Matteo Galiazzo

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Matteo Galiazzo (Padova, 1970) è uno scrittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Matteo Galiazzo è uno scrittore genovese nato a Padova nel 1970[1], poiché i suoi genitori vi si sono trasferiti quando aveva appena un anno. Ha sempre amato scrivere, sin da piccolo e leggere tutto quello che trovava nella ben fornita biblioteca di famiglia. In gioventù ha pubblicato racconti presso riviste studentesche e/o locali, finché non ha incontrato Marco Drago, che studiava lingue all'università di Genova e dirigeva una rivista letteraria dal titolo "Maltese narrazioni". Nacque subito una profonda amicizia e simpatia. Entra a far parte della redazione e pubblica regolarmente i suoi racconti . Alla ricerca di un editore che pubblicasse le sue cose ha partecipato nel 95 al "laboratorio di nuove scritture" RICERCARE a Reggio Emilia, una manifestazione dove gli autori non ancora famosi alla ricerca di un editore vero, leggevano le loro opere alla presenza di critici e autori affermati. Qui incontra Aldo Nove, Giulio Mozzi, Fabrizio Venerandi, Paolo Nori e altri. Il comitato tecnico era formato da Renato Barilli, Nanni Balestrini, Giuseppe Caliceti e Tommaso Ottonieri.

In quel periodo aveva già scritto parecchio e stava lavorando ad un romanzo inviato a Massimo Canalini di Transeuropa, dal titolo Pare che le ragazze non scaldino più tanto. Nel 1996 Daniele Brolli pubblica per Einaudi una antologia di racconti ispirati a scrittori americani "chiamati splatterpunk (dove splatter sta per lo schizzo di sangue e punk per la scelta di un antagonisma radicale)... Alcuni degli autori ospitati in questa antologia hanno modalità di racconto e motivazioni analoghe a questi scrittori americani..." (dall'introduzione).

Il libro intitolato "Gioventù cannibale" ebbe un notevole successo di pubblico e di critica e il racconto di Galiazzo intitolato Cose che io non so venne citato e additato come uno dei migliori della raccolta.

Sandro Onofri, "...se il libro fosse stato composto dai soli Aldo Nove, Matteo Galiazzo e Massimiliano Governi sarebbe stato molto meglio... in particolare i primi due, sanno portarci nelle ossessioni giovanili presentandocene l'aspetto sinistro e insieme santo, catturandoci..."

Roberto Barbolini, " ... molto interessante è l'esordio di Matteo Galiazzo con Cose che io non so, protagonista una ragazza, figlia di testimoni di Geova, che scrive a un giovane serial-killer progettando una nuova, blasfema teologia, nella quale costui dovrà rivestire il ruolo di Cristo."

Marino Sinibaldi "La vera rivelazione di questa raccolta appare il racconto di Matteo Galiazzo "Cose che io non so", che con perfidia spietata e ingegnosa gioca con una delle ossessioni più temibili, e, almeno in Occidente, nascosta: quella religiosa. L'esito è una sorta di inattesa pulp-teologia, che fluttua tra disincanto (l'incapacità o indisponibilità a distinguere tra bene e male), scandalo per un orrore che si annida ovunque, anche in una esegesi biblica pedante e straniante come in certi dialoghi di Tarantino, e la più sarcastica delle letture critiche del mondo."

Massimo Raffaeli, " I racconti meno programmatici di Gioventù cannibale sono anche i più intensi: Cose che io non so di Matteo Galiazzo (lettera a un assassino incestuoso e pedofilo, cadenzata sui ritmi di una sorprendente sapienza teologica)...

Sebastiano Vassalli, "Cose che io non so del ventiseienne Matteo Galiazzo parte da uno spunto straordinario: l'Armagheddon, la solfa ricorrente della fine del mondo dei Testimoni di Geova e lo sviluppa benino."

Contemporaneamente all'uscita di Gioventù cannibale, Galiazzo aveva già firmato con Einaudi per la pubblicazione di quello che sarebbe diventato Una particolare forma di anestesia chiamata morte. Come rivela nell'intervista a Matteo B. Bianchi, di come la redazione dell'Einaudi sia arrivata ai suoi testi, "è un percorso che conosco solo parzialmente e per sentito dire. Durante l'evoluzione della vita del "Maltese" siamo stati molto vicini alla scuola Holden, che a un certo punto è diventata anche nostro sponsor e ci ha finanziato parecchi numeri. Ma prima ancora ce questo accadesse, uno dei posti dove era passibile trovare il "Maltese" era appunto la biblioteca della scuola Holden. Pare che il numero dove c'era il mio racconto intitolato Tempo sia stato preso dalla moglie di Alessandro Baricco, Barbara Frandino, e che lei l'abbia letto ridendo, incuriosendo Baricco, che poi l'ha letto a sua volta e l'ha segnalato a Dalia Oggero di Einaudi. Einaudi allora mi ha mandato una lettera, credo fosse di Mauro Bersani, in cui mi chiedevano se avevo altri racconti da sottoporgli. Io gli ho mandato un migliaio di pagine di roba, loro si sono orientati sui racconti, poi hanno deciso di pubblicarne otto".

Nel 1997 a marzo, esce Una particolare forma di anestesia chiamata morte. Il libro ha ottenuto un discreto risultato di critica.

Angelo Guglielmi, "...quando lessi il racconto di Galiazzo inserito in "Giventù cannibale" lo ritenni fastidioso e dimostrativo e mi scontrai con l'editre Repetti che sosteneva (anche avendo letto qualche altro scritto) assolutamente il contrario. Beh, mi sbagliavo: Matteo Galiazzo non solo è un vero scrittore (forse lo si può dire di più di uno) ma è uno scrittore davvero interessante (lo si può dire forse di quasi nessuno). Leggete "Free lance" il racconto dello sterminio di un intero paese bosniaco attraverso la somministrazione di gas venefico: la secchezza del linguaggio che tiene in sé (l'orrore la pietà, la condanna) senza avere bisogno di dirlo...

O il racconto "Tempo", in cui il protagonista è alle prese con una eiaculatio precox, alla quale cerca di porre riparo: anche qui, senza ricorrere a interventi di vocabolario, ma con la semplice sottolineatura di una serie di passaggi temporali a indicare la frustrazione di ogni rimedio... O leggete "Scheda nulla", questo Conrad capovolto, in cui si racconta di un capitano e i suoi marinai che, colpiti da neghittosità opposte, si lasciano vincere dalla bonaccia...

Ma che senso dare al fatto che l'autore sembra passare, senza complessi, dallo stile tragico al comico, dal linguaggio leggero, allo splatter e al didascalico? Le sue non sono prove, ma risultati di scrittura. E allora? Vale il suo (dell'autore) convincimento che la scrittura non è nella forma in cui si esprime ma in qualche cosa che viene prima: nella moralità dello scrittore".

Nel 1999, sempre con Einaudi, Matteo Galiazzo pubblica ne I coralli il suo primo romanzo "Cargo" Nel risvolto di copertina, l'autore scrive tra l'altro che "Cargo racconta molte storie, e in un modo strano. C'è la storia di un investigatore che pedina una ragazza per oscure ragioni, c'è la storia di un'intervista radiofonica che si tramuta in amplesso, c'è la storia di due fratelli terroristi malati al sistema simpatico, c'è la storia di un ragazzo che non riesce a laurearsi a causa di un paradosso della logica, e tante altre. Tutte queste vicende si svolgono in universi paralleli e sono contenute l'una sull'altra... In Cargo ci sono molte digressioni. Pesco dalla matematica, dall'economia, dalla biologia, dalla fisica e da tutte le scienze che mi seducono con l'atteggiamento delo pasticcione curioso: insomma, dico parecchie eresie. Un amico che l'ha letto, mi ha detto che "Cargo è un'onesta truffa affabulatoria". Io l'ho preso come un gran bel complimento.

La critica:

Maria Corti, "E' confortante che un libro creativo di un giovane scrittore si configuri subito ricco di intelligenza, spesso ludica, di cultura e stile... Colpisce lo spessore culturale del giovane autore: libri di fisica, economia, detta "scienza triste", tecnica aziendale, astronomia, storia con postille spesso esilaranti, per esempio sulle energie "sprecate", come quella usata per la concorrenza, "una cosa che ti fa raggiungere esattamente la stessa situazione che potresti raggiungere stando fermo, ma con molta più fatica"; oppure sulle "risorse invisibili" o sui rapporti tra Storia e Storiografia della Storiografia, e via di seguito. Un particolare curioso, ma non troppo, fa sì che il lettore si chieda: come mai tutti questi personaggi, uomini e donne, bevono sempre Marsala, bibita così arcaica? Nelle ultime pagine del libro, dove viene descritta la complessa produzione del Marsala, si conclude: "Se è vero che il Marsala si fa così, allora non esisterà mai. E' materialmente impossibile da produrre".

Giuliano Gramigna, " ...Cargo costituisce il proprio "ammasso" secondo quella che direi la regola del caos, senza preoccuparmi troppo della contraddizione in termini: Come, supponiamo, si sono formati, coinvolti, separati gli ammassi stellari dopo il Big Bang. Paragone, certo, troppo pomposo: una tecnica che consente di "saltare di palo in frasca", chiosa più propriamente l'autore. La suggestione del libro sta in ciò: che il lettore ad ogni momento crede di percepire un sistema in quel caos - ma quale?... Cargo, romanzo comico, perturbante e finalmente evasivo nelle sue applicazioni al caos, è uno dei libri forti della stagione."

Nel 2002, sempre nei Coralli di Einaudi, Galiazzo pubblica il suo secondo romanzo: Il mondo è posteggiato in discesa. Nella quarta di copertina: "Una storia d'amore tra un extracomunitario e una extraterrestre, catapultati in una Genova grottesca e sentimentale: Due sguardi diversi sul nostro mondo, carichi di curiosità, speranze e delusioni. Romanzo comico tutto di immagini capovolte, di geniali paradossi, di battute esilaranti, questo nuovo libro di Galiazzo è anche una favola morale e, forse, un antidoto contro le presuntuose sicurezze di chi crede di vivere nel migliore dei mondi possibili."

Da anni ha smesso di scrivere e lavora come programmatore[2].

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte di racconti[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1999, Cargo (Einaudi)[4]
  • 2002, Il mondo è posteggiato in discesa (Einaudi) (uscito successivamente in ebook con l'editore Laurana col titolo originale preediting Il rutto della pianta carnivora)[5]

Antologie[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vedi i dati biografici presenti nel sito della Einaudi [1]
  2. ^ Vedi l'intervista su Nazione Indiana, 15 giugno 2012 e quella su "L'Indro", 8 settembre 2015
  3. ^ Giorgio Vasta, L’ex autore cannibale che ha scelto di essere postumo in vita, Minima&moralia, 18 luglio 2012
  4. ^ Maria Corti, recensione, "Repubblica", 30 giugno 1999
  5. ^ Giulio Mozzi, Imperdibile (dico sul serio), "vibrisse", 31 marzo 2014
  6. ^ "In un altro racconto del volume, Cose che io non so di Matteo Galiazzo, la tastiera espressiva e tematica conosce un sorprendente ampliamento che tocca una delle ossessioni più terribili e, almeno in Occidente, nascosta: quella religiosa", Marino Sinibaldi, Pulp: la letteratura nell'era della simultaneità, Roma, Donzelli, 1997, p. 68

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN63325736 · ISNI (EN0000 0001 2211 8024 · SBN IT\ICCU\TO0V\257290 · LCCN (ENn98070473 · BNF (FRcb145431937 (data)