Matrimonio (ordinamento civile italiano)

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Nel diritto italiano, il termine matrimonio è utilizzato sia per indicare l'atto stesso del matrimonio (cosiddetto matrimonium in fieri), sia per indicare il rapporto che ne consegue per gli sposi (cosiddetto matrimonium in facto).

Inquadramento normativo[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio è un atto giuridico non negoziale regolato nel Codice Civile dagli articoli 79-230, costituenti il Titolo VI del Libro I ("Delle persone e della famiglia"). Tale collocazione esclude che l'istituto del matrimonio sia da ricomprendersi nella disciplina dei contratti, che viene trattata invece nel Libro IV. La convenzione matrimoniale è il contratto con il quale i coniugi stabiliscono un regime patrimoniale coniugale diverso dalla comunione legale, e cioè il regime di separazione dei beni o di comunione convenzionale.

La Costituzione italiana tratta del matrimonio agli articoli 29 e 30. Il primo definisce la famiglia quale "società naturale fondata sul matrimonio" e stabilisce che "il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare". Il secondo riguarda il mantenimento, l'istruzione e l'educazione dei figli legittimi e naturali (ossia nati nell'ambito e al di fuori del matrimonio), e assicura ai secondi le tutele giuridiche e sociali.

Matrimonio religioso con effetti civili[modifica | modifica wikitesto]

In Italia, oltre che ai cosiddetti matrimoni civili, gli effetti civili del matrimonio sono riconosciuti anche ai matrimoni religiosi, ossia celebrati davanti a un ministro di culto di una confessione religiosa che abbia stipulato un'intesa con lo Stato italiano.

Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, gli effetti civili del vincolo matrimoniale celebrato in forma canonica sono stabiliti tramite l'accordo di Villa Madama del 1984, che ha sostituito i Patti Lateranensi del 1929. Il matrimonio cattolico con effetti civili prende usualmente il nome di matrimonio concordatario.

Ulteriori intese sono state stipulate dallo Stato con le seguenti confessioni religiose:

Inoltre, con altre organizzazioni religiose lo Stato ha stipulato intese che, tra l'altro, prevedono il riconoscimento degli effetti civili dei matrimoni religiosi celebrati davanti ai rispettivi ministri di culto. Tali intese non hanno tuttavia ancora ricevuto la necessaria ratifica parlamentare:

Nessuna intesa è stata ancora raggiunta tra le organizzazioni islamiche in Italia e Repubblica Italiana per attribuire effetti civili ai matrimoni islamici. Le difficoltà nascono dalla mancanza di un'organizzazione unitaria degli islamici in Italia e dall'assenza della figura del ministro di culto tra gli islamici sunniti.

Requisiti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Matrimonio del minore.

Il codice civile italiano prevede che il matrimonio possa essere contratto solo da persone che abbiano i seguenti requisiti:

  • la maggiore età, ossia l'aver compiuto 18 anni. In deroga a tale disposizione, il tribunale per i minorenni, previa verifica dei gravi motivi e l'accertamento della maturità psicofisica, può concedere l'emancipazione al minorenne che abbia già compiuto 16 anni, ammettendolo a contrarre matrimonio;
  • la capacità di intendere e di volere, che esclude coloro i quali, in ragione dello stato di grave infermità di mente, siano stati colpiti da interdizione giudiziale. Il matrimonio contratto dall'incapace naturale, ossia da chi è transitoriamente privo della capacità di intendere e di volere, può essere impugnato salvo che vi sia stata coabitazione tra i coniugi della durata di un anno.
  • la libertà di stato, ossia l'assenza di un persistente legame di matrimonio con effetti civili con altra persona. Secondo la legge italiana, chi contragga matrimonio in violazione del requisito di libertà incorre nel reato di bigamia.

Impedimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il codice civile prevede alcune situazioni che costituiscono impedimenti a contrarre matrimonio. Essi si distinguono in impedimenti dirimenti, la cui presenza dà luogo alla nullità, e impedimenti impedienti, la cui presenza obbliga a pagare un'ammenda.

Sono impedimenti dirimenti:

  • l'esistenza di un precedente vincolo matrimoniale;
  • l'incapacità di intendere e di volere di uno dei nubendi;
  • la minore età di uno dei nubendi (salvo che per lo stesso non sia intervenuta l'emancipazione);
  • il rapporto di parentela, affinità, adozione e affiliazione tra i nubendi;
  • il cosiddetto impedimentum criminis, ossia il matrimonio tra chi è stato condannato per omicidio (consumato o tentato) ed il coniuge della persona offesa.

Sono impedimenti impedienti:

  • il lutto vedovile;
  • la mancanza di pubblicazione.

Nullità e scioglimento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Divorzio (ordinamento civile italiano).

La dichiarazione di nullità del matrimonio (erroneamente nota come annullamento) è un provvedimento con il quale il matrimonio viene dichiarato nullo, ossia mai esistito e ha quindi efficacia retroattiva. Il codice civile indica le cause che possono portare all'annullamento di un matrimonio: vi sono incluse la scoperta di anomalie o gravi difetti di uno degli sposi (purché esse esistessero prima dell'atto di matrimonio e fossero state celate), la mancanza dei requisiti per il matrimonio di uno dei coniugi (esempio si scopre che uno dei due era già vincolato in un altro matrimonio, oppure si scopre che i coniugi sono parenti sanguigni).

Lo scioglimento del matrimonio, o divorzio, è invece il processo legale che scioglie il vincolo matrimoniale tra i coniugi o, nel caso di matrimonio concordatario, pone fine ai suoi effetti civili. Esso è pronunciato dal giudice, su istanza di uno o di entrambi i coniugi, quando accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Alcune statistiche sul matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

I matrimoni celebrati in Italia nel 2014 sono stati 189.765[13] contro i 420.300 del 1963 (un calo del 55%). Questo è un primo dato che indica la crisi del matrimonio in Italia (fenomeno comune ad altri paesi occidentali). Un altro dato significativo di questo fenomeno è rappresentato dall'età media in cui si contrae matrimonio, che nel 2014 è stata di 34 anni per gli uomini celibi e 31 per le donne nubili; l'età di picco (in cui avvengono più matrimonio percenentualmente) secondo i dati Istat 2009 è di 27 anni per le donne (con un grafico fortemente spezzato che presenta un netto calo oltre questa età) e di 31 anni per gli uomini (con un grafico più «morbido» che tende a formare un plateau tra i 28 e 31 anni e degrada più lentamente oltre questa età). Per i divorziati l'età sale a 47,87 anni per gli uomini e 48,93 anni per le donne. Per i vedovi l'età media è di 61,49 anni per gli uomini e 48,93 anni per le donne. A titolo di confronto per tutti gli anni settanta del XX secolo l'età media è stata di circa 27 anni per gli uomini e inferiore ai 24 per le donne. Solo il 70% dei trentacinquenni del 2005 è sposato, a fronte dell'85% di 15 anni prima. I dati però sono disomogenei tra le diverse aree geografiche d'Italia. Mentre il tasso di nuzialità nel centrosud è 4,9 matrimoni ogni mille abitanti, questo indicatore scende a 3,8 nel Nord.

La crisi del matrimonio religioso e la crescente diffusione dei matrimoni civili[modifica | modifica wikitesto]

I dati ISTAT relativi al 2014 confermano una tendenza emersa negli ultimi decenni, ossia la diminuzione dei matrimoni religiosi e l'aumento di quelli civili. Nel 2014 i matrimoni civili sono stati 81.711, rappresentando il 43,1% dei matrimoni, mentre non arrivano al 20% del 1995.[14].

Dai dati ISTAT del 2013 si evince che tutte le regioni del centro e nord Italia hanno registrato percentuali superiori al 50%, con punte superiori al 60% in Liguria e Valle d'Aosta. Il matrimonio religioso mantiene invece una quota alta in quasi tutte le regioni del Sud Italia, rappresentando oltre il 70% in quasi tutte le regioni meridionale e con punte dell'85,9% in Basilicata.

Altro fenomeno significativo è rappresentato dal fatto che i matrimoni civili hanno percentuali molto più elevate nei centri urbani, rispetto a quelli rurali. A testimonianza, che nel centro sud e nei piccoli paesi le tradizioni sono maggiormente consolidate. L'aumento dei matrimoni civili è dovuto a una serie di fattori.

  • Nel 2013 nel 15,8% dei matrimoni almeno uno degli sposi era divorziato. Per i divorziati non è ammesso il matrimonio religioso cattolico[15].
  • Nel 2013 il 13,4% dei matrimoni era con almeno uno straniero. Spesso, ma non sempre, gli stranieri praticano culti per i quali lo Stato italiano non riconosce la validità civile del matrimonio religioso. Quando uno solo degli sposi è straniero la ragione del matrimonio civile è anche la disparità di culto.
  • La progressiva disaffezione nella religione cattolica e, più in generale, verso il sentimento religioso. I matrimoni religiosi sono scesi dai 257.555 del 1991[16] ai 214.255 del 2000[17], fino a calare a 111.545 del 2014.

Occorre infine precisare che il numero dei matrimoni religiosi può essere leggermente sottostimato; nelle statistiche Istat infatti vengono considerati solo i matrimoni concordatari e civili. Non sono invece inclusi i matrimoni religiosi; in diversi casi gli sposi scelgono di effettuare separatamente il matrimonio civile e quello religioso (non concordatario), per svariate ragioni, tra le quali il desiderio di una unione religiosa successiva a quella civile, l'esistenza di impedimenti giuridici di natura civile ma non ecclesiastica, il differimento tra i due matrimoni per conseguire più rapidamente gli effetti civilistici e successivamente sancire l'unione col rito religioso. Nelle statistiche questi casi sono classificati come solo civili o non vengono conteggiati perché celebrati solo con rito religioso. Secondo un'indagine della CEI il 3,4% delle coppie di partecipanti ai corsi per matrimoni religiosi è già sposato civilmente[18], per cui si dovrebbe dedurre che per ogni 29 matrimoni concordatari c'è un matrimonio canonico celebrato con solo rito religioso cattolico.

Rilevante è anche il dato dei secondi matrimoni celebrati con rito religioso, il 2,06% nel 2009, ossia 2.988 su 144.842. In questo dato sono comprese le seconde nozze per morte di uno dei coniugi e quelle derivanti da annullamento del primo matrimonio da parte delle autorità ecclesiastiche cattoliche.

È da rilevare che il numero dei matrimoni civili dall'agosto 2009 è destinato a calare per effetto delle norma del cd. pacchetto sicurezza (legge 15 luglio 2009 n. 94). La legge impone agli sposi extracomunitari l'esibizione, oltre al nulla osta del paese di provenienza, del permesso di soggiorno. Inoltre la legge limita fortemente l'acquisizione per matrimonio della cittadinanza italiana per il coniuge straniero o apolide. La cittadinanza sarà acquisibile quando, dopo il matrimonio, lo straniero risieda legalmente da almeno due anni in Italia, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se residente all'estero[19]. Infatti nel comune di Prato i matrimoni tra cittadini cinesi sono calati dai 237 del 2009 ai 60 del 2010[20].

In aumento sono anche i primi matrimoni tra cittadini italiani con rito civile, quelli che maggiormente sono celebrati con rito religioso. Erano il 18,8% nel 2008 e sono aumentati al 27,3% nel 2012 [21]

I dati delle serie storiche dal 2004 sono consultabili sul sito dell'ISTAT[22].

Matrimoni religiosi e civili in Italia dal 1964 al 2014
Dati statistici sui matrimoni religiosi e civili in Italia
Anno Matrimoni

religiosi

%

Matrimoni religiosi

Matrimoni

civili

%

Matrimoni civili

1931 268.820 1,60%
1936 312.037 1,40%
1941 269.650 1,50%
1948 378.642 98,34% 6.392 1,66%
1949 352.293 97,93% 7.429 2,07%
1950 347.793 97,67% 8.286 2,33%
1951 352.293 97,57% 7.977 2,43%
1952 326.697 97,59% 8.063 2,41%
1953 333.728 97,35% 9.086 2,65%
1954 351.267 97,60% 8.644 2,40%
1955 358.679 97,81% 8.039 2,19%
1956 355.853 97,83% 7.881 2,17%
1957 357.634 97,92% 7.609 2,08%
1958 366.925 98,17% 6.827 1,83%
1959 374.908 98,34% 6.314 1,66%
1960 381.512 98,41% 6.171 1,59%
1961 391.262 98,44% 6.199 1,56%
1962 400.522 98,56% 5.848 1,44%
1963 414.652 98,66% 5.648 1,34%
1964 412.334 98,77% 5.152 1,23%
1965 393.981 98,74% 5.028 1,26%
1966 380.022 98,76% 4.780 1,24%
1967 375.536 98,78% 4.642 1,22%
1968 368.777 98,58% 5.320 1,42%
1969 378.079 98,29% 6.593 1,71%
1970 386.589 97,74% 8.920 2,26%
1971 388.873 96,15% 15.591 3,85%
1972 388.270 92,68% 30.674 7,32%
1973 385.843 92,23% 32.491 7,77%
1974 369.777 91,71% 33.438 8,29%
1975 342.467 91,62% 31.317 8,38%
1976 320.820 90,58% 33.382 9,42%
1977 312.032 89,68% 35.896 10,32%
1978 295.297 89,13% 36.019 10,87%
1979 285.186 88,04% 38.744 11,96%
1980 282.999 87,62% 39.969 12,38%
1981 276.625 87,28% 40.328 12,72%
1982 271.044 86,74% 41.442 13,26%
1983 261.538 86,13% 42.125 13,87%
1984 259.621 86,28% 41.268 13,72%
1985 256.911 86,06% 41.612 13,94%
1986 255.407 85,84% 42.133 14,16%
1987 261.847 85,50% 44.417 14,50%
1988 266.534 83,74% 51.762 16,26%
1989 267.617 83,79% 51.762 16,21%
1990 266.084 83,23% 53.627 16,77%
1991 257.555 82,53% 54.506 17,47%
1992 255.355 81,75% 56.993 18,25%
1993 248.111 82,09% 54.119 17,91%
1994 235.990 80,93% 55.617 19,07%
1995 232.065 80,02% 57.944 19,98%
1996 222.086 79,71% 56.525 20,29%
1997 220.351 79,34% 57.387 20,66%
1998 219.581 78,41% 60.543 21,59%
1999 215.743 76,96% 64.587 23,04%
2000 214.255 75,33% 70.155 24,67%
2001 192.558 72,93% 71.468 27,07%
2002 192.006 71,11% 78.007 28,89%
2003 186.489 70,61% 77.608 29,39%
2004 169.637 68,14% 79.332 31,86%
2005 166.431 67,18% 81.309 32,82%
2006 162.364 66,00% 83.628 34,00%
2007 163.721 65,39% 86.639 34,61%
2008 156.031 63,27% 90.582 36,73%
2009 144.842 62,81% 85.771 37,19%
2010 138.199 63,48% 79.501 36,52%
2011 124.443 60,75% 80.387 39,25%
2012 122.297 59,04% 84.841 40,96%
2013 111.545 57,48% 82.512 42,52%
2014 108.054 56,94% 81.711 43,06%
2015


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Intesa conclusa il 21 febbraio 1984 e approvata con la legge 449/1984; revisione conclusa il 25 gennaio 1993 e approvata con la legge 409/1993. Ulteriore intesa conclusa il 27 maggio 2005; revisione conclusa il 4 aprile 2007.
  2. ^ Intesa conclusa il 29 dicembre 1986 e approvata con la legge 516/1988; revisione conclusa il 6 novembre 1996 e approvata con la legge 637/1996. Ulteriore intesa conclusa il 23 aprile 2004; revisione conclusa il 4 aprile 2007
  3. ^ Intesa conclusa il 29 dicembre 1986 e approvata con la legge 517/1988; revisione conclusa il 2 novembre 2011.
  4. ^ Intesa conclusa il 27 febbraio 1987 e approvata con la legge 101/1989; revisione conclusa il 6 novembre 1996 e approvata con la legge 638/1996.
  5. ^ Intesa conclusa il 29 marzo 1993 e approvata con la legge 116/1995.
  6. ^ Intesa conclusa il 20 aprile 1993 e approvata con la legge 520/1995
  7. ^ Intesa conclusa il 20 marzo 2000; revisione conclusa il 4 aprile 2007.
  8. ^ Intesa conclusa il 20 marzo 2000; revisione conclusa il 4 aprile 2007.
  9. ^ Intesa conclusa il 4 aprile 2007.
  10. ^ Intesa conclusa il 4 aprile 2007.
  11. ^ Intesa conclusa il 4 aprile 2007.
  12. ^ Intesa conclusa il 4 aprile 2007.
  13. ^ [1] Dati IStat
  14. ^ Matrimoni per rito - Anni vari (PDF), Istat. URL consultato il 30 novembre 2012.
  15. ^ Matrimoni tra celibi e nubili per età della sposa ed età dello sposo - Anno 2009 (PDF), Istat. URL consultato il 12 ottobre 2011.
  16. ^ Paolo Mattei, Bambini senza battesimo. Un fenomeno in crescita, in 30Giorni, nº 6, 2007. URL consultato il 12 ottobre 2011.
  17. ^ Annuario Statistico italiano 2011 - cap. 2 (PDF), Istat. URL consultato il 20 dicembre 2011.
  18. ^ Famiglia: convegno CEI, la preparazione al matrimonio soprattutto in parrocchia, Toscana oggi online, 26 giugno 2009. URL consultato il 12 ottobre 2011.
  19. ^ Maria Lardara, Matrimoni in calo, tra crisi economica e regole sugli stranieri, in Altalex. URL consultato il 28 ottobre 2011.
  20. ^ Maria Lardara, Matrimoni in calo, tra crisi economica e regole sugli stranieri, in Il Tirreno, nº 14, febbraio 2011. URL consultato il 28 ottobre 2011.
  21. ^ Nel 2012 celebrati 207mila matrimoni, grazie alle "nozze miste", in tmnews. URL consultato il 14 novembre 2013.
  22. ^ La rilevazione sui matrimoni, Istat. URL consultato il 30 novembre 2012.

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