Mausoleo di Gallieno

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Il mausoleo di Gallieno è un grande mausoleo romano che si trova a Roma, al IX miglio della via Appia antica (nel comune di Ciampino).

Il monumento è stato identificato come la sepoltura dell'imperatore Gallieno, morto nel 268. L'identificazione è basata sulla sua menzione nell'Epitome de Caesaribus che riferisce che nel sepolcro di questo imperatore, al IX miglio della via Appia, sarebbe stato sepolto anche Flavio Severo, ucciso nel 307[1].

Il grande mausoleo, in opera laterizia, in origine rivestita in marmo, poggia su un basamento circolare di 13 m circa di diametro[2]. All'esterno si presenta come un tamburo scanditoda nicchie, coperto a cupola. Doveva essere circondato da un colonnato di 16 colonne con capitelli corinzi[2][3][4].

All'interno l'edificio è articolato in due piani: quello inferiore ha un ampio corridoio centrale sul quale si aprono due ambienti rettangolari dotati di un'abside a pianta semicircolare, destinati a ricevere i sarcofagi dei defunti. Al piano superiore è un'ampia sala rotonda con nicchie semicircolari e rettangolari alternate sulle pareti[2].

I resti facevano parte della tenuta del Palombaro e il monumento è anche noto come "Torraccio del Palombaro"[5]. Nel Settecento nella zona della tenuta furono condotti scavi da Gavin Hamilton, dai quali furono tratte alcune sculture, ora disperse in vari musei e collezioni private, che potrebbero provenire dalla villa di questo imperatore, presso la quale sarebbe stata costruita la sua tomba monumentale[6].

Nel 1959 sono stati eseguiti rilievi e studi, tuttavia non pubblicati[7].

Nei pressi si trovava inoltre probabilmente la stazione per il cambio dei cavalli, detta ad Nonum[8].

Il mausoleo è stato sottoposto a lavori di restauro a partire dal 2013[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Epitome de Caesaribus, 40, 3: Severus Caesar ab Herculio Maximiano Romae ad Tres Tabernas exstinguitur, funusque eius Gallieni sepulcro infertur, quod ex urbe abest per Appiam milibus novem. Nella Origo Constantini imperatoris (4.10) si riferisce la medesima storia, ma il sepolcro di Gallieno è collocato all'ottavo miglio: Pro Maxentio filio evocatus illuc venit Herculius, qui per peiurium Severum deceptum custodiae tradidit et captivi habitu in Urbem perduxit et in villa publica Appiae viae tricensimo miliario custodiri fecit. Postea cum Galerius Italiam peteret, ille iugulatus est et deinde relatus ad octavum miliarium conditusque in Gallieni monumento. Vedi anche: Giuseppe Zecchini, Ricerche di storiografia latina tardoantica, Roma, L'Erma di Bretschneider, 1993, p. 36 e nota 36, ISBN 88-7062-822-1.
  2. ^ a b c ViaAppiaAntica.com.
  3. ^ Nibby 1837, dove Nibby descrive il monumento (identificato come "Toraccio del Palombaro") e lo data all'età severiana (il sepolcro di Gallieno citato dalle fonti è da lui invece identificato con un altro monumento situato sul lato opposto della via, in direzione di Roma); Nibby riferisce la presenza nei pressi di capitelli dorici di "pietra albana" (lapis albanus o peperino dei Colli Albani) e di capitelli corinzi in marmo di vario diametro.
  4. ^ Canina 1857, p.185: descrive il monumento identificandolo con il mausoleo di Gallieno e cita ""frammenti di grandi colonne e pilastri scannellati con basi e capitelli cornici di marmo".
  5. ^ Del Lungo 2004: in un documento dell'anno 954 si cita un casale uno in integro qui appellatur Palumbario, presso il quale era ecclesia deserta in honore sante Marie Dei genitrici cum monumento suo, quod est cripta rotunda. La denominazione è stata però in passato attribuita anche ad un altro sepolcro, detto la "Berretta del Prete", situato poco oltre in direzione di Roma, sul lato opposto dell'Appia antica, o ad una torre costruita su un altro sepolcro e detta anche la "Selcetta".
  6. ^ Corbascio 2017; Canina 1857, pp.186-188.
  7. ^ Peter Marzolff e Peter Grossman eseguirono dei rilievi sul monumento, che però non portarono ad una pubblicazione: (DE) Jürgen J. Rasch, Arnold Schirras Anteil an den Untersuchungen der spätantiken Zentralbauten, in Johan Josef Böker e Karlfiredrich Ohr (a cura di), Der Bauforscher Arnold Tschira (1910 – 1969). Gedenkschrift seiner Schueler zum 100. Geburtstag (Materialien zu Bauforschung und Baugeschichte, 23), Karlsruhe, KIT Scientific Publishing, 2017, pp. 33-41 (p.36), ISBN 978-3-7315-0656-0.
  8. ^ Canina 1857, p.188; Lorenzo Quilici, Le strade. Viabilità tra Roma e Lazio, Roma, Edizioni Quasar, 1991, p. 50.
  9. ^ La Repubblica.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Nibby, Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de' dintorni di Roma, vol. III, Roma, 1837, p. 555.
  • Luigi Canina, Della via Appia dalla porta Capena a Boville descritta e dimostrata con i monumenti superstiti, Volume I. Descrizione, Roma, 1853.
  • Stefano Del Lungo, Ricognizioni topografiche e archeologiche nella campagna romana, in Archeologia medievale, nº 31, 2004, p. 25, nota 18.
  • Andrea Corbascio, La Tenuta del Palombaro. Una storia dell'archeologia lungo l'antica Via Appia, in (Villa Maruffi. Materiali e studi, 4), Roma, RomaTrE-Press, 2017, ISBN 978-88-94885-29-3.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]