Matthew Hopkins

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Matthew Hopkins (Wenham Magna, Suffolk, 1620Manningtree, Essex, 12 agosto 1647) è stato un avvocato inglese la cui attività di cacciatore di streghe fiorì durante il periodo della guerra civile inglese.

Frontespizio del manoscritto The Discovery of Witches (1647) di Matthew Hopkins.

Egli affermava di aver ricevuto mandato ufficiale dal parlamento inglese per svolgere l'attività di inquisitore, anche se tale carica non risulta venne mai ufficializzata. Operò principalmente nella zona dell'Anglia orientale.[1]

L'attività di inquisitore di Hopkins ebbe inizio nel marzo 1644, e durò fino al suo ritiro nel 1647. Durante questo periodo, lui e i suoi collaboratori si resero responsabili dell'impiccagione di molte persone accusate di stregoneria o di avere rapporti con il diavolo.[2] Si pensa che tra il 1644 e il 1646 abbia fatto giustiziare circa 300 donne.[3] In totale, nel suo periodo di attività Hopkins mandò a morire più gente di tutti gli altri cacciatori di streghe in Inghilterra nei precedenti 160 anni di storia.[4]

Molto poco si sa di Matthew Hopkins prima del 1644, e non sono giunti a noi documenti relativi a lui o alla sua famiglia.[5]

Caccia alle streghe[modifica | modifica wikitesto]

Anche se la pratica della tortura era fuorilegge in Inghilterra, Hopkins spesso ricorreva a tecniche quali la privazione del sonno per estorcere confessioni dai sospettati. Altre volte feriva il braccio dell'accusato con un coltello, e se dalla ferita non fuoriusciva sangue, questo era segno inequivocabile di stregoneria e di colpevolezza. Altro espediente era il cosiddetto "test dell'acqua", basato sull'idea che una strega, dato che aveva rifiutato il battesimo, sarebbe stata "rifiutata" dall'acqua. Le vittime venivano legate ad una sedia e gettate nell'acqua: tutte quelle che stavano a galla venivano considerate delle streghe. Hopkins venne messo in guardia circa l'uso di suddetta prova senza prima ricevere il consenso dell'accusato.[6] Ciò portò all'abbandono "ufficiale" di tale pratica entro la fine del 1645.[6] Infine, Hopkins e i suoi assistenti cercavano nelle vittime il "marchio del diavolo". Esso era un segno che si supponeva avessero sul corpo tutte le streghe e gli stregoni.[7] Se il sospettato non aveva segni particolari visibili, si procedeva a cercarli incidendo la carne in vari punti, solitamente dopo aver proceduto a rasare tutto il corpo della vittima.[8][9] Si credeva che un animale seguace del diavolo, come un gatto o un cane, avrebbe bevuto il sangue della strega dalla ferita, come un neonato sugge il latte dal capezzolo della madre.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Matthew Hopkins morì nella sua casa di Manningtree, Essex, il 12 agosto 1647, probabilmente a causa della tubercolosi. Venne sepolto in una tomba nella "Church of St Mary" a Mistley Heath.[10]

Riferimenti nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel diciassettesimo secolo, Jacob Bright compose un poema ironico nei confronti di Hopkins che divenne popolare tra sostenitori della monarchia e cattolici.
  • Nel 1966 Ronald Bassett pubblicò il romanzo Witchfinder General ispirato alla figura storica di Hopkins
  • Nel 1978 Robert Westall pubblicò il romanzo The Devil on the Road, nel quale Hopkins appare verso la fine.
  • Nel 1987 il romanzo Sarum di Edward Rutherfurd, vede Hopkins in un piccolo ruolo.
  • Nel 2005 The Minister's Daughter, romanzo di Julie Hearn, vede Hopkins chiamato in causa per "provare" che una adolescente ha messo incinta la figlia del pastore con il seme del diavolo.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • The Witchfinder Project, un breve musical scritto dal compositore Amy Mallett.

Film[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rossell Hope Robbins, Hopkins, Matthew, in The Encyclopedia of Witchcraft and Demonology, New York Crown Publishers, 1959.
    «Dopo l'Essex, egli tornò nel Norfolk e nel Suffolk. Nell'anno seguente, lui e la sua squadra formata da John Stearne, ed altri quattro sgherri, operarono nelle contee di Cambridge, Northampton, Huntingdon, e Bedford.».
  2. ^ Russell 1981: pp. 97–98
  3. ^ Sharpe 2002, p. 3
  4. ^ Notestein 1911: p. 195
  5. ^ Cabell 2006: p. 9; è opinione dell'autore che "probabilmente tutti i documenti su Hopkins furono deliberatamente distrutti dopo la sua morte".
  6. ^ a b Cabell 2006: p. 22
  7. ^ Robbins 1959: p. 552
  8. ^ Robbins 1959: p. 398
  9. ^ Robbins 1959: p. 469; ...justification for shaving applied especially, but not exclusively, in England"
  10. ^ Gaskill 2005:p. 263

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paul S. Boyer e Stephen Nissenbaum (a cura di), Salem-Village Witchcraft: A Documentary Record of Local Conflict in Colonial New England, Northeastern University Press, 1972, ISBN 978-1-55553-165-2.
  • Craig Cabell, Witchfinder General: The Biography of Matthew Hopkins, Sutton Publishing, 2006, ISBN 978-0-7509-4269-0.
  • Richard Deacon, Matthew Hopkins: Witch Finder General, Frederick Muller, 1976, ISBN 978-0-584-10164-5.
  • Malcolm Gaskill, Witchfinders: A Seventeenth-Century English Tragedy, John Murray, 2005, ISBN 978-0-7195-6120-7.
  • Gilbert Geis, Bunn Ivan, A Trial of Witches A Seventeenth–century Witchcraft Prosecution, Routledge, 1997, ISBN 978-0-415-17109-0.
  • Wallace Notestein, A History of Witchcraft In England from 1558 to 1718, American Historical Association 1911 (ristampa 1965) New York Russell & Russell, 1911, ISBN 978-1-169-79352-1.
  • Rossell Hope Robbins, The Encyclopedia of Witchcraft and Demonology, Peter Nevill, 1959.
  • Jeffrey B Russell, A History of Witchcraft, Thames & Hudson, 1981, ISBN 978-1-55553-165-2.
  • Robert Seth, Children Against Witches, Robert Hale Co., 1969, ISBN 978-0-7091-0603-6.
  • James Sharpe, The Lancashire Witches: Histories and Stories, Manchester University Press, 2002, pp. 1–18, ISBN 978-0-7190-6204-9.
  • Keith Thomas, Religion and the Decline of Magic – Studies in Popular Beliefs in Sixteenth and Seventeenth Century England, Penguin Books, 1971, ISBN 978-0-14-013744-6.

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