare dal terreno l'arca di pietra dove riposava san Fidenzio, terzo vescovo di Padova. Recatosi a Polverara, mentre celebra la messa nel luogo indicatogli dai contadini, sente il terreno tremare sotto i suoi piedi. Allora in fretta ordina di scavare una fossa sotto l'altare, e dopo poco appare davanti ai loro occhi un'arca marmorea sulla quale sta scritto: "Corpus Beati Fidentii, episcopi et confessoris". Aperta l'urna si scoprono i resti di un venerando vecchio con i paramenti episcopali: era dunque la salma di san Fidenzio. Era il 18 maggio 964 e tutta Polverara era in festa!

Il vescovo Gauslino, per onorare la sua cattedrale con il corpo di un santo, ordina che il corpo sia trasferito a Padova. L'arca marmorea viene dunque posta su una barca e per il vicino fiume parte per Padova.

Giunti i barcaioli dove ora sorge la chiesa di Roncajette(oggi frazione del comune di Ponte San Nicolò), si fermano per la notte, ma immersa nel buio della notte, la barca va alla deriva.

Il mattino successivo si ritrovano inspiegabilmente al porto della città di Este. Infatti durante la notte la barca, come per qualche misterioso segno divino, era andata contro corrente. Allora la veneranda salma viene posta su un carro trainato da due buoi. Quando il carro giunge presso l'antica chiesa di san Tommaso, i buoi si rifiutano di proseguire. Il conducente, che in realtà era un angelo sotto forma di contadino, scompare, non prima di aver piantato il bastone con cui incitava i buoi, il quale fiorisce immediatamente diventando un bellissimo rovere.

La salma di San Fidenzio fu quindi posta nella cripta della chiesa. Venne appositamente il vescovo a celebrare la messa e ordinò un ampliamento della chiesa longobarda. Per ultima cosa ne cambio l'intitolazione: da San Tommaso apostolo a San Fidenzio vescovo.

Questo, è quello che ci viene tramandato dagli "Acta Sanctorum", racconto in cui leggenda e verità si mescolano.[3]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

L'antica chiesa romanica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 970 il corpo del terzo vescovo di Padova, San Fidenzio, morto nel 168, viene traslato, per volere dell'allora capo della curia patavina Gauslino Trasalgardo, da Polverara, piccolo centro della provincia patavina, a Megliadino. L'allora cappella longobarda, dedicata a San Tommaso, fu riedificata, eretta ad arcipretale e intitolata a San Fidenzio.

La caratteristica impronta romanica dell'antico edificio non deriva, probabilmente, dai primi lavori dopo la traslazione, che furono presumibilmente solo un ampliamento dall'originaria chiesa longobarda, ma dalla ristrutturazione messa in atto tra il 1235 e il 1245, grazie al contributo di Beatrice d'Este, Regina d'Ungheria. Secondo le visite pastorali di alcuni vescovi di Padova, si dice che tutte le pareti fossero affrescate con affreschi di scuola giottesca, i cui soggetti ci sono ignoti.[4]Tale edificio era caratterizzato dalla presenza di una grande torre campanaria con orologio che si ergeva di fonte alla facciata, unita a questa tramite una loggia ad arcata.

Grazie all'accrescersi della devozione per San Fidenzio, e alle conseguenti elemosine dei fedeli, nel 1685 viene indetto un nuovo restauro, come riportato su una lapide murata in un pilastro dell'attuale chiesa.

La valenza architettonica e le vicissitudini della sua storia millenaria dell'antica chiesa vengono abbattute irrimediabilmente nel 1888, per far spazio all'attuale, progettata e costruita conservando le linee architettoniche del vecchio monumento. Il territorio perdeva così un monumento dall'altissimo valore storico e artistico.

L'antica chiesa di San Fidenzio, 1888

La chiesa attuale[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale edificio, sorto nuovamente con la medesima dedicazione a San Fidenzio, integra all'interno parte dell'arredo sacro della preesistente chiesa, come i pregevoli altari del XVII e XVIII secolo, e le sculture in marmo attribuite alla scuola del Bonazza.

Ed è grazie all'abilità del pittore Don Demetrio Alpago, morto per un incidente mentre affrescava la chiesa, e al suo allievo Attilio Bordin che l'interno acquisisce, grazie agli affreschi, ancor più notevole splendore e suscita, in chi visita il tempio della cristianità di questa parrocchia, ammirazione e stupore per tanta meraviglia racchiusa tra queste mura.

Nel 1921, con la posa del nuovo pavimento sopra quello preesistente, i lavori interni si avviano alla conclusione, se si esclude l'inaugurazione dell'organo nel 1926 e del campanile nel 1950, consacrato il 3 dicembre dal vescovo di Padova Girolamo Bartolomeo Bortignon.

Capitelli votivi[modifica | modifica wikitesto]

Diversi sono i capitelli votivi presenti sul territorio, tra questi il capitello votivo di Santa Marta, sul confine tra Megliadino San Fidenzio e Montagnana. Un altro bel capitello votivo è quello dedicato alla Regina della Pace in via Vegro. Si ricorda, inoltre, il capitello dell'Immacolata Concezione in via Arzarello. Un altro piccolo e affascinante capitello si trova in via Catene, ed è dedicato alla Madonna del pane.

Nella frazione di Prà di Botte si trova una piccola chiesa settecentesca dedicata a San Biagio.

Villa Fava[modifica | modifica wikitesto]

La villa fu costruita come residenza estiva nel 1770 dal nobile Gaetano Fava, che aveva acquistato la proprietà dai conti Giusti del Giardino. L'aspetto attuale della villa è dovuta agli interventi apportati tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 da Niccolò Fava, pronipote di Gaetano, che ricopri la facciata con sassi appuntiti e la abbellì con statue e affreschi. A est della villa vi è un piccolo oratorio dedicato a San Gaetano al cui interno si trova anche la tomba di Gaetano Fava e dove, ogni maggio, da qualche anno, vi si celebra il Rosario. A ovest della villa si trova una piccola torre di guardia. La villa è circondata da un grande giardino.[5]

Rovere Santo[modifica | modifica wikitesto]

Il Rovere Santo secondo la leggenda sarebbe il frutto del pungolo che il conducente del carro, che portò il corpo del Santo venerato ora nella cripta della chiesa, piantò appena i buoi trainanti si bloccarono davanti alla chiesa di San Tommaso. Il Rovere fu abbattuto inizialmente, a causa di un fulmine, nel 1680. In quell'anno fu eretta dalla popolazione di Megliadino San Fidenzio una colonna di pietra, in ricordo del Rovere, non immaginando che l'albero sarebbe risorto dalle radici ancora vive e vegete. Nel 1729 la pianta fu nuovamente abbattuta da un uragano ma anche questa volte ricrebbe, a tal punto che agli inizi del '900 ospitava al suo interno la piccola bottega di un calzolaio. Nel 1912 il rovere fu colpito da un fulmine e da allora la parte a sud cominciò a seccare, mentre quella a nord continuava a fiorire rigogliosa. Ciò causò uno sbilanciamento della pianta che la mattina dell'8 marzo 1919 cadde sotto il suo stesso peso. Questa volta però le radici non rifiorirono più e solo nel 2000 si decise di collocare una nuova pianta di rovere accanto alla colonna del 1680.[6]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

Persone legate a Megliadino San Fidenzio[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il sindaco di Megliadino San Fidenzio è Daniela Bordin, dal 6 giugno 2009.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2016
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ A. Bordin, G. Avanzi, Megliadino San Fidenzio. Viaggio alla scoperta di un antico paese della Bassa Padovana, Conselve, Tip. Reg. Veneta, 1980, pp. 127-128.
  4. ^ Renato Galiazzo, San Fidenzio e la sua chiesa, Urbana, Fratelli Corradin Editore, 2009, pp. 20-21.
  5. ^ G. Avanzi; A. Bordin, Megliadino San Fidenzio. Viaggio alla scoperta di un antico paese della Bassa Padovana, Conselve, Tip. Reg. Veneta,1980, p. 97.
  6. ^ Renato Galiazzo, San Fidenzio e la sua chiesa, Urbana, F.lli.Corradin Editore, 2009, pp 26-27
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Il Veneto paese per paese, Firenze, Bonechi, 2000, ISBN 88-476-0006-5.
  • G. Avanzi; A. Bordin, Megliadino San Fidenzio. Viaggio alla scoperta di un antico paese della Bassa Padovana, Conselve, Tip. Reg. Veneta,1980
  • Renato Galiazzo, San Fidenzio e la sua chiesa, Urbana, F.lli.Corradin Editore, 2009

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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