Max Koegel

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Otto Max Koegel
2015 09 15 KZ Ravensbrück Max Koegel 1 IMG 2353 S.JPG
16 ottobre 1895 – 27 giugno 1946 (50 anni)
Nato aFüssen
Morto aSchwabach
Cause della mortesuicidio
Dati militari
Paese servitoGermania Impero tedesco
Germania Repubblica di Weimar
Flag of the German Reich (1935–1945).svg Germania nazista
Forza armataKaiserstandarte.svg Deutsches Heer
War Ensign of Germany (1921-1933).svg Reichswehr
Flag of the Schutzstaffel.svg Schutzstaffel
Arma3rd SS Division Logo.svg SS-Totenkopfverbände
Unità1º Plotone di fanteria bavarese
Anni di servizio1916-1945
GradoSS-Obersturmbannführer
(Tenente colonnello)
GuerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Comandante diCampo di concentramento di Ravensbrück
Campo di concentramento di Majdanek
Campo di concentramento di Flossenbürg
DecorazioniCroce di Ferro di II Classe
Croce al merito di Guerra
SS-Ehrenring
Croce d'onore della Guerra mondiale
"fonti nel corpo del testo"
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Otto Max Koegel (Füssen, 16 ottobre 1895Schwabach, 27 giugno 1946) è stato un militare tedesco nazista che ha servito come comandante nel campo di concentramento di Lichtenburg, nel campo di concentramento di Ravensbrück, nel campo di concentramento di Majdanek e nel campo di concentramento di Flossenbürg.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Max Koegel è nato il 16 ottobre 1895 a Füssen, nel Regno di Baviera. Era il quarto figlio di un carpentiere che lavorava in una fabbrica di mobili locale. Poco prima del suo sesto compleanno, la madre di Koegel morì per complicazioni inerenti al parto. Nel 1907 rimase orfano anche del padre e Max fu mandato a vivere con una famiglia in una fattoria nelle vicinanze della casa dove viveva precedentemente. Dovette lasciare la scuola, per cominciare la sua formazione come pastore. In seguito lavorò pure come guida alpina.

Quando scoppiò la prima guerra mondiale, Koegel aderì volontariamente al primo plotone fanteria di Baviera. Servì nelle forze armate fino al 12 gennaio 1919 dove raggiunse il grado di caporale. Fu ferito tre volte, in particolare durante la Battaglia di Verdun, e ricevette di conseguenza la Croce di Ferro di seconda classe.

Dopo la guerra, Koegel, una volta tornato in Baviera, lavorò come impiegato doganale a Garmisch-Partenkirchen. Nel 1920 lasciò il servizio militare ed aprì un negozio di souvenir. Tuttavia, quattro anni più tardi ha presentato istanza di fallimento dopo essere stato accusato di frode, per il quale ha ricevuto una sospensione condizionale della licenza. Ha continuato a viaggiare per lavoro in Svizzera ed Austria, prima di tornare a Füssen, dove ha ottenuto un posto di lavoro nella vecchia fabbrica di mobili di suo padre. In quel periodo, si unì al Volkischer Bund e Bund Oberland, entrambe organizzazioni di estrema destra ed anti semite. Nel 1929 gli morì il figlio di appena 8 anni, a causa del morbillo e 10 anni dopo il suo matrimonio fallì con un divorzio. Il 2 maggio 1932 Max Koegel si iscrisse alla NSDAP (tess. 1179781) e un mese più tardi divenne un membro delle SS (tess. 37.644).

Servizio nelle SS[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1937 Koegel divenne aiutante nel campo di concentramento di Dachau, e successivamente comandante. Dal 1938 al 1942 fu il primo Direktor (amministratore delegato) e poi comandante del campo di lavoro femminile di Lichtenburg. Dopo avere ricevuto il grado di Sturmbannführer (Maggiore) delle SS, fu nominato comandante a Ravensbrück. Nel 1942 divenne comandante del campo di sterminio di Majdanek e responsabile dell'installazione delle camere a gas in questo campo. Dal 1943 al 1945 fu comandante del campo di concentramento di Flossenbürg.

Arresto e morte[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la guerra Koegel si dette alla fuga e non fu arrestato fino al 26 giugno 1946 a Schwabach, una cittadina nei pressi di Norimberga. Si tolse la vita tramite impiccagione, nella sua cella, il giorno dopo, il 27 giugno 1946.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

SS-Ehrenring - nastrino per uniforme ordinaria SS-Ehrenring

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Silke Schäfer: Zum Selbstverständnis von Frauen im Konzentrationslager. Tesi sul Lager di Ravensbrück, TU Berlin 2002.
  • Tom Segev: Die Soldaten des Bosen. Zur Geschichte der KZ-Kommandanten. Rowohlt, Reinbek bei Hamburg 1995, ISBN 3-499-18826-0.
  • Ernst Klee: Das Reich Personenlexikon zum Dritten: Wer guerra era vor und nach 1945. Fischer-Taschenbuch-Verlag, Frankfurt am Main 2005. ISBN 3-596-16048-0.
Controllo di autoritàVIAF (EN72328975 · ISNI (EN0000 0000 1493 5676 · GND (DE124512054