Massacro di Fakhkh

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Il massacro di Fakhkh (definito secondo un uso diffuso arabo-islamico Yawm Fakhkh, in arabo: ﻳﻮﻢ ﻓﺦ‎) si riferisce alla repressione operata dalle forze abbasidi di un'insurrezione di stampo zaydita, scoppiata nel 786 nel villaggio di Fakhkh (a una diecina di km dalla Mecca).[1] L'insurrezione era stata organizzata e condotta da al-Husayn b. 'Ali, ricordato poi come Ṣāḥib Fakhkh, "l'uomo di Fakhkh",[2] che nello scontro trovò la morte.

L'insurrezione, di per sé, ebbe una rilevanza assai modesta ma si iscrive in quel rapido peggioramento dei rapporti tra Alidi e Abbasidi poco tempo dopo che essi, insieme, avevano provocato il drammatico crollo del Califfato omayyade. All'insurrezione peraltro non prese parte la componente husaynide dell'Ahl al-Bayt, allora rappresentata da Mūsā al-Kāẓim.

Le forze abbasidi furono affidate al comando di Muḥammad b. Sulaymān b. ʿAlī, cugino del Califfo regnante, al-Hādī ilà l-Ḥaqq. Esse - forti del fatto che gli abitanti di Medina non si erano schierate con l'esponente zaydita - ebbero la meglio sull'insorto in appena undici giorni.[3]

Chi non cadde in battaglia tra gli sconfitti fu giustiziato e la testa, spiccata dal busto, di al-Ḥusayn b. ʿAlī, fu mostrata pubblicamente in Khorasan, regione in cui erano forti le simpatie zaydite.

Scamparono invece Idrīs e Yaḥyā, fratellastri di Muhammad al-Nafs al-Zakiyya, nonché zii di al-Ḥusayn b. ʿAlī, al pari dell'"Anima Pura". Costoro riuscirono a raggiungere rispettivamente il lontanissimo Maghreb e il Daylam (SO del Caspio). Con l'aiuto del capo berbero dei B. Awraba, Idrīs riuscì a dar vita a un Emirato che, dal suo nome, fu noto come idriside (789-926). Il secondo invece operò una capillare opera di conversione allo Zaydismo delle popolazioni iraniche locali, contribuendo all'affermazione dei Buwayhidi nel secolo seguente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Chiamato ora al-Shuhadāʾ, ossia "I Màrtiri", il sito era anche indicato in passato come Wādī al-Zāhir.
  2. ^ Ṭabarī, Ta'rīkh al-rusul wa l-mulūk, III, § 551-9.
  3. ^ Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico, pp. 172-173.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ṭabarī, Ta'rīkh al-rusul wa l-mulūk, ed. Muḥammad Abū l-Faḍl Ibrāhīm, 10 voll., Il Cairo, Dār al-maʿārif, 1960-69.
  • Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico. Vol. I Il Vicino Oriente, Torino, Einaudi, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]