Massima (musica)

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Grafia
XIII-XIV XV-XVI XVII-oggi
Nota elongated black rectangle with a descending stroke on the right elongated hollow rectangle with a descending stroke on the right  
Pausa two parallel vertical strokes across three staff spacestwo parallel vertical strokes across two staff spaces two parallel vertical strokes across three staff spacestwo parallel vertical strokes across two staff spaces
Massima
Pausa di massima
Massima (notazione moderna)
Pausa di massima (notazione alternativa che accosta due pause di lunga)

Nella notazione musicale, la massima[1][2], in latino maxima[3], duplex longa[4][5], longa dupla[1] o larga[6], è una nota musicale eseguita con la durata ottupla dell’intero. È rappresentata da una testa rettangolare vuota con un gambo[7]. Prima degli anni 1430 la testa della massima era piena[8].

La massima è caduta in disuso da tempo: nel Medioevo essa rappresentava la più lunga durata della nuova notazione mensurale introdotta dall'Ars nova trecentesca. Con quest'ultima si era fatta corrispondere la massima alla già esistente duplex longa (lunga doppia), di cui prese la forma grafica. La duplex longa era una delle quattro note del primo sistema mensurale medioevale in uso nel XII e nel XIII secolo, insieme a simplex longa, brevis e semibrevis; corrispondeva al doppio di una longa. Nelle fonti più antiche la testa della duplex longa è lunga il doppio di quella della longa, ma prima della metà del Duecento manca spesso una chiara differenziazione grafica fra le due. La prima allora si distingueva per una maggiore distanza fra le note del tenor, dovuta al grande numero di note alle voci superiori[8]. Una maxima perfecta (massima perfetta) era suddivisa in tre tempi[9], mentre una maxima imperfecta (massima imperfetta) in due: i tempi di suddivisione di una massima erano, appunto, le lunghe. In questo modo una massima valeva 2 o 3 lunghe, 4, 6 o 9 brevi e 8, 12, 18 o 27 semibrevi, intese come intero. Comune già nel XIII e nel XIV secolo, ebbe diffusione soprattutto a partire dal XV secolo e le ultime testimonianze della sua esistenza giungono dagli inizi del XVI secolo. Occasionalmente fu usata fino al termine del Cinquecento: in quel periodo stava sorgendo la musica rinascimentale del contrappunto fiammingo che prevedeva l'uso di valori musicali sempre più brevi. Se nei secoli antecedenti, infatti, il valore di riferimento per la battuta era la lunga, gradualmente si spostò alla breve e alla semibreve, come da tradizione classica, per poi identificare le stanghette di misura.

Il nome della massima è internazionalmente maxima, sebbene alcune lingue europee usino anche la traduzione di uno dei due termini latini che la identificavano nel Medioevo, maxima o larga: il portoghese e lo spagnolo hanno máxima, il catalano màxima, l'inglese large.

La pausa di massima, raramente impiegata, è la corrispondente pausa. È rappresentata da un quadrato pieno, ed è posta tra la seconda e la quarta linea del pentagramma. Un'alternativa grafica è di indicarla con un rettangolo pieno che poggia sul lato breve, e di porla a coprire i quattro spazi del pentagramma.[1]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Emilia Gubitosi, Suono e ritmo. Teoria della musica per i corsi superiori dei rr. conservatori e licei musicali, Edizione F.lli Curci, Napoli, 1932, pp. 104-105.
  2. ^ Guido Gasperini, Massima, in Enciclopedia italiana di scienze, lettere e arti, AA. VV., vol. 21 Leu-Malb, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1949, p. 520.
  3. ^ Guido Gasperini, Notazione, in Enciclopedia italiana di scienze, lettere e arti, vol. 24 Mu-Nove, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1949, p. 977.
  4. ^ Guido Gasperini, Notazione, in Enciclopedia italiana di scienze, lettere e arti, vol. 24 Mu-Nove, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1949, p. 976.
  5. ^ Notazione su Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 28 giugno 2015.
  6. ^ Per quanto riguarda l'uso del termine larga, Johannes Vetulus de Anagnia, teorista italiano della musica attivo nel Trecento, scrive nel suo Liber de musica: "Nomina vero ipsarum [figurarum] sunt haec, scilicet larga, longa, brevis, semibrevis et minima" ("I nomi di tali [note] sono i seguenti, cioè larga, lunga, breve, semibreve e minima"). Nella versione elettronica ai paragrafi 30-31.
  7. ^ Solitamente discendente, eccezion fatta per le note che poggiano sul primo rigo o sul primo spazio del pentagramma.
  8. ^ a b Willi Apel, The Notation of Polyphonic Music 900–1600 in The Medieval Academy of America Publication no. 38, 5ª edizione, revisionata e commentata, Cambridge, Massachusetts, The Medieval Academy of America, 1961, pp. 87, 224, 245.
  9. ^ Jason Stoessel, The Interpretation of Unusual Mensuration Signs in the Notation of the "Ars subtilior", in A late Medieval Songbook and its Context: New Perspectives on the Chantilly Codex (Bibliothèque du Château de Chantilly, Ms. 564), a cura di Yolanda Plumley e Anne Stone, Turnhout, Brepols, 2009, pp. 179–202.}}

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