Mazurek Dąbrowskiego

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Mazurek Dąbrowskiego
Polish national anthem.jpg
Spartito dell'inno, intitolato col verso iniziale Jeszcze Polska nie zginęła ("La Polonia non è ancora morta")
Testo polacco
Titolo originalePieśń Legionów Polskich we Włoszech
AutoreJózef Wybicki
Epocaluglio 1797
Ascolto
(info file)
Lapide commemorativa della composizione dell'inno polacco di Józef Wybicki a Reggio Emilia nel luglio del 1797

Mazurek Dąbrowskiego (Mazurka di Dąbrowski) è il nome con cui è anche conosciuto il canto Pieśń Legionów Polskich we Włoszech (Canto delle legioni polacche in Italia), inno nazionale polacco.[1][2][3][4][5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'inno è stato scritto nel luglio 1797 a Reggio Emilia, da Józef Wybicki (1747-1822), tenente dell'armata polacca del generale Jan Henryk Dąbrowski; questi, dal suo esilio di Parigi, aveva radunato pochi mesi prima un'armata di circa 1500 soldati, divisi in reparti di fanteria e cavalleria, con cui si unì a Napoleone nella Campagna d'Italia. Dal generale francese fu infatti promesso ai polacchi che la loro patria avrebbe riconquistato la libertà se essi avessero combattuto al suo fianco contro Russia, Austria e Prussia, che nel 1795 si erano spartiti il territorio polacco.[5]

I reparti di Dąbrowski entrarono a Reggio Emilia da Porta San Pietro tra il 30 giugno e il 2 luglio 1797, per sedare le sommosse fomentate dagli aristocratici contro la neonata Repubblica Cispadana; è sull'onda delle celebrazioni per il successo della spedizione militare che il tenente scrisse la mazurka, per celebrare il valore del comandante e cantare l'amore per la Patria lontana. Qui, a dire il vero, le cose non sono del tutto chiare; secondo alcuni musica e testo sono di Wybicki, ma secondo altri la musica è del suo collega Michał Kleofas Ogiński (1765-1833).[5]

La prima esecuzione pubblica, in forma di serenata, avvenne per le strade di Reggio Emilia, sotto il palazzo vescovile dove erano alloggiati Dąbrowski e i suoi ufficiali, nella notte tra il 10 e l'11 luglio 1797. La musica è trascinante, esaltante, al punto che, pur rimanendo per i polacchi un canto patriottico fondamentale, nel 1834 il poeta slovacco Samo Tomasik vi inserì un nuovo testo, Hej slovani (Ehi, slavi), che si diffuse in tutte le nazioni slave con varie traduzioni, divenendo di fatto un inno panslavo, e anche l'inno nazionale jugoslavo dal 1943 al 2006.[5]

Il canto è stato ufficialmente adottato dalla Polonia come inno nazionale nel 1926. Le celebrazioni per il 200º anniversario della nascita dell'inno si sono svolte a Reggio Emilia il 5 luglio 1997, alla presenza di alte autorità civili, militari e religiose polacche.

Testo[modifica | modifica wikitesto]

Il testo originale presenta solo lievi differenze rispetto all'attuale; si segnala ad esempio l'inversione delle strofe seconda e terza e di alcune parole nel ritornello. Si tratta di un inno dal testo semplice e fortemente patriottico, una chiamata alle armi come già nella Marsigliese (e più tardi, ad esempio, nell'inno di Mameli); rispetto all'inno francese esso però risulta meno cupo, forse più incentrato su un sentimento di speranza e sulle aspettative di libertà, piuttosto che su immagini crude e visioni evocatrici di violenze.

L'incipit dell'inno Jeszcze Polska nie zginela (La Polonia non è ancora scomparsa) si riferisce alla spartizione della nazione nel 1795 tra le tre potenze circostanti, mentre nel ritornello Marsz, marsz, Dąbrowski, z ziemi włoskiej do Polski (In marcia, Dąbrowski, dalla terra italiana alla Polonia) i militari incitano il loro generale a guidarli al più presto verso la Patria. Questa citazione dell'Italia è interessante, perché nella quinta strofa dell'inno italiano si cita la Polonia: "già il sangue d'Italia e il sangue polacco bevè col cosacco ma il cor le bruciò". Il caso, la doppia citazione Italia-Polonia nei rispettivi inni è unico al mondo.

Facsimile del manoscritto originale di Wybicki

Testi ufficiali attuali[modifica | modifica wikitesto]

Originale polacco Cirillizzazione del polacco Ebraizzazione del polacco Trascrizione AFI Versione inglese Traduzione italiana

Jeszcze Polska nie zginęła,
Kiedy my żyjemy.
Co nam obca przemoc wzięła,
Szablą odbierzemy.

Refren:
Marsz, marsz, Dąbrowski,
Z ziemi włoskiej do Polski.
Za twoim przewodem
Złączym się z narodem.

Przejdziem Wisłę, przejdziem Wartę,
Będziem Polakami.
Dał nam przykład Bonaparte,
Jak zwyciężać mamy.

Refren

Jak Czarniecki do Poznania
Po szwedzkim zaborze,
Dla ojczyzny ratowania
Wrócim się przez morze.

Refren

Już tam ojciec do swej Basi
Mówi zapłakany –
Słuchaj jeno, pono nasi
Biją w tarabany.

Refren[6]

Ещэ Польска не згинѧла,
Кеды мы жиемы.
Цо нам обца премоц взѩла,
Шаблѭ одберемы.

Рэфрэн:
Марш, марш, Дѫбровски,
З земи влоскей до Польски.
За твоим преводэм
Злѫчим сѩ з народэм.

Прейдзем Вислѧ, прейдзем Вартѧ,
Бѧдзем Поляками.
Дал нам приклад Бонапартэ,
Як звыцѩжаць мамы.

Рэфрэн

Як Чарнецки до Познаня
По швэдзким заборе,
Для ойчизны ратованя
Вруцим сѩ през море.

Рэфрэн

Юж там ойцец до свэй Баси
Муви заплаканы –
Слухай ено, поно наси
Биѭ в тарабаны.

ישצ׳ פל׳סק נ׳ זג׳ל
ק׳ד מ זשים
צ נם אבצ פרזמצ וז׳ל
שבל׳ אדב׳רזם

רפּרן:
מרש, מרש, דברוסק׳
ז ז׳ם׳ ולסק׳י ד פל׳סק׳
ז תוים פרזודם
זלצשם ס׳ ז נרדם

פרזידז׳ם ויסל, פרזידז׳ם ורת
בדז׳ם פל׳קם׳
דל נם פרזקלד בנפרת
יק זוצ׳זשצ׳ מם

רפּרן

יק צשרנ׳צק׳ ד פזננ׳
פ שודזק׳ם זברז
דל אוצשזנ רתונ׳
ורצ׳ם ס׳ פרזז מרז

רפּרן

יזש תם איצ׳צ ד סוי הס׳
מו׳ זפלקן
סלכי ין, פן נס׳
ב׳י ו תרבן

רפּרן

[jɛʂtʂɛ pɔlska ɲɛ zgʲinɛ̃wa ǀ]
[kʲɛdɨ mɨ ʐɨjɛmɨ ‖]
[tsɔ nam ɔptsa pʂɛmɔdz vʑɛ̃wa ǀ]
[ʂablɔ̃ ɔdbʲɛʐɛmɨ ‖]

[rɛfrɛn]
[marʂ ǀ marʂ ǀ dɔmbrɔfskʲi]
[zʲ ʑɛmʲi vwɔskʲɛj dɔ pɔlskʲi ‖]
[za tfɔjim pʂɛvɔdɛm]
[zwɔntʂɨm ɕɛ̃z narɔdɛm ‖]

[pʂɛjdʑɛɱ vʲiswɛ̃ ǀ pʂɛjdʑɛɱ vartɛ̃]
[bɛɲdʑɛm pɔlakamʲi ‖]
[daw nam pʂɨkwad bɔ̃napartɛ]
[jag zvɨtɕɛ̃w̃ʐatɕ mamɨ ‖]

[rɛfrɛn]

[jak tʂarɲɛtskʲi dɔ pɔznaɲa]
[pɔ ʂfɛtskʲim zabɔʐɛ]
[dla ɔjtʂɨznɨ ratɔvaɲa]
[vrutɕim ɕɛm pʂɛz mɔʐɛ ‖]

[rɛfrɛn]

[juʂ tam ɔjtɕɛdz dɔ zvɛj baɕi]
[muvʲi zapwakanɨ]
[swuxaj jɛnɔ ǀ pɔnɔ naɕi]
[bʲijɔ̃f tarabanɨ ‖]

[rɛfrɛn]

Poland's heart and soul hath not ceased
as long as we survive.
The foreign forces which hath us seized;
with sabre we shall retrieve.

Refrain:
March, march, Dąbrowski,
From Italy to Poland.
The nation we shall reunify
under thy command grand.

Vistula and Warta we shall sail
and Poles shall we be.
Of how we all should prevail,
Bonaparte led us to victory.

Refrain

Like Czarniecki Poznań regaineth
after the Swedish burn.
To save our homeland from brath,
we shall by sea return.

Refrain

Our Father who in agony crieth
to his Basia saith:
"Listen ye, our sons
are bonking the tarabans."

Refrain

La Polonia non morirà
finché noi vivremo
Ciò che la violenza straniera ci ha tolto
noi con la sciabola ci riprenderemo.

Ritornello:
Marcia, marcia Dąbrowski
dalla terra italiana alla Polonia
Sotto il tuo comando
ci uniremo come popolo!

Attraverseremo la Vistola
Attraverseremo la Varta
Saremo Polacchi
Bonaparte ci ha dato l'esempio
Di come dobbiamo vincere

Ritornello

Come Czarniecki a Poznań
Dopo l'occupazione della Svezia
Per riconquistare la patria
È tornato attraversando il mare

Ritornello

Il padre diceva alla sua Basia
In lacrime
- Ascoltami, potrebbe essere che i nostri
Suonano i tamburi -.

Ritornello

Versione originale[modifica | modifica wikitesto]

Nei testi originali di Wybicki c'erano due versi aggiuntivi.[7]

(Quarta strofa)
Niemiec, Moskal nie osiądzie,
gdy i jąwszy pałasza,
hasłem wszystkich zgoda będzie
y ojczyzna nasza.

(Sesta strofa)
Na to wszystkich jedne głosy:
"Dosyć tej niewoli
mamy Racławickie Kosy,
Kosciuszkę, Bóg pozwoli."

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Central Intelligence Agency
  2. ^ Poland (2013-02-12). The World Factbook.
  3. ^ The Polish National Anthem. Poland – Official Promotional Website of the Republic of Poland, Ministry of Foreign Affairs. Pałłasz, Edward.
  4. ^ Dąbrowski Mazurka (2000). Polish Music Center. USC Thornton School of Music. National Anthems of Poland. Trochimczyk, Maja.
  5. ^ a b c d The story behind Poland’s national anthem (2019-02-23). Kafkadesk.
  6. ^ Ustawa z dnia 31 stycznia 1980 r. o godle, barwach i hymnie Rzeczypospolitej Polskiej oraz o pieczęciach państwowych, 1980. Volume 7, number 18. 31 Jan 1980.
  7. ^ [https://books.google.com.qa/books?id=l5BJAAAAIAAJ&redir_esc=y Russocki, Stanisław; Kuczyński, Stefan; Willaume, Juliusz (1978). Godło, barwy i hymn Rzeczypospolitej. Zarys dziejów'm. Warsaw, PL: Wiedza Powszechna. OCLC 123224727.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]