Massimo Rocca

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Massimo Rocca (Torino, 26 febbraio 1884Salò, 22 maggio 1973) è stato un giornalista e politico italiano. Fu deputato del PNF dal 1924 al 1926.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Conosciuto come giornalista con lo pseudonimo di Libero Tancredi, collaborò in gioventù con numerosi giornali anarchici o sindacalisti rivoluzionari, come la rivista luganese Pagine Libere, successivamente con il quotidiano socialista Avanti!; di quell'epoca la conoscenza con Benito Mussolini allora direttore di quel giornale. Nel 1914 compie la scelta interventista parimenti ad un altro anarchico torinese: Mario Gioda.

Dopo la svolta interventista di Benito Mussolini e la successiva nascita del Popolo d'Italia scrive per il quotidiano fondato da Mussolini. Nel dopoguerra, egli non partecipa alla adunata di San Sepolcro, ma si avvicina al movimento fascista nel corso del 1920. Quando avviene lo scontro di Mussolini con il fascismo intransigente dei Ras a proposito del patto di pacificazione con i socialisti, Massimo Rocca si schiera al fianco di Mussolini per la trasformazione in Partito del Movimento fascista.

Eletto membro della Direzione nazionale del Partito Fascista è tra i massimi dirigenti. Dopo la Marcia su Roma e la conseguente formazione del primo Governo Mussolini diviene fautore di una politica di normalizzazione. I gravi avvenimenti di Torino dove le squadre di Piero Brandimarte compirono un vero e proprio eccidio di antifascisti, lo videro con Mario Gioda stigmatizzare i fatti accaduti facendosi promotore di un intervento presso Mussolini che ebbe come conseguenza diretta lo scioglimento del Fascio di Torino e la trasformazione dello squadrismo in Milizia Fascista.

Sempre nel 1923 fonda con Giuseppe Bottai la rivista Critica fascista. È l'atto di nascita del revisionismo. Massimo Rocca ne diventerà la punta di diamante. I revisionisti condannavano il fascismo intransigente, il razzismo e lo squadrismo violento, ma anche il legalismo conservatore che invocava una svolta in senso liberale del fascismo. «Tra le due parti, mediatore, il «revisionismo», che contro l'illegalismo fascista chiedeva il rispetto delle leggi in atto, e contro il legalismo conservatore si batteva per una legalità nuova».[1]

Dopo una prima vittoria di Farinacci che riuscirà nel 1923 a far espellere Rocca dal partito, Mussolini interverrà imponendo una “salomonica” sospensione di tre mesi dal Partito. Durante i mesi della crisi Matteotti, Massimo Rocca radicalizzò sempre più le sue posizioni, tanto che lo stesso Bottai prenderà le distanze da lui, Rocca arrivò a prospettare il superamento del fascismo propugnando di conseguenza una specie di statalismo liberale con a capo Benito Mussolini di cui fu (quasi sempre[non chiaro]) sostenitore.

Nel 1924 intanto fu eletto deputato nel Listone fascista[2]. I suoi avversari però ebbero buon gioco a chiederne poco dopo la definitiva espulsione dal Partito Fascista che questa volta Mussolini, anche perché in quel periodo aveva bisogno anche del fascismo intransigente, concesse. Il 9 novembre 1926, insieme agli aventiniani, fu dichiarato decaduto dalla Camera dei deputati.[3]

Dopo il definitivo consolidamento della dittatura fascista, Massimo Rocca sarà costretto a riparare in Francia. Sarà questo il periodo meno chiaro della sua vita. Si trasferì in Belgio ed entrò in contatto con i servizi italiani e divenne il fiduciario n. 714 dell’OVRA, con lo pseudonimo di Omero[4].

Ci fu un riavvicinamento al fascismo che lo porterà ad aderire dopo l'8 settembre 1943, alla Repubblica Sociale Italiana. Arrestato dopo la Liberazione sarà condannato a 15 anni di reclusione, poi amnistiati.

Nel dopoguerra continuerà nel giornalismo tornando su posizioni di critica nei confronti del fascismo.

Rocca fu affiliato all'obbedienza massonica della Gran Loggia d'Italia.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • La tragedia di Barcellona, come Libero Tancredi, Roma, Biblioteca Del Novatore, 1911.
  • Dopo Tripoli e la guerra balcanica. Appunti storici per fissare le responsabilità, come Libero Tancredi, Lugano, Rinascimento, 1913.
  • L'anarchismo contro l'anarchia. Studio critico documentario, come Libero Tancredi, Pistoia, Rinascimento, 1914.
  • Dieci anni di nazionalismo fra i sovversivi d’Italia (1905-1915), Milano, Casa editrice Rinascimento, 1918.
  • Il trattato di Rapallo. Una pagina di storia ancora aperta, Milano, Popolo d'Italia, 1921.
  • Idee sul fascismo, Firenze, La Voce, 1924.
  • Fascismo e finanza, Napoli, Ceccoli, 1925.
  • Le fascisme et l'antifascisme en Italie, Paris, Alcan, 1930.
  • La crisi della civiltà contemporanea, Milano, M.S.I.-Federazione provinciale milanese, 1949.
  • Come il fascismo divenne una dittatura. Storia interna del fascismo dal 1914 al 1925 seguita da La fine e il socialismo di Mussolini, Milano, Edizioni librarie italiane, 1952.
  • Le incertezze della scienza moderna, Padova, CEDAM, 1959.
  • La sconfitta dell'Europa. La politica internazionale del Ventennio vista dall'estero, Milano, ELI, 1960; Sanremo, Mizar, 1988.
  • Il primo fascismo, Roma, Volpe, 1964.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Bottai, Vent'anni e un giorno, RCS Libri, Milano, 2008, p. 61
  2. ^ http://storia.camera.it/deputato/massimo-rocca-18840226/leg-regno-XXVII#nav
  3. ^ Tornata di martedì 9 novembre 1926 (PDF), Camera dei deputati, p. 6394. URL consultato il 5 novembre 2016.
  4. ^ Copia archiviata, su bfscollezionidigitali.org. URL consultato il 12 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 21 settembre 2016).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario, Einaudi, 2005
  • Renzo De Felice, Mussolini il fascista II L'organizzazione dello Stato fascista 1925-1929, Einaudi, 1969, ISBN 8806139924

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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