Massimo Gramellini

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Massimo Gramellini nel 2012 al Festivaletteratura di Mantova.

Massimo Gramellini (Torino, 2 ottobre 1960) è un giornalista e scrittore italiano, vicedirettore ed editorialista del Corriere della Sera.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Torino da una famiglia originaria della Romagna, all'età di nove anni perde tragicamente la madre, Giuseppina Pastore, episodio che lo segnerà profondamente per tutta la vita. Scoprirà solo molti anni dopo, verso la metà degli anni '90, leggendo un articolo di giornale del 1969, che sua madre a 38 anni si era suicidata buttandosi dal balcone del quinto piano: la donna, gravemente malata e in preda alla depressione, morì sul colpo ma nessuno ebbe il coraggio di rivelare i particolari al piccolo Massimo; il padre gli disse infatti che era morta di infarto fulminante.

Frequenta il liceo classico presso l'Istituto San Giuseppe di Torino e si diploma con il massimo dei voti; intrapresi gli studi in giurisprudenza presso l'Università di Torino, nell'autunno del 1985 li abbandona per incominciare a collaborare con la redazione torinese del Corriere dello Sport - Stadio. Un anno dopo viene assunto come praticante nella redazione sportiva del quotidiano milanese Il Giorno, dove racconta il primo scudetto del Milan di Silvio Berlusconi e i principali tornei di tennis del mondo[1].

Nel dicembre 1988 si trasferisce alla redazione romana de La Stampa, con frequenti trasferte a Napoli per seguire le attività, sportive e non, di Maradona. Continua a scrivere di sport fino ai Mondiali del 1990, durante i quali i suoi articoli su Gianluca Vialli provocano un certo malumore all'interno della Nazionale.[2] L'anno seguente passa dal calcio alla politica, diventando corrispondente da Montecitorio. Da lì racconta la stagione di Mani pulite e la nascita della cosiddetta Seconda Repubblica. Nell'estate del 1993 è inviato di guerra nella Sarajevo sotto assedio.

Nel 1998 torna a Milano per dirigere Specchio, il settimanale della Stampa, dove dirige tra l'altro una rubrica di posta sentimentale, Cuori allo Specchio. L'anno successivo è di nuovo a Roma e dal 12 ottobre 1999 incomincia a scrivere sulla prima pagina della Stampa, in taglio basso, il Buongiorno: un corsivo di ventidue righe a commento di uno dei fatti della giornata, rubrica di crescente successo con il passare degli anni.

Nell'ottobre 2005 lascia Roma e ritorna a Torino per assumere la vicedirezione de La Stampa. Collabora con la trasmissione televisiva Che tempo che fa di Rai Tre, dove ogni sabato sera commenta con Fabio Fazio i sette personaggi o fatti più importanti della settimana.

Ha pubblicato alcuni saggi che trattano della società e della politica italiana, un almanacco sui 150 anni della storia d'Italia (con Carlo Fruttero) e due serie di racconti sulla sua squadra del cuore, il Torino. Il 29 aprile 2010 è uscito il suo primo romanzo, L'ultima riga delle favole, una favola esoterica sull'amore che in Italia ha venduto oltre 250 mila copie ed è stata tradotta in vari Paesi. Il primo marzo 2012 è uscito il suo secondo romanzo, Fai bei sogni, che è risultato il libro più venduto del 2012, con oltre un milione di copie.[3]

A partire dall'autunno 2016, conduce il programma Le parole della settimana in onda il fine settimana prima di Che tempo che fa.

Dopo aver trascorso 28 anni alla «Stampa», il 21 gennaio 2017 saluta i suoi lettori con un ultimo "Buongiorno". Dal successivo 13 febbraio collabora al «Corriere della Sera»[4].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La traccia biografica attinge ampiamente alla pagina Massimo Gramellini dal sito Biografieonline.it (bloccata su Wikipedia). Altri rimandi biografici nel paragrafo Collegamenti esterni
  2. ^ Gramellini: "Gramellini, Vialli e il presunto silenzio-stampa della Nazionale di Vicini a Italia '90" - Ricostruzione a cura del gruppo Facebook “BUC: resistenza culturale a Gramellini e al gramellinismo”
  3. ^ Gramellini: "Si deve dimenticare il dolore" - Leggo
  4. ^ [1]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Biografia dal sito LibriBlog - URL consultato il 24 settembre 2015
  • Biografia dal sito Zam - URL consultato il 24 settembre 2015
  • Biografia dal sito Wuz. Il social dei libri - URL consultato il 24 settembre 2015
Controllo di autorità VIAF: (EN75566105 · LCCN: (ENn95084605 · SBN: IT\ICCU\LO1V\140544 · ISNI: (EN0000 0001 1071 3379 · BNF: (FRcb162547875 (data)