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Medusa (mitologia)

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Medusa
Lastra fittile con Medusa dall'Athenaion di Siracusa, VI secolo a.C.
Nome orig.Μέδουσα
1ª app. in
Caratteristiche immaginarie
SpecieGorgone
SessoFemmina
PoteriSguardo pietrificante

Medusa (in greco antico Μέδουσα?, Médūsa, "protettrice", "guardiana", da μέδω, médō, "proteggere"[1][2]) è una figura della mitologia greca. Insieme alle sorelle Steno ed Euriale è una delle tre Gorgoni, figlie delle divinità marine Forco e Ceto. Secondo il mito le Gorgoni avevano il potere di pietrificare chiunque avesse incrociato il loro sguardo e, delle tre, Medusa era l'unica a non essere immortale; nella maggioranza delle versioni viene decapitata da Perseo[3].

Secondo Esiodo[4], Eschilo[5] e Pausania[6] era figlia del dio marino Forco; Esiodo[4] e Apollodoro[7] danno lei per madre la sorella di quest'ultimo, Ceto. Secondo Esiodo viveva nell'Oceano Occidentale, vicino a dove abitavano anche le Esperidi e la Notte[4], mentre altri autori la collocano invece in Libia[6][8].

Perseo che uccide Medusa, da una metopa del Tempio C di Selinunte, 540–510 a.C.

Polidette, re di Serifo, inviò Perseo a uccidere Medusa, pensando in tal modo di liberarsi di lui per poterne sposare la madre, Danae. Perseo rintracciò le Graie, togliendo loro il solo dente e l'unico occhio finché esse non gli indicarono la dimora delle ninfe dello Stige: queste ultime diedero all'eroe dei sandali alati e una kibisis (termine interpretato come "zaino", "sacca" o "tasca"), oltre all'elmo dell'invisibilità di Ade; da Ermes ricevette inoltre un falcetto adamantino[3][9][10][11][12]; secondo alcuni racconti, prima di partire per la missione venne inoltre condotto da Atena a Samo, dove la dea gli avrebbe mostrato tre simulacri delle Gorgoni perché imparasse a riconoscere Medusa dalle sue due sorelle[10]. Raggiunto quindi il luogo dove dimoravano le Gorgoni, le trovò che dormivano: con la mano guidata da Atena e guardandone il riflesso nello scudo per evitare di restare pietrificato, Perseo riuscì (secondo alcune tradizioni usando un harpe[13]), a decapitare Medusa: dalla ferita uscirono subito il cavallo alato Pegaso e il gigante Crisaore, i figli che la Gorgone aspettava da Poseidone[3][9][10][11][12].

Svegliatesi, le due sorelle di Medusa tentarono di inseguire Perseo il quale però riuscì, invisibile, a fuggire in groppa a Pegaso portando con sé la testa della Gorgone in un sacco[3][9][12].

Dal sangue di Medusa, secondo alcune versioni, nacquero inoltre l'anfesibena[14] e il corallo (o "gorgonia", in greco gorgonion), quest'ultimo da alcune alghe pietrificate al contatto con la testa della gorgone[15].

Dopo la morte

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Perseo (con la testa di Medusa) libera Andromeda, dalla casa dei Dioscuri di Pompei, I sec. d.C.

Perseo portò con sé la testa di Medusa, la quale non aveva perso il suo potere di pietrificare con lo sguardo, e la usò come arma contro numerosi altri avversari e nemici. Ad esempio, prima di tornare a Serifo, Perseo rimase o passò in Africa (o nell'Esperia), dove incontrò Atlante che tentò di ucciderlo, visto che era figlio di Zeus (una profezia gli aveva infatti predetto che sarebbe caduto per mano di un figlio di Zeus); Perseo quindi lo mutò in pietra con la testa della gorgone, dando origine all'odierna catena montuosa dell'Atlante[11][12].

Usò poi la testa per pietrificare il mostro marino che minacciava Andromeda, principessa d'Etiopia (in altre versioni invece lo uccise con una spada), sposando poi la fanciulla[16]. Lo zio di lei Fineo, a cui era stata inizialmente promessa, fece irruzione nella sala delle nozze con un gran numero di seguaci per uccidere Perseo: questi dapprima uccise alcuni assalitori con varie armi, dopodiché si servì del capo della Gorgone per eliminare i superstiti, tra cui Fineo[17][18]. In seguito Perseo usò la testa contro Preto, fratello di suo nonno Acrisio, che aveva scacciato lo stesso Acrisio dal trono di Argo[18].

Tornato a casa, impietrì Polidette, che voleva costringere Danae a sposarlo, e fece lo stesso coi suoi cortigiani[9][12][18]; infine secondo alcune versioni pietrificò anche il suo stesso nonno, Acrisio, che voleva impedirgli di passare nei suoi territori[18] (ma per altri autori Acrisio fu ucciso per sbaglio da Perseo, che lo colpì con un disco). In seguito Perseo diede la testa ad Atena, che la pose al centro della sua egida[3][9]. Atena cedette successivamente ad Eracle parte dei capelli della Gorgone, aventi un effetto simile a quello dell'intera testa, chiusi in un'urna; l'eroe a sua volta la diede a Sterope, figlia di Cefeo[3].

Riguardo alla fine della testa, una tradizione ateniese sosteneva che fosse stata sepolta sotto un tumulo dell'agorà.[6]

Lo stesso argomento in dettaglio: Gorgoneion.

Una delle più antiche rappresentazioni di Medusa risale al VII secolo a.C. e vede la Gorgone con fattezze equine[19], forse in riferimento a un mito ancestrale che la vedeva come una giumenta sposa di Poseidone, divinità anch'essa associato ai cavalli.[20]

In epoca arcaica continuò a mantenere un aspetto mostruoso: Apollodoro la descrive con serpi al posto dei capelli, dalla bocca larga con zanne prominenti, dotata di mani bronzee, ali d'oro e uno sguardo pietrificante[21]. A questi attributi si aggiunsero, nell'arte, anche una barba corta e una lingua sempre esposta.[3]

Con l'avvento dell'età ellenistica l'immagine di Medusa iniziò a risultare meno mostruosa e più umanizzata, creando una nuova iconografia che fu poi adottata dal mondo latino. Il poeta Ovidio, ad esempio, ne parla come di una donna bellissima di cui si invaghì il dio Poseidone: il rapporto sessuale[22] consumato dai due in uno dei templi della dea Atena scatenò l'ira di quest'ultima, che punì la giovane mutandola in un orrendo mostro.

(latino)
«quoniam scitaris digna relatu, accipe quaesiti causam. Clarissima forma multorumque fuit spes invidiosa procorum illa, nec in tota conspectior ulla capillis pars fuit: inveni, qui se vidisse referret. Hanc pelagi rector templo vitiasse Minervae dicitur: aversa est et castos aegide vultus nata Iovis texit, neve hoc inpune fuisset, Gorgoneum crinem turpes mutavit in hydros. Nunc quoque, ut attonitos formidine terreat hostes, pectore in adverso, quos fecit, sustinet angues.»
(italiano)
«Di eccezionale bellezza, Medusa fu desiderata e contesa da molti pretendenti, e in tutta la sua persona nulla era più splendido dei capelli: ho conosciuto chi sosteneva d'averla vista. Si dice che il signore del mare la violasse in un tempio di Minerva: inorridita la casta figlia di Giove con l'egida si coprì il volto, ma perché il fatto non restasse impunito mutò i capelli della Gòrgone in ripugnanti serpenti. Ancor oggi la dea, per sbigottire e atterrire i nemici, porta davanti, sul petto, quei rettili che lei stessa ha creato.»

Influenza nell'arte

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La figura di Medusa è un soggetto che ha fortemente influenzato la storia dell'arte. Fra i molti dipinti in cui è rappresentata, particolarmente noti sono Scudo con testa di Medusa di Caravaggio (1590 circa) e La Medusa di Peter Paul Rubens (1618 circa); piuttosto note sono le sculture Perseo con la testa di Medusa di Benvenuto Cellini (1545-1554) e Busto di Medusa di Gian Lorenzo Bernini (1630).

Interpretazioni

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Perseo recide la testa di Medusa. Da una pelike attribuita a Polignoto, 450–440 a.C.

Alcuni autori hanno tentato di razionalizzare il mito di Medusa. Pausania, ad esempio, sostenne che Medusa sarebbe stata la regina delle popolazioni che vivevano intorno al lago Tritone, succeduta a suo padre Forco dopo la morte di questi; alla loro guida andava a caccia e in battaglia. In una di queste occasioni, mentre era accampata contro le truppe di Perseo, sarebbe stata assassinata nottetempo. Perseo, ammirandone la bellezza, avrebbe portato con sé la sua testa per mostrarla ai greci:

(greco antico)
«Φόρκου μὲν θυγατέρα εἶναι, τελευτήσαντος δέ οἱ τοῦ πατρὸς βασιλεύειν τῶν περὶ τὴν λίμνην τὴν Τριτωνίδα οἰκούντων καὶ ἐπὶ θήραν τε ἐξιέναι καὶ ἐς τὰς μάχας ἡγεῖσθαι τοῖς Λίβυσι καὶ δὴ καὶ τότε ἀντικαθημένην στρατῷ πρὸς τὴν Περσέως δύναμιν—ἕπεσθαι γὰρ καὶ τῷ Περσεῖ λογάδας ἐκ Πελοποννήσου— δολοφονηθῆναι νύκτωρ, καὶ τὸν Περσέα τὸ κάλλος ἔτι καὶ ἐπὶ νεκρῷ θαυμάζοντα οὕτω τὴν κεφαλὴν ἀποτεμόντα αὐτῆς ἄγειν τοῖς Ἕλλησιν ἐς ἐπίδειξιν.»
(italiano)
«Dopo la morte di suo padre Forco, ella regnò sui popoli che vivevano intorno al lago Tritone, dedicandosi alla caccia e guidando i Libici in battaglia. In una di queste occasioni, mentre era accampata con il suo esercito di fronte alle forze di Perseo, che era affiancato da truppe d’élite provenienti dal Peloponneso, fu assassinata durante la notte. Perseo, ammirando la sua bellezza anche nella morte, le tagliò la testa e la portò in giro per mostrarla ai Greci.»

Anche Diodoro Siculo tenta una spiegazione razionale, affermando che le Gorgoni sarebbero state in realtà membri di una razza di donne guerriere abitanti della Libia, contro cui Perseo sarebbe andato in guerra:

(greco antico)
«Γέγονε μὲν οὖν πλείω γένη γυναικῶν κατὰ τὴν Λιβύην μάχιμα καὶ τεθαυμασμένα μεγάλως ἐπ’ ἀνδρείᾳ· τό τε γὰρ τῶν Γοργόνων ἔθνος, ἐφ’ ὃ λέγεται τῶν Περσέα στρατεῦσαι, παρειλήφαμεν ἀλκῇ διαφέρον· τὸ γὰρ τὸν Διὸς μὲν υἱόν, τῶν δὲ καθ’ ἑαυτὸν Ἑλλήνων ἄριστον, τελέσαι μέγιστον ἆθλον τὴν ἐπὶ ταύτας στρατείαν τεκμήριον ἄν τις λάβοι τῆς περὶ τὰς προειρημένας γυναῖκας ὑπεροχῆς τε καὶ δυνάμεως· ἥ τε τῶν νῦν μέλλουσιν ἱστορεῖσθαι ἀνδρεία παράδοξον ἔχει τὴν ὑπεροχὴν πρὸς τὰς καθ’ ἡμᾶς φύσεις τῶν γυναικῶν συγκρινομένη.»
(italiano)
«In Libia esistevano, dunque, numerose tribù di donne feroci in battaglia e molto ammirate per il loro coraggio; abbiamo infatti tralasciato, per distinguerle, la stirpe delle Gorgoni, contro le quali si dice che Perseo sia sceso in guerra; poiché il fatto che egli, figlio di Zeus e il più illustre tra gli stessi Greci, abbia intrapreso l’impresa più grande, la campagna contro di loro, sarebbe una prova della superiorità e della forza delle donne sopra menzionate; e il valore di quelle di cui ora si tratterà è straordinario se paragonato alla natura delle donne come la conosciamo.»

Nella cultura di massa

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  • Medusa appare come antagonista in svariati romanzi, film, serie animate, giochi di ruolo e videogiochi, soprattutto di ambito fantasy, anche senza collegamenti con l'originale contesto mitologico e anche cambiandone l'aspetto (ad esempio, rappresentandola con una coda di serpente al posto delle gambe o l'aspetto da rettile).
  • A Medusa sono intitolate le Medusae Fossae su Marte.[23]
  1. (EN) μέδω, su Perseus Digital Library. URL consultato il 7 ottobre 2014.
  2. (EN) Medusa, su Online Etymology Dictionary. URL consultato il 7 ottobre 2014.
    «Her name is from Greek Medousa, literally "guardian," fem. present participle of the verb medein "to protect, rule over"»
  3. 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Medusa and the Gorgons, su Theoi Greek Mythology. URL consultato il 7 ottobre 2014.
  4. 1 2 3 Esiodo, v. 270-279, in Aristide Colonna (a cura di), Teogonia, collana Classici, Torino, UTET, 1977.
    «A Forco quindi la dea Ceto generò [...] le Gorgoni, che hanno dimora al di là dell'Oceano famoso, sul confine ultimo della notte, dove stanno le Esperidi dalla voce armoniosa, Steno ed Euriale e Medusa, che soffrì cose atroci: ella era mortale, mentre quelle erano immortali e prive di vecchiaia. Ma a lei sola giacque accanto il dio dall'azzurra chioma, sul soffice prato e sui fiori di primavera.»
  5. Eschilo, Prometeo Incantenato, traduzione di Manara Valgimigli, Bologna, Zanichelli, 1904.
    «[...] finché tu non giunga alle pianure Gorgònee di Cistène, dove stanno le Fòrcidi, le tre vergini annose dalla forma di cigno, con un solo occhio in comune e un solo dente, Ie quali nè il sole guarda co’ suoi raggi, nè mai la notturna luna. Lì presso, sono le lor tre alate sorelle, le Gòrgoni anguicrinite, odiatrici di mortali [...]»
  6. 1 2 3 Pausania, 21, v.6 (PDF), in Periegesi della Grecia, traduzione di Antonio Nibby, vol. 2, Roma, Vincenzo Poggioli Stampatore, 1817.
    «Non lungi dall’edificio che è nel foro degli Argivi si vede un tumulo di terra, in esso dicono, che giaccia la testa di Medusa figlia di Gorgone. Ma lasciando andare la favola, queste altre cose si narrano: costei era figlia di Forco, la quale sendole morto il padre, regnò sopra coloro, che abitano intorno la palude Tritonia [...]»
  7. Pseudo-Apollodoro, vol. I, cap. II, v.6, in Bibliotheca, collana Antichi Storici Greci volgarizzati, traduzione di Giuseppe Compagnoni, Milano, 1826, p. 4.
    «Da Forco, congiuntosi con Ceto, nacquero le Gorgoni [...]»
  8. Erodoto, 91, v.6, in Aristide Colonna e Fiorenza Bevilacqua (a cura di), Storie, collana Classici, vol. 2, Torino, UTET, 1996.
    «Perseo, raccontavano, era giunto in Egitto per lo stesso motivo indicato anche dai Greci e cioè per riportare dalla Libia la testa della Gorgone [...]»
  9. 1 2 3 4 5 Stoll, pp. 180-182.
  10. 1 2 3 Cerinotti, pp. 94-96.
  11. 1 2 3 Libertini, pp. 63-65.
  12. 1 2 3 4 5 Larousse, p. 166.
  13. Fabulae graecae: miti greci nelle gemme romane del I secolo a.C., p. 83, p. 83.
  14. Valentini
  15. Kristeva, pp. 37, 38.
  16. Pozzoli et al., p. 127.
  17. Vanzon, p. 164.
  18. 1 2 3 4 Testi, pp. 311-312.
  19. (EN) Kathryn Topper, Maidens, Fillies, and the Death of Medusa on a Seventh-Century Pithos, su classics.washington.edu, 2010. URL consultato il 26 aprile 2026.
  20. Károly Kerényi, Gli dei e gli eroi della Grecia, collana Tascabili, traduzione di Vanda Tedeschi, Il Saggiatore, 2009, p. 277, ISBN 978-885650131-5.
    «In una raffigurazione molto antica la Gorgone Medusa ha il corpo di un cavallo. Secondo le narrazioni più antiche essa era una giumenta, sposa di Poseidone in uno dei matrimoni che egli aveva contratto sotto spoglie di stallone.»
  21. Pseudo-Apollodoro, vol. II, cap. IV, v.2, in Biblioteca, collana Antichi Storici Greci volgarizzati, traduzione di Giuseppe Compagnoni, Milano, 1826, p. 62.
    «Le teste delle Gorgoni erano tutte piene di squamose serpi attorcigliate ed aveano in bocca denti grandi quanto quelli dei cinghiali: poi di bronzo erano le loro mani, ed aveano ali d’oro colle quali volavano: di più chiunque esse guardassero, lo trasmutavano in sasso.»
  22. L'antichità classica non faceva distinzione fra rapporto sessuale consensuale e violenza sessuale, come testimonia l'espressione latina vis grata puellae.
  23. (EN) Medusae Fossae, su Gazetteer of Planetary Nomenclature. URL consultato il 18 dicembre 2015.

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