Max Berg

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Max Berg

Max Berg, nome completo Max Paul Eduard Berg (Stettino, 17 aprile 1870Baden-Baden, 22 gennaio 1947), è stato un architetto francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Centrale idroelettrica Nord Oder e Sud Oder a Breslavia (1920 e 1925)
Cappella del cimitero di Osobowicki
Sala del Centenario dopo la ristrutturazione nel 2009

Max Berg fu uno dei più importanti architetti del suo tempo, ed operò soprattutto a Breslavia.[1]

La sua carriera di studi culminò con la Technische Hochschule di Charlottenburg a Berlino, dove seguì le lezioni dei maestri Karl Schaefer e Franz Adickes.[1][2]

Dopo la laurea lavorò come ispettore edile a Francoforte sul Meno, e nel 1907 venne incaricato di delineare un progetto per la riqualificazione di Berlino. Sebbene questi piani non siano mai stati realizzati, ciò non ha fermato la sua formazione.[1]

Nel 1909 fu nominato architetto capo di Breslavia,[1]carica che conservò fino al 1913.[3]

Si avvicinò alla scuola espressionista tedesca,[3] di cui fu uno dei precursori,[4]per quanto Berg trovi le sue radici nell'ambiente del tardo Romanticismo e del'Eclettismo.[5]

Iniziò a progettare il suo lavoro più significativo, l'enorme cupola, l'imponente e ardita struttura circolare in cemento armato,[2] il suo Jahrhunderthalle (1910-1913, Sala del Centenario) a Breslavia, designata patrimonio mondiale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura nel 2006.[3] Un grande anfiteatro a pianta circolare coperto da una cupola a cemento armato impostata su enormi arconi che seguono la curvatura snodandosi nelle tre dimensioni:[5] al di sopra di essi si innesta una struttura a centine la cui curvatura è risolta al'esterno con una rastremazione a gradoni dentro i quali sono ricavate ampie finestre che illuminano tutto l'invaso.[5] L'eleganza strutturale dello Jahrhunderthalle fece nascere nella critica più recente, un parallelismo con le opere di Pier Luigi Nervi del secondo dopoguerra.[5]

Risultò un argomento di notevoli discussioni la sua aderenza al Modernismo,[3] di cui diventò un appassionato sostenitore, in particolare delle strutture di cemento uniformi, concentrando il suo interesse soprattutto sull'aspetto strutturale della costruzione e portando l'uso del cemento armato a un qualificato livello di sviluppo.[1][4]

Berg iniziò a cambiare l'aspetto di Breslavia, con strutture che inclusero le centrali idroelettriche Nord Oder e Sud Oder,[4] su entrambi i lati del ponte Pomorska (1920 e 1925),[3][1] la stazione ferroviaria (Breslavia, 1914),[4] la cappella modernista e la camera dell'obitorio nel cimitero di Osobowicki,[1]la Sala delle esposizioni Messehof.[3] La sua visione comprendeva piani maniacali per abbattere gli edifici che circondavano il Rynek, sostituendoli con blocchi di uffici in cemento e una torre di 20 piani.[1]

Nel 1925 diventò disilluso a causa della mancanza di sostegno, abbandonò la sua attività architettonica e si dedicò allo studio della mistica cristiana.[3]

Da appassionato umanitario si rifiutò di unirsi ai nazisti, vivendo il resto dei suoi giorni nella città termale di Baden Baden.[1]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Jahrhunderthalle, Sala del Centenario) a Breslavia (1910-1913);
  • Centrali idroelettriche Nord Oder e Sud Oder a Breslavia (1920 e 1925);
  • Stazione ferroviaria a Breslavia (1914);
  • Cappella modernista e la camera dell'obitorio nel cimitero di Osobowicki;
  • Sala delle esposizioni Messehof.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i (EN) Max Berg, su inyourpocket.com. URL consultato il 2 giugno 2019.
  2. ^ a b Max Berg, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 2 giugno 2019.
  3. ^ a b c d e f g (EN) Max Berg, su britannica.com. URL consultato il 2 giugno 2019.
  4. ^ a b c d Berg, Max, su sapere.it. URL consultato il 2 giugno 2019.
  5. ^ a b c d Max Berg, in le muse, II, Novara, De Agostini, 1964, p. 199-200.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (PL) Iwona Bińkowska e Marzena Smolak, Nieznany portret miasta, Varsavia, 1997.
  • Renato De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari, Laterza, 1999, ISBN 978-88-420-4295-2.
  • (PL) Jerzy Ilkosz e Beate Störtkuhl, Wieżowce Wrocławia 1919-1932, Varsavia, 1997.
  • (DE) Jerzy Ilkosz, Die Jahrhunderthalle und das Ausstellungsgelände in Breslau. Das Werk Max Bergs, Monaco di Baviera, 2006.
  • Werner Muller e Gunter Vogel, Atlante d'architettura. Storia dell'architettura dalle origini all'età contemporanea. Tavole e testi, Milano, Hoepli, 1997.
  • Nikolaus Pevsner, John Fleming e Hugh Honour, Dizionario di architettura, Torino, Einaudi, 2005.
  • (DE) Otto Schubert, Berg, Max Paul Eduard, in Neue Deutsche Biographie (NDB), II, Berlino, Duncker & Humblot, 1955.
  • V. Vercelloni, Dizionario enciclopedico di architettura e urbanistica, Roma, 1969.
  • David Watkin, Storia dell'architettura occidentale, Bologna, 1990.

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